Capitolo XIX
Nel frattempo, Lăo Cán, che Sua Eccellenza Bái aveva incaricato di proseguire l’inchiesta e che era tornato alla locanda nel pomeriggio di quel giorno, stava riflettendo sul da farsi.
Il locandiere venne ad informarlo che l’agente di polizia, Xǔ Liàng chiedeva di essere ricevuto.
"Fatelo entrare" rispose Lăo Cán.
Xǔ Liàng entrò nella stanza, si inchinò e si fece avanti, dicendo: "Per favore, Eccellenza, datemi istruzioni: devo rimanere qui ad eseguire i vostri ordini o è meglio che mi rechi subito sul luogo dell’indagine? La contea ha già stanziato mille tael d'argento: devono essere inviati qui o vanno tenuti in cassa per essere usati più tardi?”
“Quel denaro non ci serve ancora.” disse Lăo Cán “Teniamolo in cassa per il momento”
poi osservò: ”Questo caso è davvero difficile da gestire. È quasi certo che siamo di fronte ad un avvelenamento, ma non è stato usato alcun veleno conosciuto. Ci sono due punti che attirano l’attenzione: le articolazioni non sono rigide e il loro colore rimane invariato. Sospetto che si tratti di un veleno d’origine occidentale, probabilmente qualcosa come l’ ”erba indiana” (1). Domani ritornerò al capoluogo di provincia; lì c'è una grande farmacia che vende anche prodotti occidentali. Indagherò. Tu vai subito al villaggio di Qídōng e cerca di scoprire, di nascosto, se c’è qualcuno che ha rapporti con gli stranieri. (2) Sarebbe interessante riuscire ad individuare l'origine di questo veleno. Dove potremo incontrarci?"
Xǔ Liàng disse: "Ho un fratello di nome Xǔ Míng, che mi ha accompagnato qui. Lasciate che si ponga al vostro servizio, Signore. Anche lui conosce bene il sistema (3), quindi potrà gestire le cose senza problemi".
"Molto bene" annuì Lăo Cán.
Xǔ Liàng fece un cenno a qualcuno che stava dinanzi alla porta della stanza e un uomo sulla trentina entrò, inchinandosi profondamente.
"Questo è mio fratello " disse Xǔ Liàng , poi, rivolgendosi a Xǔ Míng , gli ordinò: "Tu rimarrai qui, agli ordini del signor Tiē”.
Dopo di ciò, Xǔ Liàng disse : "Vorrei rendere omaggio alla vostra concubina". Lăo Cán sollevò la tenda della stanza interna e vide Huán Cuì seduta accanto alla finestra. Fece allora entrare i due uomini che si inchinarono. La ragazza si inchinò, a sua volta, a ciascuno dei due. (4)
Xǔ Liàng accompagnò quindi Xǔ Míng a casa per recuperare i bagagli.
Verso sera tornò alla locanda anche Huáng Rénruì, che disse: "Sarei dovuto partire già un paio di giorni fa, ma ero preoccupato per questa faccenda e Zĭjĭn mi ha trattenuto qui. Ora che la parte più importante del caso è stata risolta, ritornerò al capoluogo di provincia per riprendere servizio domattina presto".
"Ritorno al capoluogo pure io ” disse Lăo Cán “ Prima di tutto, voglio recarmi nella farmacia che vende anche prodotti occidentali e in altri posti per raccogliere informazioni sui veleni; in secondo luogo, devo trovare un posto per depositare le mie cose, in modo da potermi spostare con maggiore facilità.”
"La mia casa è molto spaziosa. Perché non resti con me per il`momento? ” propose Rénruì “Se non ti troverai a tuo agio, potremo cercare un altro posto più tardi. D’accordo?"
"Sarebbe perfetto" rispose Lăo Cán.
L'anziana domestica che serviva Huán Cuì non era disposta a trasferirsi nel capoluogo di provincia. Allora Xǔ Míng suggerì: "Mia moglie può accompagnare la signora e tornare indietro dopo che avremo trovato una nuova domestica".
Tutto fu organizzato a dovere. Huán Cuì non ebbe altra scelta che chiamare il fratellino e dargli qualche tael d'argento. Gli addii furono commoventi.
Xǔ Míng si occupò della carrozza e delle altre incombenze.
Il mattino seguente, partirono tutti insieme. Giunti al Fiume Giallo, Lăo Cán e Rénruì scesero dalla carrozza intenzionati, per prudenza, ad attraversare a piedi il fiume ghiacciato. Un’altra carrozza era ferma sulla riva del fiume. Vedendoli arrivare, una donna saltò giù, abbracciò Huán Cuì e scoppiò a piangere.
Chi era? Si scoprì che Rénruì, dovendo partire presto quel giorno, non aveva fatto venire alla locanda Cuí Huā e aveva incaricato Huáng Shĕng di regolare tutte le spese. Cui Huā, temendo che qualche funzionario della contea potesse cacciarla via, non aveva osato andare alla locanda di sua iniziativa e non aveva chiuso occhio per tutta la notte. All'alba, aveva noleggiato una carrozza per aspettarli sulla riva del Fiume Giallo e salutarli come si fa nei “padiglioni dei dieci lĭ” (5). Dopo averla lasciata piangere un po’ , Lăo Cán e Rénruì le dissero qualche parola di conforto, e poi attraversarono a piedi il fiume ghiacciato.
Il capoluogo della provincia distava soltanto una ventina di chilometri. Non impiegarono molto tempo per arrivare alla villa di Huáng RénruÌ a Dōngjiàndào, scesero dalla carrozza ed entrarono. Huáng Renrui, come è ovvio, svolse perfettamente i suoi doveri di anfitrione.
Dopo cena, Lăo Cán mandò Xǔ Míng a comprare i bagagli, mentre lui stesso si recò alla farmacia che vendeva anche prodotti occidentali e interrogò con cura uno dei commessi. Scoprì che la farmacia vendeva solo vari prodotti preconfezionati, importati da Shànghăi, ma nessuna sostanza medicinale occidentale sotto forma galenica. Quando Lăo Cán gli menzionò i nomi scientifici di alcune piante medicinali, il commesso nemmeno li capì. Lăo Cán si rese dunque conto che non stava di certo seguendo la pista giusta.
Un po’deluso, decise di andare a trovare Yáo Yúnsōng (6), che abitava nelle vicinanze. Fortunatamente, Yáo era a casa e lo invitò a cena.
"Riguardo ai fatti della contea di Qíhé” osservò Yáo” sono stato informato che Bái Zĭshòu è arrivato qui ieri sera e ha avuto un colloquio con il governatore, al quale ha spiegato chiaramente la situazione e ha riferito che ti aveva chiesto di occuparti del caso. Il governatore ne è stato felicissimo, ma non immaginava che tu saresti passato di qui. Andrai a rendergli visita domani?”.
“Non posso” rispose Lăo Cán” Purtroppo ho altri impegni”.
Poi accennò alla lettera che gli aveva inviato da Cáozhōu: "Cosa hai detto al governatore?"
“Gli ho mostrato la lettera.” rispose Yáo “ Dopo averla letta, è rimasto angosciato per diversi giorni ed ha promesso che d'ora in poi non lo avrebbe più sostenuto apertamente".
"Perché non lo destituisce dall’incarico e non gli ordina di ritornare qui?” domandò Lăo Cán.
"Si vede proprio che non conosci il funzionamento dell’ amministrazione” gli rispose Yáo sorridendo” Come puoi pensare di destituire e richiamare qualcuno che hai sostenuto e protetto fino ad un attimo prima? Quale governatore in tutto l’impero sarebbe disposto a riconoscere pubblicamente i propri errori? È già raro trovarne uno, come il nostro, disposto ad ammettere di aver sbagliato ".
Lăo Cán annuì. Conversarono ancora a lungo prima che Lăo Cán tornasse finalmente a casa.
ll giorno dopo fece visita al prete della chiesa cattolica, che si chiamava Heracles (7) ed era esperto sia di medicina occidentale sia di chimica.
Lăo Cán era molto soddisfatto di aver trovato questa soluzione ed espose il caso al prete, chiedendogli di quale veleno si potesse trattare. Il prete rifletté a lungo, ma non gli venne alcuna idea. Cercò anche tra i suoi libri, ma non riuscì a trovare una risposta. "Chiederò a qualcun altro” concluse “ Le mie conoscenze non sono sufficienti".
Lăo Cán ne rimase profondamente deluso. Vedendo che, nel capoluogo della provincia, non era riuscito a tirar fuori un ragno dal buco, fece le valigie e, accompagnato da Xǔ Míng, si recò nel capoluogo della contea di Qíhé.
Si trattava ora di decidere come indagare nel villaggio di Qídōng.
Lăo Cán fabbricò rapidamente una collana di campanellini, comprò una vecchia scatola di medicine e preparò molte erbe medicinali, poi disse a Xǔ Míng di non accompagnarlo, ma di aspettarlo al villaggio, dove avrebbero dovuto fingere di incontrarsi per caso.
Dopo che Xǔ Míng fu partito, Lăo Cán, noleggiò un carretto per la durata di un mese, al prezzo di tre soldi d’argento al giorno (8), ma, volendo tener nascosto lo scopo della sua missione al carrettiere, per timore che costui non lo divulgasse, gli disse: "Vorrei praticare la medicina, però vedo che qui, nel capoluogo della contea, non c'è praticamente margine per questa attività. Ci sono città o villaggi importanti nelle vicinanze?".
Il carrettiere gli rispose: " A nord-est, ad una lontananza di circa 45 “lĭ” dal capoluogo, c`è un grosso villaggio, molto vivace, chiamato Qídōng, in cui si svolge il 3 e l’8 di ogni mese un grande mercato, che attrae gente da decine di chilometri di distanza. Perché non vai lÌ a provare se puoi realizzare un po' di affari?".
Camminando avanti e indietro lungo l’arteria principale del villaggio, Lăo Cán esaminava le locande che sorgevano ai lati della strada.
Avendone trovata, sul lato orientale, una chiamata la “Locanda delle Tre Armonie”, che sembrava abbastanza pulita, prese una stanza nell'ala ovest dell’edificio. Poiché la stanza era dotata di un grande “káng”, fece dormire il carrettiere ad un'estremità della piattaforma, mentre lui si coricava all’altra estremità.
Dopo aver dormito fino alle prime ore del mattino ed aver poi fatto colazione, uscì per strada suonando i suoi campanellini e vagò senza meta per le vie ed i vicoli del villaggio.
Verso mezzogiorno, arrivò in una stradina a nord della strada principale, dove c'era una grande guardiola.
Pensando che doveva trovarsi di fronte ad un’importante fattoria, Lăo Cán si fermò e suonò con forza i suoi campanellini.
Un uomo anziano, con la barba nera, uscì e gli chiese: "Sai come curare le ferite?".
"Un po' " rispose Lăo Cán.
L’anziano rientrò in casa e poi ne uscì di nuovo, invitando Lăo Cán a seguirlo all’interno. Varcato il grande portone d’ingresso, si incontrava un secondo portone, dietro il quale si apriva la stanza principale.
Lăo Cán fu accompagnato in una stanza laterale, dove un vecchio stava seduto sul bordo del kang. Vedendolo entrare, il vecchio si alzò e gli disse: "Si accomodi, per favore!”".
Sebbene avesse riconosciuto Wèi Qiān, Lăo Cán gli domandò : "Qual è il suo cognome, signore?".
“Mi chiamo Wèi “ fu la risposta. “ E Lei, come si chiama?”.
"Il mio cognome è Jīn" rispose Lăo Cán.
"Mia figlia soffre di dolori agli arti. “ disse Wèi Qiān “Esiste una medicina che possa curarla?".
"Non posso prescriverle una medicina senza averla visitata." precisò Lăo Cán.
“Lei ha ragione” riconobbe Wèi Qiān e mandò qualcuno ad informare i familiari che stavano nel retro della casa. (9)
Dopo un po', qualcuno dall'interno disse: "Prego, entrate!".
Wèi Qiān condusse quindi Lăo Cán nell'ala orientale della casa, dietro la sala principale. Quest'ala era composta da tre stanze, due munite di finestre ed una senza aperture verso l’esterno.
Entrato nella stanza interna, Lăo Cán vide una donna sulla trentina, dall'aspetto emaciato, seduta a gambe incrociate sul “kang” ed appoggiata ad un tavolino basso. La donna cercò faticosamente di alzarsi, ma sembrava debole ed incapace di stare in piedi.
“Non si muova” le ripetè più volte Lăo Cán” Lasci che Le prenda il polso!”.
Il Vecchio Wèi fece sedere Lăo Cán davanti alla donna, poi prese uno sgabello e gli si sedette accanto.
(segue)
NOTE
1) Il termine 印度草 (“yìndú căo”), letteralmente “erba indiana”, è di solito usato per indicare la “chiaretta verde” (“Andrographis paniculata”), una pianta d’origine indiana molto usata nella medicina tradizionale cinese, che non ha però proprietà velenose. Ritengo quindi che l’espressione intenda qui riferirsi, in modo generico, ad un farmaco di provenienza straniera che potrebbe essere usato, in certe condizioni, anche come veleno.
2) Il termine usato dai Cinesi per indicare gli stranieri, in particolare gli occidentali, è 洋人 (“yángrén”), cioè “uomini dell’oceano”, perché gli Europei e gli Americani erano giunti in Cina attraversando l’Oceano Pacifico.
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3) Il termine 頭兒 (“tóu er”) è un’espressione colloquiale usata per indicare il “capo”, il “responsabile di un servizio”. Ho tradotto, in modo più generico, il “sistema”, per indicare che anche Xǔ Míng fa parte della polizia o, comunque, ne conosce bene il funzionamento.
4) Come abbiamo già visto, i locali posti a disposizione di Lăo Cán nella locanda formavano una specie di ”suite “: si entrava quindi in una sorta di anticamera o di salotto da cui si passava ad una stanza interna. La richiesta di Xǔ Liáng di poter salutare Huán Cuì è motivata dalla sola esigenza di rispettare le regole della cortesia.
5) “Padiglione dei Dieci Lĭ”( 十里長亭 “shí lǐ cháng tíng”) è un'espressione idiomatica cinese, originariamente riferita ai padiglioni eretti ogni dieci lĭ (circa 5 chilometri) lungo le strade ufficiali durante le dinastie Qín 秦 e Hán 漢 per il riposo dei viaggiatori, che, in seguito, si trasformò in termine generico per indicare i luoghi in cui amici e parenti si salutavano al momento della partenza per un viaggio.
6) Yáo Yúnsōng è un alto funzionario del governatorato, che Lăo Cán ha conosciuto durante il suo soggiorno nel capoluogo ed al quale ha inviato il suo rapporto da Cáozhōu.
7) I caratteri 克扯斯 (“kèchèsī”) sono usati in cinese per designare il mitico eroe greco Ercole. Il nome o il cognome del prete potrebbe dunque essere Ercole, Ercoli, Hercule o Heracles, secondo il suo paese di provenienza.
(8) Nell’antico sistema monetario cinese il “qián” 錢 (“soldo”), che i mercanti occidentali traducevano con il termine “mace”, corrispondeva a circa 3,67 grammi ed era pari ad un decimo di “liáng” 兩 o “tael” d’argento (36,7 grammi). Noleggiare un carretto costava quindi all’incirca due “tael” d’argento la settimana.
9) Le case cinesi erano divise in una parte “pubblica”, in cui si svolgeva la vita sociale della famiglia e si ricevevano gli ospiti, e in una parte “privata”, in cui erano confinate le donne ed in cui non poteva normalmente entrare alcun estraneo.