CAPITOLO XX
Mentre la “Bambina d’Oro” e la “Bambina d’Argento” si aggrappavano disperatamente a Xǔ Liáng, Wú Èrlàngzĭ, seduto vicino alla porta, sbirciava attraverso una fessura nella tenda.
Táo Sān, ubriaco fradicio, dopo aver attraversato la stanza principale, aveva sbattuto violentemente la tenda della stanza della “Bambina d’Oro”, sollevandola ad altezza d’uomo, ed era entrato a grandi passi.
Il cliente che si trovava nella stanza si coprì il volto con una manica e corse fuori facendo frusciare gli abiti. (1)
Táo Sān chiese a Zhāng Dàjiăo, che lo seguiva: "Dove sono quelle due puttane?"
“Si accomodi, per favore, signor Táo Sān!” si affrettò a rispondergli la donna ”Vengono subito! Vengono subito!” Corse in fretta dalle figlie e dai loro ospiti ed esortò i due uomini a stare ben zitti: " Il signor Táo Sān è il capo della polizia della contea di Líchéng e fa tutto ciò che vuole in questa zona. È l'unico a cui si può chiedere protezione e nessuno osa offenderlo. Per favore non prendetevela a male e lasciate che le mie figlie vadano immediatamente da lui."
"Non ho paura di lui!” disse Xǔ Liáng” Cosa potrebbe farci?" , ma, prima che avesse finito di parlare, la “Bambina d’Oro” e la “Bambina d’Argento” erano già sparite.
Wú Èrlàngzĭ sentendo ciò, fu colto da un sudore freddo. Táo Sān aveva in mano il suo riconoscimento di debito. Che cosa ne avrebbe fatto?
Si sentì, dall'altra stanza, la voce di Táo Sān, che rideva fragorosamente e prometteva alle due ragazze cento tael d'argento ciascuna.
"Grazie per la vostra generosità, signor Táo Sān!” dissero le fanciulle."
"Non sono io quello che dovete ringraziare.”rispose loro Táo Sān “È tutto merito dei miei monelli (2), che, questa sera, mi hanno regalato oltre tremila tael d'argento. In più, quel discolo di Wú Èrlàngzĭ ha anche sottoscritto un riconoscimento di debito, garantito da Xǔ Liáng. Se non mi pagano entro domani sera, li farò morire!"
“Che farabutto!” sussurrò Xǔ Liáng a Wú Èrlàngzĭ : "Però ho sentito dire che è molto abile nelle arti marziali e che ha ai suoi ordini cinquanta o sessanta uomini. Mi fa una rabbia!"
"La rabbia non ci serve a niente.” osservò Wú Èrlàngzĭ “Come ce la caveremo domani con un riconoscimento di debito per mille tael d'argento?"
"Anche se ho dei soldi a casa “ disse Xǔ Liáng”, non posso mandare nessuno a prenderli. Per andare e tornare ci vorrebbero almeno tre giorni. 'L'acqua lontana non può spegnere il fuoco vicino'!"
Táo Sān urlò alle ragazze: "Questa notte, voi due vi occuperete soltanto di me. Non vi permetto di allontanarvi. Provateci e vi farò prendere a coltellate!”
La “Bambina d’Oro” cercò di obiettare "A dire il vero, signor Táo Sān, per questa notte avevamo entrambe dei clienti."
Táo Sān, picchiò il pugno sul tavolo, rompendo le tazzine del tè, e imprecò con voce dura: "Sciocchezze! Chiedete ai vostri clienti se hanno un briciolo di buon senso e se avrebbero voglia di vedersela con i miei uomini! Chi osa andare a scacciare le mosche sulla testa di una tigre? Ho un sacco di soldi, che mi hanno regalato i miei monelli. Se ci son delle persone che hanno il coraggio di darmi noia, sono pronto ad ammazzarne un paio. Sono disposto a spendere per voi qualche migliaio di tael d'argento e mi pare che basti! Chiudiamola qui. Andate a domandare a quei due disgraziati, se vogliono venire a discutere con me!"
La “Bambina d’Oro” corse in fretta a mostrare a Xǔ Liáng, i “tael” d’argento che Táo Sān le aveva dato e che erano gli stessi Xǔ Liáng aveva perso poco prima.
Guardandoli, Xǔ Liáng si sentì ancora più imbarazzato.
La “Bambina d’Argento” si avvicinò e disse a bassa voce: "Signor Xǔ! Signor Wú! Ci dispiace davvero molto per il torto che vi viene fatto. È la prima volta in vita nostra che vediamo cento “tael” interi. Poiché voi due siete rimasti senza un soldo, mettiamo a vostra dispoiszione questi duecento tael perché domani possiate comprarvi cibo e bevande".
“Toglietevi dai piedi!” replicò furioso Xǔ Liáng .
“Non si arrabbi, signor Xǔ! “ rispose la “Bambina d’Oro” “Siamo veramente dispiacute per il torto che vi è stato fatto. Questa notte dormirete sul “kang”. Domani mattina Táo Sān se ne andrà. Allora, il signor Xǔ potrà venire nella mia stanza e riposarsi in un letto caldo. Mia sorella farà compagnia al signor Wú. D’accordo?"
“Lasciateci in pace! Toglietevi dai piedi” ripeté Xǔ Liáng.
La “Bambina d’Oro” uscì dalla stanza borbottando: "Non hanno più un soldo, e si comportano ancora da padroni! Gente senza vergogna!"
Xǔ Liáng, che era sbiancato in volto, rimase immobile per un momento, poi prese da parte Wú e gli disse: "Amico, devo parlarti di una cosa. Veniamo entrambi dalla contea di Qíhé e abbiamo fatto tanta strada soltanto per arrivare qui ed essere trattati in questo modo! Non ne posso più! Pensaci! Tu non hai ancora pagato a Táo Sān quei mille tael d'argento. Domani ti trascinerà in tribunale e ti torturerà a morte senza nemmeno farti vedere un giudice. (3) Perché non andiamo a cercare un paio di coltelli e non lo facciamo a pezzi? Così ce lo toglieremmo dai piedi. Che ne dici?"
Mentre Wú rifletteva, sentirono Táo Sān gridare: "Quel tizio che si chiama Wú Èrlàngzĭ è fuggito dalla contea di Qíhé, dove ha commesso un crimine! Domani lo farò ricondurre a Qíhé e vedremo come se la caverà! Xǔ Liáng è un suo complice, lo sanno tutti! Sono entrambi dei criminali che si sono rifugiati qui!"
Xǔ Liáng si alzò per andar via, ma Wú Èrlàngzĭ lo afferrò, dicendo: "Io ho un piano per uccidere Táo Sān, ma sono disposto a rivelartelo soltanto se tu mi farai una promessa solenne dinanzi al Cielo".
" Ma guarda un po’! “replicò Xǔ Liáng “Che bel vigliacco che sei! Se hai un buon piano, lo uccideremo e io dirò che l’idea è stata mia. Se commetteremo un omicidio, sarò io il principale colpevole e tu soltanto un complice. Pensi forse che io abbia qualche motivo per volerti male?”
Wú Èrlàngzĭ rifletté un attimo e concluse che la proposta aveva una certa logica. Inoltre, i mille tael d'argento avrebbero sicuramente causato problemi il giorno successivo, quindi questa sembrava essere l'unica via d’uscita.
Disse dunque: "Mio caro amico! Conosco una specie di pozione che non fa diventare blu né violetto il viso di chi la beve. Nemmeno un dio riuscirebbe a scoprire di che veleno si tratta!"
"Non ci credo!” rispose Xǔ Liáng stupito” È davvero così efficace? Che cos’è?”
“Pensi che io ti stia mentendo?”gli domandò Wú Èrlàngzĭ.
"Dove posso comprarla? Ci vado subito.” lo incalzò Xǔ Liáng.
“Non si può comprare da nessuna parte.” gli spiegò Wú Èrlàngzĭ “L'ho presa a luglio da una famiglia di montanari nella valle di Tàishān. Ma se te la do,vorrei che tu non mi coinvolgessi!"
“Va bene” rispose Xǔ Liáng , poi, preso un pezzo di carta, ci scrisse sopra: "Io, Xǔ, mosso da odio verso Táo, l'ho assassinato. Sapendo che Wú aveva scoperto un veleno molto efficace capace di uccidere chiunque l'avesse ingerito, l’ ho ripetutamente implorato di darmene un po'.Wú non è assolutamente implicato in questo omicidio”.
Dopo aver scritto questa confessione, porse il foglio a Wú e gli disse: "Se io ucciderò Táo, questo foglio proverà la tua completa innocenza.”
Wú lesse la dichiarazione e la ritenne più che soddisfacente.
"Non perdiamo tempo !” disse allora Xǔ” Dov'è la tua medicina? Andiamo a prenderla!”
“La tengo nel mio poggiatesta (4)" rispose Wú e, presa una piccola scatola di cuoio depositata sul “kang”, la aprì e ne tirò fuori una boccetta di porcellana con il collo sigillato a cera.
"Come hai fatto a procurartela sul monte Tài? domandò Xǔ.
“Sono salito sul monte Tài nel mese di luglio” rispose Wú” seguendo il sentiero occidentale che passa per Diántái e ne sono disceso dalla parte orientale, seguendo una quantità di sentieri piccoli e stretti. Una sera, ho pernottato in una piccola locanda e sul kang ho visto un corpo che giaceva sotto una coperta. Allora, ho chiesto: 'Perché c'è un morto disteso sul kang?'"
La padrona della locanda mi ha risposto: "È mio marito e non è morto. L'altro giorno, vide sulla montagna un’erba che aveva un profumo delizioso, così ne raccolse una manciata e preparò una tisana da bere. Chi avrebbe mai immaginato che dopo averla bevuta, sarebbe rimasto come morto? Naturalmente abbiamo pianto a dirotto, ma, per fortuna,esiste un antidoto. Un monaco taoista di nome Qīnglóngzĭ, che vive in una grotta nella parte più solitaria della montagna e che, quel giorno si trovava a passare di qui, ci vide piangere. Avvicinatosi, mi domandò: 'Di quale malattia è morto il tuo vecchio?' Gli mostrai l'erba. Lui la prese, sorrise e disse: " Quest’erba non è velenosa. Provoca soltanto una forma di coma detta “Ubriacatura dei Mille Giorni” (5), che però si può curare. Andrò a cercare per voi delle erbe che servano d’antidoto. Abbi cura del corpo di tuo marito; non lasciare che la situazione peggiori. Tra quarantanove giorni ti porterò la medicina e tuo marito si ristabilirà in un attimo”.
Ho chiesto alla donna quando fosse accaduto il fatto.Mi ha risposto che erano ormai passati più di venti giorni. Le ho domandato: "Hai ancora quell'erba?" Me ne ha dato una manciata, che ho portato con me, ho fatto bollire per ottenere un decotto ed ho imbottigliato per curiosità. Oggi ci torna utile!"
"Questo decotto è efficace?” domandò Xǔ“ Se non funziona, siamo spacciati. L'hai provato?"
"È sempre efficace; l'ho già..." cominciò Wú, ma si interruppe nel bel mezzo della frase.
"Cosa è successo?”insistette Xǔ” L'hai provato?"
"No, non l'ho provato. Ho visto che la persona avvelenata sembrava già morta. Se non fosse stato per l'intervento di Qīnglóngzĭ , sarebbe stata sepolta da un pezzo."
Mentre i due erano immersi nella loro conversazione, la tenda della porta si sollevò improvvisamente ed entrò un uomo, il quale afferrò Xǔ con una mano e bloccò Wú con l'altra, dicendo: "Bene! Bene! State complottando per uccidermi e riprendervi il denaro, non è vero?”.
Era Táo Sān.
Xǔ Liang strinse forte la boccetta della pozione e lottò per liberarsi. Ma Táo Sān era forte come un toro e Xǔ non riuscì a sciogliersi dalla sua stretta. Meno ancora riuscì a farlo Wú, il quale non era altro che un ubriacone depravato.
Táo Sān strinse le labbra e fischiò due volte.
Apparvero allora alcuni uomini robusti, che legarono Xǔ e Wú con delle corde.
Táo Sān fece portare i due prigionieri al palazzo del governo della contea di Líchéng.
Táo Sān entrò e presentò denuncia al funzionario di servizio, il quale gli fece notare che, essendo già notte avanzata, non si poteva far altro per il momento che stendere un rapporto e tenere in carcere i prigionieri. Il processo si sarebbe tenuto il giorno seguente.
I due arrestati furono condotti in cella. Fortunatamente, Xǔ Liáng aveva a su di sé alcuni tael d'argento, con i quali convinse i secondini a non trattarlo troppo male.
La mattina seguente, nell'aula principale del palazzo, si svolse il processo, presieduto da un giudice. Le guardie condussero i tre uomini in tribunale e il giudice interrogò per primo il denunciante.
Táo Sān dichiarò: "Ieri sera ho pernottato in casa della signora Zhāng, tenutaria di un bordello. Poiché avevo portato con me diverse centinaia di tael d'argento, Xǔ Liáng e Wú Èrlángzī, che se ne erano accorti, hanno complottato per uccidermi e rubarmi il denaro. Io, che mi trovavo a portata d’udito, li ho sentiti,sono entrato nella stanza in cui si trovavano, li ho arrestati e li ho portati qui in tribunale. Chiedo a Vostro Onore di indagare e di punirli."
Il giudice domandò agli accusati: "Perché avete complottato per uccidere Táo Sān e rubargli i soldi?"
Xǔ Liáng confessò: "Sono Xǔ Liáng, della contea di Qíhé. Táo Sān ci aveva maltrattati ed angariati e non ne potevamo più delle sue prepotenze, quindi abbiamo cospirato per ucciderlo. Wú Èrlángzī mi ha detto di essere in possesso di una pozione estremamente efficace, che aveva già avuto occasione di provare. Stavamo discutendone, quando siamo stati arrestati da Táo Sān “
Wú Èrlángzī dichiarò: " Sono Wú Shĕnggàn, della contea di Qíhé, studente dell’Accademia Imperiale. (6) Il sottoscritto non ha nulla a che vedere con questa faccenda. Xǔ Liáng era stato maltrattato ed angariato da Táo Sān e voleva ucciderlo. Temendo che potesse succedere qualcosa di grave, io ho utilizzato una tattica dilatoria. Gli ho detto che c'era una pozione chiamata 'Ubriachezza dei Mille Giorni', che può facilmente ridurre una persona in stato comatoso, ma che non è mortale. In realtà, chi ce l’aveva con Táo Sān era Xǔ Liáng, come è provato da questo documento."
Tirò fuori un foglio dalla manica e lo porse al giudice.
Il giudice domandò a Xǔ Liáng: "Quali sono esattamente le parole che hai pronunciato nella tua conversazione di ieri con Wú Èrlángzī? Dimmi la verità e potrai essere scagionato."
Dopo che Xǔ Liáng ebbe ripetuto, per filo e per segno, le parole che aveva detto la sera, il giudice osservò "Quindi, parlavi solo per rabbia? Queste paorle non integrano il crimine di omicidio!".
Xǔ Liáng si inchinò e disse: "Vostro Onore è saggio! Abbia pietà!".
Il giudice si rivolse poi a Wú Èrlángzī e gli domandò: "Tutti i dettagli riferiti da Xǔ Liáng sono esatti?”.
"È tutto esatto” rispose Wú.
"Non riscontro nel tuo comportamento nulla di particolarmente grave”commentò il giudice.
Ordinò al cancelliere di verbalizzare l'intera confessione, poi chiese a Xǔ Liáng: "Dov'è la boccetta della pozione?".
Xǔ la tirò fuori dalla tasca e la mostrò. Il giudice ruppe il sigillo di cera, ne annusò il contenuto – un profumo di orchidee e muschio, con un leggero sentore di alcol – e scoppiò a ridere, dicendo: "Chiunque berrebbe volentieri questo tipo di veleno!".
Poi lo consegnò a cancelliere, dicendo: "Conservate questa pozione al sicuro. Trasferite per competenza i fascicoli separati di questi due uomini alla contea di Qíhé".
In questo modo Xǔ e Wú furono separati. (7)
La sera stessa, Xǔ Liáng portò la pozione a Lăo Cán. (8) Lăo Cán ne versò un po' per esaminarla; il suo colore era simile a quello dei fiori di pesco e il suo aroma era intenso. La assaggiò con la punta della lingua; era leggermente dolce. Sospirò: "Come può una simile pozione non provocare uno stato comatoso per lungo tempo?" (9). Servendosi di un imbuto di vetro, versò di nuovo la pozione nella bottiglia e la porse a Xǔ Liáng: "Abbiamo l'arma del delitto e abbiamo i testimoni. Wú Èrlángzī non potrà negare la sua responsabilità. Ma a quanto pare, stando al suo racconto, queste tredici persone non sono realmente morte; c'è ancora un modo per riportarle in vita. Conosco Qīnglóngzĭ. So che è un eremita, ma so anche che i suoi spostamenti sono imprevedibili e che non è facile trovarlo. Fai venire qui Wáng Èr e riferisci ai tuoi superiori che, sebbene il caso sia stato risolto, non è opportuno pronunciare già una sentenza definitiva. (10). Io andrò a cercare Qīnglóngzĭ domani. Se lo trovassimo e lui riuscisse a riportare in vita le tredici vittime, non sarebbe meraviglioso?”.
"Sì" annuì ripetutamente , Xǔ Liáng.
ll giorno seguente, la contea di Líchéng consegnó Wú Èrlángzī alla contea di Qíhé. Xǔ Liáng e Wáng Èr testimoniarono e, naturalmente, Wú Èrlángzī confessò già nel corso della prima udienza. Fu temporaneamente imprigionato, ma non sottoposto a tortura, in attesa di notizie parte di Lăo Cán.
L'indomani, Lăo Cán noleggiò un asino, gli mise il basto, fece colazione e decise di avviarsi verso est in direzione del Tàishān. Improvvisamente, si ricordò di una bancarella di indovini vicino al Pozzo di Shùn (11), contraddistinta dall'insegna "Ān Pínzĭ conosce il destino". Pensando che questo individuo potesse essergli d’aiuto, gli parve opportuno interrogarlo, visto che aveva la bancarella proprio accanto all'unica via d'uscita dalla città vecchia, alla Porta Sud. Arrivato dinanzi alla bancarella, legò l'asino e si sedette su una panca.
Dopo lo scambio dei convenevoli, Lăo Cán domandò all’indovino: "Ho sentito dire che sei in buoni rapporti con Qīnglóngzĭ. Sai dove è stato ultimamente?"
"Oh! Vuoi vederlo?”gli domandò a sua volta Ān Pínzĭ” Che succede?"
Lăo Cán raccontò allora ad Ān Pínzĭ tutto ciò che aveva sentito
"Che sfortuna!”osservò Ān Pínzĭ “ Ieri è stato qui con me per mezza giornata e mi ha detto che sarebbe tornato in montagna questa mattina. Probabilmente ora si trova a meno di dieci “lĭ” dalla Porta Sud!"
“Peccato!” disse Lăo Cán “Dove è diretto esattamente?"
"Alla grotta di Xuánzhū, presso Lǐshān .”rispose Ān Pínzĭ “L'anno scorso viveva sul monte Língyán, ma ultimamente sono arrivati sempre più pellegrini alla sua capanna di paglia, così si è stancato e si è trasferito alla grotta di Xuánzhū, presso Lǐshān.”
"Quanto dista da qui la grotta di Xuánzhū ?"domandò Lăo Cán.
"Non ci sono mai mai stato “ rispose Ān Pínzĭ “ ma ho sentito dire che dista di qui circa venticinque chilometri. Occorre dapprima andare verso sud, poi, superata Huángyázuǐ, voltare ad ovest in direzione di Báixuěwù, da dove si taglierà di nuovo verso sud per raggiungere la grotta di Xuánzhū.”
Lăo Cán ringraziò per le informazioni ricevute, montò sul suo asino e uscì dalla porta meridionale della città. Si diresse dapprima verso est, poi, giunto ai piedi del Monte dei Mille Buddha, girò intorno alla collina e voltò in direzione sud.
Dopo aver percorso più di una decina di chilometri, giunse in un villaggio, comprò delle focacce da mangiare e chiese informazioni sul sentiero per la Grotta di Xuánzhū.
Un vecchio del villaggio gli spiegò: " La Grotta di Xuánzhū non è lontana. La strada maestra porta direttamente a Huángyázuǐ. Di lì, dopo quattro chilometri e mezzo si giunge a Báixuěwù. La grotta si trova nove chilometri più a sud. Tuttavia il sentiero che conduce alla grotta è molto difficile da percorrere. Per chi lo conosce, non presenta difficoltà, ma per chi non lo conosce, è un incubo! Ci sono rocce e dirupi e infiniti cespugli spinosi.Ci vuole una vita per percorrerlo! Quante persone ci hanno hanno lasciato la pelle!"
“Deve essere un viaggio più difficile del ritorno del monaco Xuánzàng dall’India all’epoca dei Táng” scherzò Lăo Cán. (12)
"Quasi!" rispose, serio, il vecchio.
Lăo Cán rifletté un attimo, rendendosi conto che l'uomo aveva buone intenzioni e che non era il caso di mostrarsi irrispettoso nei suoi confronti.
“Vogliate scusare la mia leggerezza, signore.” disse gentilmente” Gradirei che mi spiegaste quale sentiero è più facile e quale più arduo. Vi sarei riconoscente dell'aiuto.”
Il vecchio rispose: "I sentieri di queste montagne sono naturalmente tortuosi, come una perla a nove curve (13), serpeggiano e cambiano direzione ad ogni passo. Se andate avanti sempre dritto, finirete sicuramente in un fitto cespuglio di rovi. Però non dovete neppure avventurarvi su sentieri che si staccano dal sentiero principale, perché se lo fate, cadrete in qualche forra profonda e non ne uscirete mai più. Vi svelerò un trucco, signore! Siate modesto e pronto ad imparare dall’esperienza. Pensando alle caratteristiche del sentiero che avete già percorso intuirete quelle del sentiero che dovete ancora percorrere. Dopo aver fatto qualche passo, guardatevi indietro e non sbaglierete."
Udendo ciò, Lăo Cán si inchinò ripetutamente e disse: "Mi conformerò alle vostre istruzioni".
Dopo aver salutato il vecchio, seguì le sue indicazioni e arrivò presto all'ingresso della grotta di Xuánzhū, dove vide un anziano con una lunga barba che gli scendeva giù sino al ventre.
Si fece avanti, si inchinò e chiese: "Sono di fronte al Maestro Qīnglóngzĭ?"
L’anziano ricambiò premurosamente l'inchino e gli domandò,: "Da dove viene, signore? Cosa la porta qui?"
Lăo Cán allora gli raccontò ció che era accaduto nel villaggio di Qídōng.
Qīnglóngzĭ rifletté per un momento, poi disse: "È proprio il destino. Si accomodi e mi spieghi tutto con calma".
Nella grotta non c’erano né tavoli né sedie, ma solo pietre di varie dimensioni.
Qīnglóngzĭ e Lăo Cán si sedettero l’uno di fronte all’altro.
"Questa ‘Ubriachezza dei Mille Giorni' disse Qīnglóngzĭ” è una pozione molto potente. Una piccola dose può mantenere un uomo in coma per tre anni, mentre una dose maggiore è mortale. Esiste un solo antidoto, chiamato 'Incenso della Resurrezione', che proviene dagli antichi ghiacciai e dalle nevi del Monte Huà (14), una delle cime occidentali del Tàishān. È formato da essenze di piante e di alberi. Usando questo incenso e riscaldandolo piano piano a fuoco lento, si può rianimare chiunque, per quanto sia profondo il suo stato comatoso.Qualche mese fa, s’è verificato un caso nella Valle del Tàishān; così sono andato personalmente sul Monte Huà a cercare un vecchio amico, che ha una scorta di questo incenso, e gliene ho chiesto un po’. Per fortuna, me ne è rimasta una piccola dose, che dovrebbe bastare."
Detto ciò, estrasse da una cavità della parete di pietra una grande zucca contenente diversi oggetti. C'era anche una boccetta, alta meno di un pollice, che porse a Lăo Cán.
Lăo Cán la prese in mano per esaminarla.Il contenuto della boccetta era di colore scuro e assomigliava vagamente all'incenso. Lo annusò: l’odore era nauseabondo.
"Perché il colore e l'odore sono così sgradevoli?" domandò a Qīnglóngzĭ.
Questi gli rispose: "Quando una sostanza può salvare una vita non è necessario che sia di bell’aspetto né che abbia un odore gradevole!"
Lăo Cán comprese e tacque rispettosamente.
Per prudenza, domandò allora come si dovesse usare l’antidoto.
“Occorre chiudere il paziente in una stanza, dopo essersi assicurati che non ci siano correnti d'aria provenienti da porte e finestre,” gli spiegò Qīnglóngzĭ. “poi si deve bruciare questo incenso. Se il paziente è di costituzione robusta, si riprenderà in un attimo; se è di costituzione debole, occorrerà un trattamento più lungo, ma l’esito sarà comunque positivo."
Lăo Cán lo ringraziò e tornò indietro percorrendo la stessa strada. Quando raggiunse la piccola locanda dove aveva mangiato, era già completamente buio. Vi rimase per la notte e tornò al capoluogo di provincia la mattina seguente, ancora prima di mezzogiorno. Si recò quindi a palazzo per fare rapporto al governatore Zhāng e gli spiegò che si sarebbe recato a Qídōng con la famiglia.
"A che cosa vi serve la famiglia?" gli domandò il governatore.
Lăo Cán rispose: "Per curare gli uomini, l’incenso che opera come antidoto al veleno deve essere bruciato da una donna; per curare le donne, deve essere bruciato da un uomo. Pertanto, non potrò usarlo senza la mia concubina".
"In tal caso, fate pure come desiderate.” lo autorizzò il governatore”Il processo sarà presto concluso e, quando avrete meno impegni ufficiali, sarete più disponibile per fungere da mio consigliere".
Lăo Cán annuì, distribuì ai domestici della famiglia Huáng qualche tael d'argento e portò Huán Cuì con sé nella contea di Qíhé. Dopo aver preso alloggio nella locanda che sorgeva fuori della Porta Meridionale, andò in prefettura per incontrare Zĭjĭn,che fu anche lui molto contento di vederlo.
Zĭjĭn, gli riferì, tra l’altro, che Wú Èrlángzĭ aveva reso una piena confessione e che i mille tael d’argento di Xǔ Liáng gli erano stati restituiti. Sua Eccellenza Bái aveva ordinato, per lettera, di renderli a Wèi Qián, ma quest’ultimo si era rifiutato di accettarli ed aveva preferito donarli personalmente ad un istituto di beneficienza.
"Hai ricevuto i trecento tael d'argento che, l’altro giorno, ho incaricato Xǔ Liáng di restituirti?" domandò Lăo Cán.
"Non solo li ho ricevuti,” rispose Zĭjĭn” ma si sono moltiplicati. Quando il governatore ha saputo del prestito che ti avevo fatto, mi ha inviato espressamente trecento tael d'argento, che ho accettato. Due giorni dopo, Huáng Rénruì mi ha inviato altri trecento tael per conto tuo. Infine, è arrivato Xǔ Liáng con la somma che tu gli avevi affidato. Ho quindi avuto la fortuna di vedermi restituire tre volte la somma data in prestito. Non posso rimandare al governatore la somma che mi ha inviato, ma posso rendere a te e a Rénruì i tael d’argento che mi avete pagato."
Dopo aver riflettuto un momento, Lăo Cán disse: "Credo che Rénruì abbia un'amica intima di nome Cuìhuā, che vive con la famiglia della mia concubina. È una brava ragazza, e Rénruì è piuttosto solo. Perché non ti dai da fare e non usi questi seicento tael per dare un’altra spinta a Rénruì ?" (15)
Zĭjĭn batté le mani ed esclamò: " Domani, voglio venire con te al villaggio di Qídōng, amico mio. Cosa potremmo fare?"
Ci pensò un attimo,e poi disse: "Ho trovato!"
Chiamò immediatamente un servitore, lo informò della questione e gli diede istruzioni perché se ne occupasse il giorno seguente.
Il giorno dopo, Wáng Zĭjĭn e Lăo Cán arrivarono su due portantine a Qídōng, dove il responsabile del villaggio si era già rapidamente occupato di trovar loro una sistemazione . Dopo aver pranzato nella residenza ufficiale che era stata loro assegnata, si recarono nel cimitero in cui erano stati sepolti i membri della famiglia Jiā. Trovarono nelle vicinanze un piccolo tempio,al cui interno Lăo Cán scelse due stanzette, ordinando che i muri venissero coperti con carta da parati durante la notte per evitare correnti d'aria. La mattina seguente, tutte e tredici le bare furono portate al tempio. Aprirono dapprima la bara di un bracciante per controllare e constatarono che, in effetti, il corpo era intatto. Rassicurati, rimossero tutti e tredici i cadaveri e li collocarono nelle due stanze, bruciando l’"incenso della resurrezione". Nel giro di due ore, tutti i presunti morti diedero segni di risveglio. Lăo Cán li curò, somministrando loro,dapprima, una zuppa calda, poi una pappa leggera. Aspettò con calma che fosse trascorsa una settimana e li rimandò poi a casa uno per uno.
Tre giorni dopo che Wáng Zĭjĭn era tornato in città, anche Lăo Cán, conclusa la sua missione, stava per rientrare, quando Wèi Qián scoprì che la persona che aveva scritto la lettera al governatore era proprio lui. I membri delle famiglie Wèi e Jiā si prostrarono dinanzi a lui, supplicandolo di restare. Ciascuna famiglia gli offrì tremila tael d'argento, ma Lăo Cán rifiutò di accettare anche una sola moneta. Non riuscendo a convincerlo, le due famiglie decisero di organizzare una serata in suo onore e mandarono qualcuno nel capoluogo di provincia per ingaggiare una grande compagnia d'opera e il cuoco del ristorante Bĕizhùlóu. Intendevano infatti ospitare Lăo Cán per il Capodanno.
Tuttavia, giunta la notte, Lăo Cán si allontanò di nascosto, approfittando dell’oscurità, e tornò a Qíhé. Arrivato in città sul fare dell'alba, non potendo recarsi subito in prefettura, si recò dapprima alla locanda in cui aveva sistemato Huán Cuì. Aprendo la porta della suite, vide, in anticamera, la moglie di Xǔí Míng che dormiva profondamente. Entrando nella camera da letto, guardò il kang e scorse sul cuscino le teste di due persone, profondamente addormentate. Sorpreso, osservò più attentamente e si rese conto che la seconda persona era Cuìhuā. Non volendo disturbarla, uscì dalla stanza e svegliò la moglie di Xǔ Míng. Non potendo riposarsi nel suo letto, si mise a passeggiare per il cortile e vide che nell'ala ovest della locanda una famiglia stava caricando i suoi bagagli su un carro. Erano ospiti di passaggio, in procinto di partire. Lăo Cán si fermò a osservarli, distrattamente.
Un uomo uscì dalla locanda e parlò con coloro che stavano caricando il carro. Lăo Cán, vedendolo, esclamò: "Dé Huìshēng, amico mio! Da dove vieni?" L'uomo lo guardò attentamente e disse: "Tu non sei l’amico Lăo Cán? Che ci fai qui?" Lăo Cán recitò una poesia della sua raccolta di venti volumi e gli domandò: "Dove stai andando, amico Huì?" Dé Huìshēng gli rispose: "Potrebbe scoppiare una guerra nel Nord-Est l'anno prossimo, quindi sto rimandando la mia famiglia a Yángzhōu." Lăo Cán lo pregò di rimanere ancora un giorno e Huìshēng acconsentì. A quel punto, Cuìhuā e Huán Cuì si erano alzate e avevano fatto la loro toilette. Così le due famiglie si incontrarono.
Alle nove del mattino Lăo Cán si recò in prefettura e venne informato delle decisioni adottate con riferimento alla famiglia Wèi: Wú Èrlángzĭ era stato condannato a tre anni di carcere.
Cuìhuā aveva speso un totale di 420 tael d'argento. Zĭjĭn aveva restituito a Lăo Cán i suoi 300 tael ed aveva scritto un rapporto in cui descriveva dettagliatamente la situazione. Lăo Cán tenne per sé 180 tael d’argento, spiegando "Oggi incaricherò qualcuno di accompagnare Cuì Huā al capoluogo della provincia ". Tornato nel suo alloggio, affidò l’incarico di accompagnare Cuì Huā a Xǔ Míng e a sua moglie, poi, quella stessa sera, chiese al locandiere di noleggiare per lui una carrozza e, all’alba del giorno seguente, partì per Jiāngnán con Huán Cuì e il suo fratellino. Dé Huìshēng e sua moglie fecero il viaggio con lui.
Xǔ Míng e sua moglie accompagnarono Cuìhuā a casa di Huáng Rénruì, il quale fu felicissimo di vederla. Quando aprì la lettera inviatagli da Lăo Cán, vi lesse:
"Possano tutti gli innamorati del mondo possano diventare marito e moglie. Il vostro matrimonio era già stato fissato dal destino. Non lasciatevi sfuggire l’occasione!”.
NOTE
1) Il fruscio, causato dalla rapidità dell’uscita dalla stanza, lascia pensare che si tratti di un abito lungo fino ai piedi, abbigliamento tipico dei notabili. Anche il fatto che il cliente si copra il volto induce a sospettare che sia una persona di riguardo, la quale non desidera essere riconosciuta.
2) Táo Sān usa qui il termine 孫子 ” sūnzǐ”, vale a dire “nipoti”, per indicare che il rapporto tra lui e i suoi debitori è come quello tra un gruppo di ragazzini, presuntuosi ed inesperti, ed un uomo furbo e navigato che sa come rimetterli al loro posto.
3) Questo passaggio ci fornisce un quadro abbastanza terrificante della situazione della giustizia sotto la dinastia Qīng. Esso ci induce infatti a credere che un poliziotto potesse, almeno di fatto, torturare delle persone di sua iniziativa, indipendentemente da un ordine del giudice.
4) Al posto dei cuscini, i Cinesi usavano, un tempo, dei poggiatesta che potevano essere di pietra o di mattone, di legno o di porcellana, di bronzo o d'argento, di giada o di cuoio. Talvolta, questi poggiatesta erano vere e proprie opere d’arte.
5) Il termine 千日醉 “qiān rì zuì”, vale a dire “ubriacatura di mille giorni”, deriva dall’ espressione idiomatica 千日醉酒 " qiān rì zuìjiǔ”, letteralmente” "vino che può far ubriacare per mille giorni", usata di solito come metafora per indicare un vino pregiato.
Questa espressione ha origine da una leggenda riportata nelle "Cronache delle Cose Varie" 博物志 (“bówù zhì”) di Zhāng Huá 张华 e nelle "Cronache della Ricerca degli Spiriti" (“sōu shén jì”) di Gàn Băo 干宝, risalenti all’epoca della dinastia Jìn 晋代. La storia narra di Dí Xī 狄希, un uomo di Zhōngshān 中山, che produsse un vino molto forte chiamato "Ubriacatura di Mille Giorni" 千日醉. Il suo compaesano Liú Xuánshí 刘玄石 gliene chiese una coppa e la bevve. Tornò a casa così ubriaco che cadde in stato comatoso, fu creduto morto e fu sepolto dalla sua famiglia. Tre anni dopo, Dí Xī andò ad aprire la bara e Liú Xuánshí finalmente riprese i sensi.
Liú È 刘鹗; attribuisce ad un’erba che crescerebbe sul monte Tái gli stessi effetti che la leggenda attribuisce a quel vino prodigioso.
Appare comunque abbastanza sorprendente il ricorso ad un espediente “favoloso” e piuttosto inverosimile per terminare un romanzo che sembrava ispirato, fino alle ultime pagine, ad un assoluto “realismo”.
6) Il termine 監生 “jiànshēng” designava, all’epoca delle dinastie Míng 明朝 e Qīng 清朝, gli “studenti dell’Accademia Imperiale”, cioè coloro che studiavano presso tale Accademia o che avevano i requisiti per esservi ammessi (si poteva accedere all’Accademia tramite esami oppure in quanto figli di funzionari statali). Più tardi, il titolo di “studente dell’Accademia Imperiale” potè anche essere acquistato con donazioni alla pubblica amministrazione. Viste le qualità di Wú Èrlángzī, è probabile che fosse quest’ultimo il modo in cui aveva ottenuto il titolo.
(7) L’atmosfera quasi idilliaca in cui si svolge l’udienza contrasta enormemente con le precedenti descrizioni di processi caratterizzati dall’uso brutale della tortura e da spietate condanne a morte.
(8) Non ci si può sottrarre all’impressione che, nell’ultimo capitolo del romanzo, l’autore si affretti verso la conclusione senza curarsi troppo di spiegare i dettagli. Non si capisce, ad esempio, a quale titolo Xǔ Liáng rimanga in possesso della boccetta della pozione, quando il giudice ne ha appena ordinato il deposito in tribunale in quanto “corpo del reato”. Si deve inoltre presumere che Xǔ Liáng sia stato immediatamente posto a piede libero, anche se non viene fatto cenno di alcun provvedimento di scarcerazione. La spiegazione logica è che Xǔ Liáng abbia agito, dal principio alla fine, come “agente provocatore”e che il giudice ne fosse perfettamente al corrente, così come dovrebbe averlo capito- seppure con qualche difficoltà- anche il lettore.
(9) La descrizione della pozione sembra contrastare con i risultati che le vengono attribuiti. Il colore di succo di pesca e il sapore dolce, anche se l'odore è un po’intenso, non lasciano pensare, a prima vista, alla possibilità di produrre uno stato comatoso permanente.,
(10) Allo stato dei fatti accertati, la sentenza da pronunciare nei confronti di Wú Èrlángzī non potrebbe essere che una condanna a morte. Poiché esiste una possibilità di “riportare in vita le vittime”, Lăo Cán suggerisce tuttavia ai giudici di rimandare la pronuncia della sentenza e di limitarsi per il momento a disporre l’incarcerazione dell’imputato.
(11) Il Pozzo di Shùn 舜井 (“shùn jĭng”) è una delle settantadue sorgenti famose di Jĭnán 济南. Esso si trova vicino alla porta meridionale della città vecchia.
(12) Xuánzàng 玄奘 (602 d.C. – 664 d.C.) fu un monaco buddhista cinese, studioso, viaggiatore e traduttore. È noto per il suo fondamentale contributo all’introduzione del buddhismo in Cina. Recatosi in India negli anni 629–645, ne ritornò portando con sé centinaia di testi religiosi, dei quali tradusse i più importanti. Lasciò anche un dettagliato resoconto dei suoi viaggi.
(13) L’espressione 九曲珠 (“ jiǔ qū zhū”), vale a dire "perla dalle nove curve" (o "perla dai nove fori") è una metafora del Tàijíquán 太极拳, stile di arti marziali, che rappresenta le articolazioni del corpo – caviglie, ginocchia, fianchi, colonna vertebrale/taglia, spalle, gomiti e polsi – attraverso le quali deve fluire l’energia vitale (气 “qì”). Essa designa il percorso sinuoso e articolato che deve seguire l’energia per muoversi, in modo rilassato e coordinato, dai piedi alla punta delle dita.
(14) Il Monte Huà 華山 (“huàshān”), noto anche come 太華山 (“tàihuàshān”), è la Cima Occidentale 西嶽 (“xīyuè”) delle Cinque Montagne Sacre 五嶽 (“wǔyuè”). Sorge presso la città di Huàyīn 華陰 nella provincia dello Shănxī 陝西.
(15) Il testo riporta la frase “dare a Rénruì un altro colpo d’ascia”, nel senso di aiutarlo a realizzare i suoi sogni riscattando Cuìhuā, che sarà allora libera di andare a vivere con lui. Questo modo di dire trae origine da una leggenda relativa a Chéng Yǎojīn 程咬金, il celebre generale che fondò la dinastia Táng e che è famoso nel folklore e nella letteratura cinese per un insieme limitato di tecniche con l'ascia, note come i "Tre Colpi d'Ascia di Chéng Yǎojīn " (程咬金三板斧 “chéng yǎojīn sān bǎnfǔ”). Secondo la leggenda, Chéng Yǎojīn sognò che un immortale gli insegnava le arti marziali con un'ascia gigantesca, ma si svegliò dopo aver appreso solo tre mosse. Nonostante il repertorio limitato, usò queste tre tecniche per vincere molte battaglie e conquistare tutta la Cina.