L’autrice della novella che segue, Fù Jié 傅杰 , vive dal 1987 in Francia, dopo aver lasciato la Cina, dove lavorava per una rivista letteraria. È attualmente responsabile delle collezioni cinesi presso la Bibliothèque Nationale de France. Scrive poesie e traduce testi letterari (dal cinese al francese e viceversa). Ha tradotto liriche di Yú Jiān 于坚 , (pubblicate nelle riviste ”Poésie 2011 “, “Missives”, “Siècle 21” e altre) ed ha tradotto con Françoise Bottero 到黑夜想你没办法 (“« La nuit quand tu me manques, j' peux rien faire ») di Cáo Nǎiqiān曹乃谦 (Gallimard/Bleu de Chine, 2011).
Sonata al chiaro di luna.
Una città qualsiasi. È appena suonata la mezzanotte.
Il centro comincia lentamente a svuotarsi. I quartieri residenziali presso le rive del fiume sono già da tempo avvolti nel sonno. Una fila di casette dai tetti di tegole. Nessuna luce accesa. Silenzio. Tutto è calmo. Le ombre scure dei salici piangenti si stagliano sui bassi muri sgretolati.
La luce della luna è intensa. Il suo bagliore argenteo si riversa sul fiume, creando l’impressione che l’aria sia eccezionalmente fresca. Dall’altro lato, sulla riva sinistra, le sagome delle case si riflettono nell’acqua del fiume. Densi ciuffi di erbacce pendono dai muri di pietra di diverse case fatiscenti, in stile francese, ed alcune rampicanti si spingono sino all’argine. Guardando con attenzione, si può distinguere l’acqua che scorre lentamente dinanzi a loro, trasformandosi infine, lontano, in un’ampia ed immobile pozza di luce lunare.
Tre persone che camminano: due uomini e una donna.
Una coppia seduta sotto i salici in riva al fiume.
Una sola finestra illuminata nell unico alto edificio che sorge dinanzi al ponte.
Sul ponte un gruppo compatto di persone in piedi, dal quale si alzano grida ed imprecazioni sempre più violente.
I due uomini e la donna si fermano all’imboccatura del ponte.
“Mi sembra di aver già percorso questa strada” osserva l’uomo più alto “ Questo chiaro di luna è così bello. Non è la luna della città. Direi che è la luna che si ammira in campagna”.
“Questo è il posto più tranquillo della città.”risponde la donna” Se ne avessi i mezzi, costruirei qui l’hotel più lussuoso della città. Come sarebbe bello avere un’enormità di soldi. Non voglio più lavorare nella mia ditta, non ha senso”.
“Ti ho già detto di lasciare il tuo posto e di venire a lavorare per noi” replica l’altro uomo” ma tu non hai il coraggio di farlo.”
“Sarei la direttrice del ristorante, non è vero? Dí a Shĭ Biăn Tóu che per me andrebbe bene. D’estate, farei dipingere le pareti d’azzurro, farei indossare alle cameriere delle gonne viola e piazzerei dei lampadari a forma di mezzaluna, proiettando sui muri stelle scintillanti e fiocchi di neve svolazzanti. D’inverno, dipingerei le pareti in arancione chiaro, vestirei le cameriere di rosso scuro ed offrirei del buon vino in piccoli calici...”.
“Non scherzare! Sto parlando seriamente.”la interrompe l’uomo” Dovresti giusto sbrigare un paio di commissioni. Shĭ Biăn Tóu non ti tratterà male e per te sarà certamente meglio dei due soldi che guadagni adesso.”
“Vorrei davvero un sacco di soldi, una cifra enorme” replica la donna, poi aggiunge, sospirando ”Lasciamo stare! Non voglio proprio niente. Non è possibile che tutti siano ricchi, ci dovrà pure essere qualche povero. Io ho deciso di restare povera. Scriverò poesie, copierò manoscritti, mi nasconderò in soffitta, starò tre giorni senza mangiare né bere e morirò in una giornata piovosa e gelida."
“Fantasie morbose.” commenta l’uomo alto “ Il matrimonio sarebbe una buona cura per te.”
”Sì. Ho pensato anch’io la stessa cosa in questi ultimi giorni”.
Chiaro di luna sul Colorado.
Tornare a casa e stare con te.
La donna si mette improvvisamente a cantare. La sua voce è come il tintinnio dell’oro e della giada. V’è in essa una passione, una malinconia che metterebbe i brividi anche alla notte più buia.
“Non m’ero mai accorta di quanto fosse bella la torre da cui si lanciano i paracadutisti. Chissà perché?” si domanda dolcemente la ragazza della coppia seduta sotto i salici, riferendosi all’alta torre grigia che si staglia contro il cielo notturno non lontano da loro. La cima della torre ricorda un ciuffo di giganteschi petali bianchi.
“La torre dei paracadutisti?” fa, sorpreso, il suo ragazzo.
“Che cosa dovrebbe essere?”.
“È la torre dell’acqua”.
“Fornisce acqua a tutta la città?”.
“Fornisce acqua ad una sola azienda, stupidina!”.
La ragazza sorride e pizzica delicatamente il braccio del ragazzo, poi gli chiede :” Che cosa ti ricorda questa torre?”.
“Dei gigli”.
“Non hai mai visto dei gigli? I gigli non sono bianchi. Mi sembrano piuttosto cosmee.”
“Che cos’è una cosmea?”.
“Sono fiori di finocchio, di quella specie che fiorisce abbondantemente dietro casa. Ti ho portato a vederli l’autunno scorso e mi hai detto che sembravano innumerevoli stelle.. Quella notte, il cielo era pieno di stelle. Ti ho detto che il finocchio è anche chiamato ”velo da sposa”(1), e tu hai osservato che quel nome era più adatto; “finocchio” suonava troppo banale."
“Che giorno era? Non me lo ricordo più.”
“L’hai dimenticato? Davvero? “La ragazza parla a voce bassa. Il tono della voce è un po’ triste.
“Che giorno era?” insiste il ragazzo.
“Il quindicesimo giorno dell’ottavo mese (2)...e tu mi hai baciata”.
“Oh sì, e hai anche pianto”. La prende improvvisamente tra le braccia e la bacia sul collo. Lei si scioglie delicatamente dal suo abbraccio, appoggia le mani sulle ginocchia e rimane in silenzio.
Sul ponte, le urla e le imprecazioni si fanno sempre più forti. Una persona corre via, ma, dopo pochi passi, è rapidamente raggiunta dagli altri. Un gruppo di figure passa oltre. Le urla e le imprecazioni si fanno più distinte. Si ode la voce roca di una donna, in lacrime: “Tu, furfante! Tu brutto bastardo. Mi hai raccontato di aver dato i soldi al vecchio Qí (3) per i suoi affari. Che stronzate! Un pugno di riso dato ad una gallina basta per farle fare un uovo, ma tu non porti a casa nemmeno la tua merda. (4) Sì, i soldi li hai usati davvero per il vecchio Qí, per pagare quella sfacciata puttana che appartiene alla sua famiglia...”.
L’uomo così insultato borbotta un’imprecazione ed alza la mano per schiaffeggiare la donna, ma questa si scansa e fa qualche passo indietro, seguita dalla folla dei curiosi. Qualcuno trascina l’uomo lontano dalla donna, che scoppia in pianto, ma, un attimo dopo, si lancia di nuovo contro l’uomo gridando: “Te l’ho già detto: è una donnaccia, sporca e sfacciata. Su, colpiscimi! Su, ammazzami, brutto bastardo! Non ho più voglia di vivere. Non posso più vivere così. Uccidimi e morirai di una morte orribile: ti taglieranno la testa, assassino!”
“Torna a casa con me!”. (5)
L'uomo ruggisce di nuovo, aprendosi un varco tra la gente. Si avvicina alla donna e l’afferra per i capelli scompigliati. La donna urla. Gli astanti non cercano più di fermare l’uomo, che spinge avanti la donna, torcendole il braccio.
Quando son solo, quanto mi manchi.
Ricordo il nostro passato affetto.
Di sposarmi in autunno, dopo il raccolto
mi promettesti ed io t’ho aspettata.
La canzone è placida, come il fiume che scorre lentamente, alla deriva nella lontana notte bianca e luminosa. I due uomini accanto alla donna che canta sembrano non sentire. Allungano il collo per guardare nella direzione delle grida che provengono dall'altra parte del fiume.
La ragazza della coppia rabbrividisce leggermente.
"Hai freddo?" le chiede il ragazzo.
Lei gli afferra il braccio, senza rispondere. Le palme delle sue mani sono sudate.
"Vado lì e li convinco a calmarsi. Tu aspettami qui. Se mi picchiano, corri a salvarmi."
"Sei pazza. Io non ci vado, e nemmeno tu dovresti andarci."
Il chiaro di luna splende sul Colorado.
Mi chiedo se ti sei dimenticata di me.
Le ultime note della canzone continuano ad echeggiare sulla riva portate da una fresca brezza e mulinano più volte alla luce tremolante dei lampioni, riflettendo le ombre degli alberi, prima di sprofondare gradualmente nel letto del fiume. La donna sembra infine accorgersi del trambusto sull’altra riva : “Uffa, questa gente! Che delusione! Torniamo a casa!" Si aggiusta la lunga borsa di stoffa che le pende a tracolla dalla spalla e si dirige verso il ponte.
“Vuoi che ti accompagniamo a casa?" le grida il più alto dei due uomini quando lei è già sui gradini del ponte.
“No!” risponde lei, senza nemmeno girare la testa.
I due uomini rimangono fermi un attimo, poi le voltano le spalle, spingono le biciclette e se ne vanno per la stessa strada da cui sono venuti.
La donna che aveva urlato e imprecato, ora singhiozza sommessamente. L'uomo la spinge con la mano e la conduce in un vicolo. I presenti si disperdono lentamente.
"Cosa stai ancora guardando? Torna a dormire." Diverse figure si muovono sul balcone illuminato della casa di fronte al ponte.
"Mamma, voglio ancora sentire qualcuno cantare", risponde una dolcissima voce infantile.
Poi, nella notte, è di nuovo silenzio.
NOTE
1) Il termine 满天星 (“măntiānxīng)”, letteralmente “le innumerevoli stelle del cielo”, designa la Gypsophila paniculata, pianta rizomatosa perenne, comunemente nota come “velo da sposa” o “pianta di gesso”.
2) Nel calendario lunare cinese, l’anno può cominciare anche agli inizi di febbraio. Il quindicesimo giorno dell’ottavo mese può quindi cadere intorno alla metà di settembre, cosa che ci spiega perché la ragazza lo chiami un giorno d’autunno.
3) Il termine 老七 (“lăo qí”) designava un tempo, quando le famiglie cinesi erano composte di un gran numero di membri, il settimo figlio. Poiché questo dettaglio non ha alcuna rilevanza nell’ambito della novella, ho preferito tradurre “il vecchio Qí”.
4) La moglie rimprovera al marito di sperperare i pochi soldi che guadagna, anziché portarli a casa per nutrire la famiglia.
5) La frase “Torna indietro” (滚回去 “gŭn huíqù”) va evidentemente interpretata come “Ritorna a casa!”.
月光奏鸣曲》
K城。时钟敲过十二下。
闹市区行人渐渐稀疏,而沿河堤两岸折转进去不远的居民区却早已经睡得沉了。一排低檐瓦房没有灯光,不声不响。柳树的浓影静静地趴在灰浆剥离的矮围墙上。
月色甚明,银光浸过河水,仿佛空气就格外冰凉一些。左岸对过的房屋剪影似地倒在水中。有几栋年久失修的法国式洋房,经日经月,长了一蓬蓬蒿草,从石墙上垂挂下来,有些蔓条甚至挨到了河面。仔细瞧,能分辨出眼面前的水确实缓缓地流动着,流到远方就变成一大滩停滞不动的月光了。天边覆盖着一层薄云,云和水一样,淡淡的一片银白,把河桥拱弧形的线条衬得分明,几点灯火恰巧落映在桥脚上,闪闪烁烁, 弄得桥面好像浮在半空。
路上过来三个人,二男一女。
河岸柳荫下坐着一对恋人。
正对桥唯一一栋高楼亮着唯一的一盏灯。
桥上站了一群人,密密匝匝地拢成团,吵骂声由小渐大由人群心里传出。
那两男一女走到桥口便停了下来。
高个儿的男人说:“我好象走过这条道,月光真好,不像在城市里,像乡下的月亮。”
女的说:“是K城最清静的地方了,我要是有权利就在这里盖全市最讲究的宾馆。当个大财佬真他妈不错。我不想在单位干了,没有意思。”
另一个男人说 : “给你说退职到我们公司来干,你又没胆量下这份心。”
“我当餐厅经理,干不干?你告诉史扁头就说我能干得很。夏天我把餐厅的墙壁刷成淡蓝色,服务员都穿紫罗兰色的裙子,灯要做成月牙型的,配上群星闪烁,雪花飞扬,都用灯光打出来。冬天换成淡桔色的墙壁,穿深红长裙,酒要好酒,小杯卖……”
男的说:“莫开玩笑,真格来,跑跑腿,史扁头不会亏待你,比在单位挣你那两文强。”
女的又说:“我真想有一大笔钱,天大的一笔。唉,算了,什么也不要有,人人都想变富人,总得有人当穷人。我就当穷人罢。写写诗,抄抄稿,躲在小阁楼,三天没吃没喝,死在一个凄风苦雨的日子。”
高个儿的男人说 : “幻想成癖,结了婚就有治了。”
“也是的,这两天我也这么想…“
月光照在科罗拉多河上,
我愿回乡和你在一起
她突然唱起歌来,歌声仿佛金玉相撞,那热情那忧郁,幽暗的夜也微微抖动起来。
“我过去怎么没有发现跳伞塔有这么好看?”一对情侣中的哪个姑娘柔声柔气地问。她是指那座插在深色夜空中的灰色高塔,离他们不远,塔冠像一簇巨大的白色花瓣。
“跳伞塔?”她的男友很吃惊。
“你说是什么?”
“水塔。”
“供全市的水么?”
“供一个单位,傻瓜。”
姑娘笑了笑,伸手在男友的臂上轻轻拧了一把。又问 :“你说这水塔像什么?”
“百合花。"
“你根本就没见过百合花,百合花不是白色的,这水塔象波斯菊。”
“什么菊?”
“就是茴香花,后山上开得最多的那种,去年秋天我带你去看的,你说象星星一样多,那天晚上满天都是星星。我告诉你茴香花也叫满天星,你说就叫满天星合适,茴香听着土气。”
“哪天?我怎么记不得?”
“忘记了,真的?”姑娘的声音压得很低,有些不高兴。
“哪天呢?”男的还在追问。
“八月十五,你…亲我。”
“噢,是了,你还哭了。”说完,他一下子把她搂在怀里,亲了亲她的脖颈。她把手头从他的手臂里轻轻挣出来,支在他膝头,不再吭声。
桥上吵骂声越来越大。一个人朝前跑了几步,很快被另外的人追上,一伙人影跟着移了过去,后来,吵骂声就听得清楚了,是一个沙哑的拖着哭腔的女人声:
“贼砍头的,老杂种,你说那些钱是凑给老七跑生意,跑个鸡巴屁,撮把米喂鸡还会屙个蛋,你连稀屎都不往家里屙,钱拿去勾老七狗家那个骚不要的臭婆娘…”
被骂的男人低低地吼了一声脏话,扬手朝女人头上甩了一巴掌,女人一闪身,退后了几步,看热闹的人也一团密密匝匝地尾随上去。有人拉开男人,人群就把男人和女人分隔开来。女人趁势哇的一声哭了起来,边哭边向男人挤过去:
“我说啦,就是老七狗家那个骚屄日不烂的臭婆娘。你来打呀,来杀啦,砍头的,杂种,这份日子也过够了,活着也不图着那样,你杀我你也不得好死,烂砍头…”
“滚回去!”
男人又吼了起来,终于挤开人群,先是抓到女人披散的头发,女人尖叫起来,看热闹的也不再劝,定定地跟着。男人就扭住了女人的胳膊…
当我独自一人,多么想你
记起我们往日的情谊
你说秋收后做我的新娘
我一直等待着你
歌声非常舒缓,象眼下慢慢流动的河水,漂向远方那泛着白光的夜深处。唱歌人身旁的两个男人却好象没有听,而伸长了脖子朝对面叫骂处看。
一对情侣中的姑娘轻轻抖动了一下。
“冷吗?”男的问。
她没有回答,抓住他的胳膊,手心里沁着汗:
“我过去,劝劝他们,你等在这里,要是我挨打,跑过来救救我。”
“发疯了,我不去,你也莫去。”
月光照在科罗拉多河上
不知你是否把我忘记”
歌唱完了,一丝凉风把拖在半空中的余音捺到河面上,在微微颤抖的灯光和倒映的树影中打了好几个转,才渐渐沉落进黑色的河底。
“唉,这些人,败兴!”唱歌的似乎终于听到了对面的吵嚷声。“走,回家!”
她把布料的长挎包带子从肩窝里提了提,朝桥那边走了。
“要不要我们送送你?”等她踏上了桥阶,两个男人中那个高个子的才对着她的背影叫了一声。
“不要。”她连头也没有回。
两个男的还站着等了一阵,然后背转身,推单车从来路走了。
吵骂的女人只剩下嘤嘤的啜泣,男人搡着她,朝一条小巷折转进去。看热闹的人也渐渐四散。
“还看什么?快回去睡觉。”正对桥的那家亮灯的阳台上有几个人影憧憧。
“妈,我还要听人家唱歌。”一个非常好听的童声回答。
夜又重归入宁静