Gù Zhēngguàn 顧貞觀 (1637–1714), celebre poeta e letterato cinese dei primi tempi della dinastia Qīng 清代, originario di Wúxī 无锡, nella provincia del Jiángsū 江苏, è ricordato soprattutto per il suo talento nella composizione di canzonette (词 “cí”).
La sua figura è famosa per la lealtà assoluta dimostrata verso l'amico esiliato Wú Zhàoqián 吴兆骞. (1) Gù Zhēngguàn compose le famose " Due Canzonette sulla Melodia del Filo d’Oro”( "Jīnlǚqū" 金缕曲词二首) per implorare il potente poeta e dignitario manciù Nàlán Xìngdé 纳兰性德 (2) di aiutare l'amico a tornare dall'esilio. L'opera è un capolavoro della poesia “cí” utilizzata come mezzo epistolare.
Due canzonette sull’aria della “Melodia del Filo d’Oro” (3), inviate a Wú Hànchá (4) a Nínggǔtă (5), al posto di una lettera, nell'inverno dell'anno del Drago di Fuoco (6), presso il Tempio dei Mille Buddha nella capitale, tra ghiaccio e neve.
Prima poesia
Come stai Jìzĭ? (7) Se anche tu tornassi, come potresti sopportare, guardandoti indietro, tutte le sofferenze che hai patito? Il cammino è lungo e arduo, chi ti consolerà? La madre è anziana, la famiglia è povera, i figli sono ancora bambini.(8) Quanto tempo è passato dall’epoca in cui bevevamo insieme! È normale che gli spiriti maligni attacchino la gente (9), ma le persone oneste hanno sempre la peggio di fronte ai cialtroni esperti nell’inganno. (10) Da quanto tempo tu lotti con il ghiaccio e con la neve?
Non lasciare che le lacrime inzuppino il tuo mantello di paglia! (11) Pensa a quanto son pochi coloro che, confinati alle frontiere dell’Impero, riescono ancora a tenere unita la loro famiglia! (12) Consolati pensando alle belle donne che hanno vissuto un istante, mentre tu vivi ancora.(13) È vero che il confine è desolato, gelido e insopportabile. È da vent’anni che tu sei in esilio ma, sappi che io continuo a lottare per te come se fossi Bāoxū (14), anche se il mio atteggiamento dovesse sembrare quello di chi aspetta che i corvi diventino bianchi e che ai cavalli crescano le corna (15). Infilo questa lettera nella tua manica.
Seconda poesia
Anch'io ho vagato a lungo, e, per dieci anni (16) non sono riuscito a ripagare il tuo profondo affetto, maestro ed amico di tutta la mia vita.(17) Un tempo, a ragione, ci consideravano pari. (18) Pensa a Dú Fǔ, (19) divenuto così magro e fragile per la lontananza dell’amico, il quale non soffriva di meno nel suo esilio di Yéláng.(20) Triste la sorte di chi deve dire addio a colui nel quale confida. La vita è davvero così desolata? Quanto ho sofferto per te. (21).
Tu nascesti nell’anno della Capra di Metallo (22), io nell'anno del Bue di Metallo (23). Abbiamo condiviso questi anni, spezzati dal gelo e dal ghiaccio, e siamo invecchiati presto come salici avvizziti anzitempo. (24) D'ora in poi, metti un po’ da parte la poesia (25), e prendi maggior cura di te stesso. Il mio solo desiderio è che il Fiume Giallo scorra limpido e che tu viva a lungo. (26) Al tuo ritorno dall’esilio, raccoglierai in fretta gli appunti che hai preso negli anni trascorsi a guardia dei confini.(27), per trasmetterne il ricordo alle future generazioni e di te rimarrà soltanto il nome (28). Non ho parole sufficienti per esprimere ciò che provo verso di te. (29). Ti saluto chinando il capo. (30)
NOTE
1) Wú Zhàoqiān 吴兆骞(1631-1684) si distinse fin da giovane per la sua abilità poetica. Nel 1657 affrontò con successo l'esame provinciale di Jiāngnán 江南, ma fu falsamente accusato da un rivale di aver copiato il tema. Costretto a ripetere la prova sotto la sorveglianza di uomini armati, non resse alla pressione psicologica e non riuscì a portare a termine l’esame.Venne quindi condannato per frode ed esiliato a Nínggǔtă 寧古塔, nella provincia settentrionale del Hēilongjiāng 黑龍江, dove visse per ventitré anni, fungendo da segretario del generale Bā Hǎi 巴海, il comandante della guardia di confine. Nel 1681, grazie all'impegno di Gù Zhēnguàn, Nàlán Xìngdé e altri, fu graziato e tornò a casa, ma morì nella capitale tre anni dopo.
2) Nàlán Xìngdé 纳兰性德 (1655-1685), membro di un’importante famiglia manciù, fu un famoso compositore di canzonette ( 词 (“cí”).
3)"Jīnlǚqū" 金缕曲(“La Melodia del Filo d’Oro”) è uno dei titoli con cui è conosciuta una famosa canzonetta 词 (“cí”) dell’epoca Sòng 宋, nota anche come "hèxīn láng" 贺新郎. La melodia di questa canzonetta servi in seguito da base (词牌 “cípài”) per innumerevoli canzonette dei periodi successivi.
4) Hànchá 汉槎 era il nome di cortesia di Wú Zhàoqiān 吴兆骞.
5) Nínggǔtă 寧古塔, oggi Níng’ān 宁安市, era una città situata nella provincia settentrionale del Hēilongjiāng 黑龍江 che fungeva spesso da luogo d’esilio per funzionari e politici caduti in disgrazia.
6) L’Anno del Drago di Fuoco (丙辰 “ bĭngchén”) è il cinquantatreesimo anno del ciclo sessagesimale cinese. Nella specie corrisponde al 1676 dell’era cristiana.
7) Il nome d’arte di Wú Zhàoqiān 吴兆骞 era Jìzĭ 季子.
8) Gù Zhēnguàn riprende, nella sua canzonetta, il contenuto della lettera con cui Wú Zhàoqiān implora il suo aiuto: "Le terre di confine sono gelide, con ghiaccio e neve tutto l'anno. Le frecce fischiano nel vento e le trombe funeste sono macchiate di sangue. Vago senza meta, le mie tempie diventano grigie. Mia moglie è spesso malata, e ho un figlio e due figlie, eppure non abbiamo niente da mangiare. Penso alla mia anziana madre, sola nella sua casa, separata da immense distanze, senza speranza che io torni a casa..."
9) L’espressione “chī mèi ”(魑 魅 ) designa alcuni spiriti maligni della mitologia cinese. I “chī”( 魑 ) ed i “mèi”( 魅 ), menzionati nei Shĭ Jì 史 記 di Sīmă Qiān 司 馬 遷, erano spiriti delle montagne e dei boschi. Avevano una testa umana su corpi rispettivamente di tigre e di cinghiale.
10) Il termine “mani a nuvola” (云手 “yún shǒu”) designava all’inizio una serie di movimenti classici della danza tradizionale cinese. Esso è stato poi usato anche per indicare una particolare abilità e agilità nei movimenti delle mani e, in senso negativo, per alludere alla capacità di alcuni individui di ingannare gli altri, senza che se ne accorgano.
11) Il termine “ mantello di pelle di mucca"( 牛衣 “niú yī”), si riferisce in realtà ad una copertura di canapa o di paglia pressata, usata per proteggere dal freddo e dalla pioggia sia gli uomini sia gli animali. Il suddetto termine apparve per la prima volta nel “Libro degli Hàn” (汉书· “hàn shū”), che, nella biografia di Wáng Zhāng 王章传, narra la storia di Wáng Zhāng, 王章, il quale, in povertà e malato, giaceva avvolto in un manto di pelle di mucca piangendo con la moglie. Questo episodio trasformò gradualmente il "manto di pelle di mucca" in un simbolo di povertà. L’espressione "anni trascorsi in un mantello di pelle di mucca" (牛衣年 “niú yī nián”) rappresenta una vita di stenti.
12) Nel 1663 Wú Zhàoqiān fu raggiunto a Nínggǔtă dalla moglie Gé Cǎizhēn 葛采真. Potè così ricostituire un nucleo famigliare ed ebbe in seguito due figlie e un figlio. Gù Zhēnguàn lo consola invitandolo a considerare che quasi nessuno di coloro che sono stati esiliati è riuscito a mantenere integra la propria famiglia.
13) Molte delle imperatrici e delle famose favorite della storia cinese, celebri per la loro bellezza, ebbero vita assai breve, cadendo vittime di intrighi, guerre e rivolte. Wú Zhàoqiān dovrebbe trovare un motivo di conforto nel fatto che, pur essendo stato mandato in esilio da molti anni, è ancora vivo.
14) Shēn Bāoxū 申包胥 fu un cortigiano al servizio dei re di Chǔ 楚 durante il Periodo delle Primavere e degli Autunni (春秋时期 “chūnqiū shíqí”). Quando il regno di Chǔ fu invaso dall’esercito di Wú 吴, Shēn si recò ad implorare l’aiuto del duca di Qín 秦, lamentandosi per sette giorni e sette notti senza sosta, finché il duca Āi di Qín 秦哀公, commosso da tanta dedizione, non inviò le sue truppe a liberare Chǔ. Il suo gesto divenne un esempio storico di fedeltà e di costanza.
15) “Testa di corvo, corna di cavallo” (乌 头马角 "wū tóu mǎ jiǎo”) è un'espressione idiomatica cinese, equivalente a " corvo bianco, corna di cavallo” (乌白马角 "wū bái mǎ jiǎo”), spesso usata per indicare qualcosa di impossibile.Questa espressione trae origine dalle "Biografie degli Assassini" 刺客列傳 (“ cìkè lièzhuàn”) contenute nelle “Memorie Storiche” 史記 (“shĭjì”) di Sīmǎ Qiān 司馬遷. Nella biografia di Jīng Kē 荆轲 si racconta che, durante il periodo degli Stati Combattenti, il re Yíng Zhèng di Qín 秦嬴政, per dichiarare che non avrebbe mai liberato il principe Dān 太子丹 di Yăn 燕, tenuto in ostaggio alla sua corte, disse che lo avrebbe lasciato andare quando “i corvi fossero divenuti bianchi ed i cavalli avessero messo le corna” (“wú tóu bái mā shēng jiǎo "乌头白,马生角").
16) L’accenno ai dieci anni durante i quali sono mancati i rapporti tra i due amici è un po’ difficile da interpretare. Io l’ho inteso nel senso che Gù Zhēnguàn, il quale, dopo aver superato nel 1666 gli esami provinciali, entrò al servizio della pubblica amministrazione e ricoprì incarichi diversi in varie regioni, distratto dalle sue occupazioni dimenticò un po’ il suo vecchio amico e si ricordò della sua tragica situazione soltanto quando gli pervenne nel 1676 la drammatica richiesta d’aiuto di Wú Zhàoqiān.
17) L’espressione 死生师友 ”sǐshēng shī yǒu”, vale a dire “maestro ed amico nella vita e nella morte” mostra quanto fosse forte il legame che univa Gù Zhēnguàn a Wú Zhàoqiān, da lui considerato esempio ed ispirazione per tutta la sua esistenza.
18) Il termine 齊名 “qímíng” che sigifica “di pari livello”, “di pari fama” sottolinea bene il concetto di un’amicizia sorta tra persone affini per sensibilità e per cultura e, quindi, tanto più solida e profonda.
19) Non esistono elementi per affermare che l’amicizia tra Dú Fǔ 杜甫 e Lĭ Bái 李白 fosse così profonda e appassionata come ce la presenta Gù Zhēnguàn. Lĭ Bái, se ricordo bene, parla di Dú Fǔ soltanto in una poesiola nella quale lo prende garbatamente in giro attribuendone in modo scherzoso l’aspetto emaciato all’ardore poetico che lo consuma. È vero invece che Dú Fǔ compose due poesie nelle quali compiangeva l’amico costretto all’esilio dopo la rivolta di Ān Lùshăn 安禄山, ma mi sembra senz’altro eccessivo, viste le continue miserie e le tragedie che costellarono la vita di Dú Fǔ, attribuire il suo declino fisico e le sue sofferenze morali alla preoccupazione per la sorte di Lĭ Bái 李白.
20) All’epoca della rivolta di Ān Lùshăn 安禄山 (757 d.C.), Lĭ Bái 李白 fu coinvolto nel tradimento di un fratello dell'imperatore che cercò di sottrarsi all'autorità imperiale. Il fallimento e la sconfitta delle forze ribelli provocarono il suo esilio temporaneo a Yéláng 夜郎 nella lontana provincia del Guìzhōu 贵州.
21) Ho così interpretato la frase 千万恨 ,为君剖 (“qiān wàn hèn, wèi jūn pōu”), letteralmente “ti racconterò le mie infinite sofferenze”.
22) L’Anno della Capra di Metallo (辛未 “xínwèi”) è l’ottavo anno del ciclo sessagesimale cinese. Nella specie corrisponde al 1631 dell’era cristiana.
23) L’Anno del Bue di Metallo (丁丑 “dīngchǒu”) è il quattordicesimo anno del ciclo sessagesimale cinese. Nella specie corrisponde al 1637 dell’era cristiana.
24) L'espressione "salice che invecchia prematuramente" (早衰柳 “zǎoshuāi liǔ”) deriva dal modo di dire "la postura di un salice" (柳之姿 “liǔ zhī zī”). Glli antichi usavano spesso questa metafora , in senso autoironico, per indicare una costituzione debole o per lamentare un invecchiamento precoce. L’espressione ha origine nell’opera “Un nuovo resoconto del mondo”, (世说新语 “shì shuō xīn yǔ”), dove si riferisce al fatto che il salice è primo a perdere le foglie in autunno ed è quindi un albero fragile.
25) L’attività poetica è indicata con l’espressione 诗赋 (“shī fù”), cioè “poemi e rapsodie”. Il termine 赋 (“fù”) designa una forma letteraria classica caratterizzata dall'alternanza di sezioni in versi rimati e prosa ritmica.
26) “Che il Fiume Giallo scorra limpido e che la gente viva a lungo” (河清人寿 “hé qīng rén shòu”) è un antico augurio, espresso in forma di proverbio, che si riferisce alla leggenda secondo cui il Fiume Giallo, la cui corrente è sempre torbida e limacciosa, si schiarisce soltanto una volta ogni mille anni. Alla persona interessata viene così augurato di vivere talmente a lungo da vedere almeno una volta il Fiume Giallo scorrere limpido.
27) Il termine 戍 (“shù”) indica la “difesa delle frontiere”, la”guardia dei confini”.
28) Mi sembra di scorgere in questa affermazione un notevole pessimismo: di tutto ciò che si è compiuto nella vita rimarrà soltanto un “vuoto nome”, una “vana fama”( 空名 “kōng míng”), che non compenserà tutte le sofferenze e le amarezze subite.
29) Gù Zhēnguàn vorrebbe ancora dire molte cose all’amico, ma le parole non sono sufficienti ad esprimere la profondità dei suoi sentimenti.
30) Gù Zhēnguàn riprende, al termine della sua lettera, il gesto rituale di saluto, che consisteva nel chinare il capo dinanzi alla persona che si salutava.