CAPITOLO 76
Durante l’autunno, Mord Valgardson informò gli altri che Gunnar era rimasto solo in casa, perché tutti i suoi garzoni erano andati a Eyiar a falciare il fieno.
Non appena ricevuta la notizia, Gissur il bianco e Geir il sacerdote guadarono i fiumi per dirigersi verso est e proseguendo sempre verso est attraverso una distesa di sabbia giunsero a Hof. (1) Di lì avvisarono poi Starkad, che abitava a Thrihyrning.
Tutti coloro che intendevano attaccare Gunnar si trovarono così riuniti nella fattoria di Mord a Hof e deliberarono sul da farsi.
Mord disse che non sarebbero riusciti a cogliere di sorpresa Gunnar se non avessero messo le mani su un contadino di nome Thorkel, che abitava in una fattoria vicina a quella di Gunnar, e non lo avessero costretto ad andare con loro a Hlidarend, perché lui solo era in grado di rendere innocuo il cane Sam, che lo conosceva.
Dopo di ciò si diressero ad est, verso Hlidarend, e mandarono degli uomini a catturare Thorkel, al quale offrirono due scelte: essere ucciso o eliminare il cane da guardia. Thorkel scelse di continuare a vivere e andò con loro.
Il gruppo degli assalitori si fermò in un recinto che si trovava sulla collina sopra la fattoria e Thorkel scese verso la casa. Il cane era sdraiato sul tetto (2) e Thorkel lo attirò sul cammino per portarlo via con sé, ma non appena il cane vide che c’erano uomini sconosciuti nel recinto, saltò addosso a Thorkel e lo addentò al volto ferendolo. Allora Önund di Tröllaskog lo colpì alla testa con la sua ascia, la cui lama penetrò sino al cervello. Il cane emise un profondo ululato, diverso da tutti quelli che essi avessero mai sentito, e cadde a terra morto.
NOTE
1) Hof era la fattoria di Mord, al quale era stato affidato il compito di sorvegliare le mosse di Gunnar proprio perché era il più vicino a Hlidarend.
2) Nell’antica Islanda le case erano spesso addossate alle pareti di un pendio, cosicché si poteva accedere al tetto senza bisogno di scale.
CAPITOLO 77
L’ululato del cane risvegliò Gunnar, il quale dormiva all’interno della casa. “T’hanno trattato con molta crudeltà, Sam, mio caro figlioccio “ disse Gunnar” e temo che la loro intenzione sia di far seguire alla tua morte anche la mia”.
La casa di Gunnar era costruita interamente in legno di salice ed era coperta da un tetto composto di assi che si sovrapponevano, nel quale si aprivano, in corrispondenza delle travi portanti, feritoie fornite di un battente quadrato. Gunnar dormiva con Hallgerd e con la madre in un soppalco ricavato al di sopra della sala. (1)
Quando gli assalitori si avvicinarono alla casa, non sapevano se vi avrebbero trovato Gunnar o no. Gissur disse allora che qualcuno avrebbe dovuto accostarsi alla costruzione e cercare di scoprire se Gunnar era in casa.
Thorgrim il norvegese andò avanti in avanscoperta, mentre gli altri si sedevano ad aspettare.
Gunnar vide una tunica rossa passare dinanzi ad una finestra, spinse fuori la sua alabarda e colpì Thorgrim al petto. Il Norvegese lasciò cadere lo scudo, perse l’equilibrio e scivolò giù dal tetto, ma si rialzò e si diresse dove erano seduti Gissur e gli altri.
Gissur lo guardò e gli domandò: “Hai potuto scoprire se Gunnar è in casa?”
“Andate voi a vedere di persona” gli rispose Thorgrim” Io so soltanto che la sua alabarda è in casa”.
Ciò detto, cadde morto.
Gli altri, allora, attaccarono la casa.
Gunnar si difese scagliando frecce ed impedì loro di avanzare. Alcuni degli assalitori salirono sul tetto, pensando di poter entrare in casa passando dall’apertura che c’era sul tetto, ma anche lì Gunnar riuscì a tenerli in scacco con le sue frecce, bloccandoli per un buon momento e costringendoli un’altra volta a ritirarsi.
“Dobbiamo attaccare con più vigore” osservò Gissur “Altrimenti non concluderemo nulla”.
Attaccarono di nuovo a lungo, ma, per la terza volta, dovettero ritirarsi.
“Fuori, sull’angolo del tetto, è caduta una dello loro frecce. La prenderò e la scaglierò contro di loro. Si vergogneranno quando vedranno che li colpisco con le loro stesse armi”.
“Non farlo!”lo ammonì sua madre “Non provocarli, proprio adesso che stanno cominciando a ritirarsi!”, ma Gunnar andò a prendere la freccia e la scagliò sugli assalitori, ferendo gravemente Eilif, figli di Önund. Quest’ultimo stava un po’ lontano dagli altri, i quali non si accorsero che era stato colpito.
“Ho visto sporgere dalla finestra un braccio, che recava al polso un braccialetto d’oro, e l’ho visto afferrare una freccia che era piantata sul tetto. “disse Gissur “Ciò significa che Gunnar ha esaurito la sua scorta di frecce. È il momento propizio per attaccarlo.”
“Bruciamo la casa con lui dentro!” propose Mord.
“Non lo farei mai, nemmeno se ne andasse della mia vita”(2) replicò Gissur “ ma una persona furba, come dicono che tu sia, dovrebbe pur trovare un’altra soluzione”.
Giacevano sul terreno delle funi, che venivano talvolta usate per garantire la stabilità della costruzione. (3)
“Prendete queste corde” disse Mord “ ed attaccatele per un capo, poi legatene l’altro capo a quelle rocce alle estremità delle travi che sostengono il tetto e fate pressione sulle corde con dei pali in modo da ribaltare il tetto”.(4)
Presero dunque le corde e cominciarono a tirare come Mord aveva detto e Gunnar non se ne accorse finché non vide che la casa era completamente scoperchiata, ma anche così Gunnar riusciva ancora a tenerli lontani con le sue frecce.
“Bruciamo lui e la casa!” ripeteva Mord.
“Non riesco a capire perché continui a proporre qualcosa che nessuno vuol fare” lo interruppe Gissur “Non si fa e basta!”.
In quel momento, Thorbrand, figlio di Thorleik, saltò sul tetto della casa (5) e tagliò la corda dell’arco di Gunnar. Gunnar prese a due mani l’alabarda, si girò rapidamente verso di lui, lo trafisse con l’alabarda e ne gettò il corpo sul prato.
Allora saltò sul tetto Asbrand, il fratello di Thorbrand. Gunnar lo puntò con la sua alabarda e Asbrand cercò di parare il colpo con lo scudo, ma l’alabarda attaversò lo scudo e si piantò tra il braccio e l’avambraccio. A questo punto, Gunnar girò l’alabarda: lo scudo si spaccò, entrambe le ossa del braccio si spezzarono e Asbrand cade giù dal tetto.
Gunnar aveva già ferito otto uomini e ne aveva uccisi due, mentre da parte sua aveva ricevuto due ferite. Tutti riconoscevano che né le ferite né la paura della morte erano in grado di fermarlo.
Gunnar si rivolse a Hallgerd e le disse: “Taglia due ciocche dei tuoi capelli e tu e mia madre li intreccerete per farne la corda di un arco”.
“È importante ciò che mi chiedi?” gli domandò Hallgerd.
“Ne va della mia vita” le rispose Gunnar” perché, finché potrò usare il mio arco, riuscirò a tenerli lontani da me”.
“Allora ricordati dello schiaffo che mi desti una volta e sappi che non me ne importa niente di quanto tempo tu riuscirai a resistere”.
“Anch’io ho la mia dignità” replicò Gunnar “ e non te lo chiederò una seconda volta”. (6)
“Ti stai comportando molto male” osservò Rannveig rivolta a Hallgerd” e ti porterai dietro per molto tempo il ricordo di questo gesto infame”.
Gunnar continuò a difendersi con abilità e coraggio e ferì ancora otto uomini, alcuni in modo molto grave, finché non fu sopraffatto dalla fatica. Lo colpirono più volte, ma ogni volta continuò a lottare, e ci volle molto tempo prima che riuscissero a ferirlo mortalmente.
Thorkel, lo scaldo di Elfara , compose a questo riguardo i seguenti versi:
Ci è giunta notizia che Gunnar,
il combattente,
colui che cavalcava
il destriero delle onde,
si difese con la sua alabarda
nelle regioni del sud.
Gettandosi sugli avversari
feri sedici portatori
di scudi sui legni del mare
e ne uccise due. (7)
“Abbiamo ucciso un grande combattente” commentò Gissur “È stato difficile ucciderlo e la sua difesa sarà ricordata finché qualcuno abiterà questa terra”.
Poi si rivolse a Rannveig e le chiese: “Ci daresti un pezzetto di terra per seppellirci i nostri due morti?”.
“Vi darò il terreno necessario per seppellire quei due, ma sarei felice di poterne mettere a disposizione abbastanza per seppellirvi tutti” gli rispose Rannveig.
“Hai ragione “ammise Gissur “ perché hai subito una grande perdita" e diede ordine ai suoi di andarsene senza rubare né distruggere nulla.
Thorgeir, figlio di Starkad, disse a Gissur e a Geir: “Non saremo al riparo dalle rappresaglie dei figli di Sigfus né nelle nostre case né sulle nostre terre, se uno di voi due non rimarrà con noi per un po’ di tempo”.
“Penso che tu abbia ragione” osservò Gissur. Lui e Geir tirarono a sorte e toccò a Geir rimanere nella zona.
Geir si recò a Odd e vi si stabilì.
Suo figlio Hroald, che aveva avuto, fuori dal matrimonio, con Biartey, la sorella di Thorwald il malaticcio, quello che fu ucciso a Hestlaek nel promontorio di Grim (8), si vantava di aver inferto a Gunnar il colpo mortale. Questo figlio rimase con lui a Odd.
Anche Thorgeir, figlio di Starkad, si vantava di aver ferito Gunnar.
Gissur ritornò a casa sua a Mosfell.
L’uccisione di Gunnar fu disapprovata in tutto il paese e molti lo piansero.
NOTE
1) La casa di Gunnar sorgeva sul pendio di Hlidarend. Leggiamo nel capitolo 77 della saga che c'era un recinto un po' più in alto della casa ("tradhir voru fyrir ofan gardhinn") e che il cane Sam era sdraiato sopra la casa ("à húsum upp"), cioè sul tetto.
Se ne deduce che la casa era addossata per un lato al pendio e che dal pendio si poteva salire direttamente sul tetto della stessa.
Il tetto era sostenuto da alcune travi portanti, sulle quali erano stese diagonalmente assi sovrapposte. In corrispondenza delle travi portanti c'erano alcune aperture, chiuse con una tavola quadrata di legno, che ho chiamato "feritoie" perché avevano probabilmente dimensioni più ridotte di quelle di una vera finestra. È presumibile che, per ragioni di sicurezza, la csa non avesse finestre che si aprivano sulla facciata.
2) La proposta di bruciare la casa è ritenuta indegna perché comporterebbe la morte di tutta la famiglia di Gunnar e Gissur la respinge con sdegno.
3) Una casa costruita in legno non era molto solida. Per garantirne la stabilità in caso di uragani o di raffiche di vento estremamente forti, essa veniva quindi legata con funi assicurare alle rocce circostanti o a pali profondamente piantati nel terreno.
4) Legando le corde alle estremità delle travi portanti che sporgevano dalla parte del pendio e tirandole con forza, era possibile sollevare il tetto e farlo ribaltare sul prato che si stendeva dinanzi alla casa.
5) L'affermazione che Thorbrand "saltò sul tetto" (hleypur upp á thekjuna") contrasta con quanto detto poco prima, ciòè che "la csa era stata completamente scoperchiata (their höfdhu undidh allt thakidh of skalandar"). Se ne deve dedurre che Thorbrand in realtà si arrampicò in cima al muro della casa o che il tetto non era stato completamente rovesciato.
6) È quasi impossibile pensare che il carattere vendicativo di Hallgerd la porti ad una decisione così folle. Il testo lascia immaginare che, se Gunnar la supplicasse, Hallgerd cederebbe, ma un uomo orgoglioso come Gunnar non può implorare la moglie nemmeno per salvare la propria vita.
7) Troviamo in questi versi alcuni esempi di "kenningar", le fantasiose metafore tipiche della poesia scaldica:
il "cavaliere del destriero delle vie delle onde" ( "kjalar slóda gladhstúrandi") è il marinaio; "il portatore degli scudi sul legno del mare (" haudhrmens vidar mána hrídhar herdimeidhr") è il guerriero armato di scudo che combatte sulle navi.
CAPITOLO 78
Njal fu rattristato dalla morte di Gunnar così come lo furono i figli di Sigfus, i quali gli domandarono se avrebbero fatto bene a denunciare l’uccisione e ad avviare un procedimento penale. Egli rispose loro che non era possibile farlo perché Gunnar era stato bandito e che il modo migliore per salvare il loro onore era di uccidere qualcuno in rappresaglia.
Essi eressero un tumulo e vi seppellirono Gunner in posizione seduta. (1) Rannveig non volle che l’alabarda fosse depositata nella tomba, ma disse che la si sarebbe potuta dare soltanto ad un uomo che si impegnasse a vendicare Gunnar. Così l’alabarda non fu data a nessuno.
Rannveig era così irritata con Hallgerd che fu ad un passo dall’ucciderla e andava dicendo che Hallgerd era stata la causa della morte di suo figlio. Percò Hallgerd si trasferì a Grjota con suo figlio Grani e si procedette alla divisione delle proprietà. Hogni avrebbe ricevuto la fattoria di Hlidarend e le terre circostanti, mentre Grani avrebbe avuto le terre che venivano date in affitto.
Accadde un giorno a Hlidarend che un pastore e una serva, guidando un gregge di pecore, passassero accanto al tumulo di Gunnar e parve loro si sentire che Gunnar si agitava e recitava versi all’interno del tumulo. Tornati a casa, riferirono ciò che avevano sentito a Rannveig, la quale raccomandò loro di recarsi a Bergthorsvol e di raccontare il fatto a Njal. Essi si recarono da Njal e questi si fece ripetere il racconto tre volte. Dopo di ciò parlò a lungo con Skarphedin.
Skarphedin prese la sua ascia e si recò, accompagnato dai suoi garzoni, a Hlidarend, dove Hogni e Rannveig, lo accolsero amichevolmente, lieti di vederlo. Rannveig lo invitò a trattenersi da loro per qualche tempo e Skarphedin acconsentì.
Skarphedin e Hogni erano sempre insieme in casa e fuori. Hogni era un ragazzo coraggioso e di buon carattere, ma non credeva facilmente a ciò che gli raccontavano, e per questo nessuno aveva ancora osato parlargli di come lo spirito di Gunnar si era manifestato.
Una sera Skarphedin e Hogni si trovavano insieme a sud del tumulo di Gunnar. La luna risplendeva, anche se, di tanto in tanto, era velata da una nuvola. I due videro allora che la tomba era aperta, che Gunnar ne era uscito fuori e che stava contemplando la luna. Parve loro che quattro lumi ardessero all’interno del tumulo, che era completamente illuminato. Gunnar appariva felice ed allegro. Lo udirono allora recitare alcuni versi che sentivano bene, pur trovandosi ad una certa distanza dal tumulo.
I versi erano i seguenti:
“ Il brillante donatore di braccialetti (2),
l’uomo coraggioso nell’azione,
il padre di Hogni,
ha detto:
Lo spirito armato di scudo
preferisce tenere alto il suo elmo
piuttosto che piegarsi..
È meglio morire da guerriero,
sÌ, morire come l’albero della Valchiria.”
La porta del tumulo si chiuse di nuovo.
“Lo avresti mai creduto, se altri te lo avessero riferito” domandò Skarphedin a Hogni.
“Lo avrei creduto se me lo avesse raccontato Njal, poichè dicono che non menta mai.” gli rispose Hogni.
“Questa apparizione ha un profondo significato” osservò Skarphedin” Gunnar è uscito fuori dalla tomba e ci ha detto, lui stesso, che ha preferito morire piuttosto che cedere ai suoi nemici.
Così dicendo, ci ha spiegato che cosa dobbiamo fare.”
“Non potrò far nulla, se tu non mi aiuterai” disse Hogni.
“Mi ricordo”gli rispose Skarphedin”come Gunnar si comportò con noi dopo l’uccisione del vostro parente Sigmund. (3) Ti aiuterò in tutti i modi che potrò. Mio padre avevapromesso a Gunnar di aiutare lui e sua madre ogni volta che ne avessero bisogno.
Dopo queste parole, ritornarono alla fattoria.
NOTE
1) I Vichinghi non venivano abitualmente sepolti in posizione seduta, anche se esistono eccezioni a questa regola.Non è chiaro per quale motivo un defunto fosse sepolto in posizione seduta.Forse era un modo per rendergli particolarmente onore.
2) Nella poesia scaldica il termine “ donatore di anelli”(“döggla deilir”) è una metafora (“kenning”) che designa il re o un signore locale, il quale distribuisce braccialetti o collane d’oro ai guerrieri che si sono distinti per il loro valore.Il poeta compara quindi Gunnar a un re per la sua nobiltà d’animo.
3) L’”albero della Valchiria” ( “val-Freyu stafr”) è una kenning che designa il guerriero coraggioso.
4) Sigmund, un parente di Gunnar, aveva deriso Njal e la sua famiglia ed era perciò stato ucciso da Skarphedin. Gunnar si era astenuto per lungo tempo dal chiedere un risarcimento in quanto riteneva che Sigmund, a causa del suo comportamento, avesse ben meritato di essere ucciso. Più tardi, era stato lo stesso Njal che aveva convinto Gunnar ad accettare un risarimento. (Cfr. Cap 45 della saga).
CAPITOLO 79
“Dovremmo cominciare questa notte stessa” disse Skarphedin “ perché, se si sparge la voce che io sono qui, staranno molto più attenti”.
“Seguirò le tue istruzioni” gli rispose Hogni.
Presero le loro armi quando tutti gli altri erano ormai andati a letto. Hogni afferò l’alabarda, che mandò un rimbombo.
Rannweig si alzò di scatto e domandò irritata: “Chi ha preso l’alabarda? Avevo vietato a chiunque di toccarla”.
“La sto portando a mio padre” le rispose Hogni” affinché possa averla con sé nel Valhalla ed usarla in battaglia”.
“Prima devi usarla tu e vendicare tuo padre” disse Rannveig “ perché il rimbombo del’alabarda è presagio di morte per uno o più uomini”.
Hogni uscì di casa e raccontò a Skarphedin il suo colloquio con la nonna.
Dopo di ciò, si diressero a Oddi. Due corvi li accompagnarono per tutto il cammino. (1)
Giunti a Oddi nel pieno della notte, fecero uscire le pecore dal recinto e le spinsero verso la casa.
Hroald e Tiörv uscirono di casa per riportare le pecore nel loro recinto, ma erano armati.
“Avete fatto bene ad armarvi, perché i vostri sospetti erano fondati” disse loro Scarphedin, poi calò su Tiörv un fendente mortale.
Hogni si gettò su Hroald, che aveva in mano una lancia. Hroald tentò di colpirlo con la lancia,ma Hogni parò il colpo con l’alabarda, spezzando la punta della lancia, poi trafisse l’avversario.
Lasciati a terra i cadaveri, Skarphedin e Hogni si direassero verso Thrihyrning. Scarphedin salì sopra la casa e cominciò a strappare le zolle d’erba che ricoprivano il tetto. Quelli che stavano dentro la casa pensarono che fossero le pecore uscite dallo stazzo.
Starkad e Thorgeir si vestirono e presero le loro armi, poi uscirono e salirono al recinto. Quando Starkad vide Skarphedin fu colto dalla paura e volle tornare indietro, ma Skarphedin lo uccise accanto al muretto del recinto. Ogni si lanciò su Thorgeir e lo uccise con l’alabarda.
Poi si recarono a Hof e trovarono nei campi Mord, che chiese pace ed offrì piena riconciliazione. (2) Skarphedin gli raccontò dei quattro che avevano ucciso e gli disse che avrebbe subito la stessa sorte se non avesse offerto a Hogni piena facoltà di stabilire le ammende,ammesso che Hogni fosse disposto a farlo.
Hogni disse che non aveva alcuna intenzione di giungere ad un accordo con gli uccisori di suo padre, ma, alla fine, accettò la proposta.
NOTE
1) I corvi che seguivano un guerriero sulla via della vendetta erano presagio di successo.
Cfr. Reginsmál, ventesima strofa : “Mörg eru góð, ef gumar vissi, heill at sverða svipun; dyggva fylgju hygg ek ins dökkva vera hrottameiði hrafns.”(“Se gli uomini sapessero interpretarli, sono molti i segni che predicono il buon esito di una lotta: uno di essi è incontrare sul proprio cammino un nero corvo”).
2) Perché i due non uccidono anche Mord? La spiegazione sta probabilmente nel fatto che lo trovano intento a lavorare i campi senz’armi e che era considerato ignobile uccidere un uomo disarmato. Abbiamo visto infatti nel cap. 45 di questa saga che, quando Skarphedin incontra Sigmund disarmato, lo invita a tornare a casa e a prendere le armi per poterlo affrontare in un regolare duello.
CAPITOLO 80
Njal si diede da fare affinché coloro che dovevano vendicare le uccisioni di Starkad e di Thorgeir accettassero una composizione amichevole: fu convocata l’assemblea dl distretto e furono scelti degli arbitri.
Furono valutati tutti i fatti, compresa l’uccisione di Gunnar, sebbene egli fosse stato bandito.
Mord pagò tutto ciò che rimaneva da pagare dopo che gli arbitri ebbero fissato le ammende negli altri casi ed ebbero compensato i debiti di una parte con quelli dell’altra. In questo modo si giunse ad un pieno accomodamento.
Si discusse molto anche della vertenza tra Geir il sacerdote e Hogni (1) e pure qui si giunse ad un accordo, che fu in seguito rispettato dalle parti. Geir il sacerdote continuò ad abitare a Hlid fino alla sua morte e di lui non si parlerà più in questa saga.
Njal chiese per Hogni la mano di Alfeid, figlia di Veturlidi lo scaldo, che gli fu concessa. Da questo matrimonio nacque Ari, che navigò verso le isole Shetland, vi si stabilì e vi si sposò. Da lui discese Einar delle Shetland, un uomo molto valoroso.
Hogni rimase sempre amico di Njal, ma di lui non avremo più occasione di parlare.
NOTE
1) Geir il sacerdote era il padre di Hroald, che era stato ucciso da Hogni.
CAPITOLO 81
Parliamo ora di Kolskegg.
Dopo essersi recato in Norvegia, trascorse l’inverno nel fiordo di Oslo, poi, nell’estate successiva, si recò in Danimarca, dove entrò al servizio di re Svein dalla Barba Forcuta (1) e ricevette grandi onori.
Una notte, sognò che si avvicinava a lui un uomo avvolto in un alone di luce, che lo svegliava e gli diceva : “Alzati e vieni con me”. “Che cosa vuoi da me?” gli chiedeva Kolskegg. “Ti troverò una moglie” gli rispondeva l’uomo “e tu sarai un mio cavaliere.” Kolskegg si dichiarava d’accordo. A questo punto si svegliò.
Kolskegg andò da un saggio e gli chiese di interpretargli il sogno. Gli fu spiegato che doveva recarsi a sud e diventare un cavaliere di Dio. (2)
Allora, si fece battezzare in Danimarca, ma non si contentò di rimanere lì. Si diresse in Russia (3), dove passò l’inverno. Dalla Russia scese a Costantinopoli (4), dove si arruolò come mercenario, si sposò e divenne uno dei capi della Guardia Variaga. (5)
Kolskegg rimase a Costantinopoli sino alla morte ed è ormai fuori dalla nostra storia.
NOTE
1) Svein dalla Barba Forcuta, figlio di Harald, fu re di Danimarca dal 986 d.C. al 1014 d.C.
2) Per interpretare il sogno di Kolskegg è utile ricordare che, nel linguaggio religioso, la Chiesa era spesso paragonata ad una donna, che i cristiani erano allegoricamente chiamati “fidanzati”o “sposi” della Chiesa e che le monache erano chiamate “spose” di Cristo. Il sogno predice dunque a Kolskegg che si convertirà al Cristianesimo, ma non lo indirizza alla vita religiosa.
3) La Russia è detta dai Vichinghi Garðaríki. Questo termine è normalmente interpretato come "regno delle città" ed indicava probabilmente la catena di fortezze vichinghe stabilite lungo il fiume Volchov.
4) I Vichinghi, impressionati dalla grandezza e dalla ricchezza di Costantinopoli, la chiamarono “Miklagard”, vale a dire “la grande città”.
5) La Guardia Variaga (o dei Vareghi), istituita nel 989 d.C. e composta prevalentemente da mercenari di origine scandinava, era la guardia del corpo degli imperatori bizantini.
CAPITOLO 82
Dobbiamo ora parlare di Thrain, figlio di Sigfus, che aveva fatto rotta verso la Norvegia.
Dopo essere approdati a Halogaland, nel nord del paese, lui e i suoi compagni navigarono verso sud in direzione di Trondheim e di Lade.(1)
Quando il conte Hakon (1) venne a sapere del loro arrivo mandò qualcuno ad informarsi di chi fossero.
Una volta che glielo ebbero riferito, il conte mandò chiamare Thrain, che si presentò dinanzi a lui.
Hakon gli domandò quale fosse la sua famiglia e Thrain gli rispose che era un parente stretto di Gunnar di Hlidarend.
“È una parentela che ti sarà utile con me” osservò il conte” perché io ho conosciuto molti islandesi, ma nessuno che valesse quanto Gunnar”.
“Signore” chiese Thrain” Mi ospitereste durante l’inverno?”.
Il conte rispose affermativamente. Thrain rimase con lui quell’invenro e fu trattato con riguardo.
C’era in giro un famoso pirata di nome Kol, figlio di Asmund, detto Fianco di Quercia, di Smaland. Costui aveva ai suoi ordini cinque navi e molti uomini ed incrociava nelle acque ad est del fiume Göta. Una volta aveva fatto un’incursione in Norvegia ed aveva attaccato di sorpresa Hallvard Soti che, circondato, si era difeso bene, finché i pirati non avevano dato fuoco alla casa in cui si trovava. Allora si era arreso. I pirati lo avevano ucciso e, dopo aver portato via un ricco bottino, erano ritornati a Ljódhus. (4)
Venuto a conoscenza di questo fatto, il conte Hakon aveva dichiarato Kol fuorilegge in tutti i suoi dominî ed aveva posto una taglia sulla sua testa.
Un giorno il conte osservò: “Peccato che Gunnar di Hlidarend si trovi oggi così lontano da noi. Se fosse qui, lui avrebbe già ucciso questo pirata. Purtroppo, ora sarà ammazzato dagli islandesi, e rimpiango che non sia ritornato presso di noi”.
“Non sono Gunnar” gli rispose Thrain “ma sono della sua stessa razza e sono pronto a tentare questa impresa”.
“Accetto volentieri la tua proposta” gli rispose il conte “e ti fornirò tutto l’equipaggiamento necessario per la tua spedizione”.
Intervenne allora Eirik, il figlio di Hakon:” Padre, tu hai fatto delle belle promesse a molte persone, ma non sempre le hai mantenute. La missione che affidi a quest’uomo è difficile perché lo mandi contro un pirata che sarà un avversario duro e coriaceo. Dovrai scegliere con gran cura gli uomini e le navi che metterai a sua disposizione”.
“Io ci andrò in ogni caso” disse Thrain “ anche se le prospettive non sono favorevoli”.
Il conte gli diede cinque navi ed un adeguato numero di uomini.
Andarono con Thrain, Gunnar, figlio di Lambi, e Lambi, figlio di Sigurd. Gunnar era un nipote di Thrain, aveva vissuto con lui fin da giovane e si volevano molto bene.
Eirik, il figlio del conte Hakon, li aiutò ad equipaggiare le navi: vegliò sulla scelta degli uomini e sulla fornitura delle armi, operando tutti i cambiamenti che ritenne necessari. Infine, quando tutto fu pronto, provvide anche a trovare un pilota.
Navigarono verso sud, seguendo la costa e rifornendosi ad ogni approdo con il benestare del conte. Poi virarono ad est verso Ljódhus, dove vennero a sapere che Kol, nel frattempo, aveva fatto rotta verso la Danimarca. PercIò si diressero anch’essi a sud e, quando giunsero a Helsingborg, incontrarono alcuni marinai, i quali riferirono loro che Kol incrociava nei dintorni e pensava di rimanere per qualche tempo nella zona.
Era un giorno di bel tempo.
Kol vide le navi che si avvicinavano. Quella notte aveva sognato il conte Hakon, perciò ne dedusse che dovevano essere le navi di Hakon ed ordinò a tutti i suoi uomini di armarsi. I pirati si armarono e la battaglia cominciò.
La lotta durò a lungo senza che alcuna delle due parti prevalesse, poi Kol balzò sulla nave di Thrain e si fece largo uccidendo numerosi uomini. Indossava un elmo dorato.
Thrain, vedendo che le cose andavano male, raccolse i suoi uomini, si mise alla loro testa e si scagliò contro Kol. Quest’ultimo tirò un gran fendente, che tagliò da cima a fondo lo scudo di Thrain, ma, nello stesso tempo, fu colpito al polso da una pietra che gli fece cadere la spada. Thrain ne approfittò per colpire Kol ad una gamba con tanta forza che gliela recise. Dopo di ciò, Kol venne ucciso. Thrain gli tagliò la testa e la conservò, gettando il corpo in mare.
Thrain ed i suoi fecero un grande bottino, poi navigarono verso Trondheim.
Il conte Hakon accolse con riguardo Thrain, che gli mostrò la testa di Kol, e lo ringraziò per la sua impresa. Eirik osservò che Thrain meritava di più che qualche parola di ringraziamento.
Il conte disse che ciò era vero e invitò i presenti a seguirlo. Si recarono così al cantiere in cui il conte stava facendo costruire alcune buone navi. Una di queste non era simile alle normali navi da guerra (5), perché aveva la prua ornata da una testa di grifone, finemente scolpita.
“Tu sei un uomo che ama molto l’ostentazione (5), Thrain, proprio come il tuo parente Gunnar.” disse il conte” Ti regalo questa nave, che si chiama “Il Grifone” e che sarà per te il segno della mia amicizia. Potrai rimanere presso di me tutto il tempo che vorrai”.
Thrain ringraziò il conte per la sua gentilezza e rispose che, per il momento, non intendeva ancora ritornare in Islanda.
Il conte Hakon doveva recarsi al confine per incontrare il re di Svezia. Quell’estate Thrain viaggiò con lui, pilotando il “Grifone”. Navigava così veloce che pochi riuscivano a stargli dietro ed era molto invidiato. Era evidente che il conte stimava molto Gunnar, perché rimetteva a posto aspramente chiunque si mostrasse ostile a Thrain.
Thrain rimase con il conte tutto l’inverno successivo.Giunta la primavera, il conte gli domandò se intendeva rimanere in Norvegia o ritornare in Islanda. Thrain rispose che non aveva ancora deciso e che prima voleva ancora aspettare l’arrivo di quache notizia dall’Islanda. Il conte lo invitò a fare come meglio credesse e Thrain rimase con lui.
Più tardi, giunse dall’Islanda una notizia che sconvolse molti: Gunnar di Hlidarend era stato ucciso. Il conte consigliò a Thrain di non ritornare in Islanda per il momento e Thrain rimase con lui.
NOTE
1) La Halogaland era la più settentrionale delle province norvegesi dell’era vichinga. Corrispondeva alla zona in cui sorge attualmente la città di Narvik. Trondheim è situata nella zona centrale della Norvegia. Lade, oggi un sobborgo di Trondheim, era la sede dei conti di Lade, che dominavano e zone centrali e settentrionali del paese.
2)Hakon Jarl governò dal 975 d.C. al 995 d.C.
3) Il fiume Göta sfocia in mare presso Göteborg, a nord dello stretto del Kattegatt, che collega il Mare del Nord al Mar Baltico.
4) Ljódhus è un villaggio svedese situato sulla sponda occidentale del fiume Göta, circa 40 km a nord-est di Göteborg. Durante il Medioevo fu un importante porto commerciale, perché costituiva l'unico accesso diretto della Svezia al Mare del Nord.
5) Le navi da guerra erano chiamate “langskip”, perché erano lunghe e strette. Le navi mercantili, chiamate “knarr” erano invece più corte e più larghe.
6) Il termine “skrautmenni” viene normalmente inteso come “persona che ama l’ostentazione”. La frase del conte Hakon può dunque essere interpretata nel senso che Thrain potrà ora ostentare il possesso di una nave particolarmente elegante, oltre che di ottima qualità.
CAPITOLO 83
Ci tocca ora parlare di Grim e di Helgi, i figli di Njal, i quali lasciarono l’Islanda la stessa estate in cui partì Thrain, avendo ottenuto un passaggio su una nave commerciale che apparteneva a Olaf, figlio di Ketil di Erla, e a Bard il nero. Incapparano in una zona di venti che soffiavano dal nord con tanta forza che li spinsero verso sud in mare aperto ed a causa della grande nebbia non furono in grado di capire dove stessero andando. Dopo una lunga navigazione, giunsero in un’area di acque basse e parve loro di essere tornati vicino alla terraferma.
I figli di Njal chiesero a Bard se sapeva dove si trovassero.
“Il vento ci ha spinti talmente lontano che potremmo trovarci sia nelle Isole Orcadi sia in Scozia sia in Irlanda” rispose Bard.
Due giorni dopo la nave penetrò in uno stretto, nel cui mezzo fluiva una corrente impetuosa e gettò l’ancora al di fuori della corrente.Nel pomeriggio il tempo cominciò a migliorare e il mattino seguente il mare era calmo. Videro allora tredici navi che si stavano avvicinando.
“Che cosa possiamo fare?” si domandò Bard “Sembra che abbiano intenzione di attaccarci”.
Si misero a discutere se dovessero difendersi o arrendersi, ma, prima che avessero preso una decisione, i pirati erano ormai vicini.
Gli uni e gli altri si domandarono reciprocamente chi fossero i loro capi.
I capi della nave commerciale dissero i propri nomi e chiesero chi fossero i capi dei pirati. Erano due: Griotgard e Snaekolf, figli di Moldan di Duncansby in Scozia e parenti del re di Scozia, Melkolf. (1)
Griotgard disse: “ Vi diamo la possibilità di scendere a terra e di lasciarci prendere le vostre merci. Se non lo farete, dovremo combattere e saremo costretti ad uccidere chiunque ci capiterà tra le mani”.
“Abbiamo deciso di difenderci” urlò Helgi in risposta.
“Maledizione!” protestarono i mercanti che erano sulla nave (2) “ Con che cosa ci difenderemo? La vita è meglio delle ricchezze.”
Grim si mise allora ad urlare perché i pirati non udissero il sordo mugugno dei mercanti.
Bard e Olaf tagliarono corto. “ Se non volete essere presi in giro dagli Islandesi per al vostra vigliaccheria” dissero rivolgendosi ai mercanti” afferrate le armi e difendetevi!”
Allora tutti corsero alle armi, e si impegnarono gli uni con gli altri a non cedere finché fossero stati in grado di difendersi.
NOTA
1) Melkolf è stato identificato con Malcolm II, che fu re di Scozia dal 1005 d.C. al 1034 d.C., ma questa identificazione solleva un problema. Se Thrain, che ha lasciato l’Islanda nello stesso periodo, incontra in Norvegia il conte Hakon, che regna dal 975 d.C. al 995 d.C., dobbiamo trovarci negli anni intorno al 990 d.C. e non negli anni intorno al 1005 d.C.
2) La nave di Bard e di Olaf aveva caricato in Islanda molti mercanti con le loro merci. I mercanti erano evidentemente meno bellicosi dei figli di Njal.
CAPITOLO 84
I pirati cominciarono a scagliare lance e frecce e si accese la battaglia. I mercanti si difendevano energicamente. (1) Snaekolf si scagliò contro Olaf e lo trafisse con la lancia, ma Grim lo colpì con tanta forza che lo fece cadere fuori bordo. Helgi si unì a Grim ed insieme respinsero i pirati, intervenendo sempre dove ce n’era più bisogno. I pirati esortarono i mercanti ad arrendersi, ma quelli risposero che non l’avrebbero mai fatto.
In quel momento apparvero a sud non meno di dieci navi, che avevano appena doppiato un promontorio e che si avvicinavano velocemente navigando a forza di remi. Erano navi da guerra, come si vedeva dagli scudi appesi alle murate. Sulla nave di testa, accanto all’albero, stava in piedi un uomo dai capelli lunghi e curati, vestito di una tunica di seta, che portava in capo un elmo dorato e teneva in mano una lancia intarsiata d’oro.
“Chi sono i combattenti di questa battaglia così sproporzionata”? urlò l’uomo.
Helgi urlò il proprio nome e disse che i suoi avversari si chiamavano Grjotgard e Snaekolf.
“Chi sono i proprietari della vostra nave?” domandò l’uomo.
Helgi rispose che erano Bard e Olaf, ma che quest’ultimo era appena stato ucciso dai pirati. “Colui che vedi accanto a me” aggiunse” è mio fratello Grim.
“Siete Islandesi” chiese l’uomo.
“Sì” rispose Helgi e, quando l’uomo domandò chi fosse il loro padre, glielo spiegarono.
L’uomo conosceva la loro famiglia. “Voi e vostro padre siete persone molto note” disse.
“E tu chi sei?” chiese Helgi.
“Sono Kari, figlio di Solmund”. (3)
“Da dove vieni?.
“Dalle isole Ebridi”.
“È una fortuna per noi che tu sia sopraggiunto, se sei disposto ad aiutarci”.
“Farò tutto il possibile per aiutarvi” rispose Kari “Che cosa vorreste da me?”
“Che tu attaccassi i pirati” disse Helgi.
Kari si dichiarò d’accordo. Si lanciarono insieme sui pirati e la battaglia ricominciò.
Ad un certo punto, Kari balzò sulla nave di Snaekolf, che gli si fece incontro e gli tirò un gran colpo con la sua spada. Kari fece un salto all’indietro, sopra un palo che giaceva sul ponte. La spada di Snaekolf si conficcò nel palo con tutta la lama. Kari ne approfittò per colpire l’avversario alla spalla, con un fendente così violento che gli staccò il braccio. Snaekolf cadde morto. Allora Grjotgard scagliò la sua lancia contro Kari, ma questi se ne accorse e fece un salto di lato, così che il colpo andò a vuoto. Nel frattempo, Grim e Helgi avevano raggiunto Kari. Grim si scagliò in avanti e trafisse Grjotgard con la sua spada uccidendolo. Poi abbordarono anche le altre navi ed i pirati chiesero quartiere. Li risparmiarono, ma si impadronirono di tutto il loro bottino. Veleggiarono in seguito verso le Orcadi, dove si trattennero per qualche tempo.
NOTE
1) Sembra un po’ esagerato che una nave mercantile possa resistere all’abbordaggio di ben tredici navi pirate. Occorre però ricordare che le saghe esaltano naturalmente il valore e le capacità guerriere degli Islandesi.
2) La descrizione della scena è un po’ confusa. Si può immaginare che Snaekolf stesse per saltare sul ponte della nave islandese e che Grim, colpendolo con violenza sullo scudo, lo abbia fatto ricadere indietro sulla sua nave.
3) Per colmo di fortuna sopraggiunge, con un adeguato numero di navi, proprio un Islandese, che, ovviamente, prende le parti dei compatrioti.
4) La distinzione tra mercanti, pirati e marinai è sempre abbastanza labile. Nel caso specifico gli Islandesi hanno tuttavia la giustificazione di essere stati attaccati.
Capitolo 85
Le isole Orcadi erano governate dal conte Sigurd (1), figlio di Hlodver, figlio di Thorfinn lo spaccateste, figlio di Einar della torba, figlio di Rognvald, conte di Møre (2), il cui padre fu Eystein il chiassoso.
Kari apparteneva alla guardia del corpo del conte Sigurd ed era stato inviato a riscuotere il tributo dovuto da Gilli, conte delle isole Ebridi. Egli propose ai figli di Njal di accompagnarlo a Hrossey (3) e promise loro che il conte Sigurd li avrebbe accolti amichevolmente. I due fratelli accettarono l’invito e si recarono con Kari a Hrossey. Kari li portò dal conte e glieli presentò.
“Dove li hai incontrati?” chiese il conte.
“Li ho trovati nei fiordi della Scozia “ rispose Kari” mente combattevano contro i figli di Moldan di Duncansby. Si difendevano con grande efficacia-correvano rapidamente da un angolo all’altro della nave ed erano sempre resenti dove la lotta era più aspra. Vorrei chiedervi di arruolarli nella vostra guardia.”
“D’accordo.” gli rispose il conte” Vedo che tu ti sei già molto impegnato per loro”.
I due fratelli rimasero al servizio del conte tutto l’inverno ed erano molto stimati.
Trascorso l’invenro, Helgi apparve pensoso.
Il conte non riusciva a capire la causa di questo atteggiamento e gli domandò perché fosse così silenzioso: “Non ti piace stare nelle Orcadi?”.
“Mi ci trovo bene” gli rispose Helgi.
“Allora, che cos’è che ti turba?” gli rispose il conte.
“Avete qualche dominio in Scozia di cui preoccuparvi?” gli domandò Helgi.
“Sì” annuì il conte “ma di che dovrei preoccuparmi?”.
“Gli Scozzesi hanno ucciso l’uomo che vi rappresentava in quella zona ed hanno impedito che la notizia del suo assassinio attraversasse il fiordo di Pentland”.
“Sei dotato di un sesto senso? ” gli domandò il conte.
“Ho fatto qualche esperienza” rispose Helgi.
“Se hai ragione, ti renderò onore.” rispose il conte “Se hai torto, te la farò pagare.”
“Non è un impostore “ garantì Kari” Anche suo padre è dotato di un sesto senso”.
Il conte mandò allora un messaggero a sud da Arnljot, che governava in suo nome l’isola di Stroma (4) in mezzo al fiordo di Pentland.
Arnljot, a sua volta, inviò a sud del fiordo degli esploratori, i quali scoprirono che i conti Hundi e Melsnati avevano ucciso a Freswick Harvard, cognato del conte Sigurd.
Arnljot ne informò il conte Sigurd, avvertendolo che doveva muovere verso sud con molti uomini per cacciare gli invasori dal territorio che avevano occupato. Quando il conte ricevette questa notizia, raccolse da tutte le isole un gran numero di uomini.
NOTE
1) Sigurd, figlio di Hlodver, regnò sulle isole Orcadi dagli ultimi anni del X° secolo d.C. fino al 1014 d.C.
2) La contea di Møre era situata più o meno al centro della costa occidentale della Norvegia
3) Hrossey ( l' "isola del cavallo", oggi chiamata Mainland) era l’isola più grande e il capoluogo delle Orcadi.
4) Stroma o Straumey, cioè l”isola delle correnti” era situata in mezzo al fiordo di Pertland.
CAPITOLO 86
Il conte Sigurd mosse verso sud con le sue truppe, accompagnato da Kari e dai figli di Njal e giunse a Caithness. I suoi domini in Scozia comprendevano le regioni di Ross, Moray, Sutherland e Argyll. (1) Alcuni abitanti di quelle regioni si presentarono al conte e gli riferirono che Melsnati e Hundi si trovavano a poca distanza, alla testa di molti uomini. Il conte avanzò contro di loro. Lo scontro avvenne in una località chiamata Duncansby Head. (2) Fu una grande battaglia. Gli Scozzesi avevano distaccato una parte delle loro truppe, che aggirarono l’esercito del conte e lo attaccarono alle spalle. Ne nacque una grande strage, finché i figli di Njal non affrontarono gli attaccanti e non li volsero in fuga. La lotta si fece ancora più aspra. Helgi e Grim, schierati intorno alla bandiera del conte, si lanciavano avanti, combattendo con estremo coraggio. Kari affrontò il conte Melsnati, che gli scagliò contro la sua lancia senza colpirlo. Kari afferrò la lancia e la scagliò indietro, trafiggendo Melsnati. Il conte Hundi fuggì e gli uomini di Sigurd lo inseguirono finché non appresero che Melkolf, re di Scozia, stava raccogliendo un grande esercito a Duncansby. Il conte tenne consiglio con i suoi uomini e tutti convennero che era meglio ritirarsi piuttosto che affrontare un esercito così imponente. Di conseguenza, si ritirarono.
Giunto all’isola di Stroma, il conte divise il bottino tra i suoi uomini, poi ritornò a Hrossey. I figli di Njal e Kari lo seguirono. Il conte organizzò un grande banchetto, nel corso del quale offrì a Kari una buona spada (3) ed una lancia ageminata d’oro, a Helgi un anello d’oro e un mantello e a Grim una spada e uno scudo. Dopo di ciò, ammise Helgi e Grim a far parte della sua guardia del corpo (4) e li ringraziò per il valore da essi dimostrato.
Helgi e Grim rimasero presso il conte quell’inverno, ma l’estate successiva,quando Kari parti per una spedizione (5) lo seguirono, saccheggiando in lungo e in largo e risultando ovunque vittoriosi. Combatterono contro Gudrod, re dell’isola di Man, lo sconfissero e ritornarono carichi di bottino. Trascorsero l’inverno successivo presso il conte, che li teneva in grande considerazione.
In primavera, i figli di Njal chiesero di esser autorizzati a recarsi in Norvegia. Il conte dichiarò di non avere nulla in contrario, se questo era il loro desiderio, e fornì loro una buona nave e bravi marinai. Kari disse loro che anche lui intendeva recarsi in Norvegia quell’estate con il tributo dovuto al conte Hakon (6) e che si sarebbero ritrovati là. I figli di Njal furono d’accordo.
Più tardi, i figli di Njal salparono e navigarono verso la Norvegia, dove approdarono a nord, nei pressi di Trondheim.
NOTE
1)Le quattro regioni corrispondono grosso modo ai Northwest Highlands, cioè all’Altopiano nord-occidentale della Scozia.
2) L’avanzata del conte Sigurd in Scozia ci appare molto limitata, perché lo scontro con gli Scozzesi avviene già a Duncansby Head, nella contea di Caithness ( in norreno Katanes), che si affaccia direttamente sullo Stretto dell Orcadi (Pentland Firth).
3) La precisazione “buona” non è superflua, perché la lavorazione delle spade era spesso carente e le lame si piegavano con facilità. (Si veda ad es., nella Saga della Valle dei Salmoni, la descrizione dell’agguato in cui viene ucciso Kjartan, figlio di Olaf). Soltanto i re ed i conti, che disponevano di ottimo metallo e dei migliori fabbri, potevano permettersi spade di puro acciaio che regalavano ai loro fedeli e con cui armavano di solito le loro guardie del corpo.
4) Già nel capitolo 85 della saga, Kari aveva proposto che fosse accordato a Helgi e Grim lo “hirðvist", cioè il trattamento (vitto ed alloggio) previsto per i membri della guardia del corpo. Vediamo ora che i figli di Njal vengono ufficialmente nominati “hirðmenn”, cioè membri della guardia del corpo del conte. Possiamo supporre che i candidati fossero sottoposti ad un periodo di prova, che, nel caso dei figli di Njal,appare superato con successo.
5) Le “spedizioni” vichinghe erano razzie che potevano durare un’intera estate e colpire terre assai lontane. Nel caso specifico, si può supporre che la spedizione, partendo dalle Orcadi, interessasse le coste della Scozia, dell’Inghilterra, dell’Irlanda ed eventualmente le coste settentrionali della Francia.
6) Il pagamento di un tributo lascia supporre che le Orcadi fossero considerate uno stato vassallo della Norvegia.
CAPITOLO 87
Kolbein, figlio di Arnljot, originario di Trondheim, salpò per l’Islanda quella stessa estate in cui Thrain e i figli di Njal lasciarono il paese. Trascorse l’inverno successivo a Breiddal, nell’est dell’isola, poi, tornata l’estate, armò la propria nave a Gautavik. (1) Quando era quasi pronto a salpare, ricevette la visita di un uomo che era giunto remando su una barca. L’uomo legò la barca alla nave, sali a bordo e si rifolse a Kolbein, il quale gli chiese chi fosse.
“Mi chiamo Hrapp” fu la risposta.
“Chi è tuo padre?”
“ Mio padre è Orgumleidi, figlio di Geirolf il coraggioso”
“Che vuoi da me?”.
“Un passaggio sulla tua nave per attraversare il mare”.
“Perché vuoi lasciare l’Islanda?”.
“Perché ho ucciso un uomo”.
“Chi era l’uomo che hai ucciso e chi sono coloro che possono agire per la sua morte”?”.
“Ho ucciso Orlyg, figlio di Olvir, figlio di Hrodgeir il bianco e temo la vendetta degli abitanti del fiordo di Vopna”.
“Ho paura che chiunque ti aiuterà, finirà nei guai” osservò Kolbein.
“Sono amico di chi mi è amico” replicò Hrapp “ma rispondo col male a chi mi fa del male. In ogni caso ti pagherò bene il trasporto, perché ho con me molti soldi.”
Allora, Kolbein lo prese a bordo.
Poco dopo, si levò una leggera brezza e la nave salpò.
Durante la traversata, Hrapp, che non aveva portato cibo con sé, si servì delle provviste di coloro che stavano accanto a lui. Ne nacque una lite e vennero alle mani. Hrapp atterrò due uomini. La cosa fu riferita a Kolbein, che, per quieto vivere, offrì una parte delle sue provviste a Hrapp, il quale fu ben lieto di questa soluzione.
Giunsero in Norvegia e gettarono l’ancora presso Agdanes.
Kolbein si rivolse a Hrapp: “Ora è il momento di pagarmi per il passaggio che ti ho dato”.
“Ho lasciato i soldi in Islanda” gli rispose Hrapp.
“Non sono l’ultimo che tu ingannerai” gli disse Kolbein “ma ho deciso di regalarti il passaggio.” (2)
Hrapp lo ringraziò per la sua generosità e gli domandò qualche consiglio per il futuro.
“Ho due consigli per te” gli rispose Kolbein “Il primo è di andartene via di qui
il più presto possibile perché i Norvegesi che stanno su questa nave non possono vederti. Il secondo è di non tradire mai la persona presso cui presterai servizio.”
Hrapp scese a terra con le sue armi. Teneva in mano una grande ascia, con il manico cerchiato di ferro. Viaggiò per il paese finché non giunse da Gudbrand, nella regione delle Valli.
Gudbrand era un grande amico del conte Hakon. Possedeva, con quest’ultimo, un tempio in cui non si celebravano riti se non in presenza del conte. Era il tempio più grande della Norvegia, fatta eccezione per quello che era stato eretto a Lade.
Gudbrand aveva un figlio di nome Thrand ed una figlia che si chiamava Gudrun.
Hrapp si presentò a Gudbrand e lo salutò.
Gudbrand gli domandò chi fosse. Hrapp gli disse il suo nome, informandolo che veniva dall’Islanda, e lo pregò di prenderlo al suo servizio.
“Non mi sembri un uomo che porta fortuna (3)” osservò Gudbrand.
“Vedo che ti hanno riferito molte falsità su di me ” replicò Hrapp” perché mi è stato detto che tu prendi al tuo servizio tutti coloro che te lo chiedono e che non c’è nessuno generoso come te. Non potrò dire la stessa cosa se tu non mi assumi al tuo servizio”.
“Se la metti così, mi obblighi ad assumerti” disse Gudbrand.
“Dove devo sedermi” gli domandò Hrapp.
“Sul banco più basso, di fronte al mio seggio”. (5)
Hrapp andò a sedersi nel posto che gli era stato assegnato ed aveva un mucchio di storie da raccontare. All’inizio Gudbrand e molti altri lo trovarono divertente, ma dopo un po’ di tempo parve loro che stesse esagerando.
Ad un certo punto cominciò a parlare con Gudrun, la figlia di Gudbrand, ed i presenti ebbero la netta impressione che stesse cercando di sedurla. Quando Gudbrand se ne accorse, rimproverò aspramente la figlia e le ordinò di evitare qualsiasi conversazione con Hrapp se non in presenza di altre persone. La figlia promise di obbedire, ma, passato qualche tempo, ricominciò a vedersi con Hrapp. Allora Gudbrand comandò ad Asvard, il suo supervisore, di accompagnare la figlia dovunque andasse.
Un giorno Gudrun chiese di poter andare a fare una passeggiata in un boschetto di nocciole per distrarsi e Asgard la seguì. Hrapp li cercò e li trovò nel boschetto. Prese Gudrun per mano e la portò via con sé. Passato un momento, Asvard cominciò a cercarli e li trovò coricati in mezzo ai cespugli. Brandì allora l’ascia e si gettò su Hrapp tentando di colpirlo alla gamba, ma Hrapp schivò il colpo e si rialzò di scatto afferrando la propria ascia. Asvard tentò di fuggire, ma Hrapp lo colpì alla schiena, spezzandogli la spina dorsale.
“Dopo ciò che hai fatto ora” disse Gudrun” non potrai più restare con mio padre. Eppure c’è una cosa che gli dispiacerà ancora di più: sono incinta”.
“Non lascerò che venga a sapere queste cose da altri” replicò Hrapp” Gli racconterò tutto io”.
“Non ne uscirai vivo” lo ammonì Gudrun.
“Correrò il rischio” ribattè Hrapp.
Detto ciò, la riportò dalle altre donne e si diresse verso la sala in cui stava Gudbrand.
Lo trovò seduto nel suo seggio, con pochi uomini intorno.
Hrapp si fece avanti tenendo alta l’ascia insanguinata.
“Perché la tua ascia è ricoperta di sangue?” gli domandò Gudbrand.
“MI sono occupato del mal di schiena di Asvard” gli rispose Hrapp.
“Non credo che tu l’abbia fatto con buone intenzioni. Devi averlo ucciso.”
“Esatto!”
“Perché l’hai ucciso?”.
“A te sembrerà una cosa da nulla, ma voleva tagliarmi una gamba”.
“E tu, che cosa avevi fatto prima?”.
“Qualcosa in cui non doveva mettere il naso.”
“Non importa. Dimmi che cosa stavi facendo!”
“Se proprio vuoi saperlo, stavo facendo l’amore con tua figlia Gudrun e a lui la cosa non piaceva”.
“Saltategli addosso!” si mise ad urlare Gudbrand rivolto ai suoi uomini “Prendetelo ed ammazzatelo!”
Gli uomini scattarono in piedi, ma Hrapp riuscì ad uscire dalla sala e fuggì. Lo inseguirono, ma raggiunse la foresta e vi si nascose. Gudbrand raccolse quanti più uomini poteva e rastrellarono la foresta, ma non riuscirono a trovare il fuggitivo perché la foresta era ampia e folta.
Hrapp si addentrò nella foresta finché non giunse ad una radura e scorse una casa, dinanzi alla quale c’era un uomo intento a spaccar legna. Gli domandò come si chiamasse. Quello gli rispose che il suo nome era Tofi e gli chiese, a sua volta, chi fosse lui. Hrapp gli disse il suo nome e gli domandò perché abitasse in un luogo così solitario.
“Perché qui non ho nessuno che mi rompa le scatole” gli rispose Tofi.
“Cerchiamo di essere franchi l’uno con l’altro!” dichiarò Hrapp” Ti dirò io, per primo, che cosa ho fatto. Ero al servizio di Gudbrand, nelle Valli, e sono fuggito perché ho ucciso il suo sovrintendente. So che siamo entrambi dei banditi, perché tu non abiteresti qui, così lontano da tutti, se non fossi un fuorilegge. Ti offro una scelta: o mi ospiti qui da te o ti denuncio”.
“Hai indovinato.” gli rispose l’uomo” Ho rapito la donna che ora sta qui con me e ciò mi ha procurato l’ostilità di molti” (5), poi fece entrare Hrapp nella casa, che era piccola, ma ben tenuta.
L’uomo disse alla sua donna che aveva autorizzato Hrapp ad abitare con loro. ”Questo individuo recherà danno ad una quantità di gente” borbottò la donna” ma tu hai il diritto di fare quello che vuoi”.
Hrapp si stabilì quindi con loro, ma era sempre in giro e non stava mai in casa. Tra l’altro, continuava a vedere Gudrun di nascosto. Gudbrand e suo figlio Thrand gli tesero molti agguati, ma non riuscirono mai a catturarlo.
Trascorse così un anno.
Gudbrand riferì al conte Hakon i problemi che aveva con Hrapp. Il conte dichiarò Hrapp fuorilegge e pose una taglia sulla sua testa. Promise inoltre che sarebbe venuto lui stesso a cercarlo, ma non ne fece nulla. Pensava del resto che fosse facile catturarlo, perché Hrapp si muoveva con molta imprudenza.
NOTE
1) Gautavik, nel fiordo di Beru, era un importante punto d’attracco sulla costa orientale dell’Islanda.
2) Kolbein ci sembra qui estremamente accomodante. Non viene precisato se agisce così perché è di buon carattere o perché ha paura delle reazioni violente di Hrapp.
3) Al termine ” gæfumaðr” viene attribuito nei dizionari il significato di “uomo fortunato”. A me sembra di cogliere qui una sfumatura di significato leggermente diversa. Gudbrand si preoccupa qui del fatto che Hrapp non è un “uomo che porta fortuna”. Vede infatti, dal suo aspetto, che è un uomo violento e forse gli è stato anche riferito l’omicidio di cui si è reso colpevole.
4) Il lato opposto a quello in cui sedeva il padrone di casa era evidentemente riservato agli ospiti di minore riguardo
5) Presentata così, la storia appare relativamente innocua. È probabile che i fatti si fossero svolti in modo più violento e sanguinoso.
CAPITOLO 88
Quella stessa estate, i figli di Njal giunsero in Norvegia dalle isole Orcadi per svolgervi il loro commercio e aspettarono là l’arrivo di Kari, figlio di Solmund, come s’erano messi d’accordo in precedenza.
Nel frattempo, Thrain, figlio di Sigfus, aveva equipaggiato la propria nave per recarsi in Islanda ed era quasi pronto a a salpare.
In quei giorni, il conte Hakon fu invitato ad una festa da Gudbrand.
Una notte, Hrapp l’assassino penetrò nel tempio che era stato consacrato dal conte e da Gudbrand e vide la statua di Thorgerd, la fidanzata di Holg, seduta sul suo trono. (1) La statua era alta come una persona umana, portava al braccio un grosso cerchio d’oro ed aveva in testa un velo di lino.
Hrapp le strappò di testa il velo e le sfilò dal braccio il cerchio d’oro.
Poi vide il carro di Thor e prese anche qui un cerchio d’oro. (2)
Rubò ancora un terzo anello d’oro dalla statua di Irpa, poi trascinò fuori dal tempio i tre idoli e li spogliò di tutti i loro ornamenti.
Fatto questo, diede fuoco al tempio, che bruciò sino alle fondamenta, e se ne andò.
Stava sorgendo l’alba.
Mentre attraversava un campo, gli balzarono contro sei uomini armati.
Hrapp si difese con vigore: uccise tre degli assalitori, ferì mortalmente Thrand e sbarrò la strada ai due superstiti, che furono costretti a fuggire verso la foresta e non poterono così avvertire il conte.
Si avvicinò allora a Thrand e gli disse: “ Potrei finirti, ma non lo faccio. Mostrerò più rispetto per la nostra parentela di quanto non ne abbia mostrato tu”.
Stava per inoltrarsi nella foresta, quando vide alcuni uomini tra lui e il bordo della foresta, e non osò rischiare un nuovo scontro. Si acquattò allora nel folto di alcuni cespugli e rimase lì nascosto per un certo tempo.
Di primo mattino, il conte e Gudbrand si recarono al tempio e lo trovarono completamente bruciato. I tre idoli giacevano fuori dal tempio, depredati di tutti i loro ornamenti.
“Sono molto potenti i nostri dei.” osservò Gudbrand “Sono stati capaci di salvarsi dall’incendio”.
“Non sono stati gli dei.” replicò il conte” Qualcuno ha dato fuoco al tempio e ha portato fuori le loro statue. Gli dei non hanno fretta di vendicarsi, ma l’uomo che ha fatto questo non potrà mai entrare nel Valhalla.”(3)
In quel momento, giunsero di corsa quattro uomini del conte che portavano una brutta notizia: avevano trovato nel campo tre uomini uccisi e Thrand mortalmente ferito.
“Chi può essere stato?” chiese il conte.
“Hrapp l’assassino” gli risposero.
“Allora è stato lui che ha bruciato il tempio.” osservò il conte.
Pensarono tutti che le cose fossero andate così.
“Dove può essere andato?” domandò il conte.
Gli risposero che, secondo quanto aveva detto loro Thrand, doveva essersi nascosto in mezzo ai cespugli.
Il conte andò a cercare tra i cespugli, ma Hrapp aveva già tagliato la corda.
Allora il conte ordinò di cercarlo, ma non riuscirono a trovarlo.
Il conte stesso si unì alla caccia all’uomo e, per prima cosa, disse ai suoi uomini di non muoversi. Si allontanò dagli altri, diede ordine che nessuno lo seguisse e se ne stette da solo per un certo tempo.Si inginocchiò e guardò lontano facendosi schermo con le mani. Poi ritornò dagli altri.
Disse agli altri: “Venite con me!”.
Gli uomini gli andarono dietro ed il conte prese una direzione del tutto diversa da quella che avevano seguito sino a quel momento portandoli in un piccolo avvallamento.
All’improvviso, apparve loro Hrapp, che si era nascosto proprio lì. Il conte incitò i suoi uomini a catturarlo, ma non ci riuscirono, perché correva così veloce che non furono in grado di raggiungerlo. (4)
Hrapp fuggì verso Lade, nel cui porto si trovavano la nave dei figli di Njal e quella di Thrain, entrambe pronte a salpare.
Corse dapprima dai figli di Njal e disse loro: “Salvatemi, amici, perché il conte vuole uccidermi”.
Helgi lo guardò in faccia e gli rispose:”Tu hai proprio l’aria di uno che porta iella. Se una persona non vuole avere guai, è meglio che non abbia nulla a che fare con te.”
“Allora, vorrei proprio che a voi due capitasse il peggio per causa mia” lo minacciò Hrapp.
“Ho le spalle abbastanza larghe per fartela pagare, quando verrà il momento.” replicò Helgi.
Hrapp si rivolse allora a Thrain, figlio di Sigfus, per chiedergli aiuto.
“Che cosa hai combinato?” gli domandò Thrain.
“Ho bruciato il tempio del conte” gli rispose Hrapp “ed ho ucciso alcuni dei suoi uomini. Mi sta inseguendo e presto sarà qui”.
“Non sarebbe un bel gesto da parte mia aiutarti a fuggire dopo che il conte mi ha trattato con tanta generosità” osservò Thrain.
Hrapp gli mostrò gli oggetti preziosi che aveva rubato nel tempio e glieli offrÌ. Thrain rispose che non li avrebbe accettati senza pagarli.
“Rimarrò dunque qui e sarò ucciso dinanzi ai tuoi occhi. Tutti ti biasimeranno per non avermi aiutato”.
Si vedevano già in lontananza il conte ed i suoi uomini. Thrain promise a Hrapp di aiutarlo e mandò una scialuppa a prenderlo sulla riva. (5)
“La cosa migliore da fare è togliere i coperchi di due botti, metterle l’una sopra l’altra e nasconderti dentro”.
Ciò fu fatto. Hrapp si infilò nelle botti, che furono poi legate insieme e calate lungo il fianco della nave.
Il conte ed i suoi uomini arrivarono sulla riva e domandarono ai figli di Njal se avessero visto Hrapp. I figli di Njal risposero di sì. Il conte chiese loro dove fosse andato ed essi risposero che non ci avevano fatto caso.
“Chi mi dirà dove s’è rifugiato Hrapp avrà da me una grande ricompensa “disse il conte.
Grim mormorò a Helgi “Perché non dovremmo dirglielo? Dubito che Thrain ci sarà grato se non glielo diciamo.”
“Non dobbiamo dirglielo perché è in gioco la sua vita”.
“Così facendo rischiamo che il conte si vendichi su di noi, dal momento che è così furioso che dovrà scaricare su qualcuno la sua rabbia.”
“Non dobbiamo lasciarci guidare da queste considerazioni”obiettò Helgi” Stiamo pronti e prepariamoci a salpare non appena il vento ci sarà favorevole”.
“Non dovremmo prima aspettare Kari?” domandò Grim.
“È una cosa di cui non mi preoccuperei in questo momento.” gli rispose Helgi.
Portarono la nave fuori dal porto, presso un’isoletta, ed attesero lì il vento favorevole.
Il conte si era rivolto anche ai membri dell’equipaggio, ma tutti gli avevano risposto che non sapevano niente di Hrapp.
Allora il conte disse: “Ora devo ancora chiedere al mio amico Thrain, che mi permetterà certo di mettere le mani su quell’uomo, se sa dov’è”.
Salì su una nave da guerra e si diresse verso la nave di Thrain. Thrain vide arrivare il conte, gli andò incontro e lo salutò con grande calore.
Il conte ricambiò il saluto e gli disse: “Cerchiamo un Islandese di nome Hrapp, che si è comportato malissimo con noi. Vorremmo che tu ce lo consegnassi o che ci dicessi se sai dove è nascosto”.
“Voi sapete, signore” gli rispose Thrain “ che io ho ucciso, a rischio della mia vita, un uomo che voi avevate dichiarato fuorilegge e che voi mi avete reso grande onore per questo”.
“Ancor più grande onore ti renderò ora” replicò il conte.
Thrain valutò attentamente ciò che gli convenisse rispondere, perché non era sicuro che i suoi passati meriti fossero sufficienti a convincere il conte della sua sincerità. Alla fine decise di negare che Hrapp si trovasse a bordo e invitò il conte a perquisire la nave.
Il conte fece una rapida perquisizione, non trovò nulla e tornò a terra. Si ritrasse in disparte ed era così infuriato che nessuno osava più avvicinarglisi. Poi ordinò:” Portatemi dai figli di Njal. Li costringerò a dirmi la verità”.
Gli fu riferito che avevano già levato le ancore.
“Se ne sono andati” riflettè il conte”ma c’erano due botti per l’acqua appese lungo il fianco della nave di Thrain ed un uomo si sarebbe facilmente potuto nascondere dentro di esse. Se Thrain ha nascosto Hrapp, quest’ultimo dev’essere ancora a bordo. Andiamo a trovare Thrain una seconda volta.”
Thrain vide che il conte si stava di nuovo dirigendo verso la sua nave e rifletté: “La prima volta il conte era già irritato, questa volta sarà semplicemente furioso e la vita di tutti coloro che stanno sulla nave sarà in pericolo, se qualcuno si lascia sfuggire una sola parola su Hrapp”.
Tutti i membri dell’equipaggio promisero di tacere, perché tutti temevano per la loro vita.
Tirarono fuori dalla stiva alcuni sacchi e nascosero Hrapp nel buco che si era così formato, depositando sopra di lui altri sacchi più leggeri.
Il conte salì a bordo un attimo dopo che avevano finito di nascondere Hrapp. Thrain lo salutò, ma la lentezza con cui il conte rispose al suo saluto gli fece capire che era di pessimo umore.
“Consegnami Hrapp!” intimò il conte a Thrain “Sono sicuro che lo hai nascosto sulla tua nave”.
“Dove avrei dovuto nasconderlo, Signore?” finse di stupirsi Thrain.
“Lo sai benissimo” gli rispose il conte”ma, se dovessi tirare ad indovinare, direi che lo hai nascosto nelle botti appese sul fianco della nave”.
“Mi dispiace, Signore, che voi mi accusiate di menzogna “replicò Thrain “ma, se volete, perquisite pure la nave”.
Il conte cercò per tutta la nave , ma non trovò nulla.
“Mi credete ora, Signore?” gli domandò Thrain.
“No!” rispose seccamente il conte”Ma, per non so quale ragione, non riesco a trovare Hrapp. Quando ritorno a terra capisco subito dove era nascosto, ma, mentre sono sulla tua nave, non mi viene mai in mente.”
Si fece riportare a terra ed era così infuriato che nessuno osava parlargli.
Suo figlio Sven, che lo accompagnava, osservò:”Perché te la prendi così con delle persone innocenti?”.
Il conte si isolò ancora dagli altri, poi si riavvicinò e disse: “Torniamo ancora una volta sulla nave!”.
Così fecero.
“Dove pensi che fosse nascosto?” gli domandò Sven.
“Non ha importanza” gli rispose il conte” perché, a questo punto, avrà di certo lasciato il suo nascondiglio, però ho notato che c’erano due sacchi abbandonati fuori dalla stiva.Si sarà nascostro tra i sacchi accumulati nella stiva”.
Thrain vide che il conte e la sua scorta erano di nuovo saliti sulla loro nave e si stavano dirigendo verso di lui. “Tiriamo Hrapp fuori dalla stiva e nascondiamolo da qualche altra parte, ma lasciamo i due sacchi dove stanno”.
Così fecero.
“Avvolgiamo Hrapp nella vela che è arrotolata sul ponte”. (6)
Il conte salì a bordo ed il suo umore era ancora più nero: “Me lo consegnerai ora, Thrain? Le cose stanno andando sempre peggio.”
“Ve lo avrei già consegnato da tempo, se fosse stato qui.”replicò Thrain “Dove avrebbe mai potuto andare a nascondersi?”.
“Nella stiva, fra i sacchi”.
“Perché non l’avete cercato lì?”.
“Non m`è venuto in mente” gli rispose il conte, poi cercò di nuovo per tutta la nave e, ancora una volta, non trovò nulla”.
“Siete convinto ora della mia innocenza, Signore?” gli domandò Thrain.
“Niente affatto!” sbottò il conte” Sono sicuro che lo stai nascondendo, anche se non riesco a trovarlo. Però preferisco lasciarmi ingannare da te, piuttosto che punirti senza avere le prove della tua colpevolezza”.
Detto ciò, ritornò a terra.
Appena sbarcato, capì dove era nascosto Hrapp: Thrain lo aveva avvolto nella vela depositata sul ponte.
Nel frattempo, tuttavia, si era levato il vento e la nave era salpata.
Allontanandosi Thrain urlò queste parole, che si sono tramandate per lungo tempo:
“Lanciamoti in volo, Grifone.
Thrain non si lascia intimidire”.
Quando sentì ciò che Thrain urlava, il conte osservò:”Quello che è accaduto non dipende dalla mia imprevidenza, ma dalla loro complicità, che li porterà entrambi alla morte”.
La traversata fu rapida.
Sbarcato in Islanda, Thrain ritornò alla sua fattoria.
Hrapp lo accompagnò e stette con lui un anno intero. L’estate successiva Thrain gli affidò una fattoria nella località che si chiama ora Hrappsstadir. (7) Hrapp viveva lì, ma trascorreva la maggior parte del suo tempo a Grjota.(8) Aveva una cattiva fama. Molti dicevano che era diventato amico di Hallgerd ed alcuni sostenevano addirittura che l’avesse sedotta, cosa che altri negavano.
Thrain cedette la sua nave ad un suo parente, Mord il negligente, quello che uccise Odd, figlio di Halldor, sulla costa orientale, a Gautavik, nel fiordo di Beru.
Tutta la parentela di Thrain lo considerava come un capo.
NOTE
1) Thorgerd e sua sorella Irpa erano figure mitiche legate alla casa dei conti di Lade, alle quali venivano attribuite virtù semidivine.
2) Il carro di Thor è un veicolo divino trainato da due capre magiche, Tanngnjóstr e Tanngrisnir. Tale carro, che si muove nel cielo, è un elemento iconico della mitologia nordica, associato a Thor, il dio del tuono. Sul carro c'era
la statua del dio.
3) Il Valhalla è, nella mitologia norrena, una sala maestosa dove i guerrieri che muoiono eroicamente in battaglia vengono accolti dal dio Odino per prepararsi al Ragnarök (“Crepuscolo degli Dei”).
4) Il conte fa evidentemente ricorso a qualche trucco da cacciatore o da esploratore. Si può ad es. Immaginare che osservi il volo o ascolti il canto degli uccelli, i quali si tengono lontani dalle zone della foresta in cui sono nascosti degli animali da preda o degli uomini.
5) Il motivo per cui Thrain si decide ad aiutare Hrapp sembra essere l’avidità. La proposta di pagare una certa somma per gli oggetti rubati non ne elimina l’origine illecita.
6) Quando una nave era alla fonda, la sua grossa vela quadrangolare veniva tolta dall’albero, arrotolata e depositata sul ponte.
7) Hrappstadir significa “il luogo in cui abita Hrapp”.
8) Grjota era la località in cui s’era ritirata Hallgerd, dopo l’assassinio di suo marito Gunnar.
Capitolo 89
Quando vide che Thrain gli era sfuggito, il conte Hakon disse a suo figlio Svein:” Prendiamo quattro navi da guerra per inseguire i figli di Njal ed ucciderli, visto che erano in combutta con Thrain”.
“Non è una buona idea lasciarsi sfuggire il colpevole ed accanirsi contro gli innocenti” gli rispose il figlio.
“Lascia decidere a me!” tagliò corto il conte.
Si posero quindi all’inseguimento dei figli di Njal e li raggiunsero nei pressi di un’isola.
Grim, che fu il primo a scorgere la nave del conte, disse a Helgi: “Ci sono delle navi da guerra che si stanno avvicinando. Su una di esse riesco a vedere il conte e non mi sembra che abbia intenzioni pacifiche”.
“Si dice che un uomo valoroso non rifiuta mai il combattimento.” gli rispose Helgi “Dobbiamo difenderci”.
Tutti lo pregarono di assumere il comando ed afferrarono le armi.
Il conte li raggiunse ed intimò loro di arrendersi. Helgi gli rispose che si sarebbero difesi finché fossero stati in grado di farlo. Allora il conte offrì salva la vita a chiunque avesse rifiutato di combattere per Helgi, ma Helgi era così amato che tutti i membri del suo equipaggio preferivano morire per lui.
Il conte ed i suoi uomini si lanciarono all’attacco, ma gli Islandesi si difesero con energia ed i figli di Njal si davano da fare dove la lotta era più aspra.
Il conte ripetè più volte la sua offerta di risparmiare chi fosse disposto ad arrendersi, ma gli Islandesi risposero, come prima, che avrebbero combattuto sino alla morte.
Aslak di Langey, che combatteva con grande vigore, tentò per tre volte di saltare sulla nave dei figli di Njal.
“Tu vuoi uno scontro all’ultimo sangue e lo avrai!” urlò Grim ed afferrata una lancia la scagliò contro Aslak colpendolo mortalmente alla gola.
Subito dopo, Helgi uccise l’alfiere del conte.
A questo punto, Svein, il figlio del conte, lanciò l’attacco decisivo. I suoi uomini circondarono e strinsero con gli scudi i figli di Njals, che furono catturati.
Il conte avrebbe voluto farli giustiziare immediatamente, ma Svein lo dissuase, osservando che era già scesa la notte.
“Allora li uccideremo domani” concesse il conte” ma, per questa notte, falli legare bene affinché non possano fuggire”.
“Va bene” rispose Svein” ma io non ho mai incontrato in vita mia degli uomini così valorosi e sarebbe davvero un gran peccato ucciderli”.
“Dimentichi che hanno ucciso due dei nostri uomini migliori” ribattè il conte “È per questo che devono morire.”
“Ciò li rende ancor più valorosi” disse Svein” ma sia fatto come tu desideri”.
I prigionieri furono legati e incatenati.
Dopo di ciò, il conte e i suoi uomini andarono a dormire.
Quando i loro carcerieri si furono addormentati, Grim disse a Helgi: “Cerchiamo di fuggire, se ci riusciamo.”
“Dobbiamo vedere come si può fare” gli rispose Helgi.
Grim vide che accanto a loro era stata appoggiata un’ascia con la lama rivolta verso l’alto. Si chinò sopra la lama e, pur ferendosi in modo abbastanza grave, riuscì a tagliare la corda d’arco con cui gli erano state legate le mani. Poi liberò Helgi. Fatto questo, si calarono fuori bordo e raggiunsero la riva, senza che il conte ed i suoi uomini se ne accorgessero. Spezzarono le loro catene e si diressero a piedi verso l’altro lato dell’isola. (1)
Stava sorgendo l’alba. Videro avvicinarsi una nave e si accorsero che era la nave di Kari, figlio di Solmund. Gli andarono subito incontro e gli raccontarono come erano stati trattati, gli mostrarono le loro ferite e gli dissero che il conte stava dormendo.
“È ingiusto che siate stati trattati in modo così vergognoso a causa di persone malvagie. “osservò Kari” Ora, che cosa intendete fare?”.
“ Ritornare dal conte ed ucciderlo” gli risposero.
“Non so se il destino ve lo consentirà” commentò Kari” ma, in ogni caso, non mancate di coraggio. Andiamo a vedere se il conte è ancora dove l’avete lasciato”.
Si recarono sul posto, ma il conte e i suoi uomini avevano già levato le ancore.
Kari entrò nel porto di Lade per rendere visita al conte e consegnargli il tributo versato dal conte delle Orcadi.
“Hai preso a bordo della tua nave i figli di Njal?”gli domandò il conte.
“Sì” rispose Kari.
“Sei disposto a consegnarmeli?.
“No!”.
“Sei pronto a giurare che non intendevi attentare alla mia vita?”.
Intervenne allora Eirik, l’altro figlio del conte: “Non è giusto porre una tale domanda a Kari, che è sempre stato nostro amico. Le cose sarebbero andate diversamente se io fossi stato presente: i figli di Njal sarebbero stati lasciati in pace e sarebbero stati puniti soltanto coloro che si sono comportati male. Mi sembrerebbe corretto offrire loro dei bei doni per compensare il vergognoso trattamento che hanno ricevuto e risarcirli delle loro ferite.”
“Di certo, sarebbe corretto “ ammise il conte”ma non so se siano disposti ad accettare questa soluzione. (2)
Pregò quindi Kari di sondare i figli di Njal per vedere se fossero propensi ad un accordo. Kari domandò allora a Helgi se fosse disposto ad accettare una transazione onorevole proposta dal conte.
Helgi rispose: “ Consento ad accettare una proposta d’accordo formulata da suo figlio Eirik, ma non intendo aver nulla a che fare con il conte”.
Kari riferì ad Eirik la risposta dei fratelli.
“D’accordo.” rispose Eirik” Proporrò loro io stesso una composizione onorevole, se è questo ciò che vogliono. Di`loro che saranno miei ospiti e che mio padre non farà loro del male”.
I due fratelli accettarono e furono ospiti di Eirik finché Kari non fu pronto a salpare verso occidente. Eirik organizzò una festa in onore di Kari ed offrì ricchi doni non soltanto a lui, ma anche ai figli di Njal.
Kari ed i figli di Njal navigarono dunque verso occidente e giunsero presso il conte Sigurd delle Orcadi, che li accolse con grande amicizia.
Essi rimasero nelle isole Orcadi per tutto l’inverno.
In primavera, Kari invitò i figli di Njal a partecipare alle sue scorrerie e Grim accettò di farlo, se Kari avesse promesso di tornare in seguito con lui in Islanda. Kari promise.
I due fratelli andarono perciò con lui.
Fecero scorrerie nel sud, ad Anglesey ed in tutte le Ebridi. Poi si diressero a Kyntire, vi sbarcarono, combatterono contro gli abitanti del posto, raccolsero un ricco bottino e tornarono sulle navi. In seguito, navigarono verso il sud e saccheggiarono il Galles, da dove raggiunsero l’isola di Man. Lì, affrontarono il re dell’isola, Gudrod, e lo sconfissero in battaglia, uccidendo suo figlio Dungal.Carichi di bottino, ritornarono a nord, verso Coll (3), dove incontrarono il conte Gilli, che li ricevette amichevolmente, li ospitò per un certo tempo e li accompagnò quando tornarono dal conte Sigurd.
In primavera il conte Sigurd diede sua figlia Nereidh in sposa al conte Gilli.
Dopo di ciò Kari e i figli di Njal ritornarono alle isole Ebridi.
NOTE
1) La nave su cui i figli di Njal erano tenuti prigionieri doveva essere ancorata a breve distanza dalla riva e le catene poste ai loro piedi non dovevano essere così pesanti da impedir loro di nuotare.Si deve pensare che, una volta giunti sulla terraferma, essi abbiano trovato delle pietre con cui spezzare le catene.
2) Qui il racconto assume un andamento poco verosimile, che sembra ricordare gli avvenimenti in una prospettiva ispirata ad una tradizione di puro nazionalismo islandese. È difficile immaginare infatti come due prigionieri fuggitivi possano imporre le loro condizioni al conte Hakon che controlla l’intera Norvegia e che vediamo, in questa improbabile scena, tutto pentito e contrito di ciò che ha fatto.
3) Coll è una delle isole Ebridi, che si chiama oggi Colonsay.
Capitolo 90
L’estate successiva, Kari e i figli di Njal si prepararono a salpare per l’Islanda.
Quando furono pronti, andarono a congedarsi dal conte Sigurd, che offrì loro ricchi doni e diede loro grandi testimonianze di amicizia.
Preso il mare, col favore del vento, giunsero rapidamente in Islanda ed approdarono presso Eyrar. Qui si procurarono dei cavalli e si diressero a Bergthorhvol, dove tutti furono molto lieti di vederli arrivare.
Portarono con sè a casa le merci e il bottino e tirarono in secco la nave.
Kari trascorse l’inverno ospite di Njal.
In primavera, chiese la mano di Helga, la figlia di Njal. Grim e Helgi caldeggiarono la sua domanda, cosicché fu deciso il fidanzamento e fu fissata la data delle nozze, che si svolsero due settimane prima della mezza estate.
Gli sposi rimasero con Njal tutto l’inverno seguente, poi Kari comprò della terra nei pressi di Dyrholm, nella parte orientale della valle di My, e vi fece costruire una fattoria, che però affidò ad una coppia di affittuari, mentre lui e sua moglie continuarono ad abitare in casa di Njal.
”.
“Non è una buona idea lasciarsi sfuggire il colpevole ed accanirsi contro gli innocenti” gli rispose il figlio.
“Lascia decidere a me!” tagliò corto il conte.
Si posero quindi all’inseguimento dei figli di Njal e li raggiunsero nei pressi di un’isola.
Grim, che fu il primo a scorge la nave del cont