L’articolo del quale presento la traduzione qui di seguito fu scritto da Lŭ Xún in giapponese nel giugno 1935 e successivamente tradotto in cinese da un’altra persona. Rivisto da Lŭ Xún, fu inserito nella “Seconda raccolta di saggi diversi del padiglione Qiĕiè (且介亭雜文二集 ”qiě jiè tíng záwén èr jí”), pubblicata a Shànghăi nel luglio 1937, dopo la morte dell’autore.
La fortuna di Confucio nell’ultimo secolo di storia cinese ha conosciuto fasi alterne: aborrito dai rivoluzionari come Lŭ Xún, che vedevano in lui un pilastro del pensiero conservatore e reazionario, il Saggio fu rivalutato dai Nazionalisti per essere poi di nuovo attaccato dai Comunisti in una serie di campagne che ebbero il loro culmine nella Rivoluzione culturale, durante la quale si cercò di distruggere ogni ricordo del Maestro. È attualmente in corso una rivalutazione della sua dottrina, in cui il governo cinese riconosce un potente elemento di educazione civica e di coesione sociale.
Lǔ Xùn
CONFUCIO NELLA CINA MODERNA
Un quotidiano di Shànghăi ha recentemente riportato che, in occasione del completamento di un tempio confuciano sull'isola di Yushima, in Giappone, il generale Hé Jiàn, governatore della provincia di Húnán, ha fatto dono di un ritratto di Confucio che aveva sempre custodito con cura. A dire il vero, il cinese medio non sa quasi nulla dell'aspetto di Confucio. Già nei tempi antichi, i santuari confuciani presenti in ogni contea non contenevano generalmente immagini del Maestro. Quando si dipingono o si scolpiscono personaggi degni di venerazione, è d’uso rappresentarli più grandi della gente comune. Tuttavia, quando abbiamo a che fare con i personaggi più venerati, come un saggio del calibro di Confucio, persino il fatto di raffigurarli appare come una profanazione e si ritiene più opportuno non produrne alcuna immagine. Ciò non è privo di giustificazione. Confucio non ha lasciato sue fotografie, quindi non possiamo sapere come apparisse veramente. Esistono di certo in alcuni testi storici riferimenti occasionali al suo aspetto (1), ma nessuno può garantirne l’esattezza. Se si fosse dovuta creare una immagine ex novo, non ci sarebbe stato altro da fare che affidarsi allla fantasia dell’artista, il che avrebbe ulteriormente peggiorato la situazione. Pertanto, i dotti confuciani alla fine non ebbero altra scelta che adottare un atteggiamento del tipo "tutto o niente" alla Brand. (2)
Ciò non significa tuttavia che non esista qualche raro ritratto del Maestro. Io ne ho visti tre: il primo era un’ illustrazione delle “Conversazioni familiari di Confucio” (2); il secondo figurava sulla copertina di un numero della “Rivista di Critica Politica”(3), rivista pubblicata a Yokohama da Liáng Qǐchāo durante il suo esilio in Giappone, importato dal Giappone in Cina; il terzo era un ritratto di Confucio che incontra Lăozĭ inciso su una lapide della dinastia Hàn. (4) L'impressione di Confucio che ho ricavato da questi ritratti è quella di un uomo anziano molto magro, che indossava una lunga veste con ampie maniche, portava una spada infilata nella cintura o un bastone sotto il braccio, non sorrideva mai ed aveva un aspetto molto imponente. Chi si fosse seduto accanto a lui, sarebbe di certo dovuto stare dritto come un fuso (5), e dopo due o tre ore avrebbe sentito male alle giunture. Una persona comune probabilmente non avrebbe visto l’ora l'ora di scappar via.
Una volta, dopo che avevo visto i ritratti di Confucio, mi recai nello Shāndōng. Mentre imprecavo contro le strade dissestate, mi venne improvvisamente in mente Confucio. L'immagine di questo saggio, così dignitoso nel suo comportamento, che viaggiava per quelle strade su una modesta carrozza, tra sobbalzi ed urti, mi sembrò piuttosto comica. Un pensiero del genere era naturalmente deplorevole; in breve, rasentava la mancanza di rispetto, qualcosa che un discepolo di Confucio non si sarebbe mai permesso . Ma a quel tempo, molti giovani nutrivano fantasie anticonformiste di questo tipo.
Io sono nato negli ultimi anni della dinastia Qīng, quando a Confucio era già stato assegnato il magniloquente titolo di "Grande Saggio e Maestro di Letteratura". (6) Era un'epoca in cui la dottrina del Maestro dominava l'intero paese. Il governo imponeva ai funzionari (7) di leggere determinate opere, ovvero i Quattro Libri e i Cinque Classici (8); di attenersi a determinati commentari; di scrivere determinati saggi, i cosiddetti "saggi in otto parti"(9 e di esprimere determinate opinioni. Tuttavia, questi dotti confuciani, formati tutti allo stesso modo, pur conoscendo perfettamente il mondo intero, ignoravano completamente la sfericità della Terra. (10) Per questo motivo, persero le guerre contro Francia e Inghilterra, paesi non menzionati nei Quattro Libri. A questo punto, non so se fosse perché preferivano salvarsi la pelle piuttosto che morire venerando incondizionatamente Confucio o perché mossi da qualche altra ragione, furono comunque gli stessi governanti e gli stessi burocrati i primi a voltar gabbana, utilizzando i fondi pubblici per frugare tra i libri dei diavoli stranieri.(11) Si trovano ancor oggi nelle librerie antiquarie reliquie di quell’epoca, come le traduzioni di fondamentali opere scientifiche quali “Outlines of Astronomy” di John Herschel (12),“Principles of Geology” di Charles Lyell (13) e “Manual of Mineralogy” di James Dana (14).
Tuttavia, era inevitabile una reazione. Emerse allora Xú Tóng (15), un eminente studioso e rappresentante dei cosiddetti dotti confuciani della tarda dinastia Qīng. Costui non solo liquidava la matematica come prerogativa dei diavoli stranieri, ma, pur riconoscendo l'esistenza di paesi come la Francia e l'Inghilterra, si rifiutava categoricamente di credere nell'esistenza di Spagna e Portogallo. Sosteneva infatti che questi fossero nomi di paesi inventati da Francia e Inghilterra, che, vergognandosi di assillare continuamente il governo cinese con la richiesta di sempre nuovi privilegi, avevano trovato il semplice espediente di avanzare le loro pretese sotto falso nome. Fu anche un noto fomentatore e sostenitore della Ribellione dei Boxer nel 1900. Tuttavia, la Ribellione dei Boxer fallì completamente e Xú Tóng si suicidò. Il governo cominciò quindi ad attribuire notevole importanza alla politica, alle leggi, alle conoscenze e alle tecnologie straniere. Fu in quel periodo che nacque il mio desiderio di studiare in Giappone. Raggiunto il mio obiettivo, mi iscrissi alla Kobun Gakuin di Tokyo (16), fondata dal signor Kano. Lì, il signor Misawa Rikitaro mi insegnò che l'acqua è composta di ossigeno e di idrogeno, e il signor Yamauchi Shigeo mi insegnò che una certa parte all'interno di una conchiglia si chiama "mantello". (17) Un giorno accadde che il direttore della scuola, il signor Okubo, ci riunì tutti e ci disse: "Dato che siete tutti discepoli di Confucio, oggi ci recheremo al Tempio di Confucio a Ochanomizu per rendere omaggio al Maestro!". Rimasi molto sorpreso. Ricordo ancora di aver pensato in quel momento: "Sono venuto in Giappone proprio perché ne avevo abbastanza di Confucio e dei suoi discepoli, ed ora eccomi qui a rendergli omaggio!". Trovai la cosa molto strana e credo di non essere stato l'unico a pensarla così.
Però, la sfortuna di Confucio nella sua patria non ebbe inizio nel XX secolo. Già Mencio (18) lo definiva "un saggio che si adatta ai tempi ", che, in termini moderni, equivale a dire" un saggio alla moda". (19) Non credo che Confucio avrebbe accolto con particolare favore questa definizione rassicurante, ma non troppo elogiativa. In realtà, però, le cose potrebbero essere andate diversamente. La definizione di "saggio alla moda" fu data a Confucio solo dopo la sua morte. Quand’era in vita, egli affrontò invece notevoli traversie. Fu costantemente in viaggio; (20) arrivò a ricoprire la prestigiosa carica di Ministro della Giustizia dello Stato di Lǔ, per essere poi immediatamente destituito e ritrovarsi senza lavoro (21); fu disprezzato dagli alti funzionari, deriso dal popolino, in alcune occasioni addirittura assalito dalla folla e costretto alla fame.(22) Di tremila discepoli, solo settantadue si rivelarono realmente validi e solo uno dimostrô di essere una persona di cui ci si poteva fidare ciecamente. (23) Un giorno, Confucio esclamò indignato: " La mia dottrina non trova ascolto. Vorrei salire su una zattera e navigare verso il mare aperto. Non è vero che tu mi seguiresti, Yóu ? ” (24)" Si intuisce qui che, pur in un momento di depressione, il Maestro contava sulla dedizione di Yóu. Tempo dopo, questo discepolo fedele si accorse, mentre stava combattendo, che gli si era slacciato il soggolo del berretto. Fedele all’insegnamento del maestro, nemmeno allora dimenticò la lezione appresa da Confucio, che diceva: "Un gentiluomo muore col berretto in testa” (24).Perciò si fermò e si diede ad armeggiare per riallacciare il soggolo del berretto, cosicché fu fatto a pezzi con il berretto in testa. (25) Confucio fu naturalmente assai colpito dalla perdita del suo unico discepolo fidato e si narra che, appena appresa la notizia, ordinò immediatamente di buttare via la carne in salamoia che si trovava in cucina. (26)
Credo che Confucio abbia avuto una certa fortuna dopo la sua morte. Approfittando del fatto che lui non poteva più parlare, diversi personaggi influenti si diedero da fare per abbellire in ogni modo tutto ciò che lui aveva detto o fatto , trasformandolo così in una figura talmente elevata da ispirare un timore reverenziale. Ma rispetto al Buddha, che venne dopo (27), Confucio risulta davvero insignificante. Certo, ogni contea possiede un tempio confuciano, che però è desolato e deserto. La gente comune non ci andrebbe mai a pregare, perché preferisce i templi o santuari buddisti. Se chiedete all’uomo della strada chi fosse Confucio, vi risponderà naturalmente che era un saggio, ma vi darà questa risposta soltanto per compiacere i potenti. Anche i suoi insegnamenti sembrano molto apprezzati dalla gente, ma ciò è dovuto alla convinzione superstiziosa che non apprezzarli porti sfortuna e attiri i fulmini del cielo. Il Tempio di Confucio a Nanchino è indubbiamente un luogo vivace, grazie tuttavia alla presenza di vari locali di intrattenimento e sale da tè. Sebbene Confucio abbia scritto gli Annali delle Primavere e degli Autunni e i funzionari corrotti lo temessero, oggigiorno quasi nessuno conosce il nome dei funzionari corrotti che condannò. (28 ) Quando si parla di funzionari sleali, si potrebbe pensare a Cáo Cāo, ma la cattiva fama di costui non è dovuta al nostro Saggio, bensì ad uno scrittore anonimo, autore di romanzi e opere teatrali. (29)
Per concludere la figura di Confucio in Cina fu santificata da chi deteneva il potere; Confucio era un santo per chi era al potere o aspirava al potere, ma aveva poco a che fare con la gente comune. Tuttavia, anche il fervore dei potenti per i templi di Confucio era effimero. Poiché per loro la venerazione di Confucio era puro opportunismo, diventava superflua non appena gli obiettivi perseguiti erano stati raggiunti ; se non venivano raggiunti, era ancora più inutile. Trenta o quarant'anni fa, chiunque aspirasse al potere – chiunque sperasse di occupare una funzione pubblica – studiava i "Quattro Libri" e i "Cinque Classici", scrivendo nello stile del "saggio in otto parti". Alcuni si riferivano collettivamente a questi libri e scritti come "mattoni per bussare alle porte". (30) Vale a dire, una volta superato un concorso pubblico, queste cose venivano subito dimenticate, proprio come i mattoni usati per bussare a una porta; una volta aperta la porta, i mattoni venivano gettati via. Confucio, anche dopo la sua morte, ha sempre rappresentato un "battacchio per la porta".
Esempi recenti lo rendono ancora più evidente. Dall'inizio del XX° secolo, Confucio era stato perseguitato dalla sfortuna, ma durante l'era di Yuán Shìkăi (31), la sua figura tornò alla ribalta. Non solo i suoi rituali furono ripristinati, ma vennero anche realizzati nuovi e strani costumi per coloro che celebravano le sue cerimonie. Si tentò in seguito la restaurazione del sistema imperiale. Tuttavia, alla fine, quella porta rimase chiusa e Yuán morì senza essere riuscito a farsela aprire. Rimasero i signori della guerra di Bĕiyáng (32), i quali, sentendo vicina la propria fine, sfruttarono il culto di Confucio per cercare di aprire altre porte della felicità. Il generale Sūn Chuánfāng (33), che controllava il Jiāngsū ed il Zhèjiāng e massacrava indiscriminatamente i civili per strada, fece rivivere il tradizionale rito confuciano della libazione del tè (34); il generale Zhāng Zhōngchāng (35), che governava lo Shāndōng e che dichiarava di non sapere nemmeno quanti soldi, quante concubine e quanti soldati avesse a sua disposizione, fece ristampare i Tredici Classici (36) e, convinto che gli insegnamenti del Saggio si potessero trasmettere per via sessuale come una sorta di malattia venerea, prese per genero un discendente di Confucio. Eppure, la porta della felicità è rimasta chiusa per tutti loro.
Questi tre uomini usarono tutti Confucio come trampolino di lancio, ma i tempi erano cambiati e tutti e tre fallirono clamorosamente. Non solo si illusero e furono delusi, ma trascinarono anche Confucio in una situazione ancora più tragica. Erano tutti semianalfabeti, eppure insistettero nel discutere i Tredici Classici, facendoli apparire ridicoli. L’incoerenza delle loro parole e dei loro atti non fece che accrescere l’ antipatia che già s’era manifestata nei confronti del confucianesimo. Poiché si era sviluppata da tempo una certa avversione per i monaci ed i loro costumi, l'uso strumentale di Confucio a puro fine di potere apparve ancora più evidente e l’ostilità al confucianesimo si intensificò. Pertanto, quando Confucio venne investito di grande dignità, era inevitabile che sorgessero opuscoli e altri scritti volti a criticarne i difetti. Confucio aveva avuto, come tutti gli altri, le sue debolezze, che di solito venivano ignorate perché anche un saggio è pur sempre un essere umano al quale si può perdonare qualche imperfezione. Tuttavia, quando i suoi discepoli si misero a blaterare sciocchezze, affermando che Confucio era stato esente da qualsiasi difetto e che quindi tutti dovevano cercare di essere perfetti come lui, la gente non poté fare a meno di ridere. Cinque o sei anni fa, una rappresentazione teatrale della commedia "Confucio incontra Nánzĭ "(37) suscitò scalpore. In questa commedia Confucio era raffigurato nei panni di un saggio, innegabilmente un po' impacciato e noioso, ma umano ed amabile. Tuttavia, i suoi discendenti si indignarono e reclamarano presso le autorità. Ciò perché la rappresentazione si teneva nella città natale di Confucio, dove i suoi discendenti si erano moltiplicati a tal punto da formare una classe privilegiata che avrebbe fatto impallidire persino i discendenti di Buddha e di Socrate (38). Forse proprio questo fatto aveva spinto i giovani che non discendevano da Confucio a mettere in scena "Confucio incontra Nánzĭ ".
Sebbene Confucio abbia fama di essere un saggio, io non lo considero tale; nutro rispetto per lui, ma non ho con lui un rapporto intimo. Mi sembra però probabile che nessuno al mondo lo comprenda meglio delle masse ignoranti della Cina. Confucio ha di certo ideato eccellenti metodi di governo, ma li ha pensati tutti per chi deteneva il potere, non per il popolo. Questo è il significato della massima "i riti non valgono per la gente comune"(39). Poiché Confucio ha operato come consulente di chi deteneva il potere, non è un’ingiustizia che alla fine si sia trasformato in un "battacchio per le porte”. Non è ammissibile dire che non avesse alcun rapporto con il popolo, ma affermare che non aveva alcuna intimità con la gente comune è un modo educato di esprimere lo stesso concetto. È perfettamente naturale tenersi lontani da un saggio con il quale non si ha alcuna intimità. Cercate , per esempio, di entrare nella Sala Principale del Tempio di Confucio (40) con abiti laceri e a piedi nudi. È probabile che sareste immediatamente cacciati via, come viene cacciato lo straccione che tenta di entrare in un cinema di lusso di Shànghăi o sale per sbaglio su un vagone ferroviario di prima classe. Tutti sanno che certi locali sono riservati a chi ha soldi e potere ; anche le masse ignoranti non sono così ignoranti da commettere lo sproposito di volerci entrare.
29 aprile
NOTE
1) Nella “Biografia di Confucio” (“孔子世家 ” kǒngzǐ shìjiā “), che figura al capitolo 47 delle “Memorie Storiche”( 史記 “shĭjì”) di Sīmă Qiān 司馬遷 si legge, ad esempio, (paragrafo 5) che Confucio “ era alto nove piedi e sei pollici”( 孔子長九尺有六寸 ”kǒngzǐ zhǎng jiǔ chǐ yǒu liù cùn”), cioè più di due metri. Occorre tuttavia considerare che, nei tempi più antichi, non essendo disponibile alcuna documentazione visiva, era consuetudine attribuire ai grandi personaggi una statura imponente.
2) Lǔ Xùn si riferisce qui al famoso dramma “Brand” di Henrik Ibsen, il cui protagonista Brand è un prete intransigente il cui principio inderogabile di vita è "Tutto o niente”. Applicato alla rappresentazione di Confucio, questo principio porta a concludere che, nell’impossibilità di fornire un’immagine fedele dell’aspetto del Maestro, è meglio rinunciare del tutto all’idea di raffigurarlo.
3) Le “Conversazioni Familiari di Confucio” (孔子家語 “kǒngzǐ jiā yǔ”) sono una raccolta di detti, azioni e aneddoti riguardanti Confucio e i suoi discepoli, spesso considerata un supplemento ai “Dialoghi”. Per vedere l’immagine di cui si parla, cliccare:
https://old.shuge.org/ebook/kongzi-jia-yu-zheng-yin/
4) La “Rivista di critica politica” (清議報 “qīngyì bào”) era una rivista fondata il 23 dicembre 1898 a Yokohama, in Giappone, da Liáng Qǐchāo 梁啟超 e altri riformatori dopo il fallimento della Riforma dei Cento Giorni.
5) Lǔ Xùn allude qui al ricalco di un bassorilievo che ornava la più nota delle tombe della famiglia Wú (武氏祠 “wǔ shì cí”), la tomba Wŭliáng ( 武梁祠“ wǔ liáng cí”), risalente all’anno 151 d.C., sotto la dinastia dei Hàn orientali 東漢. Nel 2007 è stato scoperto in una tomba del villaggio di Hòutún 后屯村 nella contea di Dōngpíng 东平县, (Shāngdōng” 山东) un superbo affresco murale che riproduce la stessa scena. Cliccare:
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:A_Western_Han_%28202_BCE_%E2%80%93_9_CE%29_fresco_depicting_Confucius_%28and_Laozi%29,_from_a_tomb_of_Dongping_County,_Shandong_province,_China.jpg
6) I discepoli di Confucio sono usualmente raffigurati “seduti alla presenza”( 侍坐”shìzuò”) del Maestro, in atteggiamento deferente, in ginocchio, appoggiati sui talloni, con la schiena ben dritta.
7) Questo titolo magniloquente fu conferito a Confucio nel 1645. Esso è costituito dalla riunione di due titoli attribuiti a Confucio sotto la dinastia Táng:””Saggio Supremo e Primo dei Maestri”, ( 至聖先師 “zhì shèng xiānshī”),nel 655 d. C., durante il regno di Gāozōng 高宗, e “Re della Propagazione della Cultura”( 文宣王 “wénxuān wáng”), nel 739 d.C., durante il regno di Xuanzōng 玄宗.
8) Ho tradotto con “funzionari” il termine 讀書人們 (“dúshū rénmen”), che propriamente significa “letterati” perché, nella Cina imperiale, le due categorie coincidevano. Soltanto gli studiosi che avevano superato particolari esami erano infatti chiamati a ricoprire incarichi pubblici.
9) I “Quattro Libri” e i “Cinque Classici” sono i testi fondamentali della tradizione e della letteratura confuciana, che per millenni hanno rappresentato la base della cultura cinese.
10) Il “saggio in otto parti” ( 八股文 “bāgŭwén”) era una delle prove di composizione letteraria da sostenere negli esami per l’ammissione al pubblico impiego sotto le dinastie Míng e Qīng. Era una composizione sottoposta a rigide regole formali che esigeva una perfetta conoscenza dei classici confuciani. Fu soppresso soltanto nel 1910, un anno prima della caduta dell’Impero.
11) Lǔ Xùn attribuisce qui le traversie della Cina ai difetti della formazione classica cristallizzata da secoli, se non da millenni, che veniva impartita alla sua classe dirigente. Poiché i libri antichi - egli osserva sarcasticamente- ignoravano la sfericità della terra, i dotti confuciani non presero neanche in considerazione la possibilità che, agli antipodi della Cina, esistessero altri paesi. Furono quindi colti di sorpresa quando questi paesi si manifestarono ed intervennero con violenza nelle vicende del Celeste Impero.
12) Il termine “diavoli che vengono dall’Oceano” (洋鬼子 “yángguĭzi”) fu a lungo usato come termine dispregiativo per indicare gli stranieri che giungevano dal mare, cioè gli Occidentali.
13) John Herschel (1792-1871), famoso astronomo britannico, pubblicò nel 1849 la sua opera fondamentale “Outlines of Astronomy”(“Elementi di astronomia”).
14) Charles Lyell (1797-1875), geologo britannico, pubblicò tra il 1830 e il 1833, in tre volumi, i suoi famosi “Principles of Geology” (“Princìpi di geologia”).
15) James Dana (1813-1895), mineralogista americano, pubblicò nel 1848 un celebre “Manual of Mineralogy” (”Manuale di Mineralogia”).
16) Xú Tóng 徐桐 (1819-1900), alto funzionario del governo imperiale, si distinse per la sua difesa della cultura tradizionale e per la sua ostilità verso gli stranieri. Implicato nella rivolta dei Boxer, da lui appoggiata, si suicidò dopo che il corpo di spedizione occidentale ebbe annientato i ribelli.
17) La Kōbun Gakuin 弘文学院 era una scuola preparatoria fondata nel 1902 a Tokyo da Jigorō Kanō 嘉納 治五郎 nell’intento di accogliere gli studenti cinesi che si recavano in Giappone per conseguire una formazione moderna e contribuire così alla rinascita del loro paese.
18) Ricordando queste nozioni abbastanza elementari, Lǔ Xùn intende probabilmente sottolineare che solo in Giappone potè apprendere i rudimenti della conoscenza scientifica che erano completamente assenti dall’insegnamento tradizionale cinese.
19) Mencio 孟子 (372 a.C.- 290 a.c.) fu uno dei più autorevoli esponenti del confucianesimo.
20) L’interpretazione negativa dell’espressione “un saggio che si adatta ai tempi”( 聖之時者也 “shèng zhī shí zhě yě'” ) da parte di Lǔ Xùn sembra non tener conto del contesto( Mèngzĭ 孟子, quinto capitolo intitolato Wàn Zhāng 萬章, parte II, paragrafo 10) nel quale è formulata questa definizione a cui Mencio attribusce un senso chiaramente elogiativo.
21) Confucio viaggiò spesso, visitando molti dei piccoli Stati dell’epoca, nel vano tentativo di trovare un terreno fertile per l’applicazione dei suoi insegnamenti.
22) Lo storico Sīmă Qiān 司馬遷 narra che dopo i cinquant'anni Confucio divenne ministro della giustizia del ducato di Lǔ, ma fu in seguito costretto a dimettersi ed andare in esilio.
23) Lǔ Xùn si riferisce qui a due distinti episodi della vita di Confucio.
Nei “Dialoghi” (cap.9, par.5) si legge. “Trovandosi in pericolo nel villaggio di Kuāng, il Maestro dichiarò: “ Morto il re Wén, la cultura non si è forse rifugiata in me? Se il Cielo intende distruggerla, i posteri non potranno averne alcun beneficio. Ma, se il Cielo non intende distruggerla, che cosa dovrei temere dalla gente di Kuāng?”.
Il commento di Zhū Xī ci spiega che la popolazione di Kuāng 匡, villaggio del Regno di Zhèng 鄭 國 situato in una zona che fa attualmente parte della città di Chángyuán 長 垣 nel Hénán 河 南 , aveva subito gravi torti ad opera di Yáng Hŭ 陽 虎 , un feudatario del Ducato di Lŭ.魯 國 che aveva saccheggiato il suo territorio. Nel 492 a.C. Confucio, che stava attraversando il villaggio con i suoi discepoli diretto alla capitale Zhèng 鄭 (oggi Xīnzhèng 新 鄭 ), fu scambiato per costui e, circondato dalla folla inferocita, passò un brutto momento, prima che l’equivoco fosse chiarito. Questo passo dei Dialoghi ci mostra la serenità olimpica con cui il Maestro affrontò una situazione di grande pericolo.
Nei “Dialoghi” (cap.15, par.2) si legge: “ Mentre Confucio si trovava a Chén, vennero a mancare le provviste, ed i discepoli erano così indeboliti dalle privazioni che non riuscivano più a stare in piedi. Zĭ Lù, esasperato, andò a protestare dal Maestro e gli domandò: “Per diventare virtuosi è davvero necessario morire di fame?”.“L’uomo virtuoso sopporta con serenità anche la miseria” gli rispose il Maestro “È l’uomo dappoco che perde la testa dinanzi agli stenti”.
24) L’affermazione che Confucio ebbe circa 3000 discepoli, ma che solo 72 di costoro padroneggiavano completamente le sei arti (riti, musica, tiro con l’arco, guida delle carrozze, storia e matematica”) figura nella “Biografia di Confucio” (“孔子世家” kǒngzǐ shìjiā “), che fa parte delle “Memorie Storiche”( 史記 “shĭjì”) di Sīmă Qiān 司馬遷.
25) Zìlú 子路 o Zhòng Yóu 仲由 (542 a.C. - 480 a.C.) fu uno dei primi e dei più fedeli discepoli di Confucio. Morì in battaglia, difendendo contro forze ribelli il duca di Wèì 魏国, che lo aveva preso al suo servizio.
26) Nel capitolo 67 delle sue“Memorie Storiche”( 史記 “shĭjì”), intitolato “Biografie dei discepoli di Confucio” ( 仲尼弟子列傳 “zhòng ní dìzǐ lièzhuàn ”), Sīmă Qiān 司馬遷 narra che, mentre lottava contro i ribelli, Zìlú, gravemente ferito, si accorse che il soggolo del berretto dell’uniforme era stato tagliato da un colpo e che il berretto gli stava scivolando via di testa. Memore della regola secondo cui un gentiluomo deve sempre avere l’uniforme in ordine, smise di combattere e si diede fare per rimettere in sesto il berretto, ma gli avversari approfittarono di quel momento per colpirlo a morte.
27) La reazione di Confucio alla morte di Zìlú è riferita nel capitolo “Tán Gōng” 檀弓 , Parte Prima, cap.7, del “Libro dei Riti” (“lĭjì” 禮記) nei seguenti termini:
“ Confucio era in lutto per Zilú nel cortile di casa. Quando qualcuno veniva a porgergli le condoglianze per la morte dell’amico, egli si inchinava. Terminate le visite di condoglianza, fece chiamare il messaggero che gli aveva portato la notizia della morte di Zìlú e gli domandò di descrivergli dettagliatamente che cosa fosse accaduto. “Del suo corpo hanno fatto carne in salamoia” gli raccontò il messaggero. Allora Confucio ordinò subito di gettar via tutta la carne in salamoia che si trovava in cucina.”
La morte di Zìlú e la reazione di Confucio, che le fonti antiche raccontano con grande serietà, sono descritte da Lǔ Xùn con un tono che oscilla tra l’ironico e il sarcastico. Come abbiamo già visto, Lǔ Xùn non nutriva in effetti un grande rispetto per Confucio.
28) Il Buddha visse probabilmente ancor prima di Confucio (molti studiosi indicano come data di nascita il 623 a.c. e come data di morte il 543 a.C.), ma in Cina “venne dopo” in quanto il suo insegnamento si diffuse nel paese molti secoli più tardi.
29) Lǔ Xùn minimizza qui la portata dell’azione moralizzatrice attribuita a Confucio, affermando che se i suoi scritti contro i funzionari corrotti fossero stati efficaci, la cattiva fama di questi personaggi dovrebbe perdurare ancor oggi, mentre al contrario oggi non se ne conoscono neppur più i nomi.
Lǔ Xùn riconosce che la cattiva fama di Cáo Căo come funzionario sleale, corrotto e crudele perdura ancor oggi, ma precisa che essa è dovuta al romanzo di uno scrittore anonimo,nel caso specifico il “Romanzo dei Tre Regni” (三国演义 “sānguó yănyì”), non agli scritti di Confucio.
30) Il termine 敲門磚 “qiāo mén zhuān”, letteralmente “bussare alla porta con una tegola rotta”, deriva da un’abitudine diffusa al tempo della dinastia Sòng. In quel periodo, poiché le dimore delle famiglie ricche erano molto ampie, non era facile sentire bussare alla porta. I visitatori spesso raccoglievano tegole o mattoni rotti da terra e bussavano così alla porta. Dopo che la porta si apriva, le tegole non servivano più e venivano gettate via. Questa espressione mette in evidenza la spregiudicata utilizzazione di Confucio come semplice strumento per fare carriera.
È curioso che il problema di bussare facendosi sentire anche da lontano non fosse stato risolto in Cina come fu fatto in Europa con il semplice espediente di applicare a porte e portoni un battacchio metallico.
31) Il generale Yuán Shìkăi 袁世凯 (1859-1916) svolse un ruolo di primo piano negli ultimi mesi di vita dell’Impero, approfittando della propria posizione di potere per indurre l’imperatore ad abdicare e per farsi nominare presidente della repubblica proclamata subito dopo. Tra il 1912 ed il 1915 esercitò la sua funzione in modo estremamente autoritario, finché nel novembre 1915 non si autoproclamò imperatore, tentando di creare una nuova dinastia. Di fronte alla vigorosa resistenza dei repubblicani, fu tuttavia costretto ad abdicare pochi mesi dopo e morì nel giugno del 1916.
32) Furono detti “Signori della Guerra”( 军阀 “jǔnfá”) i numerosi generali che si divisero fra di loro il territorio cinese dopo la caduta di Yuán Shìkăi . Essi appartenevano quasi tutti all’Esercito del Bĕiyáng (北洋軍 “bĕiyángjǔn”), creato a suo tempo da Yuán Shìkăi seguendo i modelli occidentali. Il periodo dei “Signori della Guerra”, durato sino al 1927, fu caratterizzato da continui conflitti e da un costante disordine.
33) Sūn Chuánfāng 孙传芳 (1885-1935), noto come il “Signore della Guerra di Nanchino”, controllava alla fine del 1925 il Jiāngsū 江苏, il Fújiàn 福建, l’ Ānhuī 安徽 e il Jiāngxī 江西. Sconfitto nel 1927, si rifugiò a Tiānjīn 天津, dove fu assassinato nel 1935.
34) Il termine “rito del gettare il tè”(投壺之禮 “ tóuhú zhī lǐ “) si riferisce ad un antico rituale cinese che fa parte della tradizionale cerimonia del tè e che consiste nel versare a terra il liquido della primissima infusione. Questo gesto, apparentemente insolito, racchiude , secondo la tradizione, profonde motivazioni spirituali e corrisponde, in qualche modo, all’antico rito della “libazione”, diffuso anche in Europa nell’epoca classica. La celebrazione di questo rito da parte di un Signore della Guerra implicava un’adesione, anche se soltanto di facciata, alla dottrina confuciana.
35) Ex-bandito, diventato poi generale e governatore di provincia, Zhāng Zhōngchāng 張宗昌 (1881-1932) era conosciuto come il signor “Tre Non So” 三不知 (“sān bu zhī”) , poiché era solito ripetere che non sapeva né quanti soldi, né quante concubine, né quanti soldati avesse a sua disposizione. Tirannico e sanguinario, dimostrava al tempo stesso un’irrefrenabile tendenza a comportamenti che sconfinavano nel ridicolo e nel pagliaccesco. Governò lo Shāndōng 山东 dal 1925 al 1928.
36) I “Tredici Classici” ( 十三经 “shísān jīng”) sono il canone fondamentale dei testi confuciani della Cina antica che ha formato l'etica, la politica e la cultura del paese.
Il canone si è formato nel corso dei secoli, passando da un nucleo iniziale di cinque testi ad un totale di tredici durante la dinastia Sòng 宋朝.
37) La commedia qui citata si ispira ad un fatto riportato nei “Dialoghi (cap.6, par.28). In missione per conto del proprio sovrano nel ducato di Wèi 衛 國 , il Maestro non aveva potuto rifiutare, per ragioni diplomatiche, di etichetta e di buona educazione, di presentarsi in udienza dinanzi a Nánzĭ 南 子 , moglie del duca Líng 衛 靈 公, sebbene si trattasse di una donna corrotta e che godeva di pessima fama.
38) Lǔ Xùn osserva ironicamente che la famiglia di Confucio, la quale ha attraversato i millenni ed è tuttora rappresentata da un largo numero di persone, è riuscita a godere di vantaggi e di privilegi tali che farebbero impallidire, se ancora esistessero, i discendenti di filosofi e saggi che Lǔ Xùn considera, a torto o a ragione, molto più profondi come Socrate o il Buddha.
39) Nel primo capitolo del “Libro dei Riti”( 禮記” lĭjì”), intitolato “Regole di condotta” (曲禮 “qῡlĭ”), Parte Prima, si legge: “I riti non si applicano al popolo; le norme penali non si applicano alla nobiltà”(“礼不下庶人,刑不上大夫 ” lǐ bùxià shù rén, xíng bù shàng dàfū”).
40) La Sala Principale dei templi di Confucio è ufficialmente chiamata la “Sala del Culmine” (大成殿 “dàchéng diàn”). Nel 1104 d.C., infatti, l'imperatore Huīzōng 徽宗 della dinastia dei Sòng settentrionali 北宋, ispirandosi all’'espressione di Mencio "Confucio è considerato il culmine di tutta la conoscenza" (孔子之謂集大成 “kǒngzǐ zhī wèi jí dàchéng”), ribattezzò “Sala del Culmine” la sala principale del Tempio di Confucio a Qῡfù 曲阜 . Questo nome fu successivamente esteso alle sale principali dei templi di Confucio in tutto il paese.
孔夫子在現代中國
新近的上海的報紙,報告著因為日本的湯島,孔子的聖廟落成了,湖南省主席何鍵將軍就寄贈了一幅向來珍藏的孔子的畫像。老實說,中國的一般的人民,關於孔子是怎樣的相貌,倒幾乎是毫無所知的。自古以來,雖然每一縣一定有聖廟,即文廟,但那裡面大抵並沒有聖像。凡是繪畫,或者雕塑應該崇敬的人物時,一般是以大於常人為原則的,但一到最應崇敬的人物,例如孔夫子那樣的聖人,卻好像連形象也成為褻瀆,反不如沒有的好。這也不是沒有道理的。孔夫子沒有留下照相來,自然不能明白真正的相貌,文獻中雖然偶有記載,但是胡說白道也說不定。若是從新雕塑的話,則除了任憑雕塑者的空想而外,毫無辦法,更加放心不下。於是儒者們也終於只好採取「全部,或全無」的勃蘭特式的態度了。
然而倘是畫像,卻也會間或遇見的。我曾經見過三次:一次是《孔子家語》裡的插畫;一次是梁啟超氏亡命日本時,作為橫濱出版的《清議報》上的卷頭畫,從日本倒輸入中國來的;還有一次是刻在漢朝墓石上的孔子見老子的畫像。說起從這些圖畫上所得的孔夫子的模樣的印象來,則這位先生是一位很瘦的老頭子,身穿大袖口的長袍子,腰帶上插著一把劍,或者腋下挾著一枝杖,然而從來不笑,非常威風凜凜的。假使在他的旁邊侍坐,那就一定得把腰骨挺的筆直,經過兩三點鐘,就骨節酸痛,倘是平常人,大約總不免急於逃走的了。
後來我曾到山東旅行。在為道路的不平所苦的時候,忽然想到了我們的孔夫子。一想起那具有儼然道貌的聖人,先前便是坐著簡陋的車子,顛顛簸簸,在這些地方奔忙的事來,頗有滑稽之感。這種感想,自然是不好的,要而言之,頗近於不敬,倘是孔子之徒,恐怕是決不應該發生的。但在那時候,懷著我似的不規矩的心情的青年,可是多得很。
我出世的時候是清朝的末年,孔夫子已經有了「大成至聖文宣王」這一個闊得可怕的頭銜,不消說,正是聖道支配了全國的時代。政府對於讀書的人們,使讀一定的書,即四書和五經;使遵守一定的注釋;使寫一定的文章,即所謂「八股文」;並且使發一定的議論。然而這些千篇一律的儒者們,倘是四方的大地,那是很知道的,但一到圓形的地球,卻什麼也不知道,於是和四書上並無記載的法蘭西和英吉利打仗而失敗了。不知道為了覺得與其拜著孔夫子而死,倒不如保存自己們之為得計呢,還是為了什麼,總而言之,這回是拚命尊孔的政府和官僚先就動搖起來,用官帑大翻起洋鬼子的書籍來了。屬於科學上的古典之作的,則有侯失勒的《談天》,雷俠兒的《地學淺釋》,代那的《金石識別》,到現在也還作為那時的遺物,間或躺在舊書鋪子裡。
然而一定有反動。清末之所謂儒者的結晶,也是代表的大學士徐桐氏出現了。他不但連算學也斥為洋鬼子的學問;他雖然承認世界上有法蘭西和英吉利這些國度,但西班牙和葡萄牙的存在,是決不相信的,他主張這是法國和英國常常來討利益,連自己也不好意思了,所以隨便胡謅出來的國名。他又是一九○○年的有名的義和團的幕後的發動者,也是指揮者。但是義和團完全失敗,徐桐氏也自殺了。政府就又以為外國的政治法律和學問技術頗有可取之處了。我的渴望到日本去留學,也就在那時候。達了目的,入學的地方,是嘉納先生所設立的東京的弘文學院;在這裡,三澤力太郎先生教我水是養氣和輕氣所合成,山內繁雄先生教我貝殼裡的什麼地方其名為「外套」。這是有一天的事情。學監大久保先生集合起大家來,說:因為你們都是孔子之徒,今天到御茶之水的孔廟裡去行禮罷!我大吃了一驚。現在還記得那時心裡想,正因為絕望於孔夫子和他的之徒,所以到日本來的,然而又是拜麼?一時覺得很奇怪。而且發生這樣感覺的,我想決不止我一個人。
但是,孔夫子在本國的不遇,也並不是始於二十世紀的。孟子批評他為「聖之時者也」,倘翻成現代語,除了「摩登聖人」實在也沒有別的法。為他自己計,這固然是沒有危險的尊號,但也不是十分值得歡迎的頭銜。不過在實際上,卻也許並不這樣子。孔夫子的做定了「摩登聖人」是死了以後的事,活著的時候卻是頗吃苦頭的。跑來跑去,雖然曾經貴為魯國的警視總監,而又立刻下野,失業了;並且為權臣所輕蔑,為野人所嘲弄,甚至於為暴民所包圍,餓扁了肚子。弟子雖然收了三千名,中用的卻只有七十二,然而真可以相信的又只有一個人。有一天,孔夫子憤慨道:「道不行,乘桴浮於海,從我者,其由與?」從這消極的打算上,就可以窺見那消息。然而連這一位由,後來也因為和敵人戰鬥,被擊斷了冠纓,但真不愧為由呀,到這時候也還不忘記從夫子聽來的教訓,說道「君子死,冠不免」,一面系著冠纓,一面被人砍成肉醬了。連唯一可信的弟子也已經失掉,孔子自然是非常悲痛的,據說他一聽到這信息,就吩咐去倒掉廚房裡的肉醬雲。
孔夫子到死了以後,我以為可以說是運氣比較的好一點。因為他不會嚕蘇了,種種的權勢者便用種種的白粉給他來化妝,一直抬到嚇人的高度。但比起後來輸入的釋迦牟尼來,卻實在可憐得很。誠然,每一縣固然都有聖廟即文廟,可是一副寂寞的冷落的樣子,一般的庶民,是決不去參拜的,要去,則是佛寺,或者是神廟。若向老百姓們問孔夫子是什麼人,他們自然回答是聖人,然而這不過是權勢者的留聲機。他們也敬惜字紙,然而這是因為倘不敬惜字紙,會遭雷殛的迷信的緣故;南京的夫子廟固然是熱鬧的地方,然而這是因為另有各種玩耍和茶店的緣故 雖說孔子作《春秋》而亂臣賊子懼,然而現在的人們,卻幾乎誰也不知道一個筆伐了的亂臣賊子的名字。說到亂臣賊子,大概以為是曹操,但那並非聖人所教,卻是寫了小說和劇本的無名作家所教的。
總而言之,孔夫子之在中國,是權勢者們捧起來的,是那些權勢者或想做權勢者們的聖人,和一般的民眾並無什麼關係。然而對於聖廟,那些權勢者也不過一時的熱心。因為尊孔的時候已經懷著別樣的目的,所以目的一達,這器具就無用,如果不達呢,那可更加無用了。在三四十年以前,凡有企圖獲得權勢的人,就是希望做官的人,都是讀「四書」和「五經」,做「八股」,別一些人就將這些書籍和文章,統名之為「敲門磚」。這就是說,文官考試一及第,這些東西也就同時被忘卻,恰如敲門時所用的磚頭一樣,門一開,這磚頭也就被拋掉了。孔子這人,其實是自從死了以後,也總是當著「敲門磚」的差使的。
一看最近的例子,就更加明白。從二十世紀的開始以來,孔夫子的運氣是很壞的,但到袁世凱時代,卻又被從新記得,不但恢復了祭典,還新做了古怪的祭服,使奉祀的人們穿起來。跟著這事而出現的便是帝制。然而那一道門終於沒有敲開,袁氏在門外死掉了。余剩的是北洋軍閥,當覺得漸近末路時,也用它來敲過另外的幸福之門。盤據著江蘇和浙江,在路上隨便砍殺百姓的孫傳芳將軍,一面復興了投壺之禮;鑽進山東,連自己也數不清金錢和兵丁和姨太太的數目了的張宗昌將軍,則重刻了《十三經》,而且把聖道看作可以由肉體關係來傳染的花柳病一樣的東西,拿一個孔子後裔的誰來做了自己的女婿。然而幸福之門,卻仍然對誰也沒有開。
這三個人,都把孔夫子當作磚頭用,但是時代不同了,所以都明明白白的失敗了。豈但自己失敗而已呢,還帶累孔子也更加陷入了悲境。他們都是連字也不大認識的人物,然而偏要大談什麼《十三經》之類,所以使人們覺得滑稽;言行也太不一致了,就更加令人討厭。既已厭惡和尚,恨及袈裟,而孔夫子之被利用為或一目的的器具,也從新看得格外清楚起來,於是要打倒他的欲望,也就越加旺盛。所以把孔子裝飾得十分尊嚴時,就一定有找他缺點的論文和作品出現。即使是孔夫子,缺點總也有的,在平時誰也不理會,因為聖人也是人,本是可以原諒的。然而如果聖人之徒出來胡說一通,以為聖人是這樣,是那樣,所以你也非這樣不可的話,人們可就禁不住要笑起來了。五六年前,曾經因為公演了《子見南子》這劇本,引起過問題,在那個劇本裡,有孔夫子登場,以聖人而論,固然不免略有欠穩重和呆頭呆腦的地方,然而作為一個人,倒是可愛的好人物。,把問題一直鬧到官廳裡去了。因為公演的地點,恰巧是孔夫子的故鄉,在那地方,聖裔們繁殖得非常多,成著使釋迦牟尼和蘇格拉第都自愧弗如的特權階級。然而,那也許又正是使那裡的非聖裔的青年們,不禁特地要演《子見南子》的原因罷。
中國的一般的民眾,尤其是所謂愚民
雖稱孔子為聖人,卻不覺得他是聖人;對於他,是恭謹的,卻不親密。但我想,能像中國的愚民那樣,懂得孔夫子的,恐怕世界上是再也沒有的了。不錯,孔夫子曾經計劃過出色的治國的方法,但那都是為了治民眾者,即權勢者設想的方法,為民眾本身的,卻一點也沒有。這就是「禮不下庶人」。成為權勢者們的聖人,終於變了「敲門磚」,實在也叫不得冤枉。和民眾並無關係,是不能說的,但倘說毫無親密之處,我以為怕要算是非常客氣的說法了。不去親近那毫不親密的聖人,正是當然的事,什麼時候都可以,試去穿了破衣,赤著腳,走上大成殿去看看罷,恐怕會像誤進上海的上等影戲院或者頭等電車一樣,立刻要受斥逐的。誰都知道這是大人老爺們的物事,雖是「愚民」,卻還沒有愚到這步田地的。
四月二十九日