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Capitolo XV
Si è già narrato che, mentre Lăo Cán e Rénruì discutevano sul modo migliore di aiutare Cuìhuán, Lăo Cán disse a Rénruì:” Hai menzionato, poco fa, un caso sconvolgente e bizzarro, in cui si gioca il destino di innumerevoli persone. È vero o no? La cosa mi turba realmente” .
“Non preoccuparti! “gli rispose RénruÌ: "Non preoccuparti! Ora che abbiamo parlato a sazietà di questa ragazzina, veniamo al nostro caso. Però, ho ancora voglia di fumare una sigaretta. Lasciami tirare un paio di boccate per schiarirmi le idee e poi te lo racconterò".
Cuìhuán, pazza di gioia, non sapeva che cosa fare. Sentendo che Rénruì voleva fumare, prese rapidamente una sigaretta e gliela accese con due boccate.
Rénruì raccontò: "A nord-est di Qíhé, a circa trenta miglia dalla città, c'è un grosso villaggio chiamato Qídōng, dal nome della tribù che lo abitava ai tempi della dinastia Zhōu. Questo villaggio conta dalle tremila alle quattromila famiglie, una via principale e una dozzina di strade secondarie. In una di queste strade secondarie, la terza a sud dell’arteria principale, viveva il “vecchio Jiă”. Il vecchio Jiă, un uomo sulla cinquantina, aveva due figli maschi e una figlia femmina. Il figlio maggiore, morto all’età di trent'anni, aveva sposato, quando ne aveva venti, una sua compaesana appartenente alla famiglia Wèi.
I Wèi e i Jiă erano due famiglie di agricoltori, che coltivavano,ciascuna, intorno ai trecento ettari di terra. (1)
Il vecchio Wèi non aveva figli maschi, ma solo una figlia femmina, la ragazza che ho appena menzionato. Della coltivazione del podere si occupava un lontano nipote, che, tuttavia, era piuttosto rozzo ed incolto, ragion per cui il vecchio Wèi lo detestava profondamente, mentre stravedeva invece per il genero. Purtroppo, nel luglio scorso, il genero contrasse una malattia contagiosa e, verso la metà di agosto, disgraziatamente, morì. Qualche tempo dopo, temendo che la figlia si intristisse troppo, il vecchio Wèi, nell’intento di alleviarne il dolore, prese l’abitudine di invitarla a casa sua ora per una decina ora per una quindicina di giorni.
Il secondogenito della famiglia Jiă, che nel frattempo aveva compiuto ventiquattro anni, viveva a casa dei genitori ed era studente. Bello ed elegante, scriveva con facilità. Dopo la morte del fratello maggiore era diventato l’orgoglio del vecchio Jiă, che, per paura di disturbarlo negli studi, gli lasciava fare tutto ciò che voleva.
La figlia del vecchio Jiă, che aveva compiuto diciannove anni, era bella e capace. Era lei che in casa prendeva tutte le decisioni, quale che ne fosse l’importanza. Per questo motivo, gli abitanti del villaggio l'avevano soprannominata "Jiă Tanchǔn". (2)
Il secondogenito aveva sposato la figlia di uno studioso del villaggio, una fanciulla incredibilmente riservata e silenziosa, che, per questa ragione, la gente del paese riteneva un po’ sempliciotta ed aveva soprannominato "La Scemetta".
Perché la figlia del vecchio Jiă era ancora nubile a diciannove anni? Perché, graziosa e piena di qualità com era, non c’era in un villaggio di quel genere alcun uomo così brillante da poter costituire un buon partito per lei. Un uomo davvero affascinante, Wú Èrlàngzĭ, abitava nel villaggio vicino. Era bello, intelligente e ricco. Gli piaceva cavalcare e tirare con l'arco. Era un lontano parente della famiglia Jiă con cui era sempre rimasto in contatto e le donne della sua famiglia avevano sempre mantenuto buoni rapporti con quelle della famiglia Jiă. Una volta Wú Èrlàngzĭ aveva mandato a chiedere la ragazza in sposa e il vecchio Jiă aveva pensato che sarebbe stato un bel matrimonio, ma poi era venuto a sapere che il pretendente era un donnaiolo, che giocava d'azzardo e che si recava spesso a divertirsi nel capoluogo di provincia, dove rimaneva non di rado anche un mese o due. Ebbe paura che, con un simile genero, sebbene la sua fosse la famiglia più ricca del villaggio, alla fine sarebbero diventati poveri, e quindi non acconsentì. Cercò in seguito di trovare qualcuno di pari talento e ricchezza, ma non ci riuscì e perciò lasciò perdere l’idea di sposare la figlia.
Il 13 agosto di quest'anno ricorreva l'anniversario della morte di Jiă Lăodà. La famiglia invitò i monaci a compiere un triduo di commemorazione.(3) Terminate le cerimonie, il vecchio Wèi portò sua figlia a casa per celebrare la festa (4), ma, nel pomeriggio dello stesso giorno, si diffuse improvvisamente la voce che l'intera famiglia del vecchio Jiă era morta. Terrorizzati, corsero a vedere cosa fosse successo e trovarono che il capo del villaggio e i suoi aiutanti erano già sul posto. Tutti i membri della famiglia Jiă erano morti, tranne la figlia e una zia, entrambe in lacrime. Un attimo dopo arrivò anche la zia del vecchio Wèi, che era stata la moglie del padre del vecchio Jiă. Entrando, sentì che tutti piangevano e, non capendo cosa stesse succedendo, scoppiò a piangere anche lei.
Il capo del villaggio si guardò intorno e scoprì che in portineria giacevano morti il portinaio e due braccianti. Un domestico fu trovato morto sul pavimento del salone. Il corpo del vecchio Jiă fu trovato disteso sul palchetto della sala interna. Nella stanza superiore del secondo cortile, furono trovati i cadaveri del figlio, di sua moglie, del loro bambino di tre anni e di una domestica. In cucina c'erano una domestica e una servetta. In una delle stanze laterali giaceva una domestica e, nell'ingresso, fu trovato il corpo del contabile. In tutto tredici morti, tra uomini e donne. Un rapporto fu immediatamente compilato e trasmesso agli uffici della contea quella sera stessa.
ll giorno successivo, di primo mattino, i funzionari della contea, accompagnati dal medico legale, si recarono nel villaggio per eseguire le autopsie. Tutte le vittime presentavano articolazioni rigide e pelle violacea, ma fu accertato che la causa della loro morte non era né violenza fisica né avvelenamento. Il caso era dunque complesso e difficile da risolvere.
Mentre i superstiti della famiglia Jiă preparavano le bare, i funzionari della contea si misero a redigere un rapporto per il governatore, ma avevano appena cominciato a scrivere quando ricevettero improvvisamente una lettera da parte della famiglia Jiă."
Proprio in quel momento, Cuìhuán alzò lo sguardo e urlò: "Guardate! Perché le finestre sono così rosse?". Subito dopo, si udì un crepitio e un clamore di voci provenienti dall'esterno che gridavano: "Al fuoco! Al fuoco!". Diverse persone si precipitarono fuori dalla porta del piano superiore e sollevarono la tenda, solo per scoprire che l'incendio era scoppiato in fondo all'ala della locanda dove alloggiava Lăo Cán. Quest’ultimo cercò rapidamente la chiave della sua stanza e aprì la porta. Huáng Rénruì urlava: "Abbiamo bisogno di altre due persone che aiutino Mastro Tiē a spostare i suoi bagagli!".
Non appena Lăo Cán girò il chiavistello e spinse la porta, vide che una gran nuvola di fumo nero aveva invaso la stanza e che le fiamme già erompevano dalle finestre. Semisoffocato dal fumo, fece rapidamente un passo indietro, ma inciampò in un mattone e cadde. Per fortuna, stavano sopraggiungendo quelli che accorrevano a portar via i bagagli, i quali lo aiutarono a rialzarsi e ad uscire dalla stanza.
Vedendo che l’incendio divampava e temendo che potesse raggiungere il primo piano della locanda, i domestici di Huáng Rénruì si precipitarono su come un sol uomo a recuperare i bagagli del padrone. Quest’ultimo, in piedi in mezzo al cortile, urlava: " Fate presto! Portate giù subito la cassetta dei documenti contabili! (5) Il resto è meno importante!". In un attimo, Huáng Shēng portò in salvo la cassetta con i documenti. Gli altri, afferrati a quattro mani i bagagli di Huáng Rénruì, li portarono giù tutti e li depositarono ai piedi del muro orientale del cortile. Il locandiere aveva già fatto portare nel cortile diverse lunghe panche e invitò i clienti a sedersi. Rénruì controllò i bagagli e constatò che non mancava nulla, anzi c’era addirittura qualcosa in più. Mentre ordinava di spostarli subito nel guardaroba della locanda (6), gli chiesero "Signore, da dove può venire quel bagaglio in più?". Si scoprì che era il bagaglio di Cuìhuā. Rénruì sapeva che la polizia della contea sarebbe venuta a fare un sopralluogo e si rendeva conto che sarebbe stato imbarazzante se, in mezzo ai suoi bagagli, fosse stato trovato anche il bagaglio di Cuìhuā, quindi ordinò di portarlo via. Poi disse alle ragazze: " Presto arriveranno i poliziotti. Voi due dovreste rifugiarvi in qualche angolo in cui non vi notino. "Le due ragazze si allontanarono, camminando lungo il muro.
I vicini e gli operai incaricati della sorveglianza del fiume cercarono di spegnere le fiamme gettandovi sopra secchi e bacinelle pieni d’acqua. Sfortunatamente, entrambe le rive del Fiume Giallo erano completamente ghiacciate e, sebbene alcuni rivoli d'acqua scorressero ancora nel mezzo, nessuno era in grado di raggiungerli. Dietro la locanda c'era un grande stagno, che però era completamente ghiacciato. Fuori città, c’erano solo due pozzi da cui si potesse attingere acqua, ma a che cosa sarebbe servito attingere lentamente, secchio dopo secchio? Alcuni, più svegli, ruppero lo strato di ghiaccio che ricopriva lo stagno e ne estrassero pezzi di ghiaccio che gettarono, uno per uno, tra le fiamme. Il ghiaccio era più efficace dell'acqua: dove cadeva un pezzo di ghiaccio, le fiamme si estinguevano. Lo stagno si trovava proprio dietro il primo piano della casa. Decine di persone portavano i pezzi di ghiaccio a sette od otto uomini che stavano sul colmo del tetto e che li gettavano sia direttamente sulle fiamme sia nelle stanze del primo piano, per far barriera al dilagare dell’incendio. (7)
Lāo Cán e Háng Rénruì stavano osservando i lavori di spegnimento dell'incendio dal muro orientale`del cortile, quando videro un bagliore di lanterne e torce all'esterno. Il magistrato della contea era arrivato a dare manforte, alla testa di un gruppo di operai armati di ganci e di lunghe pertiche. Una volta entrati, videro che il fuoco era stato in gran parte domato. Il magistrato ordinò di usare i ganci per abbattere i muri danneggiati ed inviò alcuni uomini a prelevare sottili lastre di ghiaccio là dove il Fiume Giallo era poco profondo, per gettarle tra le fiamme e spegnere i residui focolai d’incendio. A poco a poco, l'incendio si spense del tutto.
ll magistrato, vedendo Huáng Rénruì in piedi accanto al muro orientale del cortile, si avvicinò, lo salutò e domandò: "Avete preso un grosso spavento, Eccellenza?".(8)
“Comunque sia” gli rispose Rénruì: "non mi sono spaventato troppo, ma il nostro vecchio amico Bῡcán, ha passato un brutto momento", poi aggiunse: "Permettete che ve lo presenti. Si chiama Tiē, ma il suo nome di cortesia è Bῡcán. È molto importante che voi lo conosciate. Avremo bisogno di lui per gestire quel caso".
"Oh, cielo!” esclamò il magistrato” Il signor Tiē Bῡcán è qui? Ditegli che voglio vederlo". Fece subito un cenno con la mano e gridò: "Signor Cán, venga qui per favore!"
Quando aveva visto avvicinarsi il magistrato, Lăo Cán, che era seduto su una panca con Rénruì, si era alzato e si era mescolato alla gente che guardava l’incendio.
Sentendosi chiamare per nome, si avvicinò, si inchinò e scambiò un paio di convenevoli con il magistrato. Quest’ultimo aveva con sé uno sgabello, sul quale si sedette, mentre Lăo Cán e Rénruì tornarono a sedersi sulla panca. Il magistrato si chiamava Wáng e il suo nome di cortesia era Zĭjĭn. Era anche lui originario di Jiāngnán, come Lăo Cán. Sebbene provenisse da una famiglia di eminenti letterati, era un uomo pratico. (9)
Rénruì disse allora a Wáng Zĭjĭn: "Mi sembra che, per tirarsi fuori da questo pasticcio di Qídōng, Vostra Eccellenza (10) abbia una sola possibilità: chiedere al signor Bǔcán di scrivere una lettera al governatore (11) per invitarlo a sottoporre il caso a Bái Zĭshòu. Il funzionario che si occupa attualmente della faccenda, per quanto sia una persona intrattabile (12), non oserebbe rifiutare anche se la richiesta provenisse da noi, ma poiché siamo tutti colleghi, sarebbe bene non offenderlo. Il signor Bǔcán, che è un estraneo, non dovrebbe avere le nostre remore. Cosa ne pensate?"
Zĭjĭn fu felicissimo della soluzione proposta e disse: "Le famiglie Jiă e Wei hanno davvero bisogno che qualcuno intervenga a salvarle! Molto bene! Molto bene!"
Lăo Cán rimase confuso. Non sapendo che cosa dire, si limitò ad annuire vagamente. (13)
Una volta che l'incendio fu completamente spento, il magistrato offrì ai due amici di ospitarli nella sua residenza.
"La mia stanza al piano superiore non è stata toccata dalle fiamme.” gli rispose Rénruì” Io posso tornarci, ma il signor Tiē è rimasto senza tetto.”
“ Nessun problema! ” disse Lăo Cán” La notte è ormai molto avanzata e presto sorgerà l'alba. Quandò farà giorno, ordinerò di portare i bagagli in strada e partirò. Non vedo difficoltà.”
Il magistrato insisteva perché Lăo Cán accettasse il suo invito. Lăo Cán non voleva: "Mi dispiace che l’amico Huáng si disturbi per me. Per favore non preoccupatevi!"
Il magistrato si informò premurosamente: "Che cos'è bruciato? Dev'essere una grossa perdita. Cercheremo di darvi un piccolo indennizzo, con il poco di cui la nostra contea dispone".
Lăo Cán disse sorridendo: "Una trapunta quadrata di stoffa, un tubo di bambù, due paia di camicie e pantaloni di stoffa, qualche vecchio libro e una campanella di metallo, tutto qui".
"Non credo che sia tutto” gi rispose il magistrato e si mise a ridere.
Anche Lăo Cán si mise a ridere.
Proprio mentre stavano per prendere congedo dal magistrato, si vide arrivare un ufficiale della polizia municipale, accompagnato da un agente che si trascinava dietro un uomo ammanettato con una catena di ferro. L’uomo si lasciò cadere in ginocchio, come un pulcino che becca il riso (14), e si prostrò ripetutamente, implorando: "Eccellenza, pietà! Eccellenza, pietà!"
L’ agente si inginocchiò anche lui, ma su una sola gamba, e spiegò: "L'incendio è scoppiato nella stanza di questo vecchio. Eccellenza, dobbiamo portarlo in tribunale per il processo o intendete procedere direttamente qui?".
“Come si chiama quest’uomo? Da dove viene? In che modo è scoppiato l'incendio?" domandò il magistrato.
L'uomo inginocchiato a terra si prostrò di nuovo e disse: "Mi chiamo Zhāng Zhāngèr. Sono originario di questa città e lavoro come operaio nella bottega qui accanto. Ieri mi sono alzato all'alba e ho lavorato duro fino a mezzanotte. Quando ho finito, sono andato a dormire (15), ma i miei vestiti erano inzuppati di sudore, e provavo un senso acuto di freddo, che mi impediva di addormentarmi. La sensazione di freddo aumentava sempre di più, tremavo e non riuscivo a prendere sonno. Mi sono guardato intorno. Le pareti della stanza erano imbottite di paglia di miglio. Ne ho strappata via un po' e l'ho bruciata per scaldarmi. Poi mi sono ricordato che sul davanzale della finestra c'era del vino e qualche resto di cibo che mi era stato regalato da qualcuno che aveva fatto festa al piano di sopra. Così ho scaldato questi avanzi sul fuoco e ho bevuto un po' di vino. Dopo una lunga giornata di fatica, essendomi un po ’rifocillato ed avendo scolato un paio di bicchieri, mi sarei probabilmente addormentato seduto lì. Proprio mentre stavo addormentandomi, mi sono sentito soffocare dal fumo che mi penetrava nel naso. Ho aperto in fretta gli occhi e ho visto che la mia giacca imbottita di cotone stava bruciando e che le pareti di paglia di miglio erano già in fiamme. Sono corso fuori a prendere dell'acqua, ma il fuoco si era già propagato al tetto e non c'era più nulla che potessi fare. Ho detto tutta la verità. Pietà, Eccellenza!"
"Imbecille!" imprecò il magistrato: "Portatelo in tribunale!".
Poi si alzò, salutò Huáng e Tiē, esortandoli a fare del loro meglio per risolvere il caso Qídōng, e si allontanò in fretta.
Spento l'incendio, continuava ad aleggiare sul posto una densa coltre di fumo bianco. Rénruì guardava Huáng Shēng, che, alla testa degli altri domestici, riportava dentro gli oggetti e li risistemava nella stanza. Ad un certo punto disse: "La stanza è piena di fumo. Accendiamo un pacchetto di incenso della longevità perché ci aiuti a disperderlo", poi si rivolse ridendo a Lăo Cán: "Vedo che il signor Tiē ha fretta di tornare nella sua stanza. Perché non ci vai?".
"Tutto ciò è successo perché continuavi a chiedermi di restare." replicò Lăo Cán" Se mi fossi trovato nella mia stanza, sarei riuscito ad impedire che bruciasse completamente".
"Che sfacciataggine!" ribattè Rénruì" Se ti avessi lasciato tornare nella tua stanza, temo che saresti morto carbonizzato. Ed ora invece di ringraziarmi, mi accusi. Sei un vero ingrato!"
"Pensi davvero che sarei morto?" lo attaccò Lăo Cán"Non ti lascerò andare finché non mi avrai risarcito il danno".
Mentre parlava, la tenda della porta si sollevò e Huáng Shēng fece entrare un uomo con un grande cappello. Questi si inchinò dinanzi a Lăo Cán e disse: "Il mio padrone mi ha incaricato di trasmettevi i suoi omaggi, signor Tiē. Vi ha mandato una camicia da notte. È usata, ma non dovete preoccuparvene. Domani ne ordinerà una nuova dal sarto. Per questa notte, purtroppo, dovrete accontentarvi. Ho anche portato una pelliccia di volpe e una giacca. Non fatevi scrupolo ad indossarle!".
Lăo Cán si alzò e gli rispose: " Non vorrei recarvi disturbo. Accetterò, per il momento, la camicia da notte e ve la restituirò tra un giorno o due, non appena ne avrò comprata una nuova, ma i vestiti li avevo indosso e non stati bruciati, quindi non c'è bisogno che voi vi preoccupiate per me. Torna dal tuo padrone e ringrazialo molto da parte mia".
Il servitore non voleva riportare indietro i vestiti, ma Huáng Rénruì intervenne: "Il signor Tiē non intende accettare i vestiti. Riportali indietro e riferisci al tuo padrone ciò che ti ha detto". Il servitore si inchinò di nuovo e se ne andò.
“Lasciamo stare i miei bagagli” osservò Lăo Cán “ ma tu sei stato così bravo da fare in modo che anche il bagaglio di Cuìhuán finisse bruciato qui dentro. Non ti sembra una cosa ingiusta?"
“Non è un problema. " gli rispose Huán Rénrui “ Non credo che tutto il suo bagaglio valga dieci tael d’argento. Se, domani, gliene darò quindici, la sua “madama” farà salti di gioia”.
“È vero!” disse Cuìhuán "Mi dispiace che la mia malasorte colpisca pure gli altri. Con il mio bagaglio sono bruciate anche le cose belle che appartenevano al signor Tiē”.
"Non erano oggetti di valore” minimizzò Lăo Cán "Peccato che ci fossero due libri dell’epoca Sòng. Potrei ricomprarli, ma non so dove sia possibile trovarli. Mi dispiace molto, ma non si può lottare contro il destino. Bisogna accettarlo, e basta."
“Non è grave” scherzò Rénruì” "La calligrafia dell’epoca Sòng si può ammirare dappertutto. (16) Ciò che è senza rimedio è che sia andata distrutta la tua campanella. (17) In pratica, sei rimasto senza vestiti e senza lavoro"
"Esatto.” replicò Lăo Cán” Sarebbe giusto che mi risarcissi tu, non ti pare?”
“Ma va là!” disse Rénruì " Sono bruciate la camicia da notte di Cuìhuán e la campanella del signor Tiē. Buona fortuna! Congratulazioni ad entrambi".
Si inchinò prima alla ragazza e poi a Lăo Cán: "D'ora in poi, tu non sarai più una prostituta che vende il suo corpo e tu non sarai più un ciarlatano che va in giro a promettere cure miracolose!"
"Andiamo proprio bene!” esclamò Lāo Cán “ Che parole davvero simpatiche! Cuìhuán, perché non gli torci la bocca?"
“Buddha misericordioso! (18) ”dichiarò Cuìhuán” È tutto merito della tua compassione!"
Cuìhuá annuì: ”Nostra sorella Huán è diventata una donna come si deve e il signor Tiē è diventato un rispettabile funzionario. Questo incendio vi ha davvero portato grande fortuna. Devo congratularmi con tutti e due."
"Stai dicendo che d’ora in poi lei sarà una donna perbene, mentre io sarò un individuo insignificante?" domandò Lāo Cán. (19)
Huáng Rénruì intervenne bruscamente: "Smettetela di dire sciocchezze. Lasciate che vi chieda: Siete svegli o avete sonno? Se avete sonno, andate a dormire. Se siete svegli proseguirò con il racconto dello strano caso di cui vi ho detto. Cominciamo!"
"Parla!” disse Lăo Cán " Sono tutto orecchie!"
Rénruì riprese a raccontare: " Come ho detto, i superstiti della famiglia Jiă inviarono un servitore a denunciare un omicidio. Sembrava che una torta di luna (20) mezza mangiata fosse stata trovata sul tavolo nella stanza del vecchio Jiă e che resti di dolcetti dello stesso tipo fossero stati trovati nella maggior parte delle altre stanze. I dolci erano stati inviati dalla famiglia Wèi due giorni prima. Così, Jiă Gān, un giovane parente appena adottato dalla famiglia Jiă, aveva detto a Jiă Tànchǔn che l’ avvelenamento di tredici membri della famiglia doveva essere colpa della signora Wèi, vedova Jiă, e del suo amante.
ll magistrato della contea di Qíhé, Wáng Zĭjĭn, convocò Jiă Gān e gli domandò chi fosse il presunto amante della signora Wèi, ma Jiă Gān non fu in grado di fare nomi.
La torta di luna, mangiata solo a metà, era stata spezzata e si era scoperto che il ripieno conteneva tracce di arsenico.
Wáng Zĭjĭn convocò la signora Wèi e le chiese conto di questo fatto.
La signora Wèi dichiarò: "Le torte di luna sono state consegnate il 12, mentre io mi trovavo ancora a casa Jiă. Qualcuno mangiò un paio di dolci quel giorno senza patire alcun disturbo".
Fu poi interrogato il vecchio Wèi, il quale testimoniò quanto segue: " Le torte di luna sono state preparate da Sì Mĕizhāi, che ha il negozio sulla strada principale. Chiedete a lui se fossero avvelenate o no".
Quando Sì Mĕizhāi fu convocato, dichiarò che le torte di luna erano state preparate nella sua pasticceria, ma che il ripieno era stato fornito dalla famiglia Wèi.
In seguito a questa testimonianza, il vecchio Wèi e sua figlia furono provvisoriamente incarcerati, ma senza essere torturati. Vennero rinchiusi in una cella vuota della prigione, dove poterono sistemarsi con le proprie cose.
Zĭjĭn sapeva che l'autopsia dei cadaveri aveva escluso l’ipotesi dell’avvelenamento, e aveva esaminato i corpi egli stesso senza riscontrare alcuna traccia di veleno. Anche ammettendo che i dolci fossero avvelenati, era impossibile che tutti li avessero mangiati contemporaneamente. Come si spiegava allora che il veleno avesse agito per tutti nello stesso momento?
I familiari delle vittime premevano perché i sospettati fossero interrogati sotto tortura. Si rivolsero perciò al governatore e gli chiesero di mandare qualcuno a partecipare all’inchiesta. Qualche giorno fa, è giunto opportunamente da Qí Gāng Shèngmù, conosciuto con il nome di cortesia di Bì, un funzionario integerrimo, che è stato allievo di Lǚ Jiàntáng. Appena arrivato, ha sottoposto il vecchio Wèi alla compressione delle caviglie (21) e la figlia alla torsione delle dita. (22) Entrambi hanno perso i sensi, ma non hanno confessato. Però, come dice il proverbio, spesso il danno ti viene da dove meno te l’aspetti (23): il fattore del vecchio Wèi, persona di specchiata lealtà ed onestà, vedendo il suo padrone ingiustamente accusato, ha raccolto del denaro e, recatosi in città per cercare appoggi, ha trovato alloggio in casa di un diplomato provinciale di nome Hú.
In quel momento, la tenda della porta si sollevò e Huáng Shēng entrò, chiedendo: "Che cosa comanda il padrone?"
"Stendete le coperte per dormire"gli rispose Rénruì.
"Dove dobbiamo sistemare le coperte?" domandò Huáng Shēng.
Dopo aver riflettuto un attimo, Rénruì disse:”Fa troppo freddo per lasciare qualcuno fuori. Dormiremo tutti qui dentro", poi, rivolgendosi a Lăo Cán aggiunse:”Nella stanza interna dell’appartamento c’è una piattaforma rialzata molto ampia. Tu ed io dormiremo ai lati, e lasceremo che le due ragazze srotolino le loro coperte e dormano in mezzo. Va bene?"
"Benissimo!” gli rispose Lăo Cán” Sono pienamente d’accordo.Ma sarai costretto a dormire da solo ".
Rénruì disse: "Perché dovrei sentirmi solo, quando ho due persone di cui prendermi cura?"
“Non importa” tagliò corto Lăo Cán "Sono ansioso di sapere che cosa sia successo in casa del signor Hú”.
Se volete saperlo anche voi, leggete il prossimo capitolo.
NOTE
1) Un “qīng” 頃 corrispondeva a 6,67 ettari di terra. Quaranta o cinquanta “qīng” equivalevano di conseguenza ad una superficie coltivabile compresa tra i 270 e i 330 ettari. I Jiā e i Wèi erano dunque, se non dei veri e propri latifondisti, degli agricoltori molto agiati.
2) Jiă Tànchǔn 賈探春 è un personaggio importante del famoso romanzo “Il Sogno della Camera Rossa”( 紅樓夢 “hónglóumèng”). Ragazza intelligente e piena di talento, è anche molto volitiva, energica e determinata ed è molto rispettata da tutti i suoi familiari. La figlia del vecchio Jiă presentava evidentemente numerose caratteristiche che facevano pensare a Jiă Tànchǔn.
3) Il termine “chàn” 忏 ha, nella dottrina buddhista il significato di “pentirsi dei propri peccati”, “chiedere perdono”. Esso è poi stato utilizzato anche per designare le cerimonie religiose commemorative in cui i monaci invocano sul defunto l’indulgenza divina.
4) È d'uso anche in Europa che, dopo un funerale o una messa commemorativa, i parenti del defunto si riuniscano per mangiare o bere qualcosa insieme.
5) Come abbiamo già letto, Huáng Rénruì stava ritornando da una missione di ispezione.Portava dunque con sé una certa quantità di documenti, in particolare documenti contabili.
6) Il termine “guì fáng” 柜房 , vale a dire “ripostiglio”, “guardaroba”, è qui usato due volte. La prima volta, indica il guardaroba della locanda, dove vengono depositati i bagagli prima di essere portati in camera o dopo che il cliente ha lasciato la camera, ma non è ancora partito. La seconda volta, deve avere il significato generico di “ripostiglio”, ”nascondiglio”, perché sembrerebbe contraddittorio che Rénruì, ,dopo aver fatto portar via, per prudenza, i bagagli di Cuìhuā dal guardaroba in cui sono depositati i propri bagagli, mandasse la stessa Cuìhuā e Cuìhuán a rifugiarsi in quel locale.
7) Il sistema di spegnimento dell'incendio mi sembra un po 'macchinoso, ma ho ripreso esattamente ciò che è scritto nel testo.
8) Il termine "xiántài" 宪台 designava, sotto la dinastia Hàn, l’ufficio del Censore Imperiale. È usato a volte anche per riferirsi ad un ufficio incaricato di missioni di supervisione o di ispezione ed ai suoi responsabili.
9) Il testo originale cinese, che recita 虽是个进士出身,倒不糊涂 (“suī shì gè jìnshì chūshēn, dào bù hútú”), letteralmente” sebbene venisse da una famiglia di letterati provetti, non era confuso”, presenta qualche difficoltà di interpretazione. Il termine
糊涂 (“hútú”), che designa una persona dalle idee confuse o incapace di esprimersi correttamente, si concilia infatti male con il termine 进士 (“ jìnshì”), che indica i primi classificati degli esami imperiali, individui particolarmente colti, intelligenti e brillanti. Si può supporre che anche questa frase esprima la critica dell’autore nei confronti delle classi colte dell’epoca: una cultura puramente libresca, per quanto enciclopedica, portava anche i più eminenti letterari a muoversi nella realtà come pesci fuor d’acqua.
L’affermazione che il magistrato di Qíhé, pur essendo un letterato, capiva anche il mondo reale sarebbe dunque un complimento.
10) Il termine 阁下(“géxià”) significa “Vostra Eccellenza”.
11) Il termine 宫保 (“gōngbăo”) ' si riferiva, nell’uso arcaico, al precettore principale del principe ereditario. Verso la fine della dinastia Qīng, il titolo era diventato meramente onorifico e non implicava necessariamente l’esercizio di tale funzione.
12) Il termine 绝物 (“juéwù”) designa una persona di carattere chiuso, che tende a trascurare non soltanto le relazioni ufficiali, ma anche i rapporti personali. In Mencio, Volume 7, Capitolo “Lí Lóu”, Sezione 7 (孟子 · 第七卷 · 离娄上 · 第七节) si legge:”Chi non è in grado di comandare né di accettare ordini è una creatura perduta”.( 既不能令,又不受命,是绝物也 ” jì bùnéng lìng, yòu bù shòumìng, shì juéwù yě.”)
13) Lăo Cán rimane confuso perché si vede attribuire un ruolo nella vicenda prima ancora di aver potuto conoscere esattamente tutti i dettagli del caso.
14) Probabilmente la figura del prigioniero rannicchiato per terra ricorda quella di un pulcino che sta beccando dei chicchi di riso.
15) Si deve pensare che l’operaio dormisse negli stesso locale in cui lavorava.
16) Rénruì osserva scherzosamente che la distruzione dei libri dell’epoca Sòng non è una gran perdita perché gli eleganti caratteri di quell’epoca possono sempre essere ammirati nelle iscrizioni che ancora esistono o nelle riproduzioni dei calligrafi attuali.
17) Secondo Rénruì, il danno più grave sarebbe la perdita della campanella con cui Lăo Cán attira l’attenzione dei passanti ai quali vuole proporre le sue cure miracolose.
18) Amitābha ( 阿彌陀佛 ”ēmítuófó”), letteralmente “Luce Infinita”, è, nel Buddhismo Mahayana, un Buddha che possiede infiniti meriti in virtù delle numerose buone azioni compiute durante le sue innumerevoli vite come “bodhisattva”, quindi un Buddha completo, come il Gautama Buddha. Presiede alla Terra Pura, il Paradiso Occidentale, dove, grazie alla forza dei voti da lui pronunciati quando era un “bodhisattva”, può far rinascere coloro che lo invocano.
19) Risulta da questa risposta che Lăo Cán ha una considerazione piuttosto modesta della categoria dei funzionari pubblici.
20) La “torta di luna” (月餅 “yuébĭng”) è un dolce cinese tradizionalmente consumato durante la Festa di Metà Autunno, una delle festività cinesi più importanti. Essa trae il suo nome dal fatto che la Festa di Metà Autunno è dedicata all'osservazione ed al culto della Luna. Di forma rotonda, presenta una crosta sottile e dorata ed è abitualmente farcita con paste dolci, più comunemente pasta di semi di loto o pasta di fagioli rossi, talvolta con un tuorlo d'uovo salato a simboleggiare la luna piena. È di solito consumata nel corso di riunioni familiari, perché simboleggia l’unità e la compattezza della famiglia.
21) La compressione delle caviglie era una tortura praticata mediante uno strumento “jiāgùn” 夹棍, costituito da tre assicelle di legno lunghe circa un metro collegate con corde, le quali, poste attorno ai piedi di un sospetto e gradualmente tirate, causavano un dolore lancinante.
22) La torsione delle dita era una tortura praticata mediante uno strumento detto “zánzĭ” 拶子, costituito da piccoli bastoncini legati insieme con corde, che quando venivano poste intorno alle dita e tirate gradualmente, provocavano un dolore straziante.
23) L’espressione (冤家路窄 “yuān jiā lù zhǎi”) , letteralmente “stretto è il sentiero su cui si incontrano i nemici”, è un antico proverbio con cui si intende dire che capita talvolta di incontrare nemici o persone indesiderate su un sentiero stretto, dove è impossibile evitarli. Tratto dal capitolo 45 del romanzo "Viaggio in Occidente", è una metafora del fatto che nemici e creditori spesso si incontrano in circostanze inaspettate.
老殘遊記
第十五回 烈焰有聲驚二翠 嚴刑無度逼孤孀
話說老殘與黃人瑞方將如何拔救翠環之法商議停妥,老殘便向人瑞道:「你適才說,有個驚天動地的案子,其中關係著無限的人命,又有天矯離奇的情節,到底是真是假?我實實的不放心。」人瑞道:「別忙,別忙。方才為這一個毛丫頭的事,商議了半天。--正經勾當,我的煙還沒有吃好,讓我吃兩口煙,提提神,告訴你。」翠環此刻心裡蜜蜜的高興,正不知如何是好,聽人瑞要吃煙,趕緊拿過籤子來,替人瑞燒了兩口吃著。人瑞道:「這齊河縣東北上,離城四十五里,有個大村鎮,名叫齊東鎮,就是周朝齊東野人的老家。這莊上有三四千人家,有條大街,有十幾條小街。路南第三條小街上,有個賈老翁。這老翁年紀不過五十望歲,生了兩個兒子、一個女兒。大兒子在時,有三十多歲了,二十歲上娶了本村魏家的姑娘。魏、賈這兩家都是靠莊田吃飯,每人家有四五十頃地。魏家沒有兒子,只有這個女兒,卻承繼了一個遠房侄兒在家,管理一切事務。只是這個承繼兒子不甚學好,所以魏老兒很不喜歡他,卻喜歡這個女婿如同珍寶一般。誰知這個女婿去年七月,感了時氣,到了八月半邊,就一命嗚呼哀哉死了。過了百日,魏老頭恐怕女兒傷心,常常接回家來過個十天半月的,解解他的愁悶。
「這賈家呢,第二個兒子今年二十四歲,在家讀書。人也長的清清秀秀的,筆下也還文從字順。賈老兒既把個大兒子死了,這二兒子便成了個寶貝,恐怕他勞神,書也不教他念了。他那女兒今年十九歲,像貌長的如花似玉,又加之人又能幹,家裡大小事情,都是他做主。因此本村人替他起了個渾名,叫做『賈探春』。老二娶的也是本村一個讀書人家的女兒,性格極其溫柔,輕易不肯開口,所以人越發看他老實沒用,起他個渾名叫『二呆子』。
「這賈探春長到一十九歲,為何還沒有婆家呢?只因為他才貌雙全,鄉莊戶下,那有那麼俊俏男子來配他呢?只有鄰村一個吳二浪子,人卻生得倜儻不群。像貌也俊,言談也巧,家道也豐富,好騎馬射箭。同這賈家本是個老親,一向往來,彼此女眷都是不迴避的。只有這吳二浪子曾經托人來求親,賈老兒暗想,這個親事倒還做得。只是聽得人說,這吳二浪子,鄉下已經偷上了好幾個女人,又好賭,又時常好跑到省城裡去玩耍,動不動一兩個月的不回來。心裡算計,這家人家,雖算鄉下的首富,終久家私要保不住,因此就沒有應許。以後卻是再要找個人材家道相平的,總找不著,所以把這親事就平擱下了。
「今年八月十三是賈老大的週年,家裡請和尚拜了三天讖。是十二、十三、十四三天。經讖拜完,魏老兒就接了姑娘回家過節。誰想當天下午,陡聽人說,賈老兒家全家喪命。這一慌真就慌的不成話了!連忙跑來看時,卻好鄉約、里正俱已到齊。全家人都死盡,止有賈探春和他姑媽來了,都哭的淚人似的。頃刻之間,魏家姑奶奶--就是賈家的大娘子--也趕到了。進得門來,聽見一片哭聲,也不曉得青紅皂白,只好號啕大哭。
「當時裡正前後看過,計門房死了看門的一名,長工二名;廳房堂屋倒在地下死了書童一名;廳房裡間賈老兒死在炕上;二進上房,死了賈老二夫妻兩名,旁邊老媽子一名,炕上三歲小孩子一名;廚房裡老媽子一名,丫頭一名;廂房裡老媽子一名;前廳廂房裡管帳先生一名。大小男女,共死了一十三名。當時具稟,連夜報上縣來。
「縣裡次日一清旱,帶同仵作下鄉──相驗。沒有一個受傷的人骨節不硬、皮膚不發青紫。既非殺傷,又非服毒,這沒頭案子就有些難辦。一面賈家辦理棺斂,一面縣裡具稟申報撫臺。縣裡正在序稿,突然賈家遣個抱告,言已查出被人謀害形跡。」
方說到這裡,翠環抬起頭來喊道:「儜瞧!窗戶怎樣這們紅呀?」一言未了,只聽得必必剝剝的聲音,外邊人聲嘈雜,大聲喊叫說:「起火!起火!」幾個連忙跑出上房門來,才把簾子一掀,只見那火正是老殘住的廂房後身。老殘連忙身邊摸出鑰匙,去開房門上的鎖。黃人瑞大聲喊道:「多來兩個人,幫鐵老爺搬東西!」
老殘剛把鐵鎖開了,將門一推,只見房內一大團黑煙望外一撲,那火舌已自由窗戶裡冒出來了。老殘被那黑煙沖來,趕忙望後一退,卻被一塊磚頭絆住,跌了一交。恰好那些來搬東西的人正自趕到,就勢把老殘扶起,攙過東邊去了。
當下看那火勢,怕要連著上房,黃人瑞的家人就帶著眾人,進上房去搶搬東西。黃人瑞站在院心裡,大叫道:「趕先把那帳箱搬出,別的卻還在後!」說時,黃升已將帳箱搬出。那些人多手雜的,已將黃人瑞箱籠行李都搬出來放在東牆腳下。店家早已搬了幾條長板凳來,請他們坐。人瑞檢點物件,一樣不少,卻還多了一件,趕忙叫人搬往櫃房裡去。
看官,你猜多的一件是何物事?原來正是翠花的行李。人瑞知道縣官必來看火,倘若見了,有點難堪,所以叫人搬去。並對二翠道:「你們也往櫃房裡避一避去,立刻縣官就要來的。」二翠聽說,便順牆根走往前面去了。
且說火起之時,四鄰人等及河工夫役,都尋覓了水桶水盆之類,趕來救火。無奈黃河兩岸俱已凍得實實的,當中雖有流水之處,人卻不能去取。店後有個大坑塘,卻早凍得如平地了。城外只有兩口井裡有水,你想,慢慢一桶一桶打起,中何用呢?這些人人急智生,就把坑裡的冰鑿開,一塊一塊的望火裡投。那知這冰的力量比水還大,一塊冰投下去,就有一塊地方沒了火頭。這坑正在上房後身,有七八個人立在上房屋脊上,後邊有數十個人運冰上屋,屋上人接著望火裡投,一半投到火裡,一半落在上房屋上,所以火就接不到上房這邊來。
老殘與黃人瑞正在東牆看人救火,只見外面一片燈籠火把,縣官已到。帶領人夫手執撓鉤長杆等件,前來救人。進得門來,見火勢已衰,一面用撓鉤將房扯倒,一面飭人取黃河淺處薄冰拋入火裡,以壓火勢,那火也就漸漸的熄了。
縣官見黃人瑞立在東牆下,步上前來,請了一個安,說道:「老憲臺受驚不小!」人瑞道:「也還不怎樣,但是我們補翁燒得苦點。」因向縣官道:「子翁,我介紹你會個人。此人姓鐵,號補殘,與你頗有關係,那個案子上要倚賴他才好辦。」縣官道:「噯呀呀!鐵補翁在此地嗎?快請過來相會。」人瑞即招手大呼道:「老殘,請這邊來!」
老殘本與人瑞坐在一條凳上,因見縣官來,踱過人叢裡,借看火為迴避。今聞招呼,遂走過來,與縣官作了個揖,彼此道些景慕的話頭。縣官有馬扎子,老殘與人瑞仍坐長凳子上。原來這齊河縣姓王,號子謹,也是江南人,與老殘同鄉。雖是個進士出身,倒不糊塗。
當下人瑞對王子謹道:「我想閣下齊東村一案,只有請補翁寫封信給宮保,須派白子壽來,方得昭雪。那個絕物也不敢過於倔強。我輩都是同官,不好得罪他的。補翁是方外人,無須忌諱。尊意以為何如?」子謹聽了,歡喜非常,說:「賈魏氏活該有救星了!好極,好極!」老殘聽得沒頭沒腦,答應又不是,不答應又不是,只好含糊唯諾。
當時火已全熄,縣官要扯二人到衙門去住。人瑞道:「上房既未燒著,我仍可以搬入去住,只是鐵公未免無家可歸了。」老殘道:「不妨,不妨!此時夜已深,不久便自天明。天明後,我自會上街置辦行李,毫不礙事。」縣官又苦苦的勸老殘到衙門裡去。老殘說:「我打攪黃兄是不妨的,請放心罷。」縣官又殷勤問:「燒些甚麼東西?未免大破財了。但是敝縣購辦得出的,自當稍盡綿薄。」老殘笑道:「布衾一方,竹笥一隻,布衫褲兩件,破書數本,鐵串鈴一枚,如此而已。」縣官笑道:「不確罷。」也就笑著。
正要告辭,只見地保同著差人,一條鐵索,鎖了一個人來。跪在地下,像雞子簽米似的,連連磕頭,嘴裡只叫:「大老爺天恩!大老爺天恩!」那地保跪一條腿在地下,喊道:「火就是這個老頭兒屋裡起的。請大老爺示:還是帶回衙門去審,還是在這裡審?」縣官便問道:「你姓甚麼?叫甚麼?那裡人?怎麼樣起的火?」只見那地下的人又連連磕頭,說道:「小的姓張,叫張二,是本城裡人,在這隔壁店裡做長工。因為昨兒從天明起來,忙到晚上二更多天,才稍為空閒一點,回到屋裡睡覺。誰知小衫褲汗濕透了,剛睡下來,冷得異樣,越冷越打戰戰,就睡不著了。小的看這屋裡放著好些粟稭,就抽了幾根,燒著烤一烤。又想起窗戶臺上有上房客人吃賸下的酒,賞小的吃的,就拿在火上煨熱了,喝了幾盅。誰知道一天乏透的人,得了點暖氣,又有兩杯酒下了肚,糊裡糊塗,坐在那裡就睡著了。剛睡著,一霎兒的工夫,就覺得鼻子裡煙嗆的難受。慌忙睜開眼來,身上棉襖已經燒著了一大塊,那粟稭打的壁子已通著了。趕忙出來找水來潑,那火已自出了屋頂,小的也沒有法子了。所招是實,求大老爺天恩!」縣官罵了一聲「渾蛋」,說:「帶到衙門裡辦去罷!」說罷,立起身來,向黃、鐵二公告辭。又再三叮囑人瑞,務必設法玉成那一案,然後匆匆的去了。
那時火已熄盡,只冒白氣。人瑞看著黃升帶領眾人,又將物件搬入,依舊陳列起來。人瑞道:「屋子裡煙火氣太重,燒盒萬壽香來熏熏。」人瑞笑向老殘道:「鐵公,我看你還忙著回屋去不回呢?」老殘道:「都是被你一留再留的。倘若我在屋裡,不至於被他燒得這麼乾淨。」人瑞道,「咦!不言臊!要是讓你回去,只怕連你還燒死在裡頭呢!你不好好的謝我,反來埋怨我,真是不識好歹。」老殘道:「難道我是死人嗎?你不賠我,看我同你干休嗎?」
說著,只見門簾揭起,黃升領了一個戴大帽子的進來,對著老殘打了一個千兒,說:「敝上說給鐵大老爺請安。送了一副鋪蓋來,是敝上自己用的,腌臢點,請大老爺不要嫌棄。明天叫裁縫趕緊做新的送過來,今夜先將就點兒罷。又狐皮袍子馬褂一套,請大老爺隨便用罷。」老殘立起來道:「累你們貴上費心。行李暫且留在這裡,借用一兩天,等我自己買了,就繳還。衣裳我都已經穿在身上,並沒有燒掉,不勞貴上費心了。回去多多道謝。」那家人還不肯把衣服帶去。仍是黃人瑞說:「衣服鐵老爺決不肯收的。你就說我說的,你帶回去罷。」家人又打了個千兒去了。
老殘道:「我的燒去也還罷了,總是你瞎倒亂,平白的把翠環的一捲行李也燒在裡頭,你說冤不冤呢?」黃人瑞道:「那才更不要緊呢!我說他那鋪蓋總共值不到十兩銀子,明日賞他十五兩銀子,他媽要喜歡的受不得呢!」翠環道:「可不是呢,大約就是我這個倒霉的人,一捲鋪蓋害了鐵爺許多好東西都毀掉了。」老殘道:「物件到沒有值錢的,只可惜我兩部宋板書,是有錢沒處買的,未免可惜。然也是天數,只索聽他罷了。」人瑞道:「我看宋板書到也不稀奇,只是可惜你那搖的串鈴子也毀掉,豈不是失了你的衣著飯碗了嗎?」老殘道:「可不是呢!這可應該你賠了罷,還有甚麼說的?」人瑞道:「罷,罷,罷!燒了他的鋪蓋,燒了你的串鈴。大吉大利,恭喜,恭喜!」對著翠環作了個揖,又對老殘作了個揖,說道:「從今以後,他也不用做賣皮的婊子,你也不要做說嘴的郎中了!」
老殘大叫道:「好,好,罵的好苦!翠環,你還不去擰他的嘴!」翠環道:「阿彌陀佛!總是兩位的慈悲!」翠花點點頭道:「環妹由此從良,鐵老由此做官,這把火倒也實在是把大吉大利的火,我也得替二位道喜。」老殘道:「依你說來,他卻從良,我卻從賤了?」黃人瑞道:「閒話少講,我且問你,是說話是睡?如睡,就收拾行李;如說話,我就把那奇案再告訴你。」隨即大叫了一聲:「來啊!」
老殘道:「你說,我很願意聽。」人瑞道:「不是方才說到賈家遣丁抱告,說查出被人謀害的情形嗎?原來這賈老兒桌上有吃殘了的半個月餅,一大半人房裡都有吃月餅的痕跡。這月餅卻是前兩天魏家送得來的,所以賈家新承繼來的個兒子名叫賈幹,同了賈探春告說是他嫂子賈魏氏與人通姦,用毒藥謀害一家十三口性命。
「齊河縣王子謹就把這賈幹傳來,問他姦夫是誰,卻又指不出來。食殘的月餅,只有半個,已經擘碎了,餡子裡卻是有點砒霜。王子謹把這賈魏氏傳來,問這情形。賈魏氏供:『月餅是十二日送來的。我還在賈家,況當時即有人吃過,並未曾死。』又把那魏老兒傳來,魏老兒供稱:『月餅是大街上四美齋做的,有毒無毒,可以質證了。』及至把四美齋傳來,又供月餅雖是他家做的,而餡子卻是魏家送得來的。就是這一節,卻不得不把魏家父女暫且收管。雖然收管,卻未上刑具,不過監裡的一間空屋,聽他自己去布置罷了。子謹心裡覺得仵作相驗,實非中毒。自己又親身細驗,實無中毒情形。即使月餅中有毒,未必人人都是同時吃的,也沒有個毒輕毒重的分別嗎?
「苦主家催求訊斷得緊,就詳了撫臺,請派員會審。前數日,齊巧派了剛聖慕來。此人姓剛,名弼,是呂諫堂的門生,專學他老師,清廉得格登登的。一跑得來,就把那魏老兒上了一夾棍,賈魏氏上了一拶子。兩個人都暈絕過去,卻無口供。那知冤家路兒窄,魏老兒家裡的管事的卻是愚忠老實人,看見主翁吃這冤枉官司,遂替他籌了些款,到城裡來打點,一投投到一個鄉紳胡舉人家……」
說到此處,只見黃升揭開簾子走進來,說:「老爺叫呀。」人瑞道:「收拾鋪蓋。」黃升道:「鋪蓋怎樣放法?」人瑞想了一想,說:「外間冷,都睡到裡邊去罷。」就對老殘道:「裡間炕很大,我同你一邊睡一個,叫他們姐兒倆打開鋪蓋捲睡當中,好不好?」老殘道:「甚好,甚好。只是你孤棲了。」人瑞道:「守著兩個,還孤棲個甚麼呢?」老殘道:「管你孤棲不孤棲,趕緊說,投到這胡舉人家怎麼樣呢?」
要知後事如何,且聽下回分解。
(segue)
(segue)
Capitolo XIV
“Passate le tre “ continuò Cuìhuā “ il vento si placò, la pioggia cessò, le nuvole si dispersero e la luna rifece capolino, chiara e luminosa. Non si riusciva a vedere che cosa fosse successo all’interno dei villaggi. Si salvarono soltanto coloro che si trovavano accanto all'argine, o coloro che, essendo riusciti ad aggrapparsi a pannelli di porte, a tavoli, a sedie o a panche, poterono galleggiare sino all'argine e salirvi sopra. Alcuni, che abitavano sull'argine, porsero pertiche di bambù a coloro che si dibattevano nell’acqua e molti furono ripescati in questo modo. Le persone salvate tirarono un sospiro di sollievo ma si accorsero poi che tutta la loro famiglia era scomparsa e che non avevano più nessuno. Tutti si lamentavano amaramente. Alcuni invocavano i genitori, altri piangevano mogli o mariti, altri soffrivano per i figli. Un solo grido di dolore si levava per un tratto di più di 250 chilometri. Non pensate che sia stato terribile?"
"Il quindicesimo giorno del sesto mese lunare” raccontò Cuìhuán” io e mia madre ci trovavamo nel nostro negozio presso la porta meridionale della città. Nel cuore della notte, sentimmo qualcuno gridare: ’Arriva l’acqua!'.(1) Tutti si alzarono in fretta. Faceva molto caldo e la maggior parte delle persone dormiva in cortile in giubba e pantaloni. Rientrarono subito tutti in casa quando cominciò a piovere. Eravamo ancora mezzi addormentati, quando udimmo delle grida fuori. Corremmo in strada e vedemmo che i portoni dei cortili erano aperti (2) e che la gente si precipitava fuori dalle case. All’esterno delle mura c’era una piccola diga, alta circa un metro e mezzo, che serviva ogni anno per bloccare e far defluire verso la campagna l'acqua delle piene (3). Tutti uscirono a controllarla. Pioveva a dirotto, poi smise di piovere, ma il cielo era ancora coperto. All'improvviso vidi gente fuori dalle mura che correva disperatamente verso la città. Vidi anche i funzionari della contea, scendere dalle loro portantine, correre in città e salire sulle mura. Si sentì un ordine dato ad alta voce: "Chi si trova fuori città non prenda nulla con sé. Dite alla gente di affrettarsi ad entrare in città. Le porte verranno chiuse. Non possiamo più aspettare!". Salimmo anche noi sulle mura e vedemmo che molte persone stavamo ammassando cestelli di giunco (4) riempiti di terra. Ad un certo punto, il magistrato della contea urlò: " Sono entrati tutti. Chiudete la porta! In fretta!". Dopo che la porta fu chiusa, i cestelli pieni di terra preparati sulle mura, furono accatastati sul retro della porta per rinforzarla.
Un mio zio di nome Qí, che viveva fuori città, era salito anche lui sulle mura. Nel frattempo le nuvole si erano allontanate e brillava la luna. Mia madre vide lo zio e gli domandò: "Perché quest'anno la situazione è così grave?" Zio Qí le rispose: "È vero che è grave! Negli scorsi anni, l’acqua saliva all’inizio meno di una quarantina di centimetri (5) ed anche al momento della piena superava di poco i sessanta centimetri e non raggiungeva mai il metro di altezza. Se ne andava, per così dire, prima ancora che ci fossimo messi a tavola, senza mai salire molto oltre i sessanta centimetri.. Quest'anno l’alluvione è davvero catastrofica! L’acqua era già alta una quarantina di centimetri quando è arrivata, ed è salita in un attimo ad oltre settanta centimetri. Il magistrato della contea si è reso conto che la situazione era preoccupante e, temendo che i piccoli villaggi dei dintorni non potessere essere difesi, ha ordinato alla gente di rifugiarsi in città. Quando ha dato l’ordine il livello dell’acqua era già salito ad un metro e mezzo. Non vedo mio fratello maggiore da due giorni. Sono molto preoccupato al pensiero che possa trovarsi nella fattoria.”
Mia madre cominciò a piangere mormorando:”È così! È proprio così!”. In quel momento, si sentì un trambusto sulle mura della città. La gente che si era raccolta sulle mura cominciò a scendere in gran fretta urlando: “La piccola diga! (6) La piccola diga! Sta cedendo!”. Mia madre si sedette piangendo e dichiarò "Morirò qui! Non tornerò mai più a casa!". Non potei far altro che piangere con lei. Sentivo la gente dire: "L'acqua scorre attraverso le fessure della porta della città!". Innumerevoli persone correvano di qua e di là, entravano nelle case, nei negozi e nei magazzini, afferravano coperte o vestiti. Ben presto, i vestiti dei negozi di abbigliamento che si aprivano sulle strade e le stoffe dei negozi di tessuti furono usati per imbottire le fessure della porta della città. Ma non servì a nulla. Ad ogni istante, sentivo la gente che commentava sconsolata: “L’acqua sta passando”. Poi sentii gridare: "I sacchi e i cestelli di terra non bastano a bloccare le infiltrazioni”.Una gran folla corse anche al mio negozio per prendere i sacchi di prodotti alimentari e fare con essi uno sbarramento dietro la porta. Quando videro che non era rimasto più nulla, si precipitarono sulla carta della vicina cartoleria e sul cotone della cotoneria.
A quel punto, il cielo si era rischiarato e mia madre era svenuta piangendo. Non avevo altra scelta che sedermi e aspettare. Continuavo ad ascoltare la gente che diceva: "Questa alluvione è davvero enorme! I tetti delle case fuori città sono già sommersi! L'acqua è alta più di tre metri! (7) Non ho mai sentito parlare di un'alluvione così catastrofica!".
Più tardi, alcuni commessi del nostro negozio arrivarono e riportarono indietro me e mia madre. Quando tornammo al negozio, trovammo un disastro. Un commesso diceva: "Tutti i sacchi di grano depositati nel negozio sono stati utilizzati per rinforzare la porta della città. Il grano sfuso è stato rubato dagli sciacalli, che non mancano mai in queste occasioni. I chicchi sparsi per terra sono stati spazzati via dall’acqua. Di tutto il grano che avevamo in negozio, ne rimangono ancora cento o centocinquanta chili". (8)
Si erano rifugiate nel nostro negozio, due donne anziane, che venivano dalla campagna. Quando avevano sentito dell'alluvione, avevano pensato che tutti, giovani e vecchi, sarebbero morti. PIangevano e volevano morire.
Il sole era ormai alto nel cielo, quando , finalmente, i commessi del negozio svegliarono mia madre. Bevemmo tutti qualche sorso di zuppa di miglio. Mia madre, destatasi, aprì gli occhi, si guardò intorno e domandò: "Dov'è la nonna?".
"Sta dormendo in casa.” le risposero” Non abbiamo osato disturbarla".
"Dobbiamo pregarla di alzarsi” disse mia madre” e invitarla a mangiare qualcosa!".
Quando entrammo in casa, non capivamo se la nonna dormiva o era stata paralizzata dallo spavento. Le passarono una mano dinanzi alle narici e si accorsero che non respirava più. Allorché mia madre se ne rese conto, vomitò due bocconi della zuppa che aveva appena mangiato, ebbe uno sbocco di sangue e svenne di nuovo. Per fortuna, la vecchia Wáng, che stava tastando il corpo della nonna, si mise improvvisamente ad urlare: "Non preoccupatevi! La bocca dello stomaco è calda!".(9) Cominciò a soffiare aria nella bocca della nonna e gridò che le portassero subito un brodo allo zenzero.(10) Nel pomeriggio, le condizioni della nonna migliorarono ed anche quelle di mia madre. Eravamo salvi.
Due commessi parlavano nel cortile.
"Ho sentito dire che l'acqua dinanzi alla città è alta cinque metri. Ho paura che queste vecchie mura non reggano. Se l’acqua entra in città, temo che nessuno riuscirà a salvarsi!" diceva uno di loro.
“Non credo che la situazione sia così disperata.” gli rispondeva l’altro ”Il fatto che il magistrato della contea sia rimasto in città mi lascia pensare che abbiano trovato una soluzione ”.
Ho sentito anch’io raccontare questa storia (11) ” osservò Lăo Cán rivolgendosi a Rénruì “. Di chi è stata l’idea e a quale libro si è ispirato? Tu lo sai, per caso?"
"Sono arrivato in questa zona nell'anno “della tigre di metallo” (12), e tutto ciò è accaduto nell'anno precedente, l’anno del “bue di terra”(13). Ho sentito menzionare questo fatto anche da altri, ma non so se sia vero o no. Dicono che l’idea sia venuta a Shǐ Jūnfǔ (14), il quale si sarebbe ispirato alle " Tre Strategie per il Controllo del Fiume" di Jiǎ Ràng (15). Shǐ Jūnfǔ avrebbe ricordato come risultasse da questo libro che gli antichi regni di Qí, Zhào e Wèi erano divisi tra di loro dal Fiume Giallo. Zhào e Wèi erano circondati da montagne, mentre Qí giaceva in pianura. Qí costruì una diga a una dozzina di chilometri dal letto del fiume. Quando la piena del fiume raggiungeva la diga di Qí ad est, l’acqua si riversava ad ovest nei territori di Zhào e di Wèi. Anche questi ultimi pertanto costruirono dighe dalla loro parte, ad una dozzina di chilometri dal corso del fiume. Il giorno in cui si riuniva la commissione incaricata della gestione delle acque fluviali, Shǐ Jūnfǔ avrebbe indicato a ciascuno dei funzionari i passaggi sopracitati, così commentandoli: “Si può constatare che, durante il Periodo degli Stati combattenti, la distanza di circa 25 chilometri tra la grande diga innalzata ad oriente del fiume e quelle innalzate ad occidente fu sufficiente ad evitare disastri. Oggigiorno, gli argini costruiti dalla popolazione distano fra di loro non più di 1500-2000 metri, mentre la distanza fra le grandi dighe è inferiore a 10 chilometri, meno della metà della distanza che esisteva nei tempi antichi. Se non si abbandonano gli argini costruiti a ridosso del corso del fiume, i disastri causati dalle piene non finiranno mai.” Gōngbǎo avrebbe obiettato: “Capisco il ragionamento, ma, all’interno dell’area delimitata dalle dighe, ci sono villaggi, ci sono terreni fertili. Non distruggeremo i mezzi di sostentamento di decine di migliaia di famiglie?”. Shǐ Jūnfǔ avrebbe allora indicato il libro che teneva in mano ed avrebbe invitato Gōngbǎo a leggere un paragrafo delle “Tre Strategie” che diceva quanto segue: “Coloro che fanno di tutto un problema (16) obietteranno che la distruzione di un gran numero di città, campi, case, mausolei e sepolcri indignerà il popolo. Io, Jiǎ Ràng, vi dico: “In passato, quando Yǔ il Grande mise in atto i provvedimenti volti a controllare le piene del Fiume Giallo, tagliò le montagne e distrusse i mausolei che avrebbero bloccato il nuovo corso del fiume: allargò la Porta dei Draghi (17), scavò la Torre di Guardia del fiume Yī (18) , perforò il monte Dǐzhù (19), livellò il monte Jiéshí (20), sconvolse l’aspetto del cielo e della terra (21).E tutto questo fu opera di un uomo. Che cosa si può dire?".Shǐ Jūnfǔ avrebbe anche aggiunto: “L’incapacità di sopportare inconvenienti minori manda in fumo i progetti più grandiosi." Gōngbǎo si sarebbe preoccupato per coloro che abitavano nell’area compresa tra gli argini e le grandi dighe (22). Era possibile che gli argini si rompessero ogni anno senza causare vittime? Era una questione da risolvere una volta per tutte. Jiǎ Ràng aveva scritto: "La dinastia Hàn domina su un territorio di quattro milioni di chilometri quadrati (23), perché dovrebbe lottare con l'acqua per una piccola area? Una volta realizzati questi lavori, il fiume sarà stabilizzato e la gente sarà al sicuro, e non ci saranno problemi per migliaia di anni, quindi questa è la strategia migliore." “La dinastia Hàn” avrebbe argomentato Shǐ Jūnfǔ “aveva soltanto quattro milioni di chilometri quadrati di territorio. Se allora si riteneva che non fosse giusto competere con l'acqua per una lingua di terra, un paese che oggi ha un territorio tre o quattro volte piu grande di quello dominato dalla dinastia Hàn, non farà ridere tutti, dai saggi del passato alle generazioni future, se si metterà a lottare con l’acqua per un briciolo di terra?”. Shǐ Jūnfǔ si sarebbe anche riferito al commento di Chǔ Tóngrén ( 24) in cui si leggono le seguenti affermazioni: "Le tre strategie sono diventate un classico dal quale non si può prescindere, ma a partire dalla dinastia Hàn, coloro che hanno gestito il fiume hanno generalmente utilizzato strategie di qualità inferiore. Che tristezza! All’epoca delle dinastie Hàn, Jìn, Táng, Sòng, Yuán e Míng, non c’era persona istruita che non conoscesse le "Tre Strategie per il Controllo del Fiume “ di Jiǎ Ràng, libro che equivaleva ai classici e agli insegnamenti dei saggi. Purtroppo, la gestione del fiume non è mai stata affidata a persone colte ed è quindi stato impossibile ottenere grandi risultati." Se Gōngbǎo fosse riuscito a mettere in atto la migliore strategia proposta da Jiǎ Ràng , quest’ultimo non avrebbe forse trovato un degno continuatore duemila anni dopo? La storia avrebber registrato I meriti di Gōngbǎo e li avrebbe immortalati per generazioni! Si dice che Gōngbǎo avrebbe osservato, aggrottando la fronte: "Ma c'è una cosa importante: non posso sopportare di essere la causa della rovina economica di centinaia di migliaia di persone". Due funzionari avrebbero allora proposto: " Decidiamo una volta per tutte. Potremmo trasferire gli abitanti in zone sicure e indennizzarli per le perdite economiche che subiranno". Gōngbǎo si sarebbe detto d’accordo: "Questa è l’unica procedura appropriata da seguire". Ho sentito dire che furono raccolti 300.000 tael d'argento per organizzare l’evacuazione degli abitanti ed indennizzarli delle loro perdite economiche, ma non so perché la cosa non abbia avuto alcun seguito".
Rénruì domandò a Cuìhuán che cosa fosse successo in seguito.”Mia madre decise di ascoltarli (25)” rispose la ragazza ” ma l’acqua sommerse la città e lei annegò!"
"L'anno scorso (26) abitavo anch'io nella contea di Qídóng. “ disse Cuìhuā ” Vivevo in casa della mia terza zia presso la Porta Settentrionale della città. (27) La Porta Settentrionale è vicina all'Argine dei Poveri (28) e sui bordi della grande strada che ne esce ci sono molti bei negozi. I due terrapieni che fiancheggiano la strada non sono piccoli: ho sentito dire che si avvicinano ai quattro metri e mezzo d’altezza. Lì, anche il terreno è alto, quindi l’area della Porta Settentrionale non è stata allagata. Il sedicesimo giorno del sesto mese, sono salita sulle mura della città e ho visto un sacco di cose galleggiare nel fiume, tra cui scatole, tavoli, sedie, panche, finestre e porte. Qua e là, numerosi cadaveri erano trasportati dalla corrente, ma nessuno si curava di raccoglierli. Alcune persone che avevano soldi volevano andarsene via, ma non trovavano barche da noleggiare."
"Dove stavano le barche? Dove erano andate?" domandò Lăo Cán.
"Erano state mandate dall’amministrazione a distribuire panini cotti al vapore." gli rispose Cuìhuā.
"A chi si distribuivano i panini? “domandò ancora Lăo Cán” A che servivano quelle barche?".
"I panini al vapore furono utilissimi!” precisò Cuìhuā." Più della metà degli abitanti dei villaggi era stata spazzata via dall'alluvione, ma gli altri, più accorti, erano saliti sui tetti non appena avevano visto arrivare l’acqua. Quindi, in ogni villaggio, c'erano centinaia di persone rifugiate sui tetti delle case. L’acqua era dappertutto. Dove avrebbero potuto trovare cibo? Alcuni erano così affamati che si erano gettati in acqua per la disperazione.
I membri di un gruppo di soccorso creato dal governatore (31), tre adulti e due ragazzi, presero le barche e andarono a distribuire dei panini a coloro che si erano rifugiati sui tetti. Il giorno successivo, un altro membro del gruppo prese una barca vuota e si recò sulla riva settentrionale del fiume per portare cibo e aiuto a coloro che erano sopravvissuti alla piena. Tuttavia, molti di quelli che si erano arrampicati sui tetti rifiutarono di scendere nella barca perché stupidamente credevano che il governatore avrebbe continuato a mandar loro del cibo. Invece, nessuno si preoccupò più di loro e ricominciarono a soffrire la fame. Trascorso qualche giorno, il governatore sospese la distribuzione di viveri ed essi morirono di fame. Che cosa si deve pensare di gente così ottusa?
(segue)
NOTE
1) L’espressione 水下來了(“shuĭ xià lái le), letteralmente “sta venendo giù l’acqua”, potrebbe essere interpretata sia nel senso che si stia scatenando un uragano sia nel senso che gli argini del fiume siano crollati e che l’acqua stia dilagando a valle. L’osservazione che coloro che dormivano nel cortile corrono a rifugiarsi in casa fa propendere per la prima ipotesi.
2) Le case tradizionali cinesi erano abitualmente costruite intorno ad un cortile interno, chiuso da un portone che si affacciava sulla strada.
3) Succedeva spesso che, nei periodi di piena, il fiume rompesse gli argini e provocasse qualche alluvione. Il più delle volte, una piccola diga costruita dinanzi alle mura bastava ad evitare che l’acqua penetrasse in città.
4 )Ho tradotto il termine 蒲包( “pú bāo”) con “cestelli di giunco riempiti di terra”. Il carattere 蒲(“pú”) designa la tifa o stiancia (nome scientifico: “Typha latifolia”), una specie di canna palustre, detta anche impropriamente “giunco”. Intrecciando le foglie di tifa si fabbricano ceste o cestelli (包 “bāo”), che possono essere riempiti dei più diversi materiali.
5) Il termine 尺 (“chĭ”), normalmente tradotto con “piede”, designa un’unità tradizionale di misura della lunghezza, il cui valore ha variato nel corso del tempo, ma è stato definitivamente fissato nel 1984 a 33 centimetri.
6) Il termine 埝 (“niàn”) indica un terrapieno, un argine di terra, e normalmente si riferisce ai piccoli argini costruiti in mezzo alle risaie per respingere o trattenere l’acqua.
7) Il termine 丈 (“zhàng”) designa un’unità tradizionale di misura della lunghezza, il cui valore ha variato nel corso del tempo, ma è stato definitivamente fissato nel 1984 a 333 centimetri, vale a dire 10 piedi (尺 “chĭ”).
8) Il termine 擔 (“dān”) indica un’unità tradizionale di misura del peso equivalente a circa 50 chilogrammi.
9) Il termine 心口 (“xīnkǒu”), letteralmente “la bocca del cuore” designa la regione centrale del petto, la bocca dello stomaco o il plesso solare (anche se i diversi termini non coincidono esattamente tra di loro). Il plesso solare, che deve il suo nome al suo aspetto simile a quello di una stella, è una rete nervosa situata nella cavità addominale, tra lo stomaco e l’ombelico. Osservando che il plesso solare é caldo, la vecchia domestica capisce che la nonna è ancora viva, anche se paralizzata dallo spavento.
10) La vecchia Wáng pratica alla nonna la respirazione artificiale e chiede che le sia fatoa bere un 薑湯 “jiāng tāng”), cioè un “brodo allo zenzero”. La radice di zenzero (薑 “jiāng”) è largamente utilizzata nella medicina tradizionale cinese per le sue proprietà terapeutiche.
11) La storia a cui ci si riferisce qui è la storia dell’alluvione e del modo in cui furono adottate le misure di sistemazione del bacino fluviale che la provocarono.
12) L’”anno della tigre di metallo” (庚寅 “gēngyín”) è il ventisettesimo anno del calendario sessagesimale cinese, il quale, nell’ambito del ciclo iniziato nel 1863, corrisponde al 1890. Questa data, che è la prima menzionata con chiarezza nel libro, mi induce a retrodatare il viaggio di Lăo Cán, che, con riferimento alla menzione dei Boxer e ad altri particolari, avrei piuttosto datato intorno agli anni 1899-1900.
13) L’”anno del bue di terra” (己丑 “jīchōu”) corrisponde al 1889. L’inondazione di quell’anno distrusse circa 1500 villaggi.
14) Sembra essere qui menzionato Shī Bǔhuá 施補華, il cui nome di cortesia era Jūnfǔ 鈞甫 , consigliere di Zhāng Yào 張曜, governatore dello Shāndōng (“shāndōng xúnfǔ”), nella gestione delle acque fluviali. Il governatore Zhāng Yào 張曜 è menzionato nel romanzo sotto il nome fittizio di Zhuāng Gōngbǎo” 莊宮保). Nella “Cronaca di Liú È”( 劉鶚年譜 “liú è niánpǔ”) di Jiǎng Yìxuě 蔣逸雪 si legge quanto segue: “Il “Viaggio di Lăo Cán” cita una singola volta un certo Shǐ Jūnfǔ 史鈞甫, che, stando alle fonti disponibili, sarebbe Shī Bǔhuá 施補華, il cui nome di cortesia era Jūnfǔ 鈞甫. I caratteri 史 e 施 hanno un suono simile. Perciò il carattere 史 è stato usato per alludere al personaggio senza svelarne il vero nome. Nel romanzo si racconta che Zhuāng Gōngbǎo, accogliendo un suggerimento errato di Shǐ Jūnfǔ, si ispirò al libro intitolato “Strategie per il controllo del Fiume” di Jiǎ Ràng sotto la dinastia dei Hàn Occidentali, per abbandonare gli argini costruiti dalla popolazione e spostare all’indietro gli argini costruiti dal governo, causando così un disastro che colpì centinaia di migliaia di persone che abitavano presso le rive del fiume. Ciò non è tuttavia storicamente provato”.
15) Jiǎ Ràng 賈讓, un famoso ingegnere idraulico vissuto sotto la dinastia dei Hàn Occidentali 西漢, riteneva che, per controllare le piene del Fiume Giallo, esistessero tre strategie, da lui esposte nel libro intitolato “ Tre Strategie per il controllo del Fiume”( 治河三策 “ zhì hé sān cè”).
La migliore consisteva, a suo parere, nel deviare il corso del Fiume Giallo da Líyáng 黎陽 (oggi contea di Jùn 浚縣, Hénán 河南) verso nord, fino a farlo sfociare in mare. Per realizzarla, sarebbe stato necessario"trasferire gli abitanti di Jìzhōu 冀州 colpiti dall'alluvione, demolire il padiglione Zhēhài 遮害亭 di Líyáng 黎陽 e lasciare che il fiume scorresse verso nord fino al mare”.
La strategia intermedia consisteva nello "scavare numerosi canali nell’area di Jìzhōu 冀州 in modo che la gente potesse irrigare i campi e mitigare la furia dell'acqua".
La soluzione peggiore sarebbe stata quella di "riparare il vecchio argine, aumentare la profondità del letto del fiume e restringerne l’alveo”. Ciò avrebbe comportato “enormi spese di manodopera e non avrebbe evitato frequenti disastri”.
16) Il termine 難者 (“nán zhĕ) indica le persone che trovano tutto difficile, che sollevano obiezioni a qualsiasi cosa e si oppongono a qualsiasi progetto.
17) La Porta dei Draghi 龍門 (“lóngmén”) è una strettoia in cui il Fiume Giallo scorre tra due altissime pareti di roccia. È così chiamata, perché secondo la leggenda, le carpe che risalivano il fiume e riuscivano a rimontare le rapide che si formavano in quest’area si trasformavano in draghi. Nell’ambito degli imponenti lavori di sistemazione idraulica da lui intrapresi, il semimitico imperatore Yǔ il Grande 大禹 fece scavare, su entrambi i lati, le pareti di roccia, ampliando così il passaggio.
Nel “Commento sul Libro delle Acque”( 水经注 “shuǐ jīng zhù”) , opera del 5° secolo d.C., si ricorda che “Yǔ il Grande ampliò il passaggio fino ad una larghezza di 80 passi e i segni degli scavi sono ancora visibili sulla roccia”.
Nell’enciclopedia intitolata “ Le Primavere e gli Autunni del Maestro Lǚ” (吕氏春秋 “lǚ shì chūnqiū”), compilata intorno al 239 a.C., si legge che” un tempo Yǔ il Grande scavò a nord la Porta dei Draghi e terminò il suo lavoro a Liángshān”.
18) La Torre di Guardia del fiume Yī ( 伊闕 “yīquē”) è una strettoia nel corso del fiume Yī circa 2 chilometri a sud della città di Luóyáng 洛阳, nella provincia del Hénán 河南. Yǔ il Grande 大禹 la fece ampliare..
19) Dǐzhù (砥柱 “dǐ zhù”) è il nome di una montagna, che si trova a est di Sānménxiá 三门峡, nella provincia di Hénán 河南, sulle rapide del Fiume Giallo.
20) Jiéshí (碣石 ”jé shí”) è il nome di una montagna.
21) L’espressione idiomatica 墮斷天地之性 (“duò duàn tiāndì zhī xìng”), vale a dire “sconvolgere la natura del cielo e della terra” rende bene l’idea degli enormi lavori ordinati da Yǔ il Grande 大禹.
22) L’adozione della strategia preconizzata un tempo da Jiǎ Ràng implicava l’abbandono della manutenzione degli argini e la costruzione, da entrambi i lati, di grandi dighe ad una decina di chilometri di distanza dal corso del fiume. Era evidente che l’area compresa tra gli argini e le grandi dighe, fittamente abitata e ben coltivata, sarebbe rimasta esposta alle piene del fiume. Una tale strategia non poteva dunque essere realizzata se non provvedendo tempestivamente a traferire la popolazione in zone sicuree ad indennizzarla per le ingenti perdite economiche che avrebbe subito.
23) L’espressione 大漢方制萬里 (“dà hàn fāng zhì wànlǐ “) significa “la dinastia Hàn domina su 4 milioni di chilometri quadrati (10.000 lĭ” quadrati)”. Infatti, poiché il “lĭ” 里 è una misura di lunghezza tradizionale corrispondente a circa 500 metri, 10.000 lĭ al quadrato danno 100 milioni di “lī” quadrati, vale a dire circa 4 milioni di chilometri quadrati. La valutazione di Jiǎ Ràng ci appare tuttavia approssimativa perché, secondo Internet, la dinastia Hàn, nel periodo di massimo splendore, avrebbe controllato un territorio di circa 6 milioni di chilometri quadrati. Anche il calcolo di Shǐ Jūnfǔ appare comunque approssimativo perché l’espressione 數萬里 (“shù wàn lǐ”), vale a dire “alcune decine di miglialia di “lĭ” quadrati, è essa pure abbastanza vaga. A titolo informativo, risulta da Internet che il Celeste Impero sotto la dinastia Qĭng si estendeva su 14.700.000 chilometri quadrati.
24) Chǔ Tóngrén 儲同人 fu un letterato dell’epoca Qīng.
25 Ho interpretato la frase nel senso che la madre di Cuìhuán ascoltando la discussione tra i due commessi del negozio, ne dedusse che la città non correva il pericolo di essere sommersa e prese quindi la decisione fatale di non abbandonarla.
26 L’espressione 那下一年 (“ná xià yīnián”), vale a dire “l’anno prossimo” è manifestamente un refuso, perché, come abbiamo visto, l’alluvione ha avuto luogo l’anno precedente a quello in cui si svolge il viaggio di Lăo Cán.
27) Anche Cuìhuā, viveva nella stessa città, ma in un’altra zona, quella della Porta Settentrionale.
28 ) L’enciclopedia Bǎidù Bǎikē 百度百科 spiega che 離民 (léi mín) deve essere un refuso per 羸民(”léi mín”), che significa “povera gente”. L’espressione 羸民埝("léi mín niàn”) significherebbe dunque “Argine dei Poveri”.
29) Il termine 饅頭 (“mántóu”) designa un panino cotto al vapore.
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Capitolo XV
Si è già narrato che, mentre Lăo Cán e Rénruì discutevano sul modo migliore di aiutare Cuìhuán, Lăo Cán disse a Rénruì:” Hai menzionato, poco fa, un caso sconvolgente e bizzarro, in cui si gioca il destino di innumerevoli persone. È vero o no? La cosa mi turba realmente” .
“Non preoccuparti! “gli rispose RénruÌ: "Non preoccuparti! Ora che abbiamo parlato a sazietà di questa ragazzina, veniamo al nostro caso. Però, ho ancora voglia di fumare una sigaretta. Lasciami tirare un paio di boccate per schiarirmi le idee e poi te lo racconterò".
Cuìhuán, pazza di gioia, non sapeva che cosa fare. Sentendo che Rénruì voleva fumare, prese rapidamente una sigaretta e gliela accese con due boccate.
Rénruì raccontò: "A nord-est di Qíhé, a circa trenta miglia dalla città, c'è un grosso villaggio chiamato Qídōng, dal nome della tribù che lo abitava ai tempi della dinastia Zhōu. Questo villaggio conta dalle tremila alle quattromila famiglie, una via principale e una dozzina di strade secondarie. In una di queste strade secondarie, la terza a sud dell’arteria principale, viveva il “vecchio Jiă”. Il vecchio Jiă, un uomo sulla cinquantina, aveva due figli maschi e una figlia femmina. Il figlio maggiore, morto all’età di trent'anni, aveva sposato, quando ne aveva venti, una sua compaesana appartenente alla famiglia Wèi.
I Wèi e i Jiă erano due famiglie di agricoltori, che coltivavano,ciascuna, intorno ai trecento ettari di terra. (1)
Il vecchio Wèi non aveva figli maschi, ma solo una figlia femmina, la ragazza che ho appena menzionato. Della coltivazione del podere si occupava un lontano nipote, che, tuttavia, era piuttosto rozzo ed incolto, ragion per cui il vecchio Wèi lo detestava profondamente, mentre stravedeva invece per il genero. Purtroppo, nel luglio scorso, il genero contrasse una malattia contagiosa e, verso la metà di agosto, disgraziatamente, morì. Qualche tempo dopo, temendo che la figlia si intristisse troppo, il vecchio Wèi, nell’intento di alleviarne il dolore, prese l’abitudine di invitarla a casa sua ora per una decina ora per una quindicina di giorni.
Il secondogenito della famiglia Jiă, che nel frattempo aveva compiuto ventiquattro anni, viveva a casa dei genitori ed era studente. Bello ed elegante, scriveva con facilità. Dopo la morte del fratello maggiore era diventato l’orgoglio del vecchio Jiă, che, per paura di disturbarlo negli studi, gli lasciava fare tutto ciò che voleva.
La figlia del vecchio Jiă, che aveva compiuto diciannove anni, era bella e capace. Era lei che in casa prendeva tutte le decisioni, quale che ne fosse l’importanza. Per questo motivo, gli abitanti del villaggio l'avevano soprannominata "Jiă Tanchǔn". (2)
Il secondogenito aveva sposato la figlia di uno studioso del villaggio, una fanciulla incredibilmente riservata e silenziosa, che, per questa ragione, la gente del paese riteneva un po’ sempliciotta ed aveva soprannominato "La Scemetta".
Perché la figlia del vecchio Jiă era ancora nubile a diciannove anni? Perché, graziosa e piena di qualità com era, non c’era in un villaggio di quel genere alcun uomo così brillante da poter costituire un buon partito per lei. Un uomo davvero affascinante, Wú Èrlàngzĭ, abitava nel villaggio vicino. Era bello, intelligente e ricco. Gli piaceva cavalcare e tirare con l'arco. Era un lontano parente della famiglia Jiă con cui era sempre rimasto in contatto e le donne della sua famiglia avevano sempre mantenuto buoni rapporti con quelle della famiglia Jiă. Una volta Wú Èrlàngzĭ aveva mandato a chiedere la ragazza in sposa e il vecchio Jiă aveva pensato che sarebbe stato un bel matrimonio, ma poi era venuto a sapere che il pretendente era un donnaiolo, che giocava d'azzardo e che si recava spesso a divertirsi nel capoluogo di provincia, dove rimaneva non di rado anche un mese o due. Ebbe paura che, con un simile genero, sebbene la sua fosse la famiglia più ricca del villaggio, alla fine sarebbero diventati poveri, e quindi non acconsentì. Cercò in seguito di trovare qualcuno di pari talento e ricchezza, ma non ci riuscì e perciò lasciò perdere l’idea di sposare la figlia.
Il 13 agosto di quest'anno ricorreva l'anniversario della morte di Jiă Lăodà. La famiglia invitò i monaci a compiere un triduo di commemorazione.(3) Terminate le cerimonie, il vecchio Wèi portò sua figlia a casa per celebrare la festa (4), ma, nel pomeriggio dello stesso giorno, si diffuse improvvisamente la voce che l'intera famiglia del vecchio Jiă era morta. Terrorizzati, corsero a vedere cosa fosse successo e trovarono che il capo del villaggio e i suoi aiutanti erano già sul posto. Tutti i membri della famiglia Jiă erano morti, tranne la figlia e una zia, entrambe in lacrime. Un attimo dopo arrivò anche la zia del vecchio Wèi, che era stata la moglie del padre del vecchio Jiă. Entrando, sentì che tutti piangevano e, non capendo cosa stesse succedendo, scoppiò a piangere anche lei.
Il capo del villaggio si guardò intorno e scoprì che in portineria giacevano morti il portinaio e due braccianti. Un domestico fu trovato morto sul pavimento del salone. Il corpo del vecchio Jiă fu trovato disteso sul palchetto della sala interna. Nella stanza superiore del secondo cortile, furono trovati i cadaveri del figlio, di sua moglie, del loro bambino di tre anni e di una domestica. In cucina c'erano una domestica e una servetta. In una delle stanze laterali giaceva una domestica e, nell'ingresso, fu trovato il corpo del contabile. In tutto tredici morti, tra uomini e donne. Un rapporto fu immediatamente compilato e trasmesso agli uffici della contea quella sera stessa.
ll giorno successivo, di primo mattino, i funzionari della contea, accompagnati dal medico legale, si recarono nel villaggio per eseguire le autopsie. Tutte le vittime presentavano articolazioni rigide e pelle violacea, ma fu accertato che la causa della loro morte non era né violenza fisica né avvelenamento. Il caso era dunque complesso e difficile da risolvere.
Mentre i superstiti della famiglia Jiă preparavano le bare, i funzionari della contea si misero a redigere un rapporto per il governatore, ma avevano appena cominciato a scrivere quando ricevettero improvvisamente una lettera da parte della famiglia Jiă."
Proprio in quel momento, Cuìhuán alzò lo sguardo e urlò: "Guardate! Perché le finestre sono così rosse?". Subito dopo, si udì un crepitio e un clamore di voci provenienti dall'esterno che gridavano: "Al fuoco! Al fuoco!". Diverse persone si precipitarono fuori dalla porta del piano superiore e sollevarono la tenda, solo per scoprire che l'incendio era scoppiato in fondo all'ala della locanda dove alloggiava Lăo Cán. Quest’ultimo cercò rapidamente la chiave della sua stanza e aprì la porta. Huáng Rénruì urlava: "Abbiamo bisogno di altre due persone che aiutino Mastro Tiē a spostare i suoi bagagli!".
Non appena Lăo Cán girò il chiavistello e spinse la porta, vide che una gran nuvola di fumo nero aveva invaso la stanza e che le fiamme già erompevano dalle finestre. Semisoffocato dal fumo, fece rapidamente un passo indietro, ma inciampò in un mattone e cadde. Per fortuna, stavano sopraggiungendo quelli che accorrevano a portar via i bagagli, i quali lo aiutarono a rialzarsi e ad uscire dalla stanza.
Vedendo che l’incendio divampava e temendo che potesse raggiungere il primo piano della locanda, i domestici di Huáng Rénruì si precipitarono su come un sol uomo a recuperare i bagagli del padrone. Quest’ultimo, in piedi in mezzo al cortile, urlava: " Fate presto! Portate giù subito la cassetta dei documenti contabili! (5) Il resto è meno importante!". In un attimo, Huáng Shēng portò in salvo la cassetta con i documenti. Gli altri, afferrati a quattro mani i bagagli di Huáng Rénruì, li portarono giù tutti e li depositarono ai piedi del muro orientale del cortile. Il locandiere aveva già fatto portare nel cortile diverse lunghe panche e invitò i clienti a sedersi. Rénruì controllò i bagagli e constatò che non mancava nulla, anzi c’era addirittura qualcosa in più. Mentre ordinava di spostarli subito nel guardaroba della locanda (6), gli chiesero "Signore, da dove può venire quel bagaglio in più?". Si scoprì che era il bagaglio di Cuìhuā. Rénruì sapeva che la polizia della contea sarebbe venuta a fare un sopralluogo e si rendeva conto che sarebbe stato imbarazzante se, in mezzo ai suoi bagagli, fosse stato trovato anche il bagaglio di Cuìhuā, quindi ordinò di portarlo via. Poi disse alle ragazze: " Presto arriveranno i poliziotti. Voi due dovreste rifugiarvi in qualche angolo in cui non vi notino. "Le due ragazze si allontanarono, camminando lungo il muro.
I vicini e gli operai incaricati della sorveglianza del fiume cercarono di spegnere le fiamme gettandovi sopra secchi e bacinelle pieni d’acqua. Sfortunatamente, entrambe le rive del Fiume Giallo erano completamente ghiacciate e, sebbene alcuni rivoli d'acqua scorressero ancora nel mezzo, nessuno era in grado di raggiungerli. Dietro la locanda c'era un grande stagno, che però era completamente ghiacciato. Fuori città, c’erano solo due pozzi da cui si potesse attingere acqua, ma a che cosa sarebbe servito attingere lentamente, secchio dopo secchio? Alcuni, più svegli, ruppero lo strato di ghiaccio che ricopriva lo stagno e ne estrassero pezzi di ghiaccio che gettarono, uno per uno, tra le fiamme. Il ghiaccio era più efficace dell'acqua: dove cadeva un pezzo di ghiaccio, le fiamme si estinguevano. Lo stagno si trovava proprio dietro il primo piano della casa. Decine di persone portavano i pezzi di ghiaccio a sette od otto uomini che stavano sul colmo del tetto e che li gettavano sia direttamente sulle fiamme sia nelle stanze del primo piano, per far barriera al dilagare dell’incendio. (7)
Lāo Cán e Háng Rénruì stavano osservando i lavori di spegnimento dell'incendio dal muro orientale`del cortile, quando videro un bagliore di lanterne e torce all'esterno. Il magistrato della contea era arrivato a dare manforte, alla testa di un gruppo di operai armati di ganci e di lunghe pertiche. Una volta entrati, videro che il fuoco era stato in gran parte domato. Il magistrato ordinò di usare i ganci per abbattere i muri danneggiati ed inviò alcuni uomini a prelevare sottili lastre di ghiaccio là dove il Fiume Giallo era poco profondo, per gettarle tra le fiamme e spegnere i residui focolai d’incendio. A poco a poco, l'incendio si spense del tutto.
ll magistrato, vedendo Huáng Rénruì in piedi accanto al muro orientale del cortile, si avvicinò, lo salutò e domandò: "Avete preso un grosso spavento, Eccellenza?".(8)
“Comunque sia” gli rispose Rénruì: "non mi sono spaventato troppo, ma il nostro vecchio amico Bῡcán, ha passato un brutto momento", poi aggiunse: "Permettete che ve lo presenti. Si chiama Tiē, ma il suo nome di cortesia è Bῡcán. È molto importante che voi lo conosciate. Avremo bisogno di lui per gestire quel caso".
"Oh, cielo!” esclamò il magistrato” Il signor Tiē Bῡcán è qui? Ditegli che voglio vederlo". Fece subito un cenno con la mano e gridò: "Signor Cán, venga qui per favore!"
Quando aveva visto avvicinarsi il magistrato, Lăo Cán, che era seduto su una panca con Rénruì, si era alzato e si era mescolato alla gente che guardava l’incendio.
Sentendosi chiamare per nome, si avvicinò, si inchinò e scambiò un paio di convenevoli con il magistrato. Quest’ultimo aveva con sé uno sgabello, sul quale si sedette, mentre Lăo Cán e Rénruì tornarono a sedersi sulla panca. Il magistrato si chiamava Wáng e il suo nome di cortesia era Zĭjĭn. Era anche lui originario di Jiāngnán, come Lăo Cán. Sebbene provenisse da una famiglia di eminenti letterati, era un uomo pratico. (9)
Rénruì disse allora a Wáng Zĭjĭn: "Mi sembra che, per tirarsi fuori da questo pasticcio di Qídōng, Vostra Eccellenza (10) abbia una sola possibilità: chiedere al signor Bǔcán di scrivere una lettera al governatore (11) per invitarlo a sottoporre il caso a Bái Zĭshòu. Il funzionario che si occupa attualmente della faccenda, per quanto sia una persona intrattabile (12), non oserebbe rifiutare anche se la richiesta provenisse da noi, ma poiché siamo tutti colleghi, sarebbe bene non offenderlo. Il signor Bǔcán, che è un estraneo, non dovrebbe avere le nostre remore. Cosa ne pensate?"
Zĭjĭn fu felicissimo della soluzione proposta e disse: "Le famiglie Jiă e Wei hanno davvero bisogno che qualcuno intervenga a salvarle! Molto bene! Molto bene!"
Lăo Cán rimase confuso. Non sapendo che cosa dire, si limitò ad annuire vagamente. (13)
Una volta che l'incendio fu completamente spento, il magistrato offrì ai due amici di ospitarli nella sua residenza.
"La mia stanza al piano superiore non è stata toccata dalle fiamme.” gli rispose Rénruì” Io posso tornarci, ma il signor Tiē è rimasto senza tetto.”
“ Nessun problema! ” disse Lăo Cán” La notte è ormai molto avanzata e presto sorgerà l'alba. Quandò farà giorno, ordinerò di portare i bagagli in strada e partirò. Non vedo difficoltà.”
Il magistrato insisteva perché Lăo Cán accettasse il suo invito. Lăo Cán non voleva: "Mi dispiace che l’amico Huáng si disturbi per me. Per favore non preoccupatevi!"
Il magistrato si informò premurosamente: "Che cos'è bruciato? Dev'essere una grossa perdita. Cercheremo di darvi un piccolo indennizzo, con il poco di cui la nostra contea dispone".
Lăo Cán disse sorridendo: "Una trapunta quadrata di stoffa, un tubo di bambù, due paia di camicie e pantaloni di stoffa, qualche vecchio libro e una campanella di metallo, tutto qui".
"Non credo che sia tutto” gi rispose il magistrato e si mise a ridere.
Anche Lăo Cán si mise a ridere.
Proprio mentre stavano per prendere congedo dal magistrato, si vide arrivare un ufficiale della polizia municipale, accompagnato da un agente che si trascinava dietro un uomo ammanettato con una catena di ferro. L’uomo si lasciò cadere in ginocchio, come un pulcino che becca il riso (14), e si prostrò ripetutamente, implorando: "Eccellenza, pietà! Eccellenza, pietà!"
L’ agente si inginocchiò anche lui, ma su una sola gamba, e spiegò: "L'incendio è scoppiato nella stanza di questo vecchio. Eccellenza, dobbiamo portarlo in tribunale per il processo o intendete procedere direttamente qui?".
“Come si chiama quest’uomo? Da dove viene? In che modo è scoppiato l'incendio?" domandò il magistrato.
L'uomo inginocchiato a terra si prostrò di nuovo e disse: "Mi chiamo Zhāng Zhāngèr. Sono originario di questa città e lavoro come operaio nella bottega qui accanto. Ieri mi sono alzato all'alba e ho lavorato duro fino a mezzanotte. Quando ho finito, sono andato a dormire (15), ma i miei vestiti erano inzuppati di sudore, e provavo un senso acuto di freddo, che mi impediva di addormentarmi. La sensazione di freddo aumentava sempre di più, tremavo e non riuscivo a prendere sonno. Mi sono guardato intorno. Le pareti della stanza erano imbottite di paglia di miglio. Ne ho strappata via un po' e l'ho bruciata per scaldarmi. Poi mi sono ricordato che sul davanzale della finestra c'era del vino e qualche resto di cibo che mi era stato regalato da qualcuno che aveva fatto festa al piano di sopra. Così ho scaldato questi avanzi sul fuoco e ho bevuto un po' di vino. Dopo una lunga giornata di fatica, essendomi un po ’rifocillato ed avendo scolato un paio di bicchieri, mi sarei probabilmente addormentato seduto lì. Proprio mentre stavo addormentandomi, mi sono sentito soffocare dal fumo che mi penetrava nel naso. Ho aperto in fretta gli occhi e ho visto che la mia giacca imbottita di cotone stava bruciando e che le pareti di paglia di miglio erano già in fiamme. Sono corso fuori a prendere dell'acqua, ma il fuoco si era già propagato al tetto e non c'era più nulla che potessi fare. Ho detto tutta la verità. Pietà, Eccellenza!"
"Imbecille!" imprecò il magistrato: "Portatelo in tribunale!".
Poi si alzò, salutò Huáng e Tiē, esortandoli a fare del loro meglio per risolvere il caso Qídōng, e si allontanò in fretta.
Spento l'incendio, continuava ad aleggiare sul posto una densa coltre di fumo bianco. Rénruì guardava Huáng Shēng, che, alla testa degli altri domestici, riportava dentro gli oggetti e li risistemava nella stanza. Ad un certo punto disse: "La stanza è piena di fumo. Accendiamo un pacchetto di incenso della longevità perché ci aiuti a disperderlo", poi si rivolse ridendo a Lăo Cán: "Vedo che il signor Tiē ha fretta di tornare nella sua stanza. Perché non ci vai?".
"Tutto ciò è successo perché continuavi a chiedermi di restare." replicò Lăo Cán" Se mi fossi trovato nella mia stanza, sarei riuscito ad impedire che bruciasse completamente".
"Che sfacciataggine!" ribattè Rénruì" Se ti avessi lasciato tornare nella tua stanza, temo che saresti morto carbonizzato. Ed ora invece di ringraziarmi, mi accusi. Sei un vero ingrato!"
"Pensi davvero che sarei morto?" lo attaccò Lăo Cán"Non ti lascerò andare finché non mi avrai risarcito il danno".
Mentre parlava, la tenda della porta si sollevò e Huáng Shēng fece entrare un uomo con un grande cappello. Questi si inchinò dinanzi a Lăo Cán e disse: "Il mio padrone mi ha incaricato di trasmettevi i suoi omaggi, signor Tiē. Vi ha mandato una camicia da notte. È usata, ma non dovete preoccuparvene. Domani ne ordinerà una nuova dal sarto. Per questa notte, purtroppo, dovrete accontentarvi. Ho anche portato una pelliccia di volpe e una giacca. Non fatevi scrupolo ad indossarle!".
Lăo Cán si alzò e gli rispose: " Non vorrei recarvi disturbo. Accetterò, per il momento, la camicia da notte e ve la restituirò tra un giorno o due, non appena ne avrò comprata una nuova, ma i vestiti li avevo indosso e non stati bruciati, quindi non c'è bisogno che voi vi preoccupiate per me. Torna dal tuo padrone e ringrazialo molto da parte mia".
Il servitore non voleva riportare indietro i vestiti, ma Huáng Rénruì intervenne: "Il signor Tiē non intende accettare i vestiti. Riportali indietro e riferisci al tuo padrone ciò che ti ha detto". Il servitore si inchinò di nuovo e se ne andò.
“Lasciamo stare i miei bagagli” osservò Lăo Cán “ ma tu sei stato così bravo da fare in modo che anche il bagaglio di Cuìhuán finisse bruciato qui dentro. Non ti sembra una cosa ingiusta?"
“Non è un problema. " gli rispose Huán Rénrui “ Non credo che tutto il suo bagaglio valga dieci tael d’argento. Se, domani, gliene darò quindici, la sua “madama” farà salti di gioia”.
“È vero!” disse Cuìhuán "Mi dispiace che la mia malasorte colpisca pure gli altri. Con il mio bagaglio sono bruciate anche le cose belle che appartenevano al signor Tiē”.
"Non erano oggetti di valore” minimizzò Lăo Cán "Peccato che ci fossero due libri dell’epoca Sòng. Potrei ricomprarli, ma non so dove sia possibile trovarli. Mi dispiace molto, ma non si può lottare contro il destino. Bisogna accettarlo, e basta."
“Non è grave” scherzò Rénruì” "La calligrafia dell’epoca Sòng si può ammirare dappertutto. (16) Ciò che è senza rimedio è che sia andata distrutta la tua campanella. (17) In pratica, sei rimasto senza vestiti e senza lavoro"
"Esatto.” replicò Lăo Cán” Sarebbe giusto che mi risarcissi tu, non ti pare?”
“Ma va là!” disse Rénruì " Sono bruciate la camicia da notte di Cuìhuán e la campanella del signor Tiē. Buona fortuna! Congratulazioni ad entrambi".
Si inchinò prima alla ragazza e poi a Lăo Cán: "D'ora in poi, tu non sarai più una prostituta che vende il suo corpo e tu non sarai più un ciarlatano che va in giro a promettere cure miracolose!"
"Andiamo proprio bene!” esclamò Lāo Cán “ Che parole davvero simpatiche! Cuìhuán, perché non gli torci la bocca?"
“Buddha misericordioso! (18) ”dichiarò Cuìhuán” È tutto merito della tua compassione!"
Cuìhuá annuì: ”Nostra sorella Huán è diventata una donna come si deve e il signor Tiē è diventato un rispettabile funzionario. Questo incendio vi ha davvero portato grande fortuna. Devo congratularmi con tutti e due."
"Stai dicendo che d’ora in poi lei sarà una donna perbene, mentre io sarò un individuo insignificante?" domandò Lāo Cán. (19)
Huáng Rénruì intervenne bruscamente: "Smettetela di dire sciocchezze. Lasciate che vi chieda: Siete svegli o avete sonno? Se avete sonno, andate a dormire. Se siete svegli proseguirò con il racconto dello strano caso di cui vi ho detto. Cominciamo!"
"Parla!” disse Lăo Cán " Sono tutto orecchie!"
Rénruì riprese a raccontare: " Come ho detto, i superstiti della famiglia Jiă inviarono un servitore a denunciare un omicidio. Sembrava che una torta di luna (20) mezza mangiata fosse stata trovata sul tavolo nella stanza del vecchio Jiă e che resti di dolcetti dello stesso tipo fossero stati trovati nella maggior parte delle altre stanze. I dolci erano stati inviati dalla famiglia Wèi due giorni prima. Così, Jiă Gān, un giovane parente appena adottato dalla famiglia Jiă, aveva detto a Jiă Tànchǔn che l’ avvelenamento di tredici membri della famiglia doveva essere colpa della signora Wèi, vedova Jiă, e del suo amante.
ll magistrato della contea di Qíhé, Wáng Zĭjĭn, convocò Jiă Gān e gli domandò chi fosse il presunto amante della signora Wèi, ma Jiă Gān non fu in grado di fare nomi.
La torta di luna, mangiata solo a metà, era stata spezzata e si era scoperto che il ripieno conteneva tracce di arsenico.
Wáng Zĭjĭn convocò la signora Wèi e le chiese conto di questo fatto.
La signora Wèi dichiarò: "Le torte di luna sono state consegnate il 12, mentre io mi trovavo ancora a casa Jiă. Qualcuno mangiò un paio di dolci quel giorno senza patire alcun disturbo".
Fu poi interrogato il vecchio Wèi, il quale testimoniò quanto segue: " Le torte di luna sono state preparate da Sì Mĕizhāi, che ha il negozio sulla strada principale. Chiedete a lui se fossero avvelenate o no".
Quando Sì Mĕizhāi fu convocato, dichiarò che le torte di luna erano state preparate nella sua pasticceria, ma che il ripieno era stato fornito dalla famiglia Wèi.
In seguito a questa testimonianza, il vecchio Wèi e sua figlia furono provvisoriamente incarcerati, ma senza essere torturati. Vennero rinchiusi in una cella vuota della prigione, dove poterono sistemarsi con le proprie cose.
Zĭjĭn sapeva che l'autopsia dei cadaveri aveva escluso l’ipotesi dell’avvelenamento, e aveva esaminato i corpi egli stesso senza riscontrare alcuna traccia di veleno. Anche ammettendo che i dolci fossero avvelenati, era impossibile che tutti li avessero mangiati contemporaneamente. Come si spiegava allora che il veleno avesse agito per tutti nello stesso momento?
I familiari delle vittime premevano perché i sospettati fossero interrogati sotto tortura. Si rivolsero perciò al governatore e gli chiesero di mandare qualcuno a partecipare all’inchiesta. Qualche giorno fa, è giunto opportunamente da Qí Gāng Shèngmù, conosciuto con il nome di cortesia di Bì, un funzionario integerrimo, che è stato allievo di Lǚ Jiàntáng. Appena arrivato, ha sottoposto il vecchio Wèi alla compressione delle caviglie (21) e la figlia alla torsione delle dita. (22) Entrambi hanno perso i sensi, ma non hanno confessato. Però, come dice il proverbio, spesso il danno ti viene da dove meno te l’aspetti (23): il fattore del vecchio Wèi, persona di specchiata lealtà ed onestà, vedendo il suo padrone ingiustamente accusato, ha raccolto del denaro e, recatosi in città per cercare appoggi, ha trovato alloggio in casa di un diplomato provinciale di nome Hú.
In quel momento, la tenda della porta si sollevò e Huáng Shēng entrò, chiedendo: "Che cosa comanda il padrone?"
"Stendete le coperte per dormire"gli rispose Rénruì.
"Dove dobbiamo sistemare le coperte?" domandò Huáng Shēng.
Dopo aver riflettuto un attimo, Rénruì disse:”Fa troppo freddo per lasciare qualcuno fuori. Dormiremo tutti qui dentro", poi, rivolgendosi a Lăo Cán aggiunse:”Nella stanza interna dell’appartamento c’è una piattaforma rialzata molto ampia. Tu ed io dormiremo ai lati, e lasceremo che le due ragazze srotolino le loro coperte e dormano in mezzo. Va bene?"
"Benissimo!” gli rispose Lăo Cán” Sono pienamente d’accordo.Ma sarai costretto a dormire da solo ".
Rénruì disse: "Perché dovrei sentirmi solo, quando ho due persone di cui prendermi cura?"
“Non importa” tagliò corto Lăo Cán "Sono ansioso di sapere che cosa sia successo in casa del signor Hú”.
Se volete saperlo anche voi, leggete il prossimo capitolo.
NOTE
1) Un “qīng” 頃 corrispondeva a 6,67 ettari di terra. Quaranta o cinquanta “qīng” equivalevano di conseguenza ad una superficie coltivabile compresa tra i 270 e i 330 ettari. I Jiā e i Wèi erano dunque, se non dei veri e propri latifondisti, degli agricoltori molto agiati.
2) Jiă Tànchǔn 賈探春 è un personaggio importante del famoso romanzo “Il Sogno della Camera Rossa”( 紅樓夢 “hónglóumèng”). Ragazza intelligente e piena di talento, è anche molto volitiva, energica e determinata ed è molto rispettata da tutti i suoi familiari. La figlia del vecchio Jiă presentava evidentemente numerose caratteristiche che facevano pensare a Jiă Tànchǔn.
3) Il termine “chàn” 忏 ha, nella dottrina buddhista il significato di “pentirsi dei propri peccati”, “chiedere perdono”. Esso è poi stato utilizzato anche per designare le cerimonie religiose commemorative in cui i monaci invocano sul defunto l’indulgenza divina.
4) È d'uso anche in Europa che, dopo un funerale o una messa commemorativa, i parenti del defunto si riuniscano per mangiare o bere qualcosa insieme.
5) Come abbiamo già letto, Huáng Rénruì stava ritornando da una missione di ispezione.Portava dunque con sé una certa quantità di documenti, in particolare documenti contabili.
6) Il termine “guì fáng” 柜房 , vale a dire “ripostiglio”, “guardaroba”, è qui usato due volte. La prima volta, indica il guardaroba della locanda, dove vengono depositati i bagagli prima di essere portati in camera o dopo che il cliente ha lasciato la camera, ma non è ancora partito. La seconda volta, deve avere il significato generico di “ripostiglio”, ”nascondiglio”, perché sembrerebbe contraddittorio che Rénruì, ,dopo aver fatto portar via, per prudenza, i bagagli di Cuìhuā dal guardaroba in cui sono depositati i propri bagagli, mandasse la stessa Cuìhuā e Cuìhuán a rifugiarsi in quel locale.
7) Il sistema di spegnimento dell'incendio mi sembra un po 'macchinoso, ma ho ripreso esattamente ciò che è scritto nel testo.
8) Il termine "xiántài" 宪台 designava, sotto la dinastia Hàn, l’ufficio del Censore Imperiale. È usato a volte anche per riferirsi ad un ufficio incaricato di missioni di supervisione o di ispezione ed ai suoi responsabili.
9) Il testo originale cinese, che recita 虽是个进士出身,倒不糊涂 (“suī shì gè jìnshì chūshēn, dào bù hútú”), letteralmente” sebbene venisse da una famiglia di letterati provetti, non era confuso”, presenta qualche difficoltà di interpretazione. Il termine
糊涂 (“hútú”), che designa una persona dalle idee confuse o incapace di esprimersi correttamente, si concilia infatti male con il termine 进士 (“ jìnshì”), che indica i primi classificati degli esami imperiali, individui particolarmente colti, intelligenti e brillanti. Si può supporre che anche questa frase esprima la critica dell’autore nei confronti delle classi colte dell’epoca: una cultura puramente libresca, per quanto enciclopedica, portava anche i più eminenti letterari a muoversi nella realtà come pesci fuor d’acqua.
L’affermazione che il magistrato di Qíhé, pur essendo un letterato, capiva anche il mondo reale sarebbe dunque un complimento.
10) Il termine 阁下(“géxià”) significa “Vostra Eccellenza”.
11) Il termine 宫保 (“gōngbăo”) ' si riferiva, nell’uso arcaico, al precettore principale del principe ereditario. Verso la fine della dinastia Qīng, il titolo era diventato meramente onorifico e non implicava necessariamente l’esercizio di tale funzione.
12) Il termine 绝物 (“juéwù”) designa una persona di carattere chiuso, che tende a trascurare non soltanto le relazioni ufficiali, ma anche i rapporti personali. In Mencio, Volume 7, Capitolo “Lí Lóu”, Sezione 7 (孟子 · 第七卷 · 离娄上 · 第七节) si legge:”Chi non è in grado di comandare né di accettare ordini è una creatura perduta”.( 既不能令,又不受命,是绝物也 ” jì bùnéng lìng, yòu bù shòumìng, shì juéwù yě.”)
13) Lăo Cán rimane confuso perché si vede attribuire un ruolo nella vicenda prima ancora di aver potuto conoscere esattamente tutti i dettagli del caso.
14) Probabilmente la figura del prigioniero rannicchiato per terra ricorda quella di un pulcino che sta beccando dei chicchi di riso.
15) Si deve pensare che l’operaio dormisse negli stesso locale in cui lavorava.
16) Rénruì osserva scherzosamente che la distruzione dei libri dell’epoca Sòng non è una gran perdita perché gli eleganti caratteri di quell’epoca possono sempre essere ammirati nelle iscrizioni che ancora esistono o nelle riproduzioni dei calligrafi attuali.
17) Secondo Rénruì, il danno più grave sarebbe la perdita della campanella con cui Lăo Cán attira l’attenzione dei passanti ai quali vuole proporre le sue cure miracolose.
18) Amitābha ( 阿彌陀佛 ”ēmítuófó”), letteralmente “Luce Infinita”, è, nel Buddhismo Mahayana, un Buddha che possiede infiniti meriti in virtù delle numerose buone azioni compiute durante le sue innumerevoli vite come “bodhisattva”, quindi un Buddha completo, come il Gautama Buddha. Presiede alla Terra Pura, il Paradiso Occidentale, dove, grazie alla forza dei voti da lui pronunciati quando era un “bodhisattva”, può far rinascere coloro che lo invocano.
19) Risulta da questa risposta che Lăo Cán ha una considerazione piuttosto modesta della categoria dei funzionari pubblici.
20) La “torta di luna” (月餅 “yuébĭng”) è un dolce cinese tradizionalmente consumato durante la Festa di Metà Autunno, una delle festività cinesi più importanti. Essa trae il suo nome dal fatto che la Festa di Metà Autunno è dedicata all'osservazione ed al culto della Luna. Di forma rotonda, presenta una crosta sottile e dorata ed è abitualmente farcita con paste dolci, più comunemente pasta di semi di loto o pasta di fagioli rossi, talvolta con un tuorlo d'uovo salato a simboleggiare la luna piena. È di solito consumata nel corso di riunioni familiari, perché simboleggia l’unità e la compattezza della famiglia.
21) La compressione delle caviglie era una tortura praticata mediante uno strumento “jiāgùn” 夹棍, costituito da tre assicelle di legno lunghe circa un metro collegate con corde, le quali, poste attorno ai piedi di un sospetto e gradualmente tirate, causavano un dolore lancinante.
22) La torsione delle dita era una tortura praticata mediante uno strumento detto “zánzĭ” 拶子, costituito da piccoli bastoncini legati insieme con corde, che quando venivano poste intorno alle dita e tirate gradualmente, provocavano un dolore straziante.
23) L’espressione (冤家路窄 “yuān jiā lù zhǎi”) , letteralmente “stretto è il sentiero su cui si incontrano i nemici”, è un antico proverbio con cui si intende dire che capita talvolta di incontrare nemici o persone indesiderate su un sentiero stretto, dove è impossibile evitarli. Tratto dal capitolo 45 del romanzo "Viaggio in Occidente", è una metafora del fatto che nemici e creditori spesso si incontrano in circostanze inaspettate.
老殘遊記
第十五回 烈焰有聲驚二翠 嚴刑無度逼孤孀
話說老殘與黃人瑞方將如何拔救翠環之法商議停妥,老殘便向人瑞道:「你適才說,有個驚天動地的案子,其中關係著無限的人命,又有天矯離奇的情節,到底是真是假?我實實的不放心。」人瑞道:「別忙,別忙。方才為這一個毛丫頭的事,商議了半天。--正經勾當,我的煙還沒有吃好,讓我吃兩口煙,提提神,告訴你。」翠環此刻心裡蜜蜜的高興,正不知如何是好,聽人瑞要吃煙,趕緊拿過籤子來,替人瑞燒了兩口吃著。人瑞道:「這齊河縣東北上,離城四十五里,有個大村鎮,名叫齊東鎮,就是周朝齊東野人的老家。這莊上有三四千人家,有條大街,有十幾條小街。路南第三條小街上,有個賈老翁。這老翁年紀不過五十望歲,生了兩個兒子、一個女兒。大兒子在時,有三十多歲了,二十歲上娶了本村魏家的姑娘。魏、賈這兩家都是靠莊田吃飯,每人家有四五十頃地。魏家沒有兒子,只有這個女兒,卻承繼了一個遠房侄兒在家,管理一切事務。只是這個承繼兒子不甚學好,所以魏老兒很不喜歡他,卻喜歡這個女婿如同珍寶一般。誰知這個女婿去年七月,感了時氣,到了八月半邊,就一命嗚呼哀哉死了。過了百日,魏老頭恐怕女兒傷心,常常接回家來過個十天半月的,解解他的愁悶。
「這賈家呢,第二個兒子今年二十四歲,在家讀書。人也長的清清秀秀的,筆下也還文從字順。賈老兒既把個大兒子死了,這二兒子便成了個寶貝,恐怕他勞神,書也不教他念了。他那女兒今年十九歲,像貌長的如花似玉,又加之人又能幹,家裡大小事情,都是他做主。因此本村人替他起了個渾名,叫做『賈探春』。老二娶的也是本村一個讀書人家的女兒,性格極其溫柔,輕易不肯開口,所以人越發看他老實沒用,起他個渾名叫『二呆子』。
「這賈探春長到一十九歲,為何還沒有婆家呢?只因為他才貌雙全,鄉莊戶下,那有那麼俊俏男子來配他呢?只有鄰村一個吳二浪子,人卻生得倜儻不群。像貌也俊,言談也巧,家道也豐富,好騎馬射箭。同這賈家本是個老親,一向往來,彼此女眷都是不迴避的。只有這吳二浪子曾經托人來求親,賈老兒暗想,這個親事倒還做得。只是聽得人說,這吳二浪子,鄉下已經偷上了好幾個女人,又好賭,又時常好跑到省城裡去玩耍,動不動一兩個月的不回來。心裡算計,這家人家,雖算鄉下的首富,終久家私要保不住,因此就沒有應許。以後卻是再要找個人材家道相平的,總找不著,所以把這親事就平擱下了。
「今年八月十三是賈老大的週年,家裡請和尚拜了三天讖。是十二、十三、十四三天。經讖拜完,魏老兒就接了姑娘回家過節。誰想當天下午,陡聽人說,賈老兒家全家喪命。這一慌真就慌的不成話了!連忙跑來看時,卻好鄉約、里正俱已到齊。全家人都死盡,止有賈探春和他姑媽來了,都哭的淚人似的。頃刻之間,魏家姑奶奶--就是賈家的大娘子--也趕到了。進得門來,聽見一片哭聲,也不曉得青紅皂白,只好號啕大哭。
「當時裡正前後看過,計門房死了看門的一名,長工二名;廳房堂屋倒在地下死了書童一名;廳房裡間賈老兒死在炕上;二進上房,死了賈老二夫妻兩名,旁邊老媽子一名,炕上三歲小孩子一名;廚房裡老媽子一名,丫頭一名;廂房裡老媽子一名;前廳廂房裡管帳先生一名。大小男女,共死了一十三名。當時具稟,連夜報上縣來。
「縣裡次日一清旱,帶同仵作下鄉──相驗。沒有一個受傷的人骨節不硬、皮膚不發青紫。既非殺傷,又非服毒,這沒頭案子就有些難辦。一面賈家辦理棺斂,一面縣裡具稟申報撫臺。縣裡正在序稿,突然賈家遣個抱告,言已查出被人謀害形跡。」
方說到這裡,翠環抬起頭來喊道:「儜瞧!窗戶怎樣這們紅呀?」一言未了,只聽得必必剝剝的聲音,外邊人聲嘈雜,大聲喊叫說:「起火!起火!」幾個連忙跑出上房門來,才把簾子一掀,只見那火正是老殘住的廂房後身。老殘連忙身邊摸出鑰匙,去開房門上的鎖。黃人瑞大聲喊道:「多來兩個人,幫鐵老爺搬東西!」
老殘剛把鐵鎖開了,將門一推,只見房內一大團黑煙望外一撲,那火舌已自由窗戶裡冒出來了。老殘被那黑煙沖來,趕忙望後一退,卻被一塊磚頭絆住,跌了一交。恰好那些來搬東西的人正自趕到,就勢把老殘扶起,攙過東邊去了。
當下看那火勢,怕要連著上房,黃人瑞的家人就帶著眾人,進上房去搶搬東西。黃人瑞站在院心裡,大叫道:「趕先把那帳箱搬出,別的卻還在後!」說時,黃升已將帳箱搬出。那些人多手雜的,已將黃人瑞箱籠行李都搬出來放在東牆腳下。店家早已搬了幾條長板凳來,請他們坐。人瑞檢點物件,一樣不少,卻還多了一件,趕忙叫人搬往櫃房裡去。
看官,你猜多的一件是何物事?原來正是翠花的行李。人瑞知道縣官必來看火,倘若見了,有點難堪,所以叫人搬去。並對二翠道:「你們也往櫃房裡避一避去,立刻縣官就要來的。」二翠聽說,便順牆根走往前面去了。
且說火起之時,四鄰人等及河工夫役,都尋覓了水桶水盆之類,趕來救火。無奈黃河兩岸俱已凍得實實的,當中雖有流水之處,人卻不能去取。店後有個大坑塘,卻早凍得如平地了。城外只有兩口井裡有水,你想,慢慢一桶一桶打起,中何用呢?這些人人急智生,就把坑裡的冰鑿開,一塊一塊的望火裡投。那知這冰的力量比水還大,一塊冰投下去,就有一塊地方沒了火頭。這坑正在上房後身,有七八個人立在上房屋脊上,後邊有數十個人運冰上屋,屋上人接著望火裡投,一半投到火裡,一半落在上房屋上,所以火就接不到上房這邊來。
老殘與黃人瑞正在東牆看人救火,只見外面一片燈籠火把,縣官已到。帶領人夫手執撓鉤長杆等件,前來救人。進得門來,見火勢已衰,一面用撓鉤將房扯倒,一面飭人取黃河淺處薄冰拋入火裡,以壓火勢,那火也就漸漸的熄了。
縣官見黃人瑞立在東牆下,步上前來,請了一個安,說道:「老憲臺受驚不小!」人瑞道:「也還不怎樣,但是我們補翁燒得苦點。」因向縣官道:「子翁,我介紹你會個人。此人姓鐵,號補殘,與你頗有關係,那個案子上要倚賴他才好辦。」縣官道:「噯呀呀!鐵補翁在此地嗎?快請過來相會。」人瑞即招手大呼道:「老殘,請這邊來!」
老殘本與人瑞坐在一條凳上,因見縣官來,踱過人叢裡,借看火為迴避。今聞招呼,遂走過來,與縣官作了個揖,彼此道些景慕的話頭。縣官有馬扎子,老殘與人瑞仍坐長凳子上。原來這齊河縣姓王,號子謹,也是江南人,與老殘同鄉。雖是個進士出身,倒不糊塗。
當下人瑞對王子謹道:「我想閣下齊東村一案,只有請補翁寫封信給宮保,須派白子壽來,方得昭雪。那個絕物也不敢過於倔強。我輩都是同官,不好得罪他的。補翁是方外人,無須忌諱。尊意以為何如?」子謹聽了,歡喜非常,說:「賈魏氏活該有救星了!好極,好極!」老殘聽得沒頭沒腦,答應又不是,不答應又不是,只好含糊唯諾。
當時火已全熄,縣官要扯二人到衙門去住。人瑞道:「上房既未燒著,我仍可以搬入去住,只是鐵公未免無家可歸了。」老殘道:「不妨,不妨!此時夜已深,不久便自天明。天明後,我自會上街置辦行李,毫不礙事。」縣官又苦苦的勸老殘到衙門裡去。老殘說:「我打攪黃兄是不妨的,請放心罷。」縣官又殷勤問:「燒些甚麼東西?未免大破財了。但是敝縣購辦得出的,自當稍盡綿薄。」老殘笑道:「布衾一方,竹笥一隻,布衫褲兩件,破書數本,鐵串鈴一枚,如此而已。」縣官笑道:「不確罷。」也就笑著。
正要告辭,只見地保同著差人,一條鐵索,鎖了一個人來。跪在地下,像雞子簽米似的,連連磕頭,嘴裡只叫:「大老爺天恩!大老爺天恩!」那地保跪一條腿在地下,喊道:「火就是這個老頭兒屋裡起的。請大老爺示:還是帶回衙門去審,還是在這裡審?」縣官便問道:「你姓甚麼?叫甚麼?那裡人?怎麼樣起的火?」只見那地下的人又連連磕頭,說道:「小的姓張,叫張二,是本城裡人,在這隔壁店裡做長工。因為昨兒從天明起來,忙到晚上二更多天,才稍為空閒一點,回到屋裡睡覺。誰知小衫褲汗濕透了,剛睡下來,冷得異樣,越冷越打戰戰,就睡不著了。小的看這屋裡放著好些粟稭,就抽了幾根,燒著烤一烤。又想起窗戶臺上有上房客人吃賸下的酒,賞小的吃的,就拿在火上煨熱了,喝了幾盅。誰知道一天乏透的人,得了點暖氣,又有兩杯酒下了肚,糊裡糊塗,坐在那裡就睡著了。剛睡著,一霎兒的工夫,就覺得鼻子裡煙嗆的難受。慌忙睜開眼來,身上棉襖已經燒著了一大塊,那粟稭打的壁子已通著了。趕忙出來找水來潑,那火已自出了屋頂,小的也沒有法子了。所招是實,求大老爺天恩!」縣官罵了一聲「渾蛋」,說:「帶到衙門裡辦去罷!」說罷,立起身來,向黃、鐵二公告辭。又再三叮囑人瑞,務必設法玉成那一案,然後匆匆的去了。
那時火已熄盡,只冒白氣。人瑞看著黃升帶領眾人,又將物件搬入,依舊陳列起來。人瑞道:「屋子裡煙火氣太重,燒盒萬壽香來熏熏。」人瑞笑向老殘道:「鐵公,我看你還忙著回屋去不回呢?」老殘道:「都是被你一留再留的。倘若我在屋裡,不至於被他燒得這麼乾淨。」人瑞道,「咦!不言臊!要是讓你回去,只怕連你還燒死在裡頭呢!你不好好的謝我,反來埋怨我,真是不識好歹。」老殘道:「難道我是死人嗎?你不賠我,看我同你干休嗎?」
說著,只見門簾揭起,黃升領了一個戴大帽子的進來,對著老殘打了一個千兒,說:「敝上說給鐵大老爺請安。送了一副鋪蓋來,是敝上自己用的,腌臢點,請大老爺不要嫌棄。明天叫裁縫趕緊做新的送過來,今夜先將就點兒罷。又狐皮袍子馬褂一套,請大老爺隨便用罷。」老殘立起來道:「累你們貴上費心。行李暫且留在這裡,借用一兩天,等我自己買了,就繳還。衣裳我都已經穿在身上,並沒有燒掉,不勞貴上費心了。回去多多道謝。」那家人還不肯把衣服帶去。仍是黃人瑞說:「衣服鐵老爺決不肯收的。你就說我說的,你帶回去罷。」家人又打了個千兒去了。
老殘道:「我的燒去也還罷了,總是你瞎倒亂,平白的把翠環的一捲行李也燒在裡頭,你說冤不冤呢?」黃人瑞道:「那才更不要緊呢!我說他那鋪蓋總共值不到十兩銀子,明日賞他十五兩銀子,他媽要喜歡的受不得呢!」翠環道:「可不是呢,大約就是我這個倒霉的人,一捲鋪蓋害了鐵爺許多好東西都毀掉了。」老殘道:「物件到沒有值錢的,只可惜我兩部宋板書,是有錢沒處買的,未免可惜。然也是天數,只索聽他罷了。」人瑞道:「我看宋板書到也不稀奇,只是可惜你那搖的串鈴子也毀掉,豈不是失了你的衣著飯碗了嗎?」老殘道:「可不是呢!這可應該你賠了罷,還有甚麼說的?」人瑞道:「罷,罷,罷!燒了他的鋪蓋,燒了你的串鈴。大吉大利,恭喜,恭喜!」對著翠環作了個揖,又對老殘作了個揖,說道:「從今以後,他也不用做賣皮的婊子,你也不要做說嘴的郎中了!」
老殘大叫道:「好,好,罵的好苦!翠環,你還不去擰他的嘴!」翠環道:「阿彌陀佛!總是兩位的慈悲!」翠花點點頭道:「環妹由此從良,鐵老由此做官,這把火倒也實在是把大吉大利的火,我也得替二位道喜。」老殘道:「依你說來,他卻從良,我卻從賤了?」黃人瑞道:「閒話少講,我且問你,是說話是睡?如睡,就收拾行李;如說話,我就把那奇案再告訴你。」隨即大叫了一聲:「來啊!」
老殘道:「你說,我很願意聽。」人瑞道:「不是方才說到賈家遣丁抱告,說查出被人謀害的情形嗎?原來這賈老兒桌上有吃殘了的半個月餅,一大半人房裡都有吃月餅的痕跡。這月餅卻是前兩天魏家送得來的,所以賈家新承繼來的個兒子名叫賈幹,同了賈探春告說是他嫂子賈魏氏與人通姦,用毒藥謀害一家十三口性命。
「齊河縣王子謹就把這賈幹傳來,問他姦夫是誰,卻又指不出來。食殘的月餅,只有半個,已經擘碎了,餡子裡卻是有點砒霜。王子謹把這賈魏氏傳來,問這情形。賈魏氏供:『月餅是十二日送來的。我還在賈家,況當時即有人吃過,並未曾死。』又把那魏老兒傳來,魏老兒供稱:『月餅是大街上四美齋做的,有毒無毒,可以質證了。』及至把四美齋傳來,又供月餅雖是他家做的,而餡子卻是魏家送得來的。就是這一節,卻不得不把魏家父女暫且收管。雖然收管,卻未上刑具,不過監裡的一間空屋,聽他自己去布置罷了。子謹心裡覺得仵作相驗,實非中毒。自己又親身細驗,實無中毒情形。即使月餅中有毒,未必人人都是同時吃的,也沒有個毒輕毒重的分別嗎?
「苦主家催求訊斷得緊,就詳了撫臺,請派員會審。前數日,齊巧派了剛聖慕來。此人姓剛,名弼,是呂諫堂的門生,專學他老師,清廉得格登登的。一跑得來,就把那魏老兒上了一夾棍,賈魏氏上了一拶子。兩個人都暈絕過去,卻無口供。那知冤家路兒窄,魏老兒家裡的管事的卻是愚忠老實人,看見主翁吃這冤枉官司,遂替他籌了些款,到城裡來打點,一投投到一個鄉紳胡舉人家……」
說到此處,只見黃升揭開簾子走進來,說:「老爺叫呀。」人瑞道:「收拾鋪蓋。」黃升道:「鋪蓋怎樣放法?」人瑞想了一想,說:「外間冷,都睡到裡邊去罷。」就對老殘道:「裡間炕很大,我同你一邊睡一個,叫他們姐兒倆打開鋪蓋捲睡當中,好不好?」老殘道:「甚好,甚好。只是你孤棲了。」人瑞道:「守著兩個,還孤棲個甚麼呢?」老殘道:「管你孤棲不孤棲,趕緊說,投到這胡舉人家怎麼樣呢?」
要知後事如何,且聽下回分解。
(segue)
(segue)
Capitolo XIV
“Passate le tre “ continuò Cuìhuā “ il vento si placò, la pioggia cessò, le nuvole si dispersero e la luna rifece capolino, chiara e luminosa. Non si riusciva a vedere che cosa fosse successo all’interno dei villaggi. Si salvarono soltanto coloro che si trovavano accanto all'argine, o coloro che, essendo riusciti ad aggrapparsi a pannelli di porte, a tavoli, a sedie o a panche, poterono galleggiare sino all'argine e salirvi sopra. Alcuni, che abitavano sull'argine, porsero pertiche di bambù a coloro che si dibattevano nell’acqua e molti furono ripescati in questo modo. Le persone salvate tirarono un sospiro di sollievo ma si accorsero poi che tutta la loro famiglia era scomparsa e che non avevano più nessuno. Tutti si lamentavano amaramente. Alcuni invocavano i genitori, altri piangevano mogli o mariti, altri soffrivano per i figli. Un solo grido di dolore si levava per un tratto di più di 250 chilometri. Non pensate che sia stato terribile?"
"Il quindicesimo giorno del sesto mese lunare” raccontò Cuìhuán” io e mia madre ci trovavamo nel nostro negozio presso la porta meridionale della città. Nel cuore della notte, sentimmo qualcuno gridare: ’Arriva l’acqua!'.(1) Tutti si alzarono in fretta. Faceva molto caldo e la maggior parte delle persone dormiva in cortile in giubba e pantaloni. Rientrarono subito tutti in casa quando cominciò a piovere. Eravamo ancora mezzi addormentati, quando udimmo delle grida fuori. Corremmo in strada e vedemmo che i portoni dei cortili erano aperti (2) e che la gente si precipitava fuori dalle case. All’esterno delle mura c’era una piccola diga, alta circa un metro e mezzo, che serviva ogni anno per bloccare e far defluire verso la campagna l'acqua delle piene (3). Tutti uscirono a controllarla. Pioveva a dirotto, poi smise di piovere, ma il cielo era ancora coperto. All'improvviso vidi gente fuori dalle mura che correva disperatamente verso la città. Vidi anche i funzionari della contea, scendere dalle loro portantine, correre in città e salire sulle mura. Si sentì un ordine dato ad alta voce: "Chi si trova fuori città non prenda nulla con sé. Dite alla gente di affrettarsi ad entrare in città. Le porte verranno chiuse. Non possiamo più aspettare!". Salimmo anche noi sulle mura e vedemmo che molte persone stavamo ammassando cestelli di giunco (4) riempiti di terra. Ad un certo punto, il magistrato della contea urlò: " Sono entrati tutti. Chiudete la porta! In fretta!". Dopo che la porta fu chiusa, i cestelli pieni di terra preparati sulle mura, furono accatastati sul retro della porta per rinforzarla.
Un mio zio di nome Qí, che viveva fuori città, era salito anche lui sulle mura. Nel frattempo le nuvole si erano allontanate e brillava la luna. Mia madre vide lo zio e gli domandò: "Perché quest'anno la situazione è così grave?" Zio Qí le rispose: "È vero che è grave! Negli scorsi anni, l’acqua saliva all’inizio meno di una quarantina di centimetri (5) ed anche al momento della piena superava di poco i sessanta centimetri e non raggiungeva mai il metro di altezza. Se ne andava, per così dire, prima ancora che ci fossimo messi a tavola, senza mai salire molto oltre i sessanta centimetri.. Quest'anno l’alluvione è davvero catastrofica! L’acqua era già alta una quarantina di centimetri quando è arrivata, ed è salita in un attimo ad oltre settanta centimetri. Il magistrato della contea si è reso conto che la situazione era preoccupante e, temendo che i piccoli villaggi dei dintorni non potessere essere difesi, ha ordinato alla gente di rifugiarsi in città. Quando ha dato l’ordine il livello dell’acqua era già salito ad un metro e mezzo. Non vedo mio fratello maggiore da due giorni. Sono molto preoccupato al pensiero che possa trovarsi nella fattoria.”
Mia madre cominciò a piangere mormorando:”È così! È proprio così!”. In quel momento, si sentì un trambusto sulle mura della città. La gente che si era raccolta sulle mura cominciò a scendere in gran fretta urlando: “La piccola diga! (6) La piccola diga! Sta cedendo!”. Mia madre si sedette piangendo e dichiarò "Morirò qui! Non tornerò mai più a casa!". Non potei far altro che piangere con lei. Sentivo la gente dire: "L'acqua scorre attraverso le fessure della porta della città!". Innumerevoli persone correvano di qua e di là, entravano nelle case, nei negozi e nei magazzini, afferravano coperte o vestiti. Ben presto, i vestiti dei negozi di abbigliamento che si aprivano sulle strade e le stoffe dei negozi di tessuti furono usati per imbottire le fessure della porta della città. Ma non servì a nulla. Ad ogni istante, sentivo la gente che commentava sconsolata: “L’acqua sta passando”. Poi sentii gridare: "I sacchi e i cestelli di terra non bastano a bloccare le infiltrazioni”.Una gran folla corse anche al mio negozio per prendere i sacchi di prodotti alimentari e fare con essi uno sbarramento dietro la porta. Quando videro che non era rimasto più nulla, si precipitarono sulla carta della vicina cartoleria e sul cotone della cotoneria.
A quel punto, il cielo si era rischiarato e mia madre era svenuta piangendo. Non avevo altra scelta che sedermi e aspettare. Continuavo ad ascoltare la gente che diceva: "Questa alluvione è davvero enorme! I tetti delle case fuori città sono già sommersi! L'acqua è alta più di tre metri! (7) Non ho mai sentito parlare di un'alluvione così catastrofica!".
Più tardi, alcuni commessi del nostro negozio arrivarono e riportarono indietro me e mia madre. Quando tornammo al negozio, trovammo un disastro. Un commesso diceva: "Tutti i sacchi di grano depositati nel negozio sono stati utilizzati per rinforzare la porta della città. Il grano sfuso è stato rubato dagli sciacalli, che non mancano mai in queste occasioni. I chicchi sparsi per terra sono stati spazzati via dall’acqua. Di tutto il grano che avevamo in negozio, ne rimangono ancora cento o centocinquanta chili". (8)
Si erano rifugiate nel nostro negozio, due donne anziane, che venivano dalla campagna. Quando avevano sentito dell'alluvione, avevano pensato che tutti, giovani e vecchi, sarebbero morti. PIangevano e volevano morire.
Il sole era ormai alto nel cielo, quando , finalmente, i commessi del negozio svegliarono mia madre. Bevemmo tutti qualche sorso di zuppa di miglio. Mia madre, destatasi, aprì gli occhi, si guardò intorno e domandò: "Dov'è la nonna?".
"Sta dormendo in casa.” le risposero” Non abbiamo osato disturbarla".
"Dobbiamo pregarla di alzarsi” disse mia madre” e invitarla a mangiare qualcosa!".
Quando entrammo in casa, non capivamo se la nonna dormiva o era stata paralizzata dallo spavento. Le passarono una mano dinanzi alle narici e si accorsero che non respirava più. Allorché mia madre se ne rese conto, vomitò due bocconi della zuppa che aveva appena mangiato, ebbe uno sbocco di sangue e svenne di nuovo. Per fortuna, la vecchia Wáng, che stava tastando il corpo della nonna, si mise improvvisamente ad urlare: "Non preoccupatevi! La bocca dello stomaco è calda!".(9) Cominciò a soffiare aria nella bocca della nonna e gridò che le portassero subito un brodo allo zenzero.(10) Nel pomeriggio, le condizioni della nonna migliorarono ed anche quelle di mia madre. Eravamo salvi.
Due commessi parlavano nel cortile.
"Ho sentito dire che l'acqua dinanzi alla città è alta cinque metri. Ho paura che queste vecchie mura non reggano. Se l’acqua entra in città, temo che nessuno riuscirà a salvarsi!" diceva uno di loro.
“Non credo che la situazione sia così disperata.” gli rispondeva l’altro ”Il fatto che il magistrato della contea sia rimasto in città mi lascia pensare che abbiano trovato una soluzione ”.
Ho sentito anch’io raccontare questa storia (11) ” osservò Lăo Cán rivolgendosi a Rénruì “. Di chi è stata l’idea e a quale libro si è ispirato? Tu lo sai, per caso?"
"Sono arrivato in questa zona nell'anno “della tigre di metallo” (12), e tutto ciò è accaduto nell'anno precedente, l’anno del “bue di terra”(13). Ho sentito menzionare questo fatto anche da altri, ma non so se sia vero o no. Dicono che l’idea sia venuta a Shǐ Jūnfǔ (14), il quale si sarebbe ispirato alle " Tre Strategie per il Controllo del Fiume" di Jiǎ Ràng (15). Shǐ Jūnfǔ avrebbe ricordato come risultasse da questo libro che gli antichi regni di Qí, Zhào e Wèi erano divisi tra di loro dal Fiume Giallo. Zhào e Wèi erano circondati da montagne, mentre Qí giaceva in pianura. Qí costruì una diga a una dozzina di chilometri dal letto del fiume. Quando la piena del fiume raggiungeva la diga di Qí ad est, l’acqua si riversava ad ovest nei territori di Zhào e di Wèi. Anche questi ultimi pertanto costruirono dighe dalla loro parte, ad una dozzina di chilometri dal corso del fiume. Il giorno in cui si riuniva la commissione incaricata della gestione delle acque fluviali, Shǐ Jūnfǔ avrebbe indicato a ciascuno dei funzionari i passaggi sopracitati, così commentandoli: “Si può constatare che, durante il Periodo degli Stati combattenti, la distanza di circa 25 chilometri tra la grande diga innalzata ad oriente del fiume e quelle innalzate ad occidente fu sufficiente ad evitare disastri. Oggigiorno, gli argini costruiti dalla popolazione distano fra di loro non più di 1500-2000 metri, mentre la distanza fra le grandi dighe è inferiore a 10 chilometri, meno della metà della distanza che esisteva nei tempi antichi. Se non si abbandonano gli argini costruiti a ridosso del corso del fiume, i disastri causati dalle piene non finiranno mai.” Gōngbǎo avrebbe obiettato: “Capisco il ragionamento, ma, all’interno dell’area delimitata dalle dighe, ci sono villaggi, ci sono terreni fertili. Non distruggeremo i mezzi di sostentamento di decine di migliaia di famiglie?”. Shǐ Jūnfǔ avrebbe allora indicato il libro che teneva in mano ed avrebbe invitato Gōngbǎo a leggere un paragrafo delle “Tre Strategie” che diceva quanto segue: “Coloro che fanno di tutto un problema (16) obietteranno che la distruzione di un gran numero di città, campi, case, mausolei e sepolcri indignerà il popolo. Io, Jiǎ Ràng, vi dico: “In passato, quando Yǔ il Grande mise in atto i provvedimenti volti a controllare le piene del Fiume Giallo, tagliò le montagne e distrusse i mausolei che avrebbero bloccato il nuovo corso del fiume: allargò la Porta dei Draghi (17), scavò la Torre di Guardia del fiume Yī (18) , perforò il monte Dǐzhù (19), livellò il monte Jiéshí (20), sconvolse l’aspetto del cielo e della terra (21).E tutto questo fu opera di un uomo. Che cosa si può dire?".Shǐ Jūnfǔ avrebbe anche aggiunto: “L’incapacità di sopportare inconvenienti minori manda in fumo i progetti più grandiosi." Gōngbǎo si sarebbe preoccupato per coloro che abitavano nell’area compresa tra gli argini e le grandi dighe (22). Era possibile che gli argini si rompessero ogni anno senza causare vittime? Era una questione da risolvere una volta per tutte. Jiǎ Ràng aveva scritto: "La dinastia Hàn domina su un territorio di quattro milioni di chilometri quadrati (23), perché dovrebbe lottare con l'acqua per una piccola area? Una volta realizzati questi lavori, il fiume sarà stabilizzato e la gente sarà al sicuro, e non ci saranno problemi per migliaia di anni, quindi questa è la strategia migliore." “La dinastia Hàn” avrebbe argomentato Shǐ Jūnfǔ “aveva soltanto quattro milioni di chilometri quadrati di territorio. Se allora si riteneva che non fosse giusto competere con l'acqua per una lingua di terra, un paese che oggi ha un territorio tre o quattro volte piu grande di quello dominato dalla dinastia Hàn, non farà ridere tutti, dai saggi del passato alle generazioni future, se si metterà a lottare con l’acqua per un briciolo di terra?”. Shǐ Jūnfǔ si sarebbe anche riferito al commento di Chǔ Tóngrén ( 24) in cui si leggono le seguenti affermazioni: "Le tre strategie sono diventate un classico dal quale non si può prescindere, ma a partire dalla dinastia Hàn, coloro che hanno gestito il fiume hanno generalmente utilizzato strategie di qualità inferiore. Che tristezza! All’epoca delle dinastie Hàn, Jìn, Táng, Sòng, Yuán e Míng, non c’era persona istruita che non conoscesse le "Tre Strategie per il Controllo del Fiume “ di Jiǎ Ràng, libro che equivaleva ai classici e agli insegnamenti dei saggi. Purtroppo, la gestione del fiume non è mai stata affidata a persone colte ed è quindi stato impossibile ottenere grandi risultati." Se Gōngbǎo fosse riuscito a mettere in atto la migliore strategia proposta da Jiǎ Ràng , quest’ultimo non avrebbe forse trovato un degno continuatore duemila anni dopo? La storia avrebber registrato I meriti di Gōngbǎo e li avrebbe immortalati per generazioni! Si dice che Gōngbǎo avrebbe osservato, aggrottando la fronte: "Ma c'è una cosa importante: non posso sopportare di essere la causa della rovina economica di centinaia di migliaia di persone". Due funzionari avrebbero allora proposto: " Decidiamo una volta per tutte. Potremmo trasferire gli abitanti in zone sicure e indennizzarli per le perdite economiche che subiranno". Gōngbǎo si sarebbe detto d’accordo: "Questa è l’unica procedura appropriata da seguire". Ho sentito dire che furono raccolti 300.000 tael d'argento per organizzare l’evacuazione degli abitanti ed indennizzarli delle loro perdite economiche, ma non so perché la cosa non abbia avuto alcun seguito".
Rénruì domandò a Cuìhuán che cosa fosse successo in seguito.”Mia madre decise di ascoltarli (25)” rispose la ragazza ” ma l’acqua sommerse la città e lei annegò!"
"L'anno scorso (26) abitavo anch'io nella contea di Qídóng. “ disse Cuìhuā ” Vivevo in casa della mia terza zia presso la Porta Settentrionale della città. (27) La Porta Settentrionale è vicina all'Argine dei Poveri (28) e sui bordi della grande strada che ne esce ci sono molti bei negozi. I due terrapieni che fiancheggiano la strada non sono piccoli: ho sentito dire che si avvicinano ai quattro metri e mezzo d’altezza. Lì, anche il terreno è alto, quindi l’area della Porta Settentrionale non è stata allagata. Il sedicesimo giorno del sesto mese, sono salita sulle mura della città e ho visto un sacco di cose galleggiare nel fiume, tra cui scatole, tavoli, sedie, panche, finestre e porte. Qua e là, numerosi cadaveri erano trasportati dalla corrente, ma nessuno si curava di raccoglierli. Alcune persone che avevano soldi volevano andarsene via, ma non trovavano barche da noleggiare."
"Dove stavano le barche? Dove erano andate?" domandò Lăo Cán.
"Erano state mandate dall’amministrazione a distribuire panini cotti al vapore." gli rispose Cuìhuā.
"A chi si distribuivano i panini? “domandò ancora Lăo Cán” A che servivano quelle barche?".
"I panini al vapore furono utilissimi!” precisò Cuìhuā." Più della metà degli abitanti dei villaggi era stata spazzata via dall'alluvione, ma gli altri, più accorti, erano saliti sui tetti non appena avevano visto arrivare l’acqua. Quindi, in ogni villaggio, c'erano centinaia di persone rifugiate sui tetti delle case. L’acqua era dappertutto. Dove avrebbero potuto trovare cibo? Alcuni erano così affamati che si erano gettati in acqua per la disperazione.
I membri di un gruppo di soccorso creato dal governatore (31), tre adulti e due ragazzi, presero le barche e andarono a distribuire dei panini a coloro che si erano rifugiati sui tetti. Il giorno successivo, un altro membro del gruppo prese una barca vuota e si recò sulla riva settentrionale del fiume per portare cibo e aiuto a coloro che erano sopravvissuti alla piena. Tuttavia, molti di quelli che si erano arrampicati sui tetti rifiutarono di scendere nella barca perché stupidamente credevano che il governatore avrebbe continuato a mandar loro del cibo. Invece, nessuno si preoccupò più di loro e ricominciarono a soffrire la fame. Trascorso qualche giorno, il governatore sospese la distribuzione di viveri ed essi morirono di fame. Che cosa si deve pensare di gente così ottusa?
(segue)
NOTE
1) L’espressione 水下來了(“shuĭ xià lái le), letteralmente “sta venendo giù l’acqua”, potrebbe essere interpretata sia nel senso che si stia scatenando un uragano sia nel senso che gli argini del fiume siano crollati e che l’acqua stia dilagando a valle. L’osservazione che coloro che dormivano nel cortile corrono a rifugiarsi in casa fa propendere per la prima ipotesi.
2) Le case tradizionali cinesi erano abitualmente costruite intorno ad un cortile interno, chiuso da un portone che si affacciava sulla strada.
3) Succedeva spesso che, nei periodi di piena, il fiume rompesse gli argini e provocasse qualche alluvione. Il più delle volte, una piccola diga costruita dinanzi alle mura bastava ad evitare che l’acqua penetrasse in città.
4 )Ho tradotto il termine 蒲包( “pú bāo”) con “cestelli di giunco riempiti di terra”. Il carattere 蒲(“pú”) designa la tifa o stiancia (nome scientifico: “Typha latifolia”), una specie di canna palustre, detta anche impropriamente “giunco”. Intrecciando le foglie di tifa si fabbricano ceste o cestelli (包 “bāo”), che possono essere riempiti dei più diversi materiali.
5) Il termine 尺 (“chĭ”), normalmente tradotto con “piede”, designa un’unità tradizionale di misura della lunghezza, il cui valore ha variato nel corso del tempo, ma è stato definitivamente fissato nel 1984 a 33 centimetri.
6) Il termine 埝 (“niàn”) indica un terrapieno, un argine di terra, e normalmente si riferisce ai piccoli argini costruiti in mezzo alle risaie per respingere o trattenere l’acqua.
7) Il termine 丈 (“zhàng”) designa un’unità tradizionale di misura della lunghezza, il cui valore ha variato nel corso del tempo, ma è stato definitivamente fissato nel 1984 a 333 centimetri, vale a dire 10 piedi (尺 “chĭ”).
8) Il termine 擔 (“dān”) indica un’unità tradizionale di misura del peso equivalente a circa 50 chilogrammi.
9) Il termine 心口 (“xīnkǒu”), letteralmente “la bocca del cuore” designa la regione centrale del petto, la bocca dello stomaco o il plesso solare (anche se i diversi termini non coincidono esattamente tra di loro). Il plesso solare, che deve il suo nome al suo aspetto simile a quello di una stella, è una rete nervosa situata nella cavità addominale, tra lo stomaco e l’ombelico. Osservando che il plesso solare é caldo, la vecchia domestica capisce che la nonna è ancora viva, anche se paralizzata dallo spavento.
10) La vecchia Wáng pratica alla nonna la respirazione artificiale e chiede che le sia fatoa bere un 薑湯 “jiāng tāng”), cioè un “brodo allo zenzero”. La radice di zenzero (薑 “jiāng”) è largamente utilizzata nella medicina tradizionale cinese per le sue proprietà terapeutiche.
11) La storia a cui ci si riferisce qui è la storia dell’alluvione e del modo in cui furono adottate le misure di sistemazione del bacino fluviale che la provocarono.
12) L’”anno della tigre di metallo” (庚寅 “gēngyín”) è il ventisettesimo anno del calendario sessagesimale cinese, il quale, nell’ambito del ciclo iniziato nel 1863, corrisponde al 1890. Questa data, che è la prima menzionata con chiarezza nel libro, mi induce a retrodatare il viaggio di Lăo Cán, che, con riferimento alla menzione dei Boxer e ad altri particolari, avrei piuttosto datato intorno agli anni 1899-1900.
13) L’”anno del bue di terra” (己丑 “jīchōu”) corrisponde al 1889. L’inondazione di quell’anno distrusse circa 1500 villaggi.
14) Sembra essere qui menzionato Shī Bǔhuá 施補華, il cui nome di cortesia era Jūnfǔ 鈞甫 , consigliere di Zhāng Yào 張曜, governatore dello Shāndōng (“shāndōng xúnfǔ”), nella gestione delle acque fluviali. Il governatore Zhāng Yào 張曜 è menzionato nel romanzo sotto il nome fittizio di Zhuāng Gōngbǎo” 莊宮保). Nella “Cronaca di Liú È”( 劉鶚年譜 “liú è niánpǔ”) di Jiǎng Yìxuě 蔣逸雪 si legge quanto segue: “Il “Viaggio di Lăo Cán” cita una singola volta un certo Shǐ Jūnfǔ 史鈞甫, che, stando alle fonti disponibili, sarebbe Shī Bǔhuá 施補華, il cui nome di cortesia era Jūnfǔ 鈞甫. I caratteri 史 e 施 hanno un suono simile. Perciò il carattere 史 è stato usato per alludere al personaggio senza svelarne il vero nome. Nel romanzo si racconta che Zhuāng Gōngbǎo, accogliendo un suggerimento errato di Shǐ Jūnfǔ, si ispirò al libro intitolato “Strategie per il controllo del Fiume” di Jiǎ Ràng sotto la dinastia dei Hàn Occidentali, per abbandonare gli argini costruiti dalla popolazione e spostare all’indietro gli argini costruiti dal governo, causando così un disastro che colpì centinaia di migliaia di persone che abitavano presso le rive del fiume. Ciò non è tuttavia storicamente provato”.
15) Jiǎ Ràng 賈讓, un famoso ingegnere idraulico vissuto sotto la dinastia dei Hàn Occidentali 西漢, riteneva che, per controllare le piene del Fiume Giallo, esistessero tre strategie, da lui esposte nel libro intitolato “ Tre Strategie per il controllo del Fiume”( 治河三策 “ zhì hé sān cè”).
La migliore consisteva, a suo parere, nel deviare il corso del Fiume Giallo da Líyáng 黎陽 (oggi contea di Jùn 浚縣, Hénán 河南) verso nord, fino a farlo sfociare in mare. Per realizzarla, sarebbe stato necessario"trasferire gli abitanti di Jìzhōu 冀州 colpiti dall'alluvione, demolire il padiglione Zhēhài 遮害亭 di Líyáng 黎陽 e lasciare che il fiume scorresse verso nord fino al mare”.
La strategia intermedia consisteva nello "scavare numerosi canali nell’area di Jìzhōu 冀州 in modo che la gente potesse irrigare i campi e mitigare la furia dell'acqua".
La soluzione peggiore sarebbe stata quella di "riparare il vecchio argine, aumentare la profondità del letto del fiume e restringerne l’alveo”. Ciò avrebbe comportato “enormi spese di manodopera e non avrebbe evitato frequenti disastri”.
16) Il termine 難者 (“nán zhĕ) indica le persone che trovano tutto difficile, che sollevano obiezioni a qualsiasi cosa e si oppongono a qualsiasi progetto.
17) La Porta dei Draghi 龍門 (“lóngmén”) è una strettoia in cui il Fiume Giallo scorre tra due altissime pareti di roccia. È così chiamata, perché secondo la leggenda, le carpe che risalivano il fiume e riuscivano a rimontare le rapide che si formavano in quest’area si trasformavano in draghi. Nell’ambito degli imponenti lavori di sistemazione idraulica da lui intrapresi, il semimitico imperatore Yǔ il Grande 大禹 fece scavare, su entrambi i lati, le pareti di roccia, ampliando così il passaggio.
Nel “Commento sul Libro delle Acque”( 水经注 “shuǐ jīng zhù”) , opera del 5° secolo d.C., si ricorda che “Yǔ il Grande ampliò il passaggio fino ad una larghezza di 80 passi e i segni degli scavi sono ancora visibili sulla roccia”.
Nell’enciclopedia intitolata “ Le Primavere e gli Autunni del Maestro Lǚ” (吕氏春秋 “lǚ shì chūnqiū”), compilata intorno al 239 a.C., si legge che” un tempo Yǔ il Grande scavò a nord la Porta dei Draghi e terminò il suo lavoro a Liángshān”.
18) La Torre di Guardia del fiume Yī ( 伊闕 “yīquē”) è una strettoia nel corso del fiume Yī circa 2 chilometri a sud della città di Luóyáng 洛阳, nella provincia del Hénán 河南. Yǔ il Grande 大禹 la fece ampliare..
19) Dǐzhù (砥柱 “dǐ zhù”) è il nome di una montagna, che si trova a est di Sānménxiá 三门峡, nella provincia di Hénán 河南, sulle rapide del Fiume Giallo.
20) Jiéshí (碣石 ”jé shí”) è il nome di una montagna.
21) L’espressione idiomatica 墮斷天地之性 (“duò duàn tiāndì zhī xìng”), vale a dire “sconvolgere la natura del cielo e della terra” rende bene l’idea degli enormi lavori ordinati da Yǔ il Grande 大禹.
22) L’adozione della strategia preconizzata un tempo da Jiǎ Ràng implicava l’abbandono della manutenzione degli argini e la costruzione, da entrambi i lati, di grandi dighe ad una decina di chilometri di distanza dal corso del fiume. Era evidente che l’area compresa tra gli argini e le grandi dighe, fittamente abitata e ben coltivata, sarebbe rimasta esposta alle piene del fiume. Una tale strategia non poteva dunque essere realizzata se non provvedendo tempestivamente a traferire la popolazione in zone sicuree ad indennizzarla per le ingenti perdite economiche che avrebbe subito.
23) L’espressione 大漢方制萬里 (“dà hàn fāng zhì wànlǐ “) significa “la dinastia Hàn domina su 4 milioni di chilometri quadrati (10.000 lĭ” quadrati)”. Infatti, poiché il “lĭ” 里 è una misura di lunghezza tradizionale corrispondente a circa 500 metri, 10.000 lĭ al quadrato danno 100 milioni di “lī” quadrati, vale a dire circa 4 milioni di chilometri quadrati. La valutazione di Jiǎ Ràng ci appare tuttavia approssimativa perché, secondo Internet, la dinastia Hàn, nel periodo di massimo splendore, avrebbe controllato un territorio di circa 6 milioni di chilometri quadrati. Anche il calcolo di Shǐ Jūnfǔ appare comunque approssimativo perché l’espressione 數萬里 (“shù wàn lǐ”), vale a dire “alcune decine di miglialia di “lĭ” quadrati, è essa pure abbastanza vaga. A titolo informativo, risulta da Internet che il Celeste Impero sotto la dinastia Qĭng si estendeva su 14.700.000 chilometri quadrati.
24) Chǔ Tóngrén 儲同人 fu un letterato dell’epoca Qīng.
25 Ho interpretato la frase nel senso che la madre di Cuìhuán ascoltando la discussione tra i due commessi del negozio, ne dedusse che la città non correva il pericolo di essere sommersa e prese quindi la decisione fatale di non abbandonarla.
26 L’espressione 那下一年 (“ná xià yīnián”), vale a dire “l’anno prossimo” è manifestamente un refuso, perché, come abbiamo visto, l’alluvione ha avuto luogo l’anno precedente a quello in cui si svolge il viaggio di Lăo Cán.
27) Anche Cuìhuā, viveva nella stessa città, ma in un’altra zona, quella della Porta Settentrionale.
28 ) L’enciclopedia Bǎidù Bǎikē 百度百科 spiega che 離民 (léi mín) deve essere un refuso per 羸民(”léi mín”), che significa “povera gente”. L’espressione 羸民埝("léi mín niàn”) significherebbe dunque “Argine dei Poveri”.
29) Il termine 饅頭 (“mántóu”) designa un panino cotto al vapore.