Capitolo XXII
Yuán e Cáo mobilitano ciascuno tre eserciti - Guān e Zhāng catturano insieme i due generali Wáng e Liú
I. Chén Dēng espose a Xuándé il suo piano: “La persona che Cáo Cāo teme di più è Yuán Shào. Costui controlla per intero le contee di Jì, Qīng, Yōu, Bìng, dispone di innumerevoli soldati (1) ed ha al suo servizio molti alti funzionari e molti generali. Perché non gli scrivete una lettera e non mandate qualcuno a chiedergli aiuto?”.
“Shào ed io non ci siamo mai incontrati e, per di più, io ho appena eliminato suo fratello minore. Sarà disposto ad aiutarmi?”.
“Abbiamo qui da noi una persona che è da lunghissimo tempo in stretti rapporti con la famiglia di Shào. Se riceverà una lettera da parte sua, Shào ci verrà certamente in aiuto”.
“Chi sarebbe costui?”gli domandò Xuándé.
“È una persona a cui Vostra Eccellenza mostra rispetto ogni giorno. Com è che non ve ne ricordate?” si stupì Dēng.
“Sarebbe forse il signor Zhèng Kāngchéng?” lo interruppe di scatto Xuándé.
“Proprio lui” confermò Dēng.
II. Zhèng Kāngchéng, il cui nome era Zhèng Xuán, studioso eccellente e di grande talento, era stato allievo di Mă Róng. Costui, quando faceva lezione, aveva l’abitudine di far sedere gli studenti accanto ad una tenda vermiglia dietro la quale c’erano delle fanciulle che cantavano, circondati da domestiche che andavano e venivano. Zhèng ascoltò le lezioni per tre anni senza mai distrarsi e tenendo sempre un contegno perfettamente corretto.
Quando ritornò a casa sua, dopo aver completato gli studi, Mă Róng sospirò e disse: “Zhèng Xuán è l’unico che conosce il segreto del mio insegnamento”.
In casa di Zhèng Xuán le domestiche conoscevano a memoria il “Libro delle Odi”. (2) Una volta, una ragazza rispose sgarbatamente ad una osservazione di Zhèng Xuán e questi, per punizione, la fece inginocchiare con il viso a terra dinanzi alla scalinata di casa. Un’altra domestica le domandò scherzando” Perché distesa nel fango?” (3) La ragazza punita rispose: “ Ho detto una parola e sono incorsa nella sua ira”. (4) Questo era lo stile con cui si viveva in casa di Zhèng Xuán.
Sotto l’imperatore Huán (5), Zhèng Xuán raggiunse il grado di segretario di stato, ma quando la vita politica fu turbata dagli intrighi dei Dieci Eunuchi diede le dimissioni dal’incarico e ritornò a vivere da comune cittadino , ritirandosi a Xúzhōu. Xuándé che era già stato suo allievo quando abitava ancora nel distretto di Zhuō, lo aveva poi consultato spesso quando fu nominato governatore di Xúzhōu e mostrava nei suoi confronti un grande rispetto.
III. Xuándé, tutto felice che gli fosse venuto in mente quell’uomo, si fece subito accompagnare da Chén Dēng a casa di Zhèng Xuán, al quale chiese di scrivere una lettera a Shào. Zhèng Xuán acconsentì di buon grado, scrisse la lettera e la consegnò a Xuándé. Quest’ultimo, la sera stessa, affidò la lettera a Sῡn Qiánxīng perché la portasse a Shào.
IV. Dopo aver letto il messaggio, Shào si mise a riflettere:”Non dovrei aiutare Xuándé perché ha attaccato ed eliminato mio fratello, ma, considerato ciò che mi scrive il segretario di stato Zhèng, non posso non fare qualcosa per salvarlo”. Riunì quindi i suoi collaboratori civili e militari per discutere la mobilitazione di un esercito da inviare contro Cáo Cāo.
V. Il consigliere Tián Féng espresse così il proprio parere:” Le spese militari sono in aumento da molti anni, la popolazione è esausta, i granai sono vuoti. In queste condizioni, è impossibile mobilitare un grande esercito. Sarebbe meglio inviare dapprima dei messaggeri a rendere omaggio all’Imperatore.(6) Se non saranno ricevuti, potremo protestare affermando che Cáo Cāo ci impedisce l’accesso al nostro Sovrano e spedire dei soldati ad occupare Líyáng. Potremo anche costruire più navi per trasportare i soldati sui fiumi, rimettere a nuovo l’equipaggiamento delle truppe e mandare contingenti d’élite a presidiare le zone di confine. Nel giro di un triennio si potranno fare molte cose.”
Il consigliere Shén Pèi non fu di questa opinione. “No” disse” Con il potere di Vostra Eccellenza e con le ricchezze delle regioni a nord del Fiume Giallo (7) ci sarà facile reclutare truppe per vincere i banditi di Cáo Cāo. Perché ritardare il corso naturale delle cose?”. (8)
Il consigliere Jǔshóu disse:”Il segreto della vittoria non sta nelle ricchezze. Cáo Cāo è una persona i cui ordini vengono perfettamente eseguiti ed i cui soldati sono bene addestrati. La sua situazione non è comparabile con quella di Gōngsῡn Zàn, che si era lasciato accerchiare. Oggi noi stiamo abbandonando la buona strategia, che è in grado di offrirci la vittoria, e reclutiamo invece soldati senza alcuna ragione, cosa che Vostra Eccellenza non dovrebbe fare.”
“Questo suggerimento è sbagliato.” disse il consigliere Guō Tú “ Aumentare il numero dei soldati che devono combattere contro Cáo Cāo non sarebbe una valida ragione? Per Vostra Eccellenza è il momento giusto di cogliere al volo una grande opportunità. Vi consiglio di seguire le proposte di Zhèng Xuán e di allearvi con Liú Bèi per difendere la giustizia e per eliminare i briganti di Cáo Cāo. È una causa benedetta dal Cielo e sostenuta dal popolo. Che cosa vogliamo di più?”.
VI. Mentre i quattro consiglieri continuavano a discutere e Shào non sapeva che cosa decidere, si presentarono Xǔ Yōu e Xún Chén.
“I due hanno molta esperienzai” esclamò Shào “Vediamo che cosa ci propongono”.
Dopo lo scambio dei saluti, Shào si rivolse ai nuovi arrivati e domandò loro:” Il segretario di stato Zhèng mi ha inviato una lettera con cui mi chiede di aiutare Liú Bèi e di attaccare Cáo Cāo. Che cosa ne pensate? Dovrei reclutare truppe o non dovrei farlo?”.
I due risposero all’unisono: “Vostra Eccellenza può disporre di truppe più numerose e più forti di quelle dei suoi nemici. Occorre sostenere la Casa Imperiale e sconfiggere i banditi di Hàn. Dovete reclutare altri soldati!”.
“Ciò che voi proponete, è proprio ciò che io intendo fare” disse Shào.
Si discusse allora della mobilitazione.
Per prima cosa, Shào ordinò a Sῡn Qián di ritornare da Zhèng Xuán e di chiedere a Xuándé che si preparasse a venirgli incontro. Poi nominò Shěn Pèi e Féng Jì comandanti dell’esercito. Tián Fēng, Xún Chén e Xǔ Yōu furono nominati consiglieri, Yán Liáng e Wén Chǒu ebbero il grado di generali. Vennero mobilitati 150.000 fanti e 150.000 cavaieri, per un totale di 300,000 soldati scelti e si decise di marciare su Líýáng.
VII. Dopo che furono presi questi provvedimenti, il consigliere Guō Tù dichiarò:” Poiché Vostra Eccellenza sta per lanciare una vasta offensiva contro Cāo, è opportuno che giustifichi la propria azione rendendo noti i crimini di Cāo con un atto d’accusa che dovrà essere diffuso in ogni angolo del paese”.
Shào accolse il suggerimento e ordinò al suo segretario Chén Lín di redigere un manifesto.
Chén Lín, il cui nome di cortesia era Kōngzhāng, era conosciuto come persona di talento. Sotto il regno dell’imperatore Líng, aveva svolto le funzioni di cancelliere capo, ma deluso, dapprima, dal fatto che il primo ministro Hé Jìn non ascoltava i suoi consigli (9) e, più tardi, dal disordine sorto a causa degli intrighi di Dōng Zhuó, aveva finito per ritirarsi a Jìzhōu, dove Shào lo aveva assunto come proprio segretario.
Ricevuto l’ordine di Shào, Chén Lín si mise subito al lavoro.
VIII. Il manifesto da lui redatto era del seguente tenore:
“ I sovrani illuminati, prudenti e saggi, sanno prevedere i pericoli e comportarsi di conseguenza. I ministri leali si preoccupano di prevenire il disordine perché desiderano mantenere salda l’autorità dello stato. Esistono, in questo mondo, uomini straordinari e accadono eventi straordinari. Quando accadono eventi straordinari vediamo altresì compiersi imprese straordinarie. L’uomo straordinario è però qualcuno che sa anche concepire progetti straordinari.
Un tempo, all’epoca della dinastia Qín, il sovrano era debole e il potere si trovava di fatto nelle mani del primo ministro Zhào Gāo, che lo esercitava in modo tirannico e nell’arbitrio più totale. I sudditi erano assoggettati ad un regime di violenza e nessuno osava più parlare apertamente. Alla fine il palazzo di Wàng Yí (10) fu espugnato, il tempio ancestrale dei Qín fu bruciato e il ricordo di quell’umiliazione dura ancor oggi a monito eterno per il mondo.
Negli ultimi anni dell’imperatrice Lǚ (11), il potere fu esercitato da Chăn (12) e Lù (13), che, all’interno della capitale, comandavano le due divisioni della guardia imperiale, mentre, fuori della capitale, controllavano i due principati di Liáng e di Zhào. I due si occupavano a loro arbitrio di tutti gli affari di stato e dominavano la corte, usurpando le prerogative dell’imperatore (14) e terrorizzando il paese. (15) Allora, il marchese di Jiāng (16) e il marchese di Zhūxū (17), raccolte le loro forze, si sollevarono contro gli usurpatori, li uccisero e restaurarono l’autorità del sovrano. Perciò il regno divenne prospero ed il governo fu esercitato in modo brillante e armonioso, segno evidente del fatto che i ministri erano persone autorevoli.
Veniamo ora all’attuale Ministro dei Lavori (18) Cáo Cāo. Suo nonno fu l’assistente ordinario Téng (19), collega di Zuǒ Guàn e di Xú Huáng , tutti e tre dei farabutti, avidi e ambiziosi, avvezzi ad opprimere e a perseguitare la gente. Suo padre, Sōng, ottenne di essere adottato da Téng offrendogli del denaro e riuscì così a migliorare la sua posizione sociale servendosi dei beni che aveva rubato. Regalava carrette colme d‘oro e di giada ai potenti, per riceverne il favore. Ottenne la carica di ministro (20) pagando tangenti (21) e sovvertì le cariche dello Stato (22) (23). Cáo Téng era un eunuco depravato (24); Cáo Sōng era un uomo infido, un astuto avventuriero (25), che sapeva sfruttare il disordine e profittare delle disgrazie del paese.
Io, dopo essere stato nominato comandante in capo, ricorsi alla forza per distruggere i malvagi e i ribelli ed affrontai Dǒng Zhuó, il brutale oppressore del popolo. A quel tempo, sguainai la spada e feci battere i tamburi per ristabilire l’ordine nelle regioni orientali. (26) Radunai i guerrieri più valorosi e scartai i meno validi. (27) Perciò, entrai in contatto con Cáo e lo resi partecipe dei miei piani. Si diceva che fosse obbediente e leale (28) e degno della più completa fiducia. (29) Si dimostrò invece sciocco e volubile, sconsiderato e di corte vedute. Gli perdonai le avanzate temerarie e le ritirate ingiustificate, le devastanti sconfitte (30), la ripetuta distruzione di intere armate. Continuai ad inviargli truppe, a compensare le sue perdite e a completare i suoi ranghi. Indirizzai addirittura un memoriale alla Corte, quando lui era amministratore di Dōngjún, per farlo nominare governatore di Yănzhōu. Gli feci rivestire importanti cariche militari (31) e gli attribuii un grande potere sperando di riceverne in cambio la vittoria. (32) Cáo, ben al contrario, sfruttò l’occasione per acquisire il predominio, comportandosi con malvagità, derubando il popolo, opprimendo i buoni ed i saggi. (33) Il governatore di Jiǔjiāng , Biān Ràng (34), era un uomo brillante e di molto talento, reputato in tutto il paese. Era schietto nel parlare e corretto nell’agire. Non adulava mai nessuno. Fu decapitato per ordine di Cáo e la sua testa fu esposta in pubblico, mentre la sua famiglia veniva sterminata. Questo gesto crudele indignò profondamente le classi colte e fece crescere sempre di più il risentimento popolare. (35) Bastò che qualcuno incitasse alla rivolta perché tutta la regione si ribellasse. Così Cáo fu sconfitto nella provincia di Xú e il territorio da lui governato fu occupato da Lǚ Bù. (36) Fu allora costretto a fuggire verso oriente senza più un rifugio né un riparo. In quell’occasione io, come comandante in capo dell’esercito, badai soltanto a tutelare l’interesse dello stato, che imponeva di rafforzare il potere centrale e di indebolire le spinte autonomistiche locali. (37) Non sostenni i ribelli, ma feci sventolare le bandiere, mi armai e intrapresi una spedizione di vasta portata. Risuonarono i gong e i tamburi e i soldati di Lǚ Bù fuggirono. Cáo fu salvato dalla morte e ristabilito nelle sue funzioni di governatore. Devo ammettere che tutto ciò non fu di alcuna utilità per la gente di Yăn, ma fu di grande vantaggio per Cáo. (38)
In seguito la Corte si spostò e orde di ribelli seminarono il disordine nell’Impero. (39). In quel momento il mio territorio era minacciato da nord, e non potevo abbandonarlo. Inviai duqnue uno dei miei ufficiali, Xú Xῡn, da Cáo Cāo per provvedere alla riparazione dei templi dinastici e alla protezione del giovane sovrano. (40)
Da quel momento, Cáo Cāo ha dato sfogo alle proprie inclinazioni: ha ordinato arbitrariamente il trasferimento della Corte a Xῡchāng, ha mancato di rispetto alla casa imperiale, ha sovvertito le leggi, ha assunto il controllo dei “Tre Segretariati” (41), indirizzando a propria discrezione la politica del governo, ha conferito ricompense e onori a chi amava ed ha inflitto punizioni e condanne a chi detestava(42), esaltando la propria parentela (43) e sterminando i suoi avversari e le loro famiglie. (44) Chi lo critica apertamente viene giustiziato in pubblico; chi lo critica di nascosto viene assassinato in segreto. I funzionari sono costretti al silenzio e i passanti, quando incontrano qualcuno per strada, tengono la bocca ben chiusa. La partecipazione del Segretario di Stato alle riunioni del governo è ormai un atto di pura forma e i ministri sono ridotti a semplici passacarte.
Cáo, inoltre, ha destituito il Comandante della Guardia Imperiale Yáng Biāo, che era stato in precedenza Gran Maresciallo, titolare di due incarichi prestigiosi, che gli avevano fatto raggiungere il culmine della carriera durante il regno dell’imperatore Líng. Lo ha fatto incarcerare sulla base di accuse inconsistenti, in assenza di qualsiasi colpa. Lo ha fatto bastonare, accusandolo di complotto, e lo ha sottoposto a tutte le crudeltà possibili. (45) Si è così reso responsabile di gesti impulsivi ed eccessivi, che esulano dalla legalità costituzionale.
Un’altra sua vittima è stato il consigliere Zhào Yàn (46), uomo leale e schietto, che si esprimeva con moderazione e ragionevolezza e che, per questa ragione, era ascoltato dalla Corte, la quale seguiva i suoi suggerimenti e lo trattava con sempre maggior favore. Cáo, intenzionato a pescare nel torbido e ad impedire che chiunque altro avesse accesso all’imperatore (47), lo ha fatto arrestare e mettere a morte, senza attendere l’approvazione imperiale. (48)
Peggio ancora, Cáo ha personalmente condotto i suoi uomini a saccheggiare la tomba del principe Xiào di Liáng (49), fratello di un defunto imperatore (50), e dei suoi familiari, sepolcro solenne e riverito, circondato di pini e di cipressi, di gelsi e di catalpe. I suoi generali, i suoi ufficiali e i suoi soldati hanno frugato nelle tombe, hanno scassinato le bare, ne hanno tirato fuori i corpi dei defunti e li hanno depredati dei loro gioielli. Ancora oggi, l'imperatore piange e il popolo è sconvolto!
Questo profanatore di tombe non lascia nulla di intatto sul suo cammino, ma distrugge i sepolcri e disperde le ossa dei defunti. Ricopre una delle cariche più elevate dell’Impero, eppure si comporta come un bandito, corrompendo il paese e angariando il popolo, recando offesa nello stesso tempo agli uomini e agli dei. Inoltre, le sue politiche sono crudeli e dure, con leggi e regolamenti che si sovrappongono; reti e lacci riempiono i sentieri, fosse e trappole bloccano le strade; se alzi una mano finisci intrappolato in una rete, se muovi un piede precipiti in un trabocchetto (51): si spiegano così il malcontento della gente di Yăn e di Yù (52), i libelli che circolano nella capitale imperiale:
“Quanti ministri disonesti,
avidi, brutali, crudeli,
mostra lo studio della storia
ma Cāo li batte di gran lunga”.
Sto indagando su ulteriori abusi, ma non ho ancora preso una decisione a questo riguardo. All’inizio, mi sono dimostrato tollerante, sperando che si ravvedesse, ma Cáo è avido come un lupo e continua a tessere perfidi intrighi nell’intento di distruggere le fondamenta della dinastia Hàn, di indebolirla, di eliminare i suoi leali sostenitori ed i cittadini onesti. L’obiettivo di quest’ uomo è quello di conseguire il potere assoluto.
Quando, tempo fa, marciai verso nord per attaccare Gōngsūn Zàn, un potente bandito ribelle che aveva resistito a un anno d’assedio, Cáo, vedendo che Gōngsūn non era ancora stato sconfitto, gli promise segretamente per iscritto di attaccarmi dall’esterno con l’esercito imperiale bloccando così le mie forze con una manovra a tenaglia. Tuttavia i suoi messaggeri furono intercettati e Gōngsūn si uccise, cosicché gli intrighi (53) di Cáo risultarono vani ed il suo piano fallì. (54)
Ora Cáo è accampato con le sue truppe presso il granaio di Áocāng (55), posizione rafforzata dal fatto che si trova a ridosso del Fiume Giallo, e si crede terribile come la mantide della storia, che cercò con le sue zampette di sbarrare la strada al cocchio del duca (56), ma io, che ho dalla mia parte la dignità e il prestigio della dinastia Hàn, non temo di affrontare il mondo intero. Ho a mia disposizione milioni di soldati armati di lancia, cavalieri a centinaia di migliaia, guerrieri coraggiosi e vigorosi, forti come gli antichi eroi Zhōng Huáng, Xià Yù e Wū Huò. (57). Ho arruolato abili arcieri ed esperti balestrieri.
A Bìngzhōu le mie armate hanno attraversato la valle di Tàiháng e a Qīngzhōu hanno guadato il fiume Jì e il fiume Luò. Il grosso delle mie truppe ha navigato sul Fiume Giallo per attaccare la sua avanguardia, mentre da Jīngzhōu i soldati di Liú Biăo sono discesi verso Jì e Yè per colpire la sua retroguardia. Rimbombano come tuono, balzano avanti come tigri, precipitandosi tutti insieme sulle basi del nemico. Sembrano il fuoco che divampa tra le erbe selvatiche, l’onda del vasto oceano che piomba sulle braci ardenti. Che speranza può avere Cáo di sfuggire alla distruzione?
Inoltre, tra gli ufficiali e gli uomini di Cáo , i più sperimentati e combattivi provengono tutti dalle regioni di Yōu e Jì o dalle truppe da lui reclutate in precedenza. Ora sono stanchi di guerra e desiderosi di tornare a casa e gli occhi gli si riempiono di lacrime ogni volta che guardano a nord. (58) Il resto delle sue truppe proviene dalle regioni di Yán e e di Yù ed è costituito da ciò che rimane dei soldati di Lü Bù e di Zhāng Yáng, che hanno dovuto adattarsi temporaneamente a cambiar campo dopo aver perso i loro comandanti. Sono tutti feriti e in cattive condizioni fisiche e la loro lealtà rimane dubbia. Se io facessi sventolare la bandiera dell’attacco (59), abbandonerebbero i loro vessilli e diserterebbero; se facessi suonare i tamburi in cima alle montagne, isserebbero subito bandiera bianca per arrendersi. L’esercito di Cáo crollerebbe senza bisogno di spargere una goccia di sangue.
La Casa dei Hàn è ora in declino e le sue fondamenta traballano. La sacra dinastia non ha più un punto d’appoggio e i suoi fidi sostenitori hanno perso il loro vigore combattivo. Nella capitale, i ministri capaci hanno tutti chinato il capo e abbassato le ali, perché non hanno più nessuno su cui contare. Anche se ci fossero funzionari leali ed onesti, come potrebbero dimostrare la loro integrità sotto la minaccia di un governante brutale come Cáo? Quest’ultimo ha piazzato settecento veterani del suo esercito tra le guardie del palazzo imperiale, non per proteggere l’imperatore, ma di fatto per tenerlo prigioniero. Temo che agisca in questo modo per usurpare il potere. È giunto il momento in cui i funzionari fedeli devono sacrificare la loro vita per il Paese, il momento in cui i galantuomini devono mostrare ciò di cui sono capaci. Come potrei non incoraggiarli?
Cáo Cāo ha poi fabbricato falsi decreti imperiali per poter inviare i suoi agenti a reclutare truppe e c’è il rischio che le regioni più remote si lascino ingannare e gli obbediscano, mandando soldati in aiuto della sua ribellione ed infangando così il loro nome, diventando lo zimbello dell’Impero. Quale persona saggia oserebbe mai comportarsi in questo modo?
“Le forze di quattro regioni (Bìngzhōu, Jìzhōu, Qīngzhōu, e Yōuzhōu) si stanno muovendo simultaneamente. Non appena questo manifesto giungerà a Jīngzhōu, anche lì si arruoleranno subito dei soldati per cooperare con l’esercito del Jiànzhōng. Tutte le province e le contee dovranno organizzare corpi di volontari e mandarli ai confini per dimostrare la loro forza e provare il loro leale sostegno alla dinastia. Si otteranno così risultati straordinari.
Chi ci porterà la testa di Cáo Cāo riceverà in premio un feudo con giurisdizione su cinquemila famiglie e una ricompensa in denaro di cinque milioni. Coloro che si arrenderanno non saranno perseguiti.
Rendo pubbliche queste generose offerte affinché tutti si rendano conto del grave pericolo che sta correndo la nostra dinastia.”
IX. Yuán Shào lesse il manifesto con grande soddisfazione e ordinò subito che delle copie fossero spedite dappertutto, nei borghi e nelle città, alle porte, alle dogane, sui traghetti, e sui passi. Alcuni esemplari del manifesto giunsero sino alla capitale ed uno di essi arrivò al palazzo di Cáo Cāo, che, quel giorno, era a letto con un gran mal di testa. I servitori gli portarono il documento nella sua stanza. Egli lo lesse e fu preso da un grande spavento. Comincio a sudare freddo e il suo mal di testa svanì di colpo.
Saltò giù dal letto e domandò a Cáo Hóng, “Chi ha scritto questa roba?”
“Dicono sia opera di Chén Lín” gli rispose Cáo Hóng .
Cáo Cāo si mise a ridere: “ È bello avere eccellenti doti di scrittore, ma bisognerebbe integrarle con le capacità militari. A che cosa servirà il talento letterario di quest’uomo, se Shào mostrerà di valere poco come stratega?”
Ciò detto, radunò i suoi consiglieri per discutere le iniziative da adottare.
X. Alla riunione partecipava Kōng Róng, il quale disse a Cāo :“Non dovreste affrontare Yuán Shào: è troppo forte. Aprite un negoziato.”
“Yuán Shào è un inetto” si oppose il consigliere Xún Yù “ Non c’è alcun bisogno di trattare con lui”.
“I suoi domini sono molto vasti e dispone di un esercito molto potente.” obiettò Kōng Róng “ Ha al suo servizio numerosi abili strateghi come Guō Tú, Shěn Pèi e Féng Jì ; condottieri leali come Tián Fēng e Jǔ Shòu ; generali formidabili come Yán Liáng e Wén Chǒu ; comandanti capaci e reputati come Gāo Lǎn, Zhāng Hé, Chúnyú Qióng. Non si può dire che è un buono a nulla.”
“Il suo esercito è un'accozzaglia.” gli rispose ridendo Xún Yù” Dei suoi generali, Tián Fēng è valoroso, ma infido, Xŭ Yōu, è avido e ignorante, Shěn Pèi è fedele, ma stupido, Féng Jì è risoluto, ma privo di strategia. Questi quattro comandanti di temperamento così diverso, che non si intendono tra di loro, creeranno più confusione che efficienza. Yán Liáng e Wén Chǒu sono combattenti coraggiosi, ma di spirito limitato, e potranno essere catturati già nella prima battaglia. (61) Gli altri sono dei mediocri e, anche se fossero milioni, non ci sarebbe da preoccuparsene.”
Kōng Róng non seppe che cosa rispondere, mentre Cāo sorrideva .
“Sono proprio come li ha descritti Xún Yù,” concluse Cāo.
XI. Allora Cáo Cāo affidò ai generali Liú Dài, come comandante dell’avanguardia, e Wáng Zhōng, come comandante della retroguardia, un corpo di spedizione di cinquantamila uomini, che, sotto le bandiere del Primo Ministro, avrebbero marciato su Xúzhōu per attaccare Liú Bèi.
Liú Dài era stato governatore imperiale di Yánzhou, ma si era arreso a Cāo ed in seguito era entrato al suo servizio. Cāo lo aveva nominato tenente-generale (62) e lo incaricava ora, per la prima volta, di una missione militare.
Lo stesso Cāo prese il comando di un vasto esercito di duecentomila uomini per attaccare simultaneamente Yuán Shào a Líyáng.
“I generali Liú Dài e Wáng Zhōng , che avete mandato contro Liú Bèi, non mi sembrano persone molto capaci” osservò il consigliere Chéng Yù.
“Lo so,” riconobbe Cāo . “Non mi aspetto che combattano veramente Liú Bèi. Si tratta soltanto di una diversione. Hanno l'ordine di non lanciare un vero attacco finché non avrò sconfitto Yuán Shào. Allora verrà il turno di Liú Bèi.”
Liú Dài e Wáng Zhōng si misero in marcia.
Anche Cāo e la sua armata si misero in moto e vennero in contatto con il nemico a trenta miglia di distanza da Líyáng. Entrambe le parti fortificarono gli accampamenti e aspettarono sorvegliandosi reciprocamente. Questa situazione di stallo si prolungò per due mesi durante l’autunno.
XII. C'era disaccordo nel campo di Yuán Shào. Xŭ Yōu era in contrasto con il suo collega, Shĕn Pèi, al quale era stato affidato il comando delle truppe e Jŭ Shòu era risentito perché i suoi piani strategici non erano stati accettati. Così non attaccarono. Anche Yuán Shào non riusciva a prendere una decisione.
Stanco di questa inattività, Cāo ordinò a Zāng Bà, un generale che era stato al servizio di Lǚ Bù, di continuare ad occupare Qīngzhōu e Xúzhōu, mentre Yú Jìn e Lĭ Diăn avrebbero dovuto stanziare i loro uomini lungo il Fiume Giallo e Cáo Rén si sarebbe accampato con il grosso delle truppe a Guāndù, poi, con una parte dell’esercito, ritornò nella capitale.
XIII. Il corpo di spedizione inviato contro Liú Bèi si accampò a cinquanta chilometri di distanza da Xúzhou. (63) I due generali, le cui truppe sbandieravano ingannevolmente gli stendardi del Primo Ministro, non osarono avanzare, ma si limitarono a tenersi al corrente di ciò che accadeva a nord del fiume.(64)
Quanto a Liú Bèi, poiché non conosceva esattamente la consistenza delle forze inviate contro di lui, non si azzardava a muoversi.
Improvvisamente giunse da Cáo Cāo l'ordine di attaccare (65) e i due generali si riunirono per discutere la situazione.(66)
Liú Dài disse a Wáng Zhōng: “Il Primo ministro ordina di attaccare. Avanza!”
“Sei tu che comandi l’avanguardia. Va avanti tu!” replicò Wáng Zhōng.
“Io sono il Comandante in Capo.“ obiettò Liú Dài” Non spetta a me andare avanti per primo.”
“Allora condividiamo il comando e andiamo avanti insieme” propose Wáng Zhōng.
“Lasciamo che sia il caso a decidere, colui che il fato sceglierà dovrà andare,” suggerì Liú Dài.
Optarono per il caso, e la sorte cadde su Wáng Zhōng, il quale avanzò con metà delle truppe verso Xúzhou.
XIV. Quando Liú Bèi ebbe notizia dell'attacco imminente si consultò con Chén Dēng.
“C'è disaccordo nello stato maggiore di Yuán Shào a Líyáng. ” osservò” È questo il motivo per cui non avanzano. Per quanto riguarda Cáo Cāo, il suo stendardo non è issato nell'accampamento di Líyáng, ma sventola qui. Perché? Dov’è lui in realtà?”
"Cāo è un uomo molto astuto." disse Chén Dēng " Il fronte a nord del fiume è il piu`importante per lui e perciò deve controllare di persona le operazioni, ma di proposito non ha issato là il suo stendardo. Sta solo fingendo di essere qui, ma non credo che sia realmente qui.”
Liú Bèi domandò allora se uno dei suoi fratelli (67) fosse disposto ad andare a vedere come stavano le cose e Zhāng Fēi si offrì volontario.
“Temo che tu non sia adatto a questo compito.” disse Liú Bèi “Sei troppo impetuoso.”
“Se Cáo Cāo è qui, lo trascinerò a forza da te.” disse Zhāng Fēi.
“Lascia che vada io per primo a controllare,” intervenne Guān Yŭ.
“Se andrai tu, mi sentirò più tranquillo,” disse Liú Bèi.
Così Guān Yŭ partì in ricognizione con tremila uomini. Erano i primi giorni dell’inverno e fiocchi di neve cadevano da un cielo plumbeo. I soldati marciarono incuranti della nevicata e si avvicinarono con le armi in pugno all'accampamento di Wáng Zhōng .
Guān Yŭ chiamò Wáng Zhōng fuori dall’accampamento per discutere.
“Il Primo Ministro è qui. Perché non vi arrendete?”gli chiese Wáng Zhōng .
“Pregatelo di venire al fronte, perché vorrei parlare con lui,” rispose Guān Yŭ
“Dubito che sia disposto ad incontrare uno come te. (68) ” replicò Wáng Zhōng.
Guān Yŭ si scagliò in avanti furioso e Wáng Zhōng si mise lancia in resta per affrontarlo. Giunto quasi di fronte al suo antagonista, Guān Yŭ voltò di scatto il cavallo e fuggì via. (69) Wáng Zhōng si lanciò al suo inseguimento su per il pendio di una collina. Appena attraversata la cresta della collina, Guān Yŭ fece un improvviso dietro-front e galoppò urlante verso Wáng Zhōng, brandendo la spada. Wáng Zhōng non ebbe il coraggio di affrontarlo e cercò di fuggire, ma Guān Yŭ, passata la spada nella mano sinistra, con la destra afferrò il suo avversario per i legacci della corazza, lo sollevò di sella, e cavalcò verso le proprie linee con il prigioniero steso di traverso dinanzi alla propria sella. Le truppe di Wáng Zhōng dispersero in tutte le direzioni.
XV. Gŭan Yŭ portò Wáng Zhōng a Xúzhōu, dove lo condusse alla presenza di Liú Bèi..
“Chi sei tu? Quale funzione ricopri?” domandò quest’ultimo al prigioniero” Come osi mostrare falsamente le insegne del Primo Ministro?” .
“Non ho osato nulla. Ho semplicemente obbedito ai miei ordini.” gli rispose Wáng Zhōng. “Il mio signore voleva creare l'impressione di trovarsi qui, mentre in realtà non è presente.”
Liú Bèi lo trattò con cortesia, dandogli cibo ed abiti, ma lo tenne sotto sorveglianza finché il suo collega non fosse stato catturato.
Gŭan Yŭ disse a Liú Bèi: “Avevo capito che le tue intenzioni erano pacifiche. Per questo, ho catturato Wáng Zhōng invece di ucciderlo.”
“Temevo il temperamento affrettato e impulsivo di Zhāng Fēi,” disse Liú Bèi. “Lui lo avrebbe ucciso. Per questo non ho voluto inviare lui. Non c'è alcun vantaggio nell'uccidere uomini di questo genere, che da vivi sono spesso utili per intavolare delle trattative.”
A questo punto, Zhāng Fēi si intromise nel discorso:”Ora che il nostro secondo fratello ha preso Wáng Zhōng,io andrò a prendere l'altro.”
“Fa attenzione,” gli disse Liú Bèi. “Liú Dài è stato governatore imperiale di Yánzhōu ed è uno dei nobili che si riunirono al Passo della Trappola della Tigre per attaccare e distruggere Dōng Zhuò. Non va sottovalutato.”
“Non penso che valga la pena di spendere tante parole.” ribattè Zhāng Fēi “Lo porterò qui vivo così come il nostro secondo fratello ha fatto con quell' altro.”
“Temo che, se venisse ucciso, la sua morte potrebbe rovinare i nostri disegni,” disse Liú Bèi.
“Risponderò della sua vita con la mia” promise Zhāng Fēi.
Quindi gli furono concessi tremila soldati e si mise velocemente in marcia.
XVI. La cattura del suo collega aveva reso prudente Liú Dài, che si era trincerato nel proprio accampamento e non ne usciva più, guardandosi bene dal raccogliere le provocazioni quotidiane e dal dar peso ai continui insulti che avevano cominciato a piovere dal giorno dell'arrivo di Zhāng Fēi.
Dopo alcuni giorni Zhāng Fēi escogitò uno stratagemma. Diede ordine di prepararsi ad attaccare l'accampamento nemico di notte, ma egli stesso passò il giorno a bere. Fingendosi completamente ubriaco, giudicò un soldato per una mancanza disciplinare e lo fece severamente frustare.
In seguito l'uomo fu messo alla berlina, legato, in mezzo dell'accampamento e Zhāng Fēi gli disse: “Aspetta che arrivi la notte. Ricominceremo e ti farò giustiziare”.
Nello stesso tempo ordinò in segreto alle guardie di lasciar scappare il prigioniero, che, colta la prima l'opportunità, sgusciò fuori dall'accampamento e fuggì verso l’accampamento dei nemici, ai quali rivelò il piano dell’ attacco notturno. Poiché l'uomo portava sul corpo i segni di una punizione selvaggia, Liú Dài credette alla sua diserzione e alla storia che raccontava. Dispose quindi il grosso delle sue truppe in un'imboscata fuori dall’ accampamento, che rimase quasi vuoto.
Giunta la notte e il momento dell’attacco, Zhāng Fēi divise le sue forze in tre parti. Ad alcuni uomini fu ordinato di avanzare direttamente, penetrare nell’accampamento e appiccare un incendio. Due corpi più vasti di truppe dovevano aggirare l’accampamento ed attaccare da dietro, non appena avessero visto levarsi le fiamme. Un terzo distaccamento, composto dallo stesso Zhāng Fēi e dai suoi veterani, andò a tagliare le vie di fuga a Liú Dài. (70)
Il commando di trenta uomini mandati ad iniziare lo scontro riuscì a penetrare nell’accampamento ed ad appiccare il fuoco. Quando si levarono le fiamme, le truppe in agguato si precipitarono verso l’accampamento, ma si trovarono subito attaccate da entrambe i lati. Non sapendo quanto fossero numerosi i loro assalitori, i soldati si confusero, furono colti dal panico e volsero in fuga.
Liú Dài, con una compagnia di fanti, riuscì a sfuggire all’accerchiamento e cercò di allontanarsi, ma incappò subito in Zhāng Fēi. Vista impossibile la fuga, Liú Dài galoppò contro Zhāng Fēi, ma quest’ultimo lo catturò. Gli uomini che erano con Liú Dài si arresero.
Zhāng Fēi informò i suoi fratelli di ciò che era accaduto.
“Zhāng Fēi è stato finora piuttosto violento” commentò Liú Bèi” ma questa volta ha agito con saggezza e ne sono molto contento.”, poi , insieme con Guān Yŭ, uscì ad accogliere Zhāng Fēi.
XVII. “Dicevate che ero violento ed impulsivo. Che cosa ne pensate ora?” domandò Zhāng Fēi ai suoi fratelli di sangue.
“Se non ti avessi invitato a riflettere, non avresti mai escogitato questo stratagemma,” gli rispose Liú Bèi.
Zhāng Fēi scoppiò in una grande risata.
Quando apparve il prigioniero Liú Dài, legato, Liú Bèi smontò subito da cavallo e sciolse le corde, scusandosi “Il mio fratello minore è stato piuttosto impetuoso, ma dovete perdonarlo.”
Così Liù Dài venne liberato e portato in città. Anche il suo collega fu rilasciato ed entrambi vennero trattati con riguardo.
Liú Bèi disse loro, “Non ho potuto fare a meno di mettere a morte il vice-governatore Chē Zhòu, perché aveva tentato di uccidermi, ma Cáo Cāo ha considerato questo gesto di legittima difesa come un atto ostile e vi ha mandati contro di me per punirmi. Ho ricevuto molti benefici da Cāo e certamente non mi mostrerò ingrato verso di lui uccidendovi. Vorrei che, una volta che sarete ritornati da lui, parlaste in mio favore e gli spiegaste la situazione.”
“Vi siamo profondamente grati per aver risparmiato le nostre vite, e faremo certamente questo in segno di gratitudine per quanto le nostre mogli e i nostri figli vi devono ” promisero i due.
Il giorno seguente i due generali furono autorizzati ad uscire dalla città e ad andarsene con quanto restava delle loro truppe, ma, non avevano ancora percorso tre miglia, quando si sentì suonare un tamburo ed apparve Zhāng Fēi a sbarrare loro la strada, urlando:
“Mio fratello è troppo ingenuo. Come ha potuto lasciare liberi due banditi, dopo averli catturati?”
I due uomini tremavano di paura sui loro cavalli e Zhāng Fēi, con la faccia feroce, stava per scagliarsi su di loro con la lancia in resta, quando si vide arrivare al galoppo un cavaliere che urlava: “Non fare stupidaggini!”
L’apparizione di Guān Yŭ liberò i due disgraziati dal terrore che li aveva invasi.
“Perché li fermi, dopo che nostro fratello li ha liberati?” urlò Guān Yŭ.
“Se li lasciamo andare oggi, di sicuro ritorneranno a combattere contro di noi” urlò Zhāng Fēi
“Aspetta che lo facciano, allora potrai ucciderli,” gli rispose Guān Yŭ.
I due generali gridavano ad una sola voce “ Vi promettiamo che non ritorneremo mai più a combattere contro di voi, nemmeno se il Primo Ministro minacciasse di sterminare le nostre famiglie. Vi imploriamo di perdonarci.”
"Se Cáo Cāo in persona verrà qui, lo ucciderò e lo spoglierò di tutta la sua armatura, ma per ora mi accontenterò di queste due teste.” imprecò Zhāng Fēi. (71)
I due generali fuggirono terrorizzati, tenendosi la testa fra le mani, mentre i due fratelli di sangue tornavano in città.
XVIII. “Cáo Cāo verrà di sicuro,” dissero Guān Yŭ e Zhāng Fēi a Liú Bèi.
Sῡn Qián osservó: “Questa non è una città che possa resistere a lungo. Dovremmo mandare parte delle nostre forze a Xiăopèi e parte a Xiàpī, in modo da formare uno schieramento a tenaglia che ci permetta di bloccare l’attacco.”
Liú Bèi accolse il suggerimento e inviò Guān Yŭ a presidiare Xiàpī, dove mandò anche le sue due mogli, la signora Gān e la signora Mí. La prima era originaria di Xiàpī; la seconda era la sorella minore di Mí Zhú.
Sūn Qián, Jiǎn Yōng, Mí Zhú e Mí Fāng furono lasciati a difendere Xúzhōu, mentre Liú Bèi e Zhāng Fēi andarono a Xiăopèi.
I due generali sconfitti, Liú Dài e Wáng Zhōng, ritornarono da Cáo Cāo e cercarono di spiegargli che Liú Bèi non era un ribelle, ma il Primo Ministro li interruppe furioso urlando,: “A che cosa mi servite voi, miserabili traditori?” e ordinò alle guardie di portarli via per giustiziarli immediatamente.
Come possono una lepre o un cervo aspettarsi
di vincere nella lotta con una tigre?
Pesciolini e gamberi che con i draghi contendono
hanno già terminato la loro vita.
Se volete conoscere il destino dei due generali, leggete il prossimo capitolo..
NOTE
1) Il testo cinese reca 百萬 (“băi wàn”), letteralmente “cento miriadi”, che può essere inteso come “un milione” o come “milioni”. La cifra è ovviamente iperbolica.
2) Le “Odi”( 詩經 “shī jīng”) sono qui chiamate “Le poesie dei Máo” (毛詩 “máo shī”), perché erano state raccolte ed annotate da Máo Hēng 毛亨 del ducato di Lǔ 魯國 e Máo Cháng 毛萇 del regno di Zhào 趙國 verso la fine del Periodo degli Stati Combattenti (戰國時代 “zhànguó shídài”).
3) È qui citato un verso ( 胡為乎泥中? ”hú wèi hū ní zhōng?”) dell’ode intitolata “Come siam ridotti!” (式微 “shì wēi”), che figura al n. 36 della parte “Odi degli Stati” (國風 “guó fēng”), sezione “Odi di Bèi”( 邶風“bèi fēng”):
“Come siam ridotti!? Come siam ridotti!
Perché non ritorniamo a casa?
Se non fosse per causa tua, o principe,
perché saremmo qui, madidi di rugiada?
Come siam ridotti! Come siam ridotti!
Perché non ritorniamo a casa?
Se non fosse per la tua persona, o principe,
perché saremmo qui, distesi nel fango?”.
L’ode esprime la sofferenza dei soldati trascinati dai loro sovrani in lunghe e disagevoli campagne militari.
4) Il verso qui citato ( 薄言往愬,逢彼之怒 ”báo yán wǎng sù, féng bǐ zhī nù”) è tratto dalla seconda strofa dell’ode intitolata “La barca di cipresso” ( 柏舟“bò zhōu”), che figura al n. 26 della parte “Odi degli Stati” (國風 “guó fēng”), sezione “Odi di Bèi”( 邶風“bèi fēng”):
"La mia mente non è uno specchio,
non posso riflettere qualsiasi cosa.
Di fatto, ho dei fratelli maggiori,
ma non sono capace di obbedire.
Parlo a sproposito, mi lamento
ed incorro sempre nella loro ira."
5) L’imperatore Huán regnò dal 146 d.C. al 168 d.C.
6) Il termine “xiànjié” 獻捷 indicava in origine il bottino preso al nemico, che veniva solennemente presentato alI’Imperatore dopo la vittoria. Da qui nacque il significato di rendere omaggio all’Imperatore.
7) Il nome Héshuò 河朔 designava la regione a nord del Fiume Giallo.
8) La frase “ritardare l’alternarsi del sole e della luna”( 迁延日月 “qiān yán rì yuè”), che ho reso con “ritardare il corso naturale delle cose”, è una frase idiomatica che descrive l’inutilità di qualsiasi tentativo di impedire ciò che deve necessariamente verificarsi.
9) L’espressione idiomatica 諫不聽 “jiăngbùtīng” significa “non seguire i consigli” di qualcuno.
10) Wàng Yí 望夷 era il nome del palazzo in cui risiedevano gli imperatori della dinastia Qín.
11) Lǚ Zhì 呂雉(241 a.C- 180 a.C.), vedova dell’imperatore Liú Bāng 劉邦 (256 a.C.- 195 a.C.) fondatore della dinastia Hàn 漢朝, e madre dell’imperatore Huìdì 恵帝, che regnò dal 195 a.C. al 188 a.C., esercitò il potere dopo la morte del marito e del figlio , favorendo oltre misura i membri della propria famiglia.
12) Lǚ Chán 呂產, nipote dell’imperatrice Lǚ Zhì 呂雉, fu da questa nominato principe di Liáng 梁王 e comandante della prima divisione della guardia imperiale. Dopo la scomparsa dell’imperatrice, complottò con altri membri della sua famiglia per impadronirsi del potere, ma dovette fronteggiare la reazione dei sostenitori della famiglia imperiale. Al termine di un breve periodo di scontri, fu sconfitto ed ucciso mentre tentava di occupare il palazzo imperiale.
13) Lǚ Lù 呂祿, un altro nipote dell’imperatrice Lǚ Zhì 呂雉, fu da questa nominato principe di Zhào 趙王 e comandante della seconda divisione della guardia imperiale. Durante i disordini che seguirono la scomparsa dell’imperatrice, gli fu presentato un falso decreto imperiale che gli ingiungeva di cedere il comando delle sue truppe. Lǚ Lù obbedì e, rimasto senza sostegno militare, fu imprigionato e giustiziato. Dopo la morte di Lǚ Chán e di Lǚ Lù, i nuovi governanti diedero ordine di sterminare l’intera famiglia Lǚ.
14) L’espressione 下陵上替 “xià líng shàng tì”, letteralmente “il mausoleo inferiore si sostituisce a quello superiore” è una frase idiomatica che indica uno stravolgimento delle gerarchie in seguito al quale i ministri esercitano il potere al posto dei loro sovrani.
15) L’espressione 海內寒心 “hǎinèi hánxīn”, letteralmente”terrore tra i (quattro) mari" è una frase idiomatica che descrive una situazione di malgoverno estesa a tutto il paese. Il termine 海內 “hǎinèi”, vale a dire “(territorio) circondato dai mari”, si riferisce alla Cina.
16) Zhōu Bó 周勃, marchese di Jiàng 絳侯, fu uno dei capi della cospirazione contro la famiglia Lǚ e fu nominato nel 179 a.C. cancelliere della destra. Morì nel 169 a.C.
17) Liú Zhāng 劉章, marchese di Zhῡxǔ 朱虛侯, membro della famiglia imperiale, fu uno dei principali avversari della famiglia Lǚ e svolse un ruolo di primo piano nella cospirazione volta a restaurare l’autorità imperiale. Morì nel 177 a.C.
18) Il Ministro dei Lavori (司空 “sīkōng”) era uno dei tre ministri più importanti all’epoca della dinastia Hàn.
19) L’eunuco Cáo Téng servì per oltre trent’anni come assistente ordinario dell’Imperatore. Fu considerato un funzionario capace anche se gli eunuchi godevano fama di essere particolarmente intriganti e corrotti.
20) Il termine “dǐng sī” 鼎司, letteralmente “ufficiale dei tripodi”, si riferiva, sotto la dinastia Hàn 汉朝, alle più importanti cariche dell’Impero come i Tre Duchi ( 三公“sān gōng”): il “Gran Comandante” 太尉 (“tàiwèi”), il Primo Ministro 司徒 (“sītú”) e il Ministro dei Lavori Pubblici 司空 (“sīkōng”). Il tripode sacro (鼎"dĭng") era infatti un simbolo di potere politico e veniva usato come metafora per designare i più alti dignitari dello Stato.
21) Durante il regno dell'imperatore Líng 漢靈帝, Cáo Sōng 曹嵩 ricoprì consecutivamente la carica di Ministro delle Finanze (大司農 “dàsīnóng”) di Ministro Araldo (大鴻臚 “dàhónglú”), ministro che si occupava del protocollo e dei rapporti diplomatici, e di Gran Comandante (太尉 “tàiwèi”). Si mormorava,tuttavia, che avesse ottenuto il posto di Gran Comandante corrompendo degli eunuchi, di cui l'imperatore si fidava profondamente.
22) Il termine ”zhòng qì” 重器 si riferiva originariamente ai tripodi di bronzo che simboleggiavano il potere nelle dinastie Shāng 商朝 e Zhōu 周朝. In seguito, divenne una metafora volta a designare le alte cariche dell’Impero.
23) Cáo Sōng ci è qui presentato nella peggior luce possibile: uomo di umile origine, fa carriera corrompendo i potenti, grazie al cui favore ottiene senza merito cariche importanti. Lo scopo di questo ritratto è chiaramente propagandistico: screditare Cáo attaccando la figura di suo padre.
24) Il termine “yí chǒu” 遗丑, letteralmente “brutto residuo”, è tradizionalmente usato per indicare la persistenza di vizi e macchie morali di cui una persona non riesce a liberarsi. Nel caso specifico si riferisce al fatto che Cáo Téng apparteneva al gruppo di eunuchi che, approfittando della loro vicinanza all’imperatore, interferivano spudoratamente nel governo dell’Impero.
25) I dizionari attribuiscono al termine “xiá” 俠 il significato di ”cavaliere errante”. Nel presente contesto, il termine ha tuttavia una sfumatura negativa e va piuttosto tradotto come “avventuriero”.
26) Il manifesto usa il termine 東夏 (”dōng xià”) per indicare le regioni orientali della Cina. Metaforicamente, la Cina poteva infatti essere chiamata 夏 (“xià) dal nome di una delle prime dinastie che regnarono sul paese, la dinastia Xià 夏朝. Si può osservare, a questo riguardo, che il linguaggio usato nel manifesto è spesso solenne e retorico, come si addice ai documenti ufficiali.
27) Il termine “xiá” 瑕, letteralmente “un pezzo di giada che presenta qualche impurità” è qui usato metaforicamente per indicare gli elementi meno validi.
28) Ho tradotto con "obbediente e leale" l’espressione idiomatica 鷹犬之才 (“ yīng quǎn zhī cái”), vale a dire “ (avere) le qualità dei falchi e dei cani”, metafora che trae origine dalla pratica della caccia coi cani e della falconeria e si riferisce all’efficacia e alla prontezza con cui questi animali eseguono gli ordini dei cacciatori. Tale espressione può anche avere senso negativo ed essere usata per descrivere chi è pronto ad eseguire senza tentennamenti qualsiasi istruzione, pur riprovevole, dei suoi superiori, ma qui mi sembra essere intesa come un elogio.
29) Ho tradotto con "degno della più completa fiducia" l’ espressione idiomatica 爪牙可任 (“zhǎoyá kě rèn”), vale a dire “si può aver fiducia come nelle grinfie e nelle zanne,” usata come metafora per riferirsi a qualcuno di cui il superiore può fidarsi ad occhi chiusi.
30) L’espressione idiomatica 傷夷折衂 (“ shāng yí zhé nǜ”) vale "essere traumatizzati" o "subire un fallimento". Essa è composta da 傷夷 (“ shāng yí “), che significa “trauma” e da 折衂 (“zhé nǜ”), che significa “battuta d'arresto”.
31) Ho tradotto con "rivestire importanti cariche militari" l’espressione 被以虎文 (“bèi yǐ hǔ wén ”), che significa letteralmente “indossare abiti ornati di motivi che richiamano le tigri”. Motivi di questo tipo erano spesso utilizzati sulle divise militari per mostrare il coraggio e lo splendore dei soldati. Come avveniva per gli abiti degli alti dignitari civili, anche in ambito militare, i gradi potevano essere indicati da figure di animali riportate sulle uniformi. È probabile che la figura della tigre fosse collegata ad uno dei gradi militari più elevati.
32) Il linguaggio del proclama è retorico e pieno di riferimenti storici e letterari. L’ invano auspicata sconfitta di Dǒng Zhuó ad opera di Cáo viene paragonata alla sconfitta dell’esercito di Qín ( 秦師一剋 “qín shī yī kēi”) in una delle numerose guerre tra gli stati feudali del Periodo delle Primavere e degli Autunni.
33) Le accuse contenute nel manifesto tendono a mostrare che Cáo è un individuo pieno di vizi e di difetti (incapacità, volubilità, doppiezza, ingratitudine, malvagità), ma costituiscono al tempo stesso un’arma a doppio taglio perché non depongono a favore della perspicacia di Yuán Shào, che si è lasciato ingannare con facilità da un simile impostore.
34) Nel 194 d. C. Biān Ràng 邊讓, accorso in aiuto di un amico minacciato da Cáo, si scontrò con i soldati di quest’ultimo e fu ucciso in combattimento. Cáo ordinò che il cadavere fosse decapitato, che la testa fosse esposta in pubblico e che la famiglia del defunto fosse sterminata.
(35) Il manifesto, opera di un letterato, distingue accuratamente le classi colte (士林 “shì lín”) dal popolo (民 “mín”).
(36) Cáo che aveva attaccato e devastato la provincia di Xú 徐, fu costretto a ritirarsi quando fu assalito alle spalle da Lǚ Bù 呂布. La campagna militare da lui intrapresa si risolse quindi in un completo fallimento.
37) Il concetto politico qui espresso è reso nel testo cinese con la metafora 強幹弱枝 (“qiáng gàn ruò zhī”), vale a dire “rafforzare il tronco e indebolire i rami”.
38) Yuán Shào si rende conto “ a posteriori” che il suo atteggiamento dei confronti di Cáo non è stato per nulla accorto, ma cerca di giustificarlo con il richiamo agli interessi superiori dello Stato.
39) In questo passaggio e nei successivi, il manifesto di Yuán Shào riassume, per sommi capi, gli avvenimenti svoltisi in Cina tra il 194 d.C. e il 199 d.C. Una descrizione dettagliata di tali avvenimenti figura nei precedenti capitoli del romanzo.
40) Yuán Shào 袁紹 cerca qui di giustificare un altro grave errore politico da lui commesso quando, nel 195 d.C. gli fu suggerito di accogliere l'imperatore Xiàn 漢獻帝 e la sua Corte, nella provincia di Jì 冀州, in modo da poter controllare efficacemente il governo centrale Hàn 漢 e usare l'imperatore come figura di rappresentanza per rafforzare la propria legittimità. Tuttavia, i suoi consiglieri si opposero a questa mossa, ritenendo erroneamente che, in tal caso, le decisioni politiche più importanti sarebbero state prese dall’Imperatore, e non più da Yuán Shào. Quest’ultimo, tenendo alla propria autonomia, ascoltò il loro consiglio e si lasciò sfuggire l'occasione. Il suo rivale Cáo Cāo 曹操, invece, accolse l'imperatore Xiàn nella sua base a Xῡchāng 許昌, dove fu stabilita la nuova capitale imperiale, ed esercitò da quel giorno un’influenza sempre crescente sul governo dell’intero paese.
41) Durante la dinastia Hàn 漢朝, il termine ” I Tre Segretariati (三臺 “sāntái”) designava collettivamente il “Segretariato Amministrativo”(尚書 “shàngshῡ”) che fungeva da segretariato centrale (中臺 “zhōngtái”), la “Censura Imperiale” (御史 “yùshǐ”) che fungeva da sovrintendenza all’amministrazione e al personale ( 憲臺 “xiàntái”) e l’”Ufficio del Cerimoniale” ( 謁者” yè zhě “), che fungeva da segretariato per le relazioni esterne (外臺 wàitái”).
42) L’espressione 由心 (“yóu xīn”), letteralmente “dal cuore”, sembra indicare che un determinato comportamento derivi da un sentimento di vicinanza e di affetto. Per converso 在口 (“zái kǒu”), letteralmente “in bocca”, sembra riferirsi a comportamenti non motivati da affetto e benevolenza.
43) L’espressione tradizionale “le cinque famiglie”(五宗 “wú zōng”) designa tutta la parentela all'interno di cinque generazioni della stessa famiglia.
44) L’espressione tradizionale “ tre generazioni” (三族 “sān zú”) è un altro modo di indicare un intero clan familiare.
45) Il termine 五毒 (“wŭdú”), letteralmente “i cinque veleni”, è qui usato in senso metaforico per indicare ogni genere di crudeltà.
46) Zhào Yàn 趙彥 (data di nascita e data di morte sconosciute) fu consigliere di corte durante il regno dell'imperatore Xian 汉献帝 dei Hàn Orientali 东汉. Cáo Cāo 曹操 lo fece giustiziare per contrasti di natura politica.
47) L’espressione 杜絕言路 (“dùjué yán lù”), letteralmente “bloccare le vie della parola”, esprime bene la volontà di Cáo di impedire che altre persone possano parlare con l’imperatore ed esporgli le loro idee.
48) Il termine 报闻 "bàowén", indicava, ai tempi della dinastia Hàn, la ratifica imperiale. Quando l'imperatore approvava la proposta di un ministro, scriveva sul memoriale che gli era stato presentato il carattere 闻 ("wén"), che voleva dire “ascoltato”. Ciò significava che la questione era stata esaminata e la proposta era stata approvata.
49) Liú Wŭ 李武 (c. 184 a.C. - 144 a.C.), conosciuto col nome postumo di Principe Xiào di Liáng 梁孝王, fu un principe della dinastia Hàn. Era figlio dell'imperatore Wén 漢文帝 e fratello minore dell'imperatore Jĭng 漢景帝. Svolse un ruolo di primo piano nella repressione della Ribellione dei Sette Principi.
50) Il termine 先帝 ( “xiāndì”), vale a dire “precedente imperatore”, usato per indicare un ascendente diretto dell’imperatore in carica, si riferisce in questo caso all’imperatore Jĭng 漢景帝, che regnò dal 147 a.C. al 141 a.C.
51) La metafora delle reti, dei lacci, delle fosse e delle trappole intende mostrare che il sistema di governo instaurato da Cáo ha reso la vita impossibile ai normali cittadini, i quali non osano più fare il minimo gesto per paura di incorrere nei sospetti e nelle punizioni del tiranno.
52) Yăn 兗 era uno dei nove stati dell'antica Cina. Il suo territorio corrispondeva approssimativamente alla parte sud-occidentale dell'attuale provincia dello Shāndōng 山东.
Yù 豫 era un altro dei nove stati dell'antica Cina. Esso comprendeva l'intero territorio del Hénán 河南 e il Húbĕi 湖北 settentrionale.
53) Il termine 鋒芒 (“fēngmáng”) designa il “taglio affilato” della spada ed indica quindi, metaforicamente, le astuzie e gli intrighi.
54) I fatti menzionati nel manifesto di Yuán Shào sono dettagliatamente esposti nei precedenti capitoli del romanzo. La posizione di Yuán Shào risulta qui un po’ ambigua in quanto un fiero sostenitore della legalità costituzionale, quale egli si dichiara, ammette qui di essersi trovato in contrasto con il potere centrale. La giustificazione implicita è ovviamente la necessità di opporsi alle macchinazioni di Cáo, che abusa, a proprio vantaggio, del favore imperiale.
55) ll granaio di Áocāng 敖倉 fu costruito sulla cima del Monte Máng 邙山 durante la dinastia Qín 秦朝 allo scopo di conservare cereali e granaglie. In seguito, questo termine iniziò a riferirsi ai granai in generale.
56) Secondo un’antica storia cinese, il duca di Qí 齊 stava viaggiando quando una mantide si parò improvvisamente davanti alla sua carrozza. Il duca rimase così colpito dal coraggio dell’insetto che fece voltare la carrozza e tornò indietro. L’episodio è spesso citato nella letteratura cinese come esempio di temerarietà.
57) Zhōng Huáng 中黃, Xià Yù 夏育 e Wū Huò 乌获 sono i nomi di alcuni mitici guerrieri. Il nome di Zhōng Huáng passò in seguito a definire il guerriero per antonomasia.
58) Il territorio controllato da Yuán Shào era situato a sud del Fiume Giallo, mentre Cáo Cāo controllava le regioni settentrionali.
59) La parola 回旆 (“huí pèi”), composta da "huí" 回 (“ritorno”) e "pèi” 旆 (“nappa all'estremità di una bandiera, che ha la forma di una coda di rondine”) è sinonimo del ritorno dell'esercito sul campo di battaglia.
60) La parola 素揮 (“sù huī”) si riferisce alla bandiera bianca o allo stendardo bianco utilizzato dalla parte sconfitta nelle guerre antiche per esprimere la resa al nemico.
61) L’espressione 匹夫之勇 (“pǐfūzhīyǒng”), letteralmente “la bravura di un uomo ordinario”, intende significare che i generali di cui si parla sono molto coraggiosi, ma non possiedono le doti di un generale. In un combattimento, si esporranno come un comune soldato e potranno facilmente essere uccisi o catturati. L’espressione è tratta da un passo del “Mencio”," Liáng Huì Wáng", "Parte Seconda" ( 孟子,·梁惠王下 ): ” Prego Vostra Maestà", fu la risposta, "di non apprezzare il valore ordinario. Se un uomo brandisce la spada, si guarda intorno con ferocia e urla: 'Come osi resistermi?', ci troviamo di fronte al valore di un uomo comune, il quale sarà in grado di affrontare soltanto singoli individui. Prego Vostra Maestà di accrescere questo valore.”( 對曰:「王請無好小勇。 夫撫劍疾視曰,彼惡敢當我哉』! 此匹夫之勇,敵一人者也。 王請大之!)
62) Il termine 偏將 (“piān jiàng”) designava anticamente il grado più basso nel rango di generale. L’ho qui tradotto in italiano con “tenente-generale”.Un “piān jiàng” è solitamente subordinato ad un generale di grado più elevato ed è responsabile di uno specifico comando militare.
63) Risulterebbe dal capitolo precedente che Xùzhōu era occupata da Zhāng Bà, generale di Cāo. La contraddizione si può spiegare immaginando che parte del territorio fosse già occupata dalla truppe di Cāo, mentre rimanevano nelle mani di Liú Bèi la città e i suoi dintorni.
64) I due generali applicano la strategia di Cāo, che consiste nell’immobilizzare Liú Bèi, facendogli credere di avere davanti l’intero esercito del Primo Ministro, mentre, in realtà, il grosso delle truppe è impegnato contro Yuán Shào.
65) Si può ipotizzare che Cāo, dovendo rimandare lo scontro decisivo con Yuán Shào, pensi di approfittare di questo momento di pausa per regolare i conti con Liú Bèi.
66) Il dialogo tra i due generali, che non brillano né per coraggio né per risolutezza, ha tutte le caratteristiche di una gag comica.
67) Liú Bèi chiama “fratelli” Zhāng Fēi e Guān Yŭ perché i tre avevano stipulato una fratellanza di sangue giurandosi fedeltà reciproca sino alla morte.
68) Considerato il classismo che vigeva nella società cinese dell’epoca, era escluso che il Primo Ministro e Comandante in Capo potesse dare udienza ad un militare di basso grado.
69) La finta fuga di Guān Yŭ è uno stratagemma volto ad attirare Wáng Zhōng lontano dalle sue truppe, che potrebbero difenderlo ed ostacolarne la cattura.
70) La strategia dei due comandanti è qui descritta con precisione. Liú Dài pensa che il nemico attaccherà direttamente ed ha quindi deciso di appostarsi con le sue truppe dietro l’accampamento per poter contrattaccare e circondare i soldati di Zhāng Fēi non appena saranno penetrati nell’accampamento vuoto. Zhāng Fēi, tuttavia, ha previsto questa manovra e risponde con una contromossa che prevede un finto attacco all’accampamento accompagnato da un aggiramento più largo, al termine del quale sarà Liú Dài a trovarsi circondato.
71) Zhāng Fēi non riesce a resistere alla tentazione di spaventare a morte i due disgraziati generali, continuando a minacciarli anche dopo che Guān Yŭ ha garantito loro salva la vita.